L’occupazione cresce, la natalità no: 5 milioni di lavoratori in meno entro il 2040?

Buone notizie oggi, ma è il futuro a preoccupare. Proprio così: il mercato del lavoro italiano ha registrato nel 2024 un risultato storico, ovvero circa 823 mila occupati in più rispetto al 2019. Un traguardo ottenuto, secondo i Consulenti del lavoro, grazie a riforme strutturali che hanno reso più efficaci gli strumenti di incrocio tra domanda e offerta e trasformato le politiche attive in strumenti proattivi, capaci di stimolare realmente l’occupazione.

Tuttavia, il quadro positivo rischia di non durare a lungo. Secondo uno studio della Fondazione Studi dei Consulenti del Lavoro, riferisce Adnkronos, il declino demografico previsto nei prossimi anni potrebbe compromettere gran parte dei progressi raggiunti.

Cala la popolazione attiva: meno forza lavoro all’orizzonte

I dati elaborati sulla base delle proiezioni Istat sono chiari: entro il 2030, la popolazione tra i 15 e i 64 anni – considerata in età lavorativa – diminuirà di oltre 1,1 milioni di persone, per poi superare i 5 milioni di unità in meno entro il 2040.

Questa riduzione potrebbe creare un disallineamento strutturale tra offerta e domanda di lavoro. Da un lato, le imprese avranno ancora bisogno di manodopera, soprattutto per sostituire lavoratori in uscita per pensionamento. Dall’altro, ci sarà un numero sempre più ridotto di persone disponibili a lavorare.

Il Sud paga il conto più salato

Se il calo riguarderà quasi tutte le regioni, il Mezzogiorno sarà l’area più colpita. Entro il 2030, la popolazione in età attiva calerà dell’8,1% in Basilicata, del 7,8% in Sardegna e del 6,6% in Calabria. Seguono Puglia (-6,4%), Campania e Sicilia (-6%). In controtendenza solo Lombardia ed Emilia-Romagna, dove si prevede una maggiore tenuta demografica.

Anche a livello provinciale, le stime preoccupano: Nuoro, Potenza, Enna, Caltanissetta e Oristano potrebbero perdere tra il 9,5% e il 9,7% della loro popolazione lavorativa entro il 2040.

Il futuro? Va pianificato oggi

L’Italia dovrà affrontare un bivio: intervenire subito per valorizzare il capitale umano disponibile, oppure ritrovarsi a corto di lavoratori in un’economia che, almeno sulla carta, continuerà a offrire posti da coprire. La sfida è demografica, ma le soluzioni dovranno essere soprattutto politiche.

Intelligenza artificiale: meglio parlare con un operatore “umano” 

È quanto emerge dalla nuova ricerca del Pulsee Luce e Gas Index in collaborazione con NielsenIQ: il 73% degli italiani ammette di fare uso dell’Intelligenza artificiale con frequenza, il 47% quotidianamente o diverse volte alla settimana. Le finalità dell’utilizzo? Sono soprattutto personali e ricreative (68%), ma si scontrano con un minore apprezzamento quando l’Intelligenza artificiale diventa un interlocutore a cui richiedere assistenza o supporto per esigenze concrete.

L’Intelligenza artificiale è ormai parte integrante della nostra vita quotidiana, ma l’interazione umana sotto forma di intelligenza emotiva ed empatia rimane ancora, per alcuni aspetti, insostituibile. Anche nell’ambito del customer care.

Quasi 9 italiani su 10 pensano che l’AI non riesca a interpretare le necessità dei clienti

‘La persona con cui ho parlato è stata estremamente gentile e comprensiva delle mie richieste. Credo che l’interazione umana sia un valore aggiunto’: è solo una delle svariate recensioni Trustpilot su Pulsee Luce e Gas che confermano questo aspetto.
L’interazione con una persona reale resta importante per la grande maggioranza degli intervistati (83%), soprattutto nell’ambito del customer care.

Per quasi 9 italiani su 10 infatti l’AI non riesce a interpretare le necessità quanto un operatore umano, e per quasi un italiano su due offre un livello di comprensione e supporto inferiore.
Come conseguenza, nel caso dei servizi di assistenza, quasi il 90% del campione dichiara di aver abbandonato una conversazione con l’AI per incomprensione della richiesta (37%), mancanza di proposte utili per la risoluzione di un problema (22%) e frustrazione per la tipologia di conversazione intrapresa (17%).

Superiore per velocità di calcolo ma inferiore per comprensione di emozioni e sentimenti

Nel confronto tra Intelligenza artificiale e umana, la prima è considerata superiore per velocità di calcolo e analisi dei dati (82% delle preferenze) e automazione di compiti complessi (70%). La seconda si posiziona al di sopra dell’AI nella capacità di comprendere emozioni e sentimenti (83% degli intervistati), interazione sociale e comunicazione empatica (75%), etica e moralità (72%).
I più ottimisti credono che l’AI colmerà il divario con l’empatia umana, ma non prima di 15 anni.

In ogni caso, si riscontra una certa apertura verso modelli ibridi, come i servizi clienti che combinano un operatore umano con l’AI (53%), mentre una quota ridotta degli italiani (4%) dichiara di preferire un servizio clienti totalmente automatizzato.

Utile per semplificare le attività della vita quotidiana, ma meglio non condividere dati personali

Un altro tema critico riguarda la fiducia. Solo un italiano su dieci si fida a condividere dati personali con l’AI.
Analogamente, in una prospettiva di miglioramento del servizio clienti, la maggior parte (59%) preferisce aziende che puntano sulle persone rispetto all’automazione.

Oltre al tema dell’assistenza clienti, tuttavia, l’AI viene considerata uno strumento utile per semplificare alcune attività della vita quotidiana, anche in termini di sostenibilità e risparmio.
Il 61% degli intervistati infatti considera l’AI una risorsa funzionale all’ottimizzazione dei consumi, grazie al contributo di assistenti virtuali, sistemi di domotica intelligente e app di gestione energetica.

Un weekend di Pasqua da 206 milioni di euro per Milano, Monza Brianza, Lodi 

Il tempo piovoso e incerto degli ultimi mesi ha in parte frenato le prenotazioni alberghiere per il periodo di Pasqua. Tanto che secondo i dati degli imprenditori di Federalberghi Milano, il tasso d’occupazione fra il 18 e il 22 aprile per la fascia indicativa dei 4 stelle si attesta sul 70 %.

Eppure, il week end lungo di Pasqua si avvicina a 206 milioni di euro di consumi per la zona di Milano e Città metropolitana, Monza Brianza e Lodi. Secondo le stime elaborate dal Centro Studi di Confcommercio MiLoMB basate su dati Istat, della Questura di Milano e della Banca d’Italia, l’aumento è del 3,3% rispetto alla Pasqua 2024, e del 24,5% rispetto al periodo pasquale pre-Covid del 2019. 

Milano è il cuore dell’indotto turistico

La gran parte della spesa in consumi dal Centro Studi di Confcommercio è stimata su Milano e la rispettiva area metropolitana, con oltre 194 milioni di euro.
In particolare, riferisce Ansa, l’indotto generato dai consumi dei visitatori stranieri si avvicina a 121 milioni di euro, rispetto allo scorso anno in leggera crescita, ovvero, pari al +1%. Sul 2019 la distanza è molto ampia: +34%.

I consumi da parte dei visitatori italiani superano invece i 73 milioni di euro.
Complessivamente, in questi giorni di Pasqua, si stimano arrivi per 309.302 visitatori, il 40% dell’intero mese d’aprile.

Extralberghiero: picco di occupazione per il Sabato Santo del 19 aprile

La media dei prezzi stimata durante queste ultime vacanze di Pasqua è al di sotto dei 200 euro, in particolare, fra 150 e 180 euro. Nel comparto extralberghiero, secondo una elaborazione del Centro Studi di Confcommercio su dati PriceLabs, Rescasa, il picco di occupazione sarebbe avvenuto sabato 19 aprile (63%) con una successiva graduale discesa fino al 40% del 22 aprile.

I prezzi medi stimati per il comparto extralberghiero partono dai 126 euro del 18 aprile fino ai 105 euro del 22 aprile.

“L’apporto degli stranieri consolida l’attrattività del nostro territorio”

La Lombardia si conferma, dunque, una meta turistica di primo piano, capace di attrarre visitatori da tutto il mondo e di generare un importante impatto economico sul territorio.

“L’apporto degli stranieri – commenta Marco Barbieri, segretario generale di Confcommercio Milano, Lodi, Monza e Brianza -, con quasi il 60% dell’indotto complessivo, consolida l’attrattività di Milano e del nostro territorio, in particolare raffrontando i dati con il periodo pre-pandemia”.

Imprese e istituzioni finanziarie: le aspettative di innovazione dei CFO  

Lo conferma l’edizione 2024 dell’Osservatorio Innovazione Finanziaria – Verticale Imprese di AIFIn, The Financial Innovation Think Tank: i Chief Financial Officer (CFO) italiani riconoscono il ruolo fondamentale svolto dalle istituzioni finanziarie nel supportare e finanziare con servizi a valore aggiunto le imprese.
In questo contesto, emerge anche un forte interesse verso l’applicazione dell’AI per migliorare i processi analitici e decisionali, pur ribadendo l’importanza di preservare un adeguato livello di interazione umana, soprattutto nelle valutazioni più complesse. In particolare, nella concessione del credito.

Allo stesso tempo, i CFO segnalano l’esigenza di una personalizzazione dell’offerta, una maggiore rapidità e trasparenza nei processi, nonché un rafforzamento delle competenze tecniche e settoriali da parte dei diversi operatori del sistema finanziario.
Particolare attenzione viene rivolta alla necessità di semplificare la gestione operativa e alla sviluppare soluzioni finanziarie più flessibili e coerenti con le specificità aziendali, soprattutto le Pmi. 

Aumenta la rilevanza dei criteri ESG

Per i CFO la dimensione ESG rappresenta un ambito di crescente rilevanza.
Le imprese manifestano la volontà di integrare la sostenibilità nei propri modelli di sviluppo e riconoscono il potenziale strategico del dialogo con il sistema finanziario. Tuttavia, sottolineano la necessità di un’offerta più accessibile e calibrata, accompagnata da strumenti di rendicontazione chiari, standardizzati e coerenti con la struttura organizzativa delle aziende, in particolare delle realtà di dimensioni minori.

Anche sul fronte della finanza per la crescita e l’innovazione, il sistema bancario è visto come un interlocutore centrale. Tuttavia, si riscontra un crescente interesse per soluzioni alternative e complementari, come la finanza agevolata, il private equity o altri strumenti finanziari specifici per questi obiettivi.

Rafforzare un dialogo fondato sulla comprensione delle strategie

In questo scenario, i CFO auspicano un rafforzamento del dialogo con il sistema finanziario fondato su una maggiore comprensione delle strategie delle imprese.

Sulla base delle evidenze raccolte, AIFIn propone alcune direttrici strategiche per l’evoluzione della value proposition delle istituzioni finanziarie e delle banche verso il segmento imprese. Ovvero, promuovere l’innovazione dei modelli relazionali e di servizio, rafforzare l’offerta ESG, investire nella digitalizzazione dei processi e favorire l’introduzione graduale e responsabile dell’intelligenza artificiale. Inoltre, adottare un approccio forward-looking e un utilizzo più ampio di dati prospettici e KPI evoluti.

Favorire un confronto costruttivo con le banche

L’obiettivo dell’indagine è approfondire il punto di vista delle imprese in merito all’evoluzione dell’offerta e della relazione con le istituzioni finanziarie, in particolare le banche, favorendo un confronto costruttivo sui temi innovazione, sostenibilità e sviluppo.

La ricerca ha coinvolto un panel di CFO e responsabili dell’area amministrazione e finanza di imprese di diversi settori produttivi e dimensioni.
Ulteriore obiettivo dell’indagine, raccogliere le aspettative di innovazione delle imprese verso il sistema bancario e finanziario. Infatti, l’indagine si inserisce all’interno di un percorso più ampio promosso da AIFIn, e finalizzato a sensibilizzare e stimolare, in modo indipendente, un approccio stakeholder-driven all’innovazione bancaria, assicurativa e finanziaria.

Italia Generativa 2024: l’imprenditoria italiana è ancora vitale?

Il Rapporto Italia Generativa 2024, curato dal Centre for the Anthropology of Religion and Generative Studies (ARC) dell’Università Cattolica e promosso da Fondazione Poetica per la Generatività Sociale, si interroga su una questione importantissima: la forza imprenditoriale in Italia è ancora viva o sta perdendo energia?

Presentato a Roma presso Unioncamere, con la partecipazione di studiosi ed esperti come Mauro Magatti, Patrizia Cappelletti e Andrea Prete, lo studio analizza in profondità lo stato attuale e futuro della capacità di “fare impresa” in Italia.

Un patrimonio da rinnovare

Il rapporto mette in luce le qualità distintive del modello imprenditoriale italiano – creatività, resilienza, radicamento locale – che oggi rischiano però di diventare inefficaci se non aggiornate.
Il problema non è la dimensione aziendale, ma l’incapacità di tradurre i valori originari in modelli moderni, scalabili e sostenibili.

Transizione digitale e passaggio generazionale gli step necessari

Le due grandi trasformazioni in corso – digitale e generazionale – sono al centro dell’analisi.
È fondamentale che la tecnologia venga integrata senza sostituire l’umano, e che le nuove generazioni possano raccogliere l’eredità imprenditoriale senza disperdere la memoria storica delle imprese familiari.

Le condizioni per rilanciare l’intrapresa

Sono tre le azioni chiave emergono dal rapporto, La prima è che formazione e impresa devono cooperare per sviluppare competenze ibride, unendo sapere tecnico e cultura umanistica.
La seconda evidenzia la necessità di ecosistemi territoriali che incentivino sperimentazione e innovazione locale.
Infine, è urgente una finanza “paziente”, che sostenga idee originali e visioni a lungo termine.

Giovani e nuovi attori: un capitale da valorizzare

Secondo Magatti, giovani, donne e migranti sono le nuove energie imprenditoriali da sostenere. Ma ostacoli come burocrazia, accesso al credito e carenze formative frenano il potenziale innovativo.

Andrea Prete, presidente di Unioncamere, richiama l’attenzione sull’urgenza di rilanciare le imprese giovanili: l’80% dei ragazzi considera difficile aprire una propria attività.

Una visione generativa per il futuro

Il modello proposto dal Rapporto si fonda sulla Generatività Sociale, un approccio che mette al centro processi trasformativi e valore condiviso, andando oltre le logiche economiche tradizionali.
L’obiettivo è chiaro: un’Italia capace di creare valore senza rinunciare alla propria anima, dove bellezza, innovazione e comunità possano convivere.

E-commerce italiano nel 2025: un business in espansione

Il settore dell’e-commerce in Italia continua a registrare una crescita costante, consolidandosi come un elemento chiave della trasformazione digitale del commercio. Secondo l’ultimo rapporto dell’Osservatorio Siti E-commerce Italiani, condotto da Netcomm in collaborazione con Cribis, il numero di aziende che operano online ha raggiunto quota 91.000, con un incremento del 3,4% rispetto all’anno precedente. Questa espansione evidenzia come sempre più imprese stiano investendo in strategie digitali per ampliare il proprio mercato e migliorare la competitività.

Parallelamente, si osserva un aumento delle società di capitale che operano nell’e-commerce, passate da 47.000 nel 2024 a 51.000 nel 2025. Questo dato suggerisce una maggiore maturità del settore, con aziende più strutturate e orientate all’innovazione tecnologica.

L’evento di riferimento per il commercio digitale

I risultati dello studio saranno presentati nel corso della ventesima edizione del Netcomm Forum, in programma il 15 e 16 aprile 2025 a Milano. L’evento rappresenta un’occasione fondamentale per discutere le tendenze del settore e affrontare le sfide future. Secondo Roberto Liscia, presidente di Netcomm, l’e-commerce sta diventando un asset strategico per le imprese italiane, ma restano ancora molte sfide da superare. Tra queste, la necessità di rafforzare la presenza del Made in Italy sui mercati internazionali e di integrare in modo più efficace le vendite online con i negozi fisici.

Anche Marco Preti, amministratore delegato di Cribis, sottolinea come l’e-commerce non sia solo un mezzo per espandere il mercato, ma anche un’opportunità per sperimentare nuovi modelli di business. Per trarre pieno vantaggio dal digitale, le aziende devono continuare a investire in tecnologia e competenze specifiche.

Geografia e caratteristiche delle imprese e-commerce

L’analisi evidenzia una forte concentrazione delle imprese e-commerce nelle regioni economicamente più sviluppate del paese. Lombardia, Lazio e Campania si confermano tra le aree con il maggior numero di attività digitali, mentre Milano, Roma e Napoli emergono come le città più attive nel settore. Tuttavia, anche il Sud e le isole registrano una crescita significativa, con una quota rilevante di società di capitale che operano online.

Per quanto riguarda la struttura delle imprese, il panorama è dominato da micro e piccole aziende, sebbene stia aumentando il numero di realtà di dimensioni più grandi. La maturità del settore è evidente anche dall’età media delle aziende, che si sta progressivamente alzando, segnalando una stabilizzazione del mercato.

Il ruolo dei social media e le prospettive future

Un aspetto centrale della strategia delle aziende e-commerce è la comunicazione digitale. La maggior parte delle imprese utilizza i social media per promuovere i propri prodotti e coinvolgere i clienti. Facebook e Instagram sono le piattaforme più utilizzate, seguite da YouTube, LinkedIn e X.

Guardando al futuro, il settore è destinato a evolversi ulteriormente. L’integrazione tra canali online e offline sarà cruciale per offrire un’esperienza d’acquisto sempre più fluida e personalizzata. Inoltre, il rafforzamento della presenza internazionale del Made in Italy rappresenta un’opportunità importante per la crescita del commercio digitale italiano. L’e-commerce si conferma così un pilastro fondamentale per l’innovazione e lo sviluppo economico del paese.

Multe stradali: le città italiane con i maggiori incassi nel 2024

Nel 2024, Milano, Roma, Firenze e Torino sono stati i comuni italiani con i più alti introiti derivanti da multe e sanzioni per infrazioni al Codice della Strada.

Secondo un’analisi condotta da Facile.it sui dati Siope, il sistema che registra le operazioni finanziarie degli enti pubblici, gli incassi complessivi delle amministrazioni comunali italiane hanno superato 1,7 miliardi di euro, segnando un aumento del 10% rispetto all’anno precedente.

Milano e Roma le più “tartassate” 

Milano si conferma al primo posto con oltre 204 milioni di euro incassati nel 2024, seguita da Roma con 145,8 milioni di euro. Al terzo posto troviamo Firenze, che ha registrato 61,6 milioni di euro, mentre Torino si colloca appena dietro con 61,2 milioni di euro.

Scorrendo la classifica, Napoli si posiziona al quinto posto con 42,9 milioni di euro, seguita da Genova (36,7 milioni di euro) e Bologna (27,7 milioni di euro). Completano la top 10 Verona, Padova e Palermo. Complessivamente, le prime dieci città italiane per incassi da multe stradali hanno raccolto quasi 650 milioni di euro, ossia più di un terzo dell’intero importo registrato a livello nazionale.

Multe pro capite: Siena in testa

Nei centri urbani più popolosi è prevedibile un numero elevato di sanzioni, ma qual è la situazione se si rapportano gli incassi al numero di abitanti? L’analisi di Facile.it ha calcolato l’importo medio delle multe pro capite, evidenziando che nel 2024 Siena si posiziona al primo posto con un valore di 171,5 euro per abitante. Al secondo posto troviamo Firenze, che scende dalla vetta con un valore di 170 euro. Milano si classifica terza con 149,10 euro pro capite, in netto aumento rispetto ai 107 euro del 2023.

Padova si attesta al quarto posto con un valore di 111,30 euro pro capite, mentre Verona chiude la top 5 con una media di 92,40 euro per abitante.

I piccoli comuni con più contravvenzioni 

Anche i comuni con meno di 1.000 abitanti hanno registrato incassi importanti dalle multe. Carrodano (La Spezia) guida la classifica con 807.000 euro di sanzioni su una popolazione di appena 465 abitanti.

Colle Santa Lucia (Belluno) segue con 671.000 euro, mentre Poggio San Lorenzo (Rieti) si posiziona terzo con 397.000 euro.
Rocca Pia (L’Aquila) e Calto (Rovigo) completano la top 5 con incassi rispettivamente di 281.000 euro e 278.000 euro.

Però calano i costi delle assicurazioni

Una buona notizia arriva però dal settore assicurativo: secondo l’osservatorio RC Auto di Facile.it, a febbraio 2025 il costo medio di un’assicurazione per un veicolo a quattro ruote è sceso a 633,45 euro, con un calo del 3,09% rispetto allo stesso mese del 2024.

Ristrutturare il bagno a Milano: idee per un ambiente funzionale e di design

Milano, città simbolo di design e dinamismo, offre prospettive stimolanti quando si tratta di rinnovare gli spazi domestici.

Tra questi la ristrutturazione del bagno, un intervento significativo e mirato a trasformare un ambiente di servizio in un’oasi di benessere che rifletta il gusto personale e risponda alle esigenze pratiche della vita urbana.

Investire in un bagno ben progettato non solo migliora la qualità della vita, ma può anche accrescere il valore immobiliare in un mercato competitivo come quello milanese, come vedremo a breve.

Comprendere la propria visione: definire esigenze, stile e budget

Prima di immergersi nell’entusiasmante mondo del design e delle finiture, è importante  dedicare tempo a definire chiaramente le proprie esigenze funzionali.

Bisogna considerare dunque chi utilizzerà il bagno e con quale frequenza, valutando necessità presenti e future.

 Testimonianze di chi ha già affrontato questa trasformazione a Milano sottolineano come la definizione precisa delle proprie necessità sia il punto di partenza per un progetto di successo .  

Anche la scelta dello stile è un aspetto da considerare con priorità. Si può optare per un moderno minimalismo, caratterizzato da linee pulite e colori neutri, in linea con le tendenze contemporanee.

Oppure si può preferire un’eleganza classica, magari con accenti in marmo, che richiami la tradizione signorile della città .

Non mancano le suggestioni di uno stile industrial chic, che trae ispirazione dagli spazi urbani riqualificati, o di un’atmosfera stile SPA, pensata per creare un rifugio di relax nella frenesia della vita metropolitana.

Un elemento imprescindibile nella fase iniziale è la definizione di un budget realistico.

I costi per la ristrutturazione di un bagno a Milano possono variare significativamente in base a diversi fattori, tra cui le dimensioni dell’ambiente, la qualità dei materiali scelti e la complessità degli interventi .

Alcuni fornitori propongono soluzioni di “ristrutturazioni chiavi in mano” con prezzi interessanti e che offrono al cliente la libertà di non dover pensare a niente.

Idee di design ispiratrici per i bagni a Milano

Milano, capitale della moda e del design, è un terreno fertile per la creatività anche nella ristrutturazione del bagno.

Lo stile moderno minimalista, con le sue linee essenziali e i colori neutri, è una scelta molto diffusa, soprattutto per ottimizzare gli spazi contenuti tipici degli appartamenti milanesi .

In questo contesto, sanitari sospesi e mobili contenitori integrati sono delle soluzioni intelligenti per massimizzare lo spazio .  

Per chi ama un’eleganza senza tempo, lo stile classico può essere reinterpretato in chiave contemporanea, magari con l’utilizzo di marmi pregiati e rubinetteria sofisticata .

Quando lo spazio è limitato, come spesso accade negli appartamenti milanesi, è fondamentale adottare soluzioni salvaspazio.

Posizionare la vasca sul fondo di un bagno stretto e lungo o optare per una doccia può fare una grande differenza .

Sanitari sospesi e mobili lavabo compatti con spazio contenitivo sono alleati preziosi . L’utilizzo di colori chiari, grandi specchi e un’illuminazione ben studiata può contribuire a creare un’illusione di maggiore ampiezza .  

Sebbene i materiali di provenienza locale non siano esplicitamente menzionati, l’attenzione alla qualità dei materiali italiani e al design raffinato può essere considerata un modo per integrare lo stile milanese nel progetto di ristrutturazione .  

Navigare la burocrazia: permessi e regolamenti a Milano

Prima di iniziare i lavori di ristrutturazione del bagno a Milano, è importante informarsi sui permessi e le normative edilizie vigenti presso lo Sportello Unico per l’Edilizia del Comune di Milano .

In generale, gli interventi di manutenzione ordinaria come la sostituzione di sanitari o la riparazione di tubazioni rientrano nell’edilizia libera e non richiedono permessi specifici.

Anche il rifacimento delle piastrelle, purché non comporti modifiche strutturali, e la sostituzione degli impianti, nel rispetto delle configurazioni preesistenti, solitamente non necessitano di autorizzazioni .  

Ad ogni modo interventi più significativi come la demolizione di pareti o modifiche strutturali, potrebbero richiedere la presentazione di una CILA (Comunicazione Inizio Lavori Asseverata) o di una SCIA (Segnalazione Certificata di Inizio Attività).

La CILA è generalmente richiesta per interventi di manutenzione straordinaria “leggera”, mentre la SCIA è necessaria per interventi più consistenti che trasformano l’edificio senza modificarne la volumetria o la destinazione d’uso.

Conclusione: realizzare il bagno dei sogni a Milano

Ristrutturare il bagno a Milano richiede certamente attenzione e qualche conoscenza di base, così da trasformare questo spazio in un ambiente funzionale, esteticamente appagante ed in linea con lo stile di vita milanese.

Non bisogna dimenticare infine di informarsi sulle normative locali e sulle opportunità di risparmio offerte dalle agevolazioni fiscali.

Contenuti digitali: in testa video intrattenimento e informazione, Podcast in crescita

Negli ultimi anni la Smart TV si è affermata come l’ultima frontiera dell’intrattenimento domestico, trasformando il modo in cui gli utenti accedono ai contenuti digitali, e diventando uno strumento essenziale per la fruizione di video, musica, giochi e informazione. Video intrattenimento e informazione restano le categorie più apprezzate, mentre il podcast mostra un buon potenziale di crescita.

Di fatto, nel 2024 la spesa dei consumatori italiani per contenuti digitali d’informazione e intrattenimento ha raggiunto 3,7 miliardi di euro, registrando un incremento di circa 200 milioni rispetto all’anno precedente.
Lo rivela la ricerca dal titolo ‘Il settore dei contenuti digitali in Italia: spesa, consumo e trend innovativi nel 2024, dell’Osservatorio Digital Content del Politecnico di Milano, per cui BVA Doxa ha curato l’analisi dei comportamenti dei consumatori.

Quasi 9 utenti su 10 utilizzano la Smart TV per accedere ai servizi online

Questo risultato positivo è stato trainato dall’aumento medio dei prezzi e dalla crescita del numero di abbonati. Parallelamente, anche il mercato pubblicitario ha mostrato segnali positivi, grazie all’evoluzione delle abitudini di fruizione e al ruolo sempre più centrale della Smart TV e dell’Audio Advertising, che hanno contribuito ad ampliare le quote di mercato.

Secondo l’indagine condotta da BVA Doxa, la Smart TV continua a diffondersi e viene comunemente utilizzata per accedere ai servizi online, con quasi 9 utenti su 10 che ne sfruttano le funzionalità connesse alla rete.
Nonostante il ruolo crescente di questo strumento, però, si registra un calo generale nel consumo di contenuti digitali negli ultimi 12 mesi, ad eccezione di videogiochi ed eBook, che mostrano una tenuta positiva.

La tendenza è aumentare il tempo di fruizione

Nonostante questa flessione, il 95% degli utenti ha fruito di almeno un contenuto digitale, con i video di intrattenimento e l’informazione che restano le categorie più apprezzate, seguite da audiolibri, eBook e podcast, che pur essendo meno diffusi mostrano un buon potenziale di crescita futura.

Guardando ai prossimi 12 mesi, la maggior parte dei consumatori italiani dichiara di voler mantenere invariato il tempo dedicato ai contenuti digitali, mentre tra coloro che prevedono una variazione, la tendenza prevalente è un aumento del consumo, con i podcast che raccolgono il più alto numero di utenti intenzionati a incrementarne la fruizione.

Contenuti a pagamento o gratuiti: cambia il modello di spesa

Anche il modello di spesa per i contenuti digitali sta subendo alcune trasformazioni.
Nel 2024 si è osservata una diminuzione degli utenti che fruiscono di contenuti a pagamento, con i video di intrattenimento on demand che si confermano la voce di spesa più comune.

Insieme a eBook e audiolibri, i video di intrattenimento on demand rappresentano le uniche categorie in cui la fruizione a pagamento è più frequente di quella gratuita.
Sebbene la maggioranza degli utenti intenda mantenere costante il proprio budget mensile, emerge comunque una tendenza generale a un leggero aumento della spesa per i contenuti digitali.

Aste online: italiani pazzi per il collezionismo 

Negli ultimi anni, le aste online hanno visto crescere fan e acquirenti attivi, diventando un vero e proprio fenomeno dei nostri tempi. Questa modalità di acquisto attira sia collezionisti esperti sia investitori alla ricerca di oggetti dal valore che potrebbe aumentare in futuro.

Secondo i dati più recenti di Catawiki, l’Italia si posiziona ai vertici del mercato europeo, con oltre 650.000 lotti acquistati nel 2024 e un incremento del 17% nel numero di nuovi partecipanti.

Le nuove tendenze del mercato delle aste

Se da un lato si confermano le passioni classiche degli italiani, come orologi di lusso e vini pregiati, dall’altro stanno emergendo nuove categorie di oggetti da collezione. In particolare, carte da collezione e manga giapponesi hanno registrato una crescita esponenziale, trainata dai più giovani.

Questo dimostra come il mondo delle aste online sia in continua evoluzione, capace di adattarsi ai gusti di diverse generazioni.

Acquisti straordinari: oggetti unici e da record

Tra gli oggetti più ambiti degli ultimi mesi, spicca la Lancia Delta di Roberto Baggio, venduta per 230.000 euro, che rappresenta l’acquisto più costoso effettuato da un italiano nel 2024. Sul fronte dell’arte, un’opera di Artemisia Gentileschi, “Cleopatra”, è stata aggiudicata per 45.000 euro. Anche tra gli oggetti venduti da utenti italiani non mancano pezzi iconici: una chitarra Gibson “Lucille” regalata da B.B. King a Papa Giovanni Paolo II è stata battuta all’asta per 45.000 euro, mentre un’opera di Banksy, “Rodeo Girl”, ha raggiunto un valore di 14.500 euro.

Vini, champagne e orologi: un mercato senza tempo

Il settore dei vini e degli champagne continua a registrare volumi di vendita impressionanti, con oltre 265.000 bottiglie acquistate nel 2024. Gli italiani rappresentano il 30% delle vendite complessive su Catawiki, percentuale che sale al 40% se si considera solo lo champagne. Anche se le etichette nazionali restano le più acquistate, le bottiglie più costose provengono dalla Francia.

Per quanto riguarda il settore degli orologi, l’Italia continua a distinguersi per numeri da capogiro, con vendite che raggiungono le otto cifre. Rolex si conferma il brand più ricercato sulla piattaforma, seguito da Omega. Insomma, anche on line l’eccellenza dell’orologeria svizzera non si discute.