Competenze STEM tra gender gap e mismach professionale

Secondo i dati dell’Osservatorio Deloitte, nonostante il ruolo sempre più importante di scienza e tecnologia, in Europa solo il 26,6% degli studenti è iscritto a percorsi di istruzione terziaria in ambito STEM, un dato pressoché invariato negli ultimi dieci anni.

La carenza è particolarmente forte in ambito ICT, che rappresenta circa il 19,5% del totale degli studenti STEM. In questo settore, sempre più strategico, le donne continuano a essere pochissime: tra le studentesse STEM solo il 12,4% si dedica a studi in ambito ICT.
In Italia la carenza di competenze in ambito ICT è ancora più allarmante. In questo sotto-insieme STEM gli studenti rappresentano solo l’8,4% (media europea 19,5%), e tra gli studenti italiani ICT le ragazze sono solo il 15% (Europa 20,3%).

Ingegneria e tecnologia gli ambiti più ricercati

Di fatto, più di una azienda su 2 riferisce di aver riscontrato difficoltà nel trovare i profili STEM. In particolare, i profili più ricercati dalle grandi aziende sono negli ambiti di ingegneria (63%) e tecnologia (55%). Inoltre, circa una azienda su 3 ritiene che trovare e mantenere le persone con competenze tecnico-scientifiche sia complesso per la competizione internazionale. 

Per fare fronte a questo problema, le aziende prevedono l’adozione di specifiche strategie, a partire dall’offerta di salari più competitivi (59% tra le piccole aziende, 65% tra le grandi).
Oltre 8 aziende su 10, poi, sottolineano l’importanza di politiche pubbliche dedicate (miglioramento dell’offerta formativa nazionale, potenziamento degli scambi tra aziende, università e stanziamento di fondi dedicati).

Prima di tutto, parità di retribuzione

Circa la metà delle aziende intervistate riconosce l’esistenza di discriminazioni di genere nel settore STEM, soprattutto in termini di disparità salariali e di valutazione delle performance.

Per affrontare il problema, più di una impresa su 2 sottolinea l’importanza di sviluppare iniziative per ridurre le differenze di carriera e salario. Tuttavia, 7 aziende su 10 pensano che il cambiamento debba passare da politiche pubbliche di supporto alla genitorialità e agevolazioni fiscali.
Inoltre, per quasi metà dei giovani promuovere la parità di retribuzione è la prima soluzione per colmare il gender gap.

Non solo stereotipi culturali

La metà degli studenti e dei lavoratori STEM ritiene che gli stereotipi culturali che associano scienza e tecnologia a ruoli ‘maschili’ continuino a ostacolare la preparazione delle bambine in ambito matematico sin dalla prima infanzia. Oltre agli stereotipi legati al retaggio culturale del passato, ci sono le discriminazioni. Oltre 6 studenti e 5 lavoratori su 10 dichiarano di avere assistito a episodi di questo tipo, un dato che sale al 73% tra le studentesse e al 74% tra le giovani lavoratrici STEM.

Il 55% delle lavoratrici STEM, poi, riferisce di aver subito discriminazioni, rispetto al 37% delle loro colleghe in ambito non STEM.

Turismo: innovazione digitale, esperienze e nuove modalità di pagamento ridisegnano il mercato

Il settore turistico italiano ha completato la ripresa post-pandemia e si avvia verso una fase di consolidamento. Nel 2024, il comparto dell’ospitalità ha registrato un aumento del 5%, mentre il settore dei trasporti ha segnato un incremento del 10%, grazie alla forte domanda di viaggi aerei.

L’innovazione digitale, la crescente attenzione per le esperienze e nuove modalità di pagamento stanno ridisegnando il mercato. I dati emergono dalla ricerca dell’Osservatorio Travel Innovation del Politecnico di Milano.

Ospitalità: il ruolo della domanda internazionale

Il mercato dell’ospitalità ha raggiunto un valore complessivo di 37,8 miliardi di euro, con una crescita più moderata rispetto agli anni precedenti. Il turismo domestico ha risentito dell’impatto dell’inflazione, mentre i flussi internazionali hanno continuato a sostenere il settore.

Anche il canale digitale si è stabilizzato: per la prima volta, la crescita dell’eCommerce turistico (+5%) è in linea con quella del mercato generale. Le prenotazioni dirette online continuano a guadagnare terreno rispetto a quelle intermediate, segnando un aumento di 15 punti percentuali rispetto al 2019.

Trasporti: aumento dei passeggeri e spostamento verso il digitale

Il settore dei trasporti ha raggiunto un valore di 26,3 miliardi di euro, con un incremento del 10% rispetto all’anno precedente. Il traffico aereo ha registrato una crescita dell’11%, trainato da un aumento significativo della domanda.

L’eCommerce dei trasporti ha registrato una crescita del 12%, segnalando una crescente preferenza per l’acquisto digitale di biglietti e servizi. L’85% delle transazioni online avviene oggi tramite i canali diretti delle compagnie di trasporto, riducendo il ruolo degli intermediari.

Viaggi organizzati e business travel: ritorno ai livelli pre-pandemia

Dopo un periodo di difficoltà, il segmento dei tour operator ha finalmente superato i valori del 2019, registrando una crescita del 9%, in linea con le performance delle agenzie di viaggio. Anche il business travel ha raggiunto una nuova stabilità: la spesa delle imprese italiane per le trasferte di lavoro ha toccato i 22 miliardi di euro, con un calo del costo medio per viaggio.

Le nuove tendenze

L’esperienza di viaggio è sempre più determinante nelle scelte dei turisti: l’80% dei viaggiatori considera le attività culturali o all’aria aperta un elemento chiave nella selezione della destinazione.
La digitalizzazione sta rivoluzionando il settore: il 15% dei viaggiatori utilizza strumenti di intelligenza artificiale per pianificare i propri itinerari. Le agenzie di viaggio stanno adottando l’AI a un ritmo più rapido rispetto alle strutture ricettive, con il 29% che ha avviato sperimentazioni in questo ambito.

Sul fronte dei pagamenti, cresce la richiesta di flessibilità: il 51% degli italiani sceglie strutture con politiche di cancellazione e modifica, mentre il 18% considera essenziale la possibilità di pagamenti rateali. Questo trend sta spingendo le agenzie di viaggio ad adottare il modello “buy now, pay later” più rapidamente rispetto agli hotel.
Il turismo italiano continua a evolversi, con un mercato che, pur crescendo a ritmi più lenti, sta investendo in innovazione e rispondendo alle nuove esigenze dei viaggiatori.

PMI: per il 90% l’Intelligenza artificiale fa crescere i ricavi

A livello globale, il 75% delle Piccole e medie imprese ha introdotto o sperimentato l’Intelligenza artificiale, riconoscendone i benefici in termini di ricavi, efficienza operativa e miglioramento dell’esperienza cliente.

In Italia, il 73% delle Pmi sta già utilizzando o testando strumenti di AI. Di queste, il 90% segnala un aumento dei ricavi.
Il 75% delle Pmi ritiene infatti che migliorando la qualità dei dati aziendali si possano incrementare i ricavi.

In un contesto segnato dalla rapida ascesa degli agenti autonomi, le Piccole e medie imprese italiane più innovative stanno adottando l’Intelligenza artificiale per sostenere la loro crescita. Emerge dal report di Salesforce, dal titolo Small & Medium Business Trends, condotto in 26 Paesi, tra cui l’Italia.

Il timore di non tenere il passo con il progresso

I 3 principali casi d’uso dell’AI nelle Pmi italiane riguardano gli strumenti di ricerca in linguaggio naturale, l’uso di insight automatizzati sulle campagne, e a pari merito, le previsioni predittive per le vendite.

Ma il 57% degli imprenditori italiani teme di non riuscire a tenere il passo con i progressi tecnologici dell’AI. L’espansione delle soluzioni tecnologiche pone una crescente pressione sulle Pmi, che devono gestire in maniera efficace infrastrutture digitali sempre più complesse.
In Italia il 71% dei responsabili delle Pmi considera sfidante stare al passo con l’evoluzione tecnologica. E il 49% segnala una mancanza di tempo per padroneggiare pienamente gli strumenti digitali.

Dare priorità a partnership affidabili 

Le 3 principali preoccupazioni delle Pmi legate all’Intelligenza artificiale riguardano i problemi di sicurezza, la mancanza di strategia o casi d’uso a cui fare riferimento, e questioni etiche.

Di fatto, la fiducia dei consumatori è al punto più basso degli ultimi anni.
Per fare fronte a questo nuovo contesto, dominato da maggiori rischi per la sicurezza e rapidi cambiamenti tecnologici, le Pmi scelgono di dare priorità a partnership affidabili. E in Italia, il 77% degli imprenditori è disposto a investire di più se le tecnologie sono offerte da fornitori di fiducia.

È dimostrato: i vantaggi sono significativi

“Sappiamo bene, soprattutto nel nostro Paese, che le Piccole e medie imprese possono contare su team ridotti, ma hanno un grande impatto sull’economia – commenta Giovanni Crispino, ESMB Leader di Salesforce -. Grazie all’Intelligenza artificiale, le Pmi hanno ora un’opportunità unica per ottimizzare le operazioni e competere con aziende di dimensioni maggiori. Gli agenti AI autonomi possono automatizzare attività come la gestione dei clienti e i processi di back-office, consentendo anche alle aziende più piccole di massimizzare le risorse disponibili. I dati di questa ricerca dimostrano chiaramente che chi adotta queste tecnologie sta ottenendo vantaggi significativi, tra cui maggiore produttività, personalizzazione dell’esperienza cliente e un sostanziale incremento dei ricavi”.

Micro-aggressioni: cosa sono e come contrastarle in azienda 

Cosa sono le micro-aggressioni, un fenomeno sempre più diffuso? Sono comportamenti, atteggiamenti o espressioni verbali che trasmettono messaggi ostili o discriminatori. Si tratta di aggressioni verbali sottili, spesso difficili da identificare, ma che generano frustrazione e senso di impotenza in chi le subisce e in chi vi assiste.

Spesso, chi le compie tende a minimizzarle con frasi come: “Era solo una battuta!”.

I dati sul fenomeno

Secondo un’indagine condotta da Nespresso, in collaborazione con la community business di LinkedIn, il 62% dei partecipanti ha dichiarato di essere stato vittima di micro-aggressioni, mentre il 70% ha assistito a episodi simili almeno una volta. Questi comportamenti si manifestano sotto forma di commenti o allusioni, spesso legati al genere (41%), all’età (18%) o all’aspetto fisico (15%).

Nonostante il loro impatto negativo, nell’80% dei casi le micro-aggressioni non vengono riconosciute come forme di discriminazione, a causa della scarsa consapevolezza sul tema nei luoghi di lavoro. Tuttavia, più di una persona su quattro riferisce di provare disagio e rabbia a causa di queste situazioni.

Cosa dicono gli esperti

“Affrontare il tema delle discriminazioni è una priorità per noi di Nespresso, con l’obiettivo di promuovere una cultura del rispetto e dell’inclusione,” afferma Simona Liguoro, Direttrice HR di Nespresso Italiana. “Le micro-aggressioni verbali sono una forma di discriminazione spesso sottovalutata, ma è fondamentale definire i confini di questo fenomeno.”

L’indagine è stata realizzata con il supporto di Chiara Bisconti, consulente di Risorse Umane ed esperta in Diversità, Equità e Inclusione (DEI), e di Valentina Dolciotti, formatrice e fondatrice di DiverCity Magazine. L’obiettivo è sensibilizzare le aziende e fornire strumenti per riconoscere e affrontare le micro-aggressioni, attraverso un percorso di azione e la creazione di un glossario dedicato.

Serve una formazione specifica

Secondo Chiara Bisconti, è fondamentale promuovere la formazione, il dialogo e l’ascolto all’interno delle aziende. “Le aziende devono diventare comunità dove le persone si supportano, collaborano e si rispettano reciprocamente.” Solo così sarà possibile contrastare efficacemente le micro-aggressioni e favorire un ambiente lavorativo realmente inclusivo.

Smart pet: crescono i dispositivi, ma in Italia ancora poco conosciuti

Solo il 19% dei proprietari al momento utilizza dispositivi smart per la gestione quotidiana degli animali domestici. L’81% preferisce non avvalersi di questi strumenti. Le ragioni sono diverse. Il 36% ritiene che i metodi tradizionali siano più efficaci, ma il 35% non è sufficientemente informato sulle opzioni disponibili.

Nonostante l’aumento delle soluzioni digitali per la cura degli animali, un settore in piena espansione che a livello globale varrebbe oltre 10 miliardi di euro, con un tasso di crescita annuo in Europa del 5% (fonte: Global Market Insights), l’utilizzo di dispositivi smart per la gestione quotidiana degli animali in Italia sembra ancora molto limitata. Lo ha scoperto l’Osservatorio Quattrozampeinfiera, la rassegna pet friendly dedicata agli animali da compagnia.

Le soluzioni più utilizzate

Tra coloro che utilizzano dispositivi smart, la videocamera è la preferita (73%), seguita dal collare GPS (29%) e dai giochi interattivi (21%). Guadagnano terreno anche altri dispositivi tecnologici, come i dispenser automatici di acqua (18%) e cibo (11%), mentre strumenti più avanzati, come le lettiere autopulenti e i monitor per la salute, sono ancora poco diffusi.

La situazione non è molto diversa per quanto riguarda l’uso delle app per la gestione della salute degli animali. Solo il 10% degli intervistati dichiara di utilizzare applicazioni specifiche. Le funzionalità più apprezzate sono il tracciamento delle visite veterinarie e delle vaccinazioni (54%). Seguono i suggerimenti per la cura quotidiana (41%), la pianificazione dei pasti e delle diete (28%) e il monitoraggio delle attività fisiche (19%).

I desiderata dei proprietari

Sebbene poco diffuse, cresce anche l’interesse per le consulenze veterinarie online (18%).
Quanto alle richieste specifiche dei proprietari a livello territoriale, quelli del Nord Italia chiedono corsi di addestramento, vasche idromassaggio, cuffie isolanti dai rumori e monitoraggio della salute con rilevatori di battito cardiaco e misurazione della glicemia.

Tra le idee più futuristiche, riporta Ansa, un androide che monitori l’animale in assenza del proprietario, un libretto sanitario digitale consultabile da tutti i veterinari, traduttori per i miagolii e sistemi per rilevare alterazioni psicofisiche.

Le app per il pet

Nel Centro, invece, le richieste si concentrano sul monitoraggio della salute, con dispositivi in grado di misurare parametri vitali e rilevare malattie. Tra le richieste più popolari, la consulenza veterinaria online per emergenze e la possibilità di GPS sottopelle. Ma anche un’app che faccia compagnia al proprio animale quando è solo.

Nel Sud Italia la domanda si concentra su app per educare l’animale, il monitoraggio dello stress e il controllo dei parametri di salute. Non mancano richieste di linee attive con veterinari in caso di necessità e app per la temperatura corporea. Ma anche un sistema che indichi i luoghi pet-friendly, ovvero, per la condivisione di aree o spazi sicuri e adatti per gli animali.

Dove si vive meglio in Italia? A Bergamo

Bergamo è stata proclamata la città italiana con la migliore qualità della vita secondo la 35ª edizione dell’indagine “Qualità della Vita” del Sole 24 Ore. Per la prima volta al vertice della classifica generale, la provincia lombarda ha beneficiato di una costante crescita negli ultimi anni, consolidata anche dal recente riconoscimento nell’Indice di Sportività 2024.

Sul podio seguono Trento e Bolzano, protagoniste storiche di questa indagine, mentre all’ultimo posto si trova Reggio Calabria, che rappresenta un Mezzogiorno ancora penalizzato, con tutte le ultime 25 posizioni occupate da province del Sud Italia.

Le grandi città perdono terreno

Le metropoli italiane registrano un diffuso arretramento nella graduatoria. Milano perde quattro posizioni e si piazza al 12º posto, pur confermandosi leader nella categoria Affari e lavoro. Roma crolla di 24 posizioni, fermandosi al 59º posto, e Napoli scivola al penultimo gradino della classifica.

Anche Firenze, al 36º posto, subisce una brusca discesa di 30 posizioni rispetto al 2023, nonostante guidi l’indice specifico dedicato alla qualità della vita delle donne. Torino registra un calo simile, retrocedendo di 22 posizioni e collocandosi appena sopra Roma. Tra le poche città in miglioramento spicca Bari, che avanza di quattro posizioni raggiungendo il 65º posto.

Nuovi indicatori

Il calo delle grandi aree urbane può essere spiegato dall’introduzione di nuovi parametri nell’indagine, come la disuguaglianza dei redditi e il numero di mensilità necessarie per acquistare una casa, inclusi nella categoria Ricchezza e consumi.

A questi si aggiungono i segnali di rallentamento di indicatori economici tradizionali, come il PIL pro capite, che mostra una crescita maggiore nelle province meridionali, rimescolando ulteriormente le posizioni in classifica.

Le eccellenze provinciali

La classifica fotografa un’Italia in cui le medie province risultano essere le vere protagoniste. Bergamo è in pole position nella classifica generale, seguita da Trento e Bolzano, mentre Monza e Brianza si posiziona al quarto posto. Cremona, Udine (vincitrice dello scorso anno), Verona e Vicenza occupano altre posizioni di rilievo, con Bologna al nono posto come unica grande città nella top ten.

Anche Brescia, Bolzano, Ascoli Piceno e Trieste si distinguono nelle diverse categorie che valutano ricchezza, lavoro, servizi, salute, sicurezza e cultura.

Quest’anno lo studio ha incluso 90 indicatori, di cui 27 nuovi, come i rischi ambientali e gli omicidi, affiancati a parametri tradizionali come i depositi bancari e la raccolta differenziata. Questo approccio offre un quadro completo della qualità della vita nelle province italiane, evidenziando le fragilità delle grandi città e la crescente centralità delle province di medie dimensioni.

Osservatorio non food: le variazioni negli acquisti non alimentari degli italiani

L’edizione 2024 dell’Osservatorio Non Food di GS1 Italy analizza il comportamento dei consumatori all’interno di 13 comparti merceologici non alimentari.
Quest’anno, “l’andamento dell’inflazione e le nuove priorità degli italiani hanno cambiato l’approccio allo shopping, con un impatto significativo sull’universo dei beni e dei servizi non alimentari – spiega Marco Cuppini, research and communication director di GS1 Italy -. I consumatori da un lato hanno ridotto la spesa, focalizzandosi sui prodotti ritenuti più indispensabili, e dall’altro hanno selezionato con maggiore attenzione i canali dove realizzare gli acquisti”.

Di fatto, nel 2024 per lo shopping natalizio occorre fare i conti con il carovita. È questo il fattore che sta cambiando l’approccio alla spesa in termini di prodotti e canali dove acquistare. 

Giro d’affari: cresce per supporti musicali, cala per home video

Nel confronto con il 2019, il 2023 indica una situazione diversificata. Il giro d’affari è in crescita annua per supporti musicali (+18,9%), profumeria/cosmesi (+11,1%), attrezzature sportive (+7,3%), prodotti di automedicazione (+4,2%), elettrodomestici bianchi (+3,5%), casalinghi (+2,8%), giocattoli (+2,7%), mobili/arredamento (+1,9%), ottica (+1,3%), tessile casa (+0,9%), libri (+0,8%), bricolage (+0,7%), piccoli elettrodomestici (+0,5%), accessori abbigliamento (+0,2%), cancelleria (+0,2%).

È invece in calo per elettrodomestici bruni (-28,7%), home video (-12,5%), multimedia storage (-10,4%), videogiochi (-8,3%), fotografia (-7,0%), hardware (-6,2%), calzature (-3,7%), telefonia (-2,3%), intimo (-1,2%), abbigliamento sportivo (-1,0%), calzature sportive (-0,9%), abbigliamento (-0,6%).

Vendite: aumentano per i libri, diminuiscono per la fotografia

Rispetto al 2019, vendite aumentate per supporti musicali (+103,2%), piccoli elettrodomestici (+29,7%), elettrodomestici bianchi (+28,0%), profumeria/cosmesi (+23,1%), prodotti di automedicazione (+16,8%), videogiochi (+14,8%), libri (+11,3%), bricolage (+10,8%), ottica (+8,2%), hardware (+6,8%), mobili/arredamento (+6,8%), telefonia (+5,9%), calzature sportive (+3,3%), abbigliamento sportivo (+3,3%), tessile casa (+2,8%), giocattoli (+0,4%).

In calo, homevideo (-45,3%), multimedia storage (-41,2%), fotografia (-28,2%), elettrodomestici bruni (-10,4%), calzature (-8,4%), attrezzature sportive (-7,6%), accessori abbigliamento (-6,7%), abbigliamento (-5,1%), intimo (-3,8%), cancelleria (-1,4%), casalinghi (-0,9%).

Un carrello della spesa con più supporti per telefonia e meno telefoni

Rispetto a 12 mesi fa, nel carrello della spesa Non Food hanno trovato più spazio abbigliamento, calzature donna da passeggio, mocassini, stivali e stivaletti, supporti per telefonia, cappe da cucina, lavatrici, lavastoviglie, asciugatrici, webcam, digital assistant, macchine per il caffè, friggitrici ad aria, elettrodomestici per cura capelli, droni, amplificatori.

E ancora, mini-serre, kit per orti da balcone, sistemi di irrigazione smart, attrezzature sportive, scarpe da trekking e da trail running, trucchi per viso e occhi, prodotti per le labbra, profumi, cosmetici per la cura del viso, solari e pigmentanti, deodoranti. Ma anche, dischi in vinile, giochi da tavola, puzzle, giocattoli educativi.
Al contrario, hanno trovato meno spazio telefoni, pc, tablet, monitor, kitchen machine, strumenti per rasatura, spazzolini elettrici e strumenti per igiene dentale, televisori, prodotti anticellulite, rassodanti, anti-età per il corpo.

Acquisti online: la rivoluzione dell’AI è ancora per pochi

Il ricorso ai canali digitali per l’acquisto di prodotti e servizi è ormai una prassi consolidata, tanto che 4 italiani su 10 effettuano acquisti online settimanalmente, e uno su 2 ne ha aumentato la frequenza e ampliato la varietà di prodotti reperiti sul web.

Tuttavia, sebbene lo shopping online rappresenti parte integrante della vita quotidiana, con un numero crescente di prodotti acquistabili, le nuove tecnologie legate all’Intelligenza artificiale e le soluzioni innovative di e-commerce rimangono ancora di nicchia.
Lo rivela la ricerca ‘Evoluzione dell’acquisto online – comportamenti e nuove modalità di shopping’, realizzata da BVA Doxa in collaborazione con Vtex.

I nuovi modi per comprare sul web

Se nelle abitudini degli e-shopper tricolori si riscontra un’integrazione crescente tra canali fisici e digitali, al tempo stesso, emergono nuove modalità di compravendita online per rispondere alle esigenze sempre più sofisticate degli acquirenti.

Si tratta, ad esempio, del social commerce o del live shopping, o ancora, del concierge commerce e del conversational shopping.
Il loro utilizzo, nonostante offra vantaggi significativi, però è ancora poco diffuso, e rimane confinato a specifiche nicchie di consumatori, come giovani e persone con alta capacità di spesa.

Dal social shopping al conversational shopping

Solo dalla metà degli intervistati sa della possibilità di acquistare prodotti e servizi direttamente dai social media (social commerce), e solo un intervistato su 10 l’ha messa in pratica.
Idem per il live shopping (acquisto di prodotti direttamente durante la visione del video di presentazione online), modalità conosciuta dal 40%, ma utilizzata solo dal 7%.

Quanto al concierge shopping, che offre la possibilità di effettuare acquisti con un’assistenza personalizzata attraverso diversi canali, risulta noto al 35% del campione, di cui solo l’8% l’ha provato. In particolare, Millennial, single e alto spendenti.
C’è poi il conversational shopping, che offre consulenze tramite assistenti virtuali o chat. Conosciuto dal 30% degli intervistati e provato solo dal 10%.

AI e AR, VR

Oltre il 60% degli acquirenti digitali è comunque consapevole dell’utilizzo dell’AI nei processi di acquisto online, e la metà del campione ne riconosce i vantaggi, come la possibilità di ottenere risposte e assistenza in qualsiasi momento.
Emergono però alcune preoccupazioni riguardo la protezione dei dati personali e l’affidabilità delle informazioni.

Quanto alla realtà aumentata e virtuale (AR/VR), uno su 10 l’ha già provata durante il processo di acquisto, soprattutto giovani, studenti e persone con alta capacità di spesa. Se l’AI trova applicazione soprattutto nelle categorie spesa alimentare, cura della persona e salute, AR e VR sembrano più adatte ad acquisti legati alla casa, grazie alla possibilità di visualizzare i prodotti ‘inseriti’ nel proprio ambiente domestico e a quella di una personalizzazione in tempo reale.

GenZ e Millennials si raccontano attraverso la moda

Due generazioni anagraficamente vicine, ma con stili e scelte di consumo differenti: i Millennials più liberi nella propria espressione estetica rispetto a condizionamenti esterni, la GenZ fortemente influenzata dai social.
Ma come utilizzano l’abbigliamento per esprimere la propria autenticità?
Risponde la ricerca ‘Fashion and Identity – Vestirsi senza infrastrutture’, condotta da BVA Doxa in collaborazione con McArthurGlen per il primo Osservatorio Moda e Generazioni.

Di fatto, il 35% degli intervistati vede nel proprio look una forma d’espressione identitaria. Una percezione più diffusa tra i GenZ (37%), che scelgono l’abbigliamento per raccontare chi sono, rispetto ai Millennials (32%).
Tuttavia, sebbene il 40% preferisca mantenere un’immagine coerente di sé, il 32% talvolta si sente costretto a conformarsi ad aspettative altrui.

L’immagine personale tra espressione e adattamento

Famiglia (26%), amici (24%) e mode del momento (24%) continuano a giocare un ruolo importante nell’influenzare la costruzione dell’immagine personale anche nelle generazioni più giovani.
Emerge, anche in questo caso, una differenza generazionale. Mentre i Millennials si dichiarano più autonomi e meno condizionati (il 37%, afferma di non aver subito alcuna influenza esterna), la GenZ è fortemente influenzata da social media, pubblicità e personaggi celebri, in particolare dagli influencer (23%).

Le fonti di ispirazione stilistica principali sono ancora le vetrine dei negozi per il 46% degli intervistati, ma al mondo fisico si unisce quello digitale. Scial media (32%) e siti di brand (29%) sono rilevanti in particolare per donne e GenZ. Ma anche pubblicità e riviste di moda continuano a essere fonti di ispirazione.

L’importanza dei social come specchio e fonte d’ispirazione

I social media si confermano piattaforme fondamentali per esprimere la propria personalità (GenZ 35%, Millennials 30%) e individuare modelli atti a contribuire a costruire la propria immagine (GenZ 31%, Millennials 21%).
Instagram emerge come il canale più rilevante e stimolante: il 58% degli intervistati lo identifica come la piattaforma preferita per suggerimenti di stile. A seguire, Facebook, Youtube e TikTok.

Interessante rilevare la netta preferenza di Instagram per i GenZ (63%) e l’attualità di Facebook per il Millennials (66%).
Per la GenZ i social media rappresentano anche un punto di confronto tra identità online e reale. Il 26% percepisce una differenza tra la propria immagine virtuale e quella quotidiana.

Identità e stile: un’estetica dominata da sobrietà e originalità

Tra i nove stili identitari che rappresentano l’universo stilistico contemporaneo italiano, la ricerca conferma come cifra estetica di giovani la sobrietà. La GenZ, in particolare, si identifica fortemente nel ‘New Basic’, scelto dal 46%, mentre il campione dei Millennials si sente più vicino al ‘Neoromantico’.

Tra le tendenze emergenti, il ‘Quiet Luxury’, l’eleganza senza ostentazione, e il ‘Genderless’, stanno conquistando i più giovani, con un 34% di preferenze nella GenZ per il primo e il 24% per il secondo.
La ‘Logomania’ perde invece terreno, con solo il 13% che ne fa un elemento distintivo.

Per gli italiani quanto è green la digitalizzazione bancaria?

Lo rivela la survey sulla percezione dell’impatto ambientale della digitalizzazione bancaria da parte degli italiani condotta da BVA Doxa: oggi gli italiani guardano alla sostenibilità ambientale con crescente scetticismo, poiché si aspettano azioni concrete e immediate per poter credere davvero nei cambiamenti promossi dai brand.
La ricerca, condotta tra il 15 e il 25 settembre 2024 su un campione 1000 intervistati, è stata presentata durante il Forum Banca organizzato da IKN.

Un punto chiave emerso durante il Forum è stato proprio l’impatto ambientale delle infrastrutture tecnologiche utilizzate dalle banche.
In particolare, la survey ha rivelato che il 31% degli intervistati ritiene che la digitalizzazione delle banche abbia un impatto ambientale inferiore rispetto ai servizi tradizionali. Ma permane una certa dose di scetticismo.

I processi digitali contribuiscono (un po’ meno) alle emissioni

Tuttavia, il 53% degli intervistati è convinto che i processi digitali contribuiscano all’inquinamento, evidenziando una certa diffidenza verso la sostenibilità delle tecnologie adottate.

La digitalizzazione, in realtà, consente di ridurre l’uso di risorse come carta, acqua e toner, e limita gli spostamenti, diminuendo così le emissioni di CO2.
Le banche, quindi, dovranno lavorare per migliorare la percezione del pubblico su questi temi e dimostrare concretamente i vantaggi della trasformazione digitale in ottica ambientale.

Il settore finanziario e bancario è percepito come poco inquinante

Secondo la ricerca, tra i diversi settori industriali, è il settore energetico a emergere come il più inquinante, indicato dal 42% degli intervistati.
Seguono il settore dei trasporti, indicato dal 23%, e quello industriale e manifatturiero, con un 22% di chi lo considera inquinante.

In fondo alla classifica si trova il settore finanziario e bancario, percepito dala maggior parte come poco inquinante, con solo il 2% degli intervistati che lo ritiene il più inquinante.
Di fatto, però, la percezione dell’impatto ambientale della digitalizzazione bancaria solleva interrogativi significativi.

Un impatto ambientale simile a quello dei servizi tradizionali

Tanto che quando si chiede agli italiani di valutare l’impatto ambientale delle infrastrutture tecnologiche utilizzate dalle banche, come server, data center e cloud computing, solo l’11% ritiene che sia basso.
Al contrario, una maggioranza significativa, pari al 49%, considera questo impatto moderato o alto.

Inoltre, il 42% degli intervistati ritiene che i processi di digitalizzazione bancaria contribuiscano molto o moderatamente all’inquinamento ambientale.
E quando si confronta l’impatto ambientale complessivo della digitalizzazione bancaria rispetto ai servizi tradizionali, emerge che il 31% degli intervistati considera l’impatto della digitalizzazione simile a quello dei servizi tradizionali.