Cosa fare quando le tapparelle di casa non funzionano?

Quando in casa c’è un dispositivo che non funziona, solitamente andiamo nel panico perché non sappiamo come fare senza poterne usufruire.

In particolar modo, quando il dispositivo in questione è particolarmente importante o di utilizzo quotidiano, avvertiamo la necessità di ricevere rapidamente le prestazioni di un esperto che possa porre rimedio e consentire di ripristinare la normalità.

Ciò vale ad esempio per le tapparelle di casa, della cui importanza di rendiamo conto solo quando per un motivo particolare queste non funzionano bene.

Le tapparelle di casa infatti, quando vengono azionate, sono soggette ad una forza meccanica in grado di usurare nel tempo ingranaggi e componenti.

I problemi tipici delle tapparelle di casa

Non è raro per questo riscontrare problemi al rullo che rendono difficoltoso il riuscire ad aprirle o chiuderle, nonché casi in cui si verifica la rottura di un componente nonché la classica tapparella che esce fuori dai binari.

Sono solitamente questi i problemi che interessano le tapparelle di casa, e provvedere alla loro riparazione non sempre è semplice soprattutto nel caso di rottura della cinghia, dato che si rende necessario aprire il cassettone e sistemarne accuratamente una nuova facendo attenzione da fissarla in maniera corretta così da consentirle di azionare regolarmente il meccanismo di apertura e chiusura.

Altrettanto delicata è l’operazione che riguarda un eventuale guasto al rullo e dei suoi leganti, o della tapparella bloccata a causa di un perno che è uscito dal suo alloggio originale magari a causa della rottura dei supporti.

Le soluzioni a nostra disposizione

Riuscire a porre rimedio autonomamente appare complicato, soprattutto per coloro i quali non hanno mai affrontato una riparazione simile e non hanno dimestichezza con le tapparelle. L’inesperienza può infatti giocare brutti scherzi, sia dal punto di vista tecnico che per quel che riguarda l’ambito economico.

Meglio evitare dunque di tentare una riparazione casalinga perché il rischio è quello di peggiorare la situazione compromettendo anche altri elementi il cui ripristino potrebbe essere poi più costoso.

Meglio dunque rivolgersi ad un tecnico specializzato nella riparazione tapparelle, che conosca perfettamente i vari componenti e meccanismi e che possa per questo apportare efficacemente tutti gli interventi necessari che consentano di ripristinare il corretto funzionamento delle tapparelle.

I vantaggi di rivolgersi ad un professionista

Sia che si tratti della riparazione delle tapparelle relative alla tua abitazione, che quelle di un ufficio, negozio, garage o capannone industriale, un professionista preparato sarà in grado di individuare la natura del guasto e porre rimedio nel minore tempo possibile, dato che un guasto alle tapparelle crea un disagio non indifferente a tutti coloro i quali vivono o lavorano in quel determinato ambiente.

Questo vale sia per tapparelle di tipo tradizionale che per tapparelle motorizzate che presentano problemi al motore o ad altre parti elettriche, le quali sono particolarmente complesse da gestire e che necessitano per questo di un intervento di un tecnico che sappia come gestirle data la loro particolare struttura.

Grazie alle prestazioni di un professionista del settore, ogni riparazione potrà essere apportata nel minore tempo possibile e facendo in modo che le tapparelle possano tornare immediatamente a svolgere il loro lavoro e permettendo a tutti di poterle azionare senza fare fatica e senza il timore che queste possano cedere nuovamente.

Un esperto è infatti in grado di individuare rapidamente il problema che interessa le tapparelle del nostro appartamento, e dispone di tutti i pezzi di ricambio che sono necessari per effettuare la riparazione in questione.

Avremmo così la nostra serranda o tapparella nuovamente funzionante al meglio nel minore tempo possibile. Se il  problema è urgente puoi usufruire di un servizio di pronto intervento 24 grazie al quale poter trovare rapidamente il professionista di cui hai bisogno.

Stangata in bolletta per luce e gas: le contromosse per risparmiare 

Il 2022 si è aperto con una vera e propria stangata sui budget familiari degli italiani a causa dei forti rincari di luce e gas. E già nel 2021 si era registrati aumenti per le forniture energetiche. Insomma, si tratta di costi importanti che peseranno e non poco sui conti domestici. Ovvio che, con queste premesse, gli italiani stiano cercando di risparmiare qualcosa mettendo in campo contromosse come spegnere le luci o rinunciare agli abbonamenti alle piattaforme streaming.

Gli aumenti che ci attendono

Secondo la stima dell’Arera, l’Autorità di regolazione per Energia Reti e Ambiente, le nuove tariffe si tradurranno in una spesa per la famiglia-tipo di: +68% per la bolletta elettrica (circa 823 euro); +64% per la bolletta del gas (circa 1560 euro). Un caro bollette che si fra sentire sull’economia familiare: secondo un’indagine condotta da Condexo, azienda che si occupa di gestioni condominiali, che ha deciso di sondare l’opinione delle famiglie alle prese con gli aumenti dei costi di elettricità e gas, l’aumento peserà “molto” per il 75% degli intervistati; “abbastanza” per il restante 25%. Tra quanti hanno risposto al sondaggio, il 60% dichiara che sarà l’elettricità la voce più pesante.

Prove di risparmio

Per risparmiare e compensare gli aumenti, il 50% degli italiani intervistati sceglie di tenere meno luci accese in casa; il 44% farà invece un uso minore degli elettrodomestici, per far fronte al caro bollette meno lavatrici e lavastoviglie. Tra i rimedi il 25% degli intervistati ha dichiarato che sostituirà le vecchie lampadine con quelle a basso consumo; il 6% pensa invece di sostituire i vecchi elettrodomestici; il 3% l’impianto di riscaldamento. Solo il 19% è disposto ad abbassare le temperature dei termosifoni sotto i 22° nonostante ad ogni grado in meno rispetto a questo livello corrisponda un risparmio compreso tra i 6% e il 10% sul consumo. Per il 44% meglio optare per la minor dispersione del calore in casa: infissi ben chiusi, ambienti isolati e porte serrate, niente panni sui termosifoni da sottoporre a manutenzione insieme alla caldaia. Rincari che si ripercuotono anche sulle abitudini. Per far fronte alle maggiori spese per luce e gas il 65% degli intervistati da Condexo rinuncerà a pranzi e cene fuori; il 36% alla colazione al bar dove i rincari hanno fatto schizzare in alto il prezzo del caffè: secondo i calcoli di Assoutenti in alcuni casi raggiunge il prezzo di 1,50 euro la tazzina, con un rincaro del 37,6%. Il 33% taglierà su eventi sportivi dal vivo, quindi partite viste allo stadio o nei palazzetti dello sport. Il 25% rinuncerà agli abbonamenti a piattaforme streaming, stessa percentuale per chi dirà no a gite fuoriporta e piccoli viaggi o eventi culturali come cinema, teatro e mostre. Infine, un 8% ha dichiarato che taglierà le sigarette.

Nel 2022 più rischi cyber per aziende, Vip e IoT

A tracciare un quadro dei rischi cyber nel 2022 sono gli esperti dell’azienda di sicurezza Yarix: “Nel 2022 ci aspettiamo che continuino gli attacchi ransomware basati su un modello di estorsione a quattro livelli: rendere inutilizzabili i dati della vittima chiedendo un riscatto per riottenerne l’accesso, minacciare di divulgare i dati e rendere pubblica la violazione, minacciare di colpire i clienti della vittima e attaccare la supply chain – sostengono gli esperti -, cioè i suoi fornitori di tecnologia con l’obiettivo di manipolare e compromettere l’infrastruttura e il codice sorgente del software”.
Ma secondo gli esperti Yarix, se nel 2021 gli hacker hanno usato sempre più ransomware per colpire aziende, infrastrutture critiche e la sanità, nel 2022 le aggressioni con richiesta di riscatto si amplieranno, e a queste si affiancheranno il furto di dati ai Vip, le intrusioni nel cloud, lo sfruttamento di vulnerabilità sconosciute nei sistemi e la compromissione dei dispositivi IoT. 

Rubare i dati e colpire gli ambienti cloud

Il furto di dati, secondo i ricercatori, rimarrà uno degli aspetti critici nel prossimo anno, con eventi che riguarderanno figure apicali o di spicco (Vip e influencer) in quanto più esposte pubblicamente, allo scopo di ampliare il fenomeno mediatico. Ma con la migrazione sempre più massiccia verso ambienti cloud (secondo Gartner la spesa globale per questi servizi aumenterà del 54% rispetto al 2020), i cybercriminali tenteranno sempre più l’accesso con l’uso di email di phishing per rubare le credenziali, ma verrà sfruttata anche la potenza di calcolo del cloud per fabbricare illecitamente criptovalute.

Le vulnerabilità ‘zero day’ dei software e l’IoT

Altra minaccia che diventerà più massiccia nel 2022 è quella relativa allo sfruttamento di vulnerabilità cosiddette zero day, ovvero falle nei software sconosciute anche agli stessi sviluppatori. L’ultima in ordine di tempo è quella chiamata Log4Shell, tanto che recentemente anche l’Agenzia italiana di cybersicurezza ha lanciato un allarme.
“Per i produttori di software il tempo utile per far fronte alle vulnerabilità con aggiornamenti sarà sempre più ridotto a una questione di giorni, se non di ore”, sottolineano gli esperti.
Nel corso del 2022, inoltre, i cybercriminali utilizzeranno i dispositivi connessi (Internet of Things) “come una comoda base di attacco per la loro attività criminale o come mezzo per muoversi lateralmente all’interno di una rete – spiegano gli esperti -. Altro fronte critico è quello delle auto connesse, diventate ormai un business in forte espansione, e come tale, oggetto di attenzione da parte della criminalità informatica”.

Un approccio ‘zero trust’ per intercettare e neutralizzare le minacce

Come riporta Ansa, “La sfida di oggi, per le aziende evolute, è intercettare e neutralizzare le minacce informatiche – osservano i ricercatori di Yarix -. Per mantenere applicazioni e ambienti sicuri, è indispensabile un approccio ‘zero trust’, nel quale qualsiasi utente o dispositivo che tenti di connettersi alle applicazioni e ai sistemi deve essere verificato prima di ottenere l’accesso. Per le aziende sarà inoltre strategico ‘pensare come i criminali’, e iniziare ad avere maggiore visibilità di quello che avviene nel surface web e nel dark web”.

Accordo Ue sullo stop del roaming a pagamento fino al 2032

Le istituzioni Ue hanno raggiunto l’accordo politico per estendere l’abolizione del roaming a pagamento fino al 2032. Il nuovo regolamento, in vigore dal 1° luglio 2022, prolungherà quindi per altri dieci anni il sistema esistente ‘Roam Like Home’, in scadenza il 30 giugno 2022, consentendo quindi ai cittadini europei di continuare a usare i propri telefoni cellulari quando si recano all’estero senza costi aggiuntivi rispetto alle tariffe nazionali. Ovviamente, all’interno del territorio della Ue.
I consumatori avranno anche diritto alla medesima qualità e velocità di connessione all’estero come nel proprio Paese, ovunque siano disponibili reti equivalenti.

Accesso senza alcun costo aggiuntivo ai servizi di emergenza

Tra le novità previste dall’intesa, rientra anche l’accesso senza alcun costo aggiuntivo ai servizi di emergenza, sia tramite chiamata sia tramite sms, inclusa la trasmissione delle informazioni sulla posizione di chi chiama. Gli operatori delle Tlc saranno inoltre tenuti a fornire informazioni sul numero di emergenza europeo 112. Sono stati quindi risolti, seppur in parte, i nodi più delicati del negoziato, ovvero le chiamate intra-Ue e le tariffe di roaming all’ingrosso. Durante le trattative, gli eurodeputati hanno infatti spinto per eliminare i supplementi e rendere gratuite le chiamate intra-Ue effettuate dai cittadini europei a numeri di telefono di altri Paesi Ue, attualmente limitate a 19 centesimi al minuto. Un punto fortemente contestato dagli operatori.

Limitate le tariffe di roaming all’ingrosso

Inoltre, l’accordo con gli Stati membri prevede che la Commissione esamini la situazione e valuti se sia necessaria una ulteriore riduzione dei massimali. Le tariffe di roaming all’ingrosso, relative ai prezzi che gli operatori si addebitano a vicenda quando i loro clienti utilizzano altre reti durante il roaming nella Ue, dal 2022 saranno invece limitate a 2 euro per Gigabyte (Gb) progressivamente fino a 1 euro nel 2027. Se i consumatori superano i limiti del contratto durante i loro viaggi, eventuali costi aggiuntivi non potranno essere superiori a queste soglie, riferisce Ansa.

Un mercato del roaming più equo

“Viaggiare all’estero senza doversi preoccupare delle bollette telefoniche è una parte tangibile dell’esperienza del mercato unico della Ue – ha commentato il commissario Ue responsabile, Thierry Breton -. Stiamo garantendo una migliore qualità dei servizi e una maggiore trasparenza per tutti i cittadini della Ue”. Soddisfazione anche da parte del Parlamento europeo: “Stiamo creando un mercato del roaming più equo, concentrandoci in particolare sugli operatori più piccoli, riducendo in modo significativo i massimali all’ingrosso – ha aggiunto l’eurodeputata Angelika Winzig -. In qualità di capo negoziatore del Parlamento europeo, il mio obiettivo era migliorare significativamente la situazione per i consumatori”.

TikTok, indagine fra i giovani: più informazione contro le sfide “bufala”

I ragazzi prima di partecipare alle challenge on line vorrebbero saperne di più: è questo ciò che emerge da una recente ricerca commissionata da TikTok e pubblicata con il titolo ‘Analisi di efficaci risposte educative per la prevenzione delle sfide online pericolose’. L’indagine, condotta per promuovere la sicurezza della community, ha messo in luce che circa la metà dei giovani intervistati (il 46%) vorrebbe “maggiore disponibilità di informazioni valide sui rischi” e “sulle attività estreme”. Anche perchè, si scopre sempre dalla ricerca che ha convolto 10 mila persone (adolescenti, genitori ed educatori anche italiani), parte delle challenge on line sono delle vere e proprie bufale. 

Sfide pericolose

Secondo i risultati dell’agenzia indipendente Praesidio Safeguarding, lo 0,3% degli utenti intervistati, tra i 13 e i 19 anni, ha dichiarato di aver preso parte ad una sfida che considerava pericolosa, riporta Ansa. Per quasi la metà (48%), le sfide individuate sull’app sono state percepite come sicure e divertenti; al 32% è stato associato un certo rischio, ma ancora basso; il 14% è stato descritto come rischioso e pericoloso. Soltanto il 3% è stato definito molto pericoloso, con lo 0,3% che ha preso effettivamente parte alle prove, da postare in diretta. Dalla ricerca è inoltre emerso che, prima di parteciparvi, gli adolescenti utilizzano una serie di metodi per comprendere i rischi delle challenge online: guardare video di altri partecipanti, leggere i commenti e parlarne con gli amici.

Le “sfide bufala”, cosa sono

Una sottocategoria di challenge emersa dalla ricerca  quella delle cosiddette sfide bufala, ovvero false sfide legate a suicidio/autolesionismo, come Galindo/ Blue Whale e Momo. Le sfide bufala “propagano un’informazione falsa, cioè che esista un soggetto malintenzionato che spinge gli utenti (di solito giovanissimi) a svolgere una serie di attività dannose che si intensificano, terminando con atti di autolesionismo o suicidio. Queste sono spesso espresse sotto forma di ‘sfida’. In realtà queste ‘sfide bufala’ – sottolinea lo studio – sono storie costruite per diffondere e perpetuare la paura e l’ansia senza alcun elemento autentico di partecipazione o di sfida”. Proprio per questo, e per fornire una migliore informazione su challenge e potenziali contenuti ingannevoli ad adolescenti, genitori ed educatori, TikTok ha sviluppato nuove risorse dedicate nel suo centro sicurezza. In particolare, un nuovo messaggio incoraggia i membri della community a visitare il Centro Sicurezza per saperne di più e a segnalare sfide pericolose.

Cos’è il Phubbing e perché è decisamente poco apprezzato

Sebbene il termine ‘Phubbing’ non sia molto noto, a contrario, si tratta di fenomeno fin troppo diffuso, e decisamente poco apprezzato. Ma cos’è il Phubbing? Dall’inglese ‘Phone’ e ‘Snubbing’, il termine descrive l’atto di trascurare con intenzione i propri interlocutori reagendo istantaneamente a qualsiasi notifica proveniente dallo smartphone, o semplicemente, navigando su Internet nel bel mezzo di una conversazione. In pratica il Phubbing è un comportamento che viola non solo la netiquette (dal vocabolo inglese network, rete, e da quello francese étiquette, buona educazione), ovvero l’insieme di regole informali che disciplinano il buon comportamento di un utente su Internet, ma anche quelle della buona educazione nel mondo reale.

Un comportamento che irrita chi lo subisce

Quando viene subìto il Phubbing è ritenuto un comportamento irritante dalla quasi totalità degli intervistati (81%) da una survey realizzata da Wiko. Eppure, oltre il 70% ammette di aver ceduto a questa cattiva abitudine almeno una volta. Il 23% degli intervistati afferma addirittura di ‘snobbare’ il prossimo frequentemente, lanciando continue occhiate distratte al telefono mentre è in compagnia di una o più persone. Un dato che non stupisce, considerando che il 68% degli utenti controlla il proprio smartphone più di 50 volte al giorno. D’altronde, il device mobile è ormai l’oggetto che mantiene tutti costantemente in contatto e aggiornati, è usato per lavorare, studiare, controllare le notizie, anticipare i cambiamenti del meteo e per socializzare. A quanto pare, però, non con chi ci sta davanti.

Rifugiarsi nello schermo dello smartphone anche in compagnia

Tra le motivazioni più comuni per distrarsi con lo smartphone c’è la noia. Il 78% dei partecipanti alla survey dichiara di controllare il display più spesso se si annoia. Occhio quindi a mantenere le conversazioni sempre brillanti, pena l’essere ignorati. Il restante 22%, invece, cede alla distrazione solo in caso di particolare agitazione. Se l’argomento è spinoso o l’interlocutore mette in soggezione, rifugiarsi nello schermo dello smartphone pare funzionare come un ottimo antistress.

Aumenta la possibilità di fraintendimenti, discussioni e malumori

Per quanto odiato, la maggioranza, comunque, ritiene il Phubbing giustificato se la causa della distrazione digitale è l’attesa di un messaggio importante (61%). E il 39% ha una soglia di tolleranza perfino più alta: il semplice controllo di notifiche ed e-mail vince sulla buona etichetta. Questioni di priorità, insomma. Nonostante quasi tutti siano d’accordo che il Phubbing contribuisca a rendere secondaria l’interazione con gli altri, aumentando la possibilità di fraintendimenti, discussioni e malumori, sembra proprio che alcuni non riescano a fare a meno di avere lo smartphone sempre a portata di mano. Il 30% degli intervistati, infatti, avrebbe grosse difficoltà a lasciare il telefono in tasca per il tempo di una intera conversazione.

Rapporto Ue: le rinnovabili prime nella produzione dell’energia elettrica

Il 2020 non è stato solo l’anno del Covid-19. Almeno nell’Unione europea, ha anche rappresentato un vero e proprio giro di boa sul fronte dell’energia sostenibile. Per la prima volta nel 2020, infatti, le energie rinnovabili hanno superato i combustibili fossili come fonte numero uno per la generazione di energia elettrica nell’Ue. È uno dei dati che emergono dal “Rapporto sullo stato dell’Unione dell’energia per il 2021”, da poco pubblicato dalla Commissione europea. A quasi due anni dal lancio del Green Deal europeo, il rapporto fa il punto sui progressi che l’Ue sta compiendo sul fronte della transizione verso l’energia pulita.

Sulla strada della neuralità climatica

“Sebbene vi siano una serie di tendenze incoraggianti –  si legge in una nota della Commissione – saranno necessari maggiori sforzi per raggiungere l’obiettivo del 2030 di ridurre le emissioni nette di almeno il 55% e raggiungere la neutralità climatica entro il 2050, e i dati dovranno essere analizzati attentamente il prossimo anno per le tendenze post-Covid di più lungo periodo”. In base ai dati contenuti nel rapporto, nel 2020 le energie rinnovabili hanno generato il 38% dell’elettricità dell’Ue, rispetto al 37% prodotto con l’uso dei combustibili fossili. L’obiettivo del 2030 è di arrivare al 65% di elettricità generata dalle rinnovabili. Ad oggi, nove Stati membri hanno già completato l’eliminazione graduale del carbone, 13 si sono impegnati a farlo entro una data definita e infine altri quattro stanno valutando possibili scadenze.

Dal 2019 al 2020, meno sussidi, consumi ed emissioni

Nel 2020, i sussidi ai combustibili fossili sono leggermente diminuiti, mentre sono aumentate le sovvenzioni per le energie rinnovabili e per l’efficienza energetica. Ma il dato fondamentale, nel confronto tra i due anni, è quello del minor consumo: nel 2020, infatti, il consumo di energia primaria è diminuito dell’1,9% e il consumo di energia finale dello 0,6%. Tuttavia, sottolinea la Commissione, entrambe le cifre sono al di sopra della traiettoria necessaria per raggiungere gli obiettivi dell’Ue per il 2020 e per il 2030. Da notare che proprio quest’ultimo punto  contraddice le conclusioni di un rapporto dall’Agenzia europea dell’Ambiente (Aea) appena pubblicato, secondo cui invece gli obiettivi di efficienza energetica per il 2020 sarebbero stati raggiunti proprio l’anno scorso, grazie ai lockdown imposti dal Covid-19.  Non cambiano tuttavia le raccomandazioni finali. Infatti, anche l’Aea conclude che è necessario aumentare l’efficienza energetica per raggiungere gli obiettivi del 2030. Insomma, vietato allentare la presa: gli Stati membri devono continuare a impegnarsi per migliorare l’efficienza energetica.

Il cambiamento climatico supera il Covid nella classifica dei rischi emergenti

Il cambiamento climatico torna a occupare la prima posizione nella classifica dei principali rischi emergenti nel mondo. Nonostante la crisi sanitaria dovuta al Covid-19, il cambiamento climatico è di nuovo il rischio più temuto dai cittadini di tutto il mondo. Al secondo posto, e in aumento, si posiziona il rischio per la sicurezza informatica, che negli Stati Uniti sta diventando la prima preoccupazione.  Le società però sono ancora troppo impreparate per affrontare queste sfide. Lo rivela l’ottava edizione del Future Risks Report di AXA.

Il climate change è al terzo posto in Asia e Medio Oriente e al quarto in Africa

Lo studio internazionale Future Risks Report di AXA misura e classifica l’evoluzione della percezione in merito ai principali rischi emergenti nel mondo, tenendo in considerazione sia il punto di vista degli esperti di gestione del rischio sia quello dell’opinione pubblica. Il sondaggio è stato realizzato in collaborazione con Ipsos ed Eurasia Group, la società di consulenza di analisi geopolitica. I rischi legati al cambiamento climatico tornano quindi a occupare il primo posto tra i 10 principali rischi emergenti nel mondo. La consapevolezza riguardo il climate change è più alta in Europa, mentre si posiziona al terzo posto in Asia e Medio Oriente, e al quarto in Africa, dove il Covid-19 rimane la principale preoccupazione.

Il Covid-19 è al terzo posto nella classifica degli esperti

In un contesto segnato dall’accelerazione della trasformazione digitale e dall’esplosione del numero di attacchi informatici, lo studio conferma però anche una forte preoccupazione per la sicurezza informatica. Questo rischio infatti si posiziona al primo posto negli Stati Uniti e al secondo posto in tutte le altre aree geografiche. Quanto ai rischi relativi a pandemia e malattie infettive, che lo scorso anno si erano classificati al primo posto, è sceso al terzo posto nella classifica degli esperti, ma resta la preoccupazione più alta del grande pubblico, la cui quotidianità è ancora segnata dalla crisi sanitaria. La pandemia da Covid-19 ha avuto infatti un impatto duraturo sulla sensazione di vulnerabilità e i rischi per la salute: oltre il 70% degli intervistati afferma di essere preoccupato per i rischi di malattie infettive, malattie croniche e per l’impatto dell’esposizione a lungo termine a sostanze tossiche.

Un basso livello di fiducia nella capacità dei Governi 

In generale, l’indagine rivela un basso livello di fiducia nella capacità dei Governi di affrontare questi rischi. D’altronde, di fronte a rischi sempre più complessi, oltre il 55% degli intervistati ritiene che un approccio collettivo e globale sia il modo più appropriato per proporre soluzioni efficaci.

L’effetto della pandemia sulla retribuzione media annua

Come conseguenza dell’ampio ricorso alla cassa integrazione durante la pandemia da Covid-19 nel 2020 le retribuzioni medie annue risultano profondamente influenzate dalla riduzione delle giornate retribuite dal datore di lavoro. Le vicende drammatiche del 2020 hanno avuto un impatto dirompente sulle retribuzioni dei lavoratori, e condizionano pesantemente l’analisi della dinamica. È uno degli aspetti che emergono dal XX Rapporto annuale dell’Inps. Non si può spiegare altrimenti, spiegano dall’Inps, sia la caduta della retribuzione media annua dei dipendenti, scesa da 24.140 euro nel 2019 a 23.091 euro nel 2020 (-4,3%), corrispondente a una perdita di poco più di 1.000 euro, sia la crescita contemporanea delle retribuzioni medie annue dei dipendenti full year (passate da 32.668 a 36.448 euro, +11,6%) e dei dipendenti part year (passate da 12.698 euro a 14.698 euro, +15,8%).

Una modifica nella distribuzione dei dipendenti per continuità di impiego

Secondo il XX Rapporto annuale Inps si tratta di una dinamica che sottintende fenomeni di selezione settoriale e professionale che rispetto all’anno precedente hanno ridotto e modificato la composizione dei dipendenti full year, e specularmente, aumentato e modificato quella dei dipendenti part year. È evidente, dunque, che il risultato complessivo finale di vistosa contrazione della retribuzione media annua è condizionato soprattutto dall’eccezionale modifica nella distribuzione dei dipendenti per continuità di impiego. Questo a causa della consistenza e della diffusione delle sospensioni dal lavoro causate dalla pandemia.

La riduzione dei contratti part time, dell’apprendistato e dei contratti a termine

Non a caso sono solo le retribuzioni del settore pubblico a evidenziare dinamiche nettamente più contenute, allineate con quanto usualmente si osserva di anno in anno, perché in pratica non ‘viziate’ dalle variazioni straordinarie delle giornate effettivamente lavorate. Analoghe considerazioni, spiega l’Inps, si possono proporre a proposito delle retribuzioni medie giornaliere. Anche in tal caso hanno influito le dinamiche eccezionali del 2020, con la riduzione, nella composizione della domanda di lavoro effettiva, sia dei contratti part time sia dell’apprendistato e dei contratti a termine.

Rimangono mediamente più stabili le retribuzioni nel settore pubblico

È per questo motivo, si legge ancora nel XX Rapporto annuale Inps ripreso da Adnkronos, che la retribuzione media giornaliera è aumentata per l’insieme dei dipendenti, passando da 96 euro a 98 euro (+2,8%). Anche l’incremento della retribuzione media dei dipendenti part year, passata da 73 euro a 79 euro (+7,5%) è effetto delle dinamiche già indicate. Rimangono mediamente più stabili, e rispetto al settore privato più alte, le retribuzioni nel settore pubblico.

Lombardia, dalla Regione un nuovo impulso agli investimenti esteri

Obiettivo, convogliare sul territorio importanti investimenti esteri. Ha questo preciso scopo il nuovo passo effettuato dalla giunta, che ha recentemente definito i criteri della manifestazione di interesse per la mappatura delle opportunità di insediamento e di investimento in Regione. 
“La Lombardia – ha spiegato l’assessore allo Sviluppo Economico di Regione Lombardia, Guido Guidesi – è la Regione più attrattiva d’Italia e vogliamo continui ad essere meta privilegiata per gli investitori esteri. Questa iniziativa vuole dare un’opportunità concreta a chi vuole venire ad investire in Lombardia. Rispetto al passato abbiamo voluto introdurre importanti novità: la prima riguarda l’inclusione della tipologia di offerta progetti di riqualificazione e/o sviluppo urbano, la seconda l’ampliamento della platea di soggetti destinatari, oltre ai Comuni, anche Unioni di Comuni, Comunità Montane, Province e Città Metropolitane”.

Due diverse tipologia di offerta: opportunità di insediamento e riqualificazione

Le opportunità di insediamento e i progetti di investimento con le funzioni d’uso ammesse verranno pubblicati sulla piattaforma digitale, nuova e userfriendly www.investinlombardy.com. In merito alle tipologie di offerta, queste sono due, ben distinte fra loro: “La prima riguardante le aree edificabili ed edifici esistenti quali opportunità di insediamento per attività di tipo prevalentemente economico e comprendenti sia le aree pronte all’uso sia le aree e gli immobili dismessi. La seconda rivolta a progetti di riqualificazione e/o di sviluppo urbano strategici per il territorio quali opportunità di investimento. Per entrambe le tipologie di offerta potranno essere candidate opportunità di proprietà pubblica e/o privata, in questo secondo caso previa attivazione di una procedura ad evidenza pubblica” spiega una nota della Regione.

I vantaggi dell’investimento

L’ammissione alla manifestazione d’interesse offre i seguenti vantaggi: pubblicazione sulla piattaforma www.investinlombardy.com di una scheda informativa sull’opportunità di insediamento/progetto di investimento. Ed inoltre: la promozione delle opportunità di insediamento e dei progetti di investimento attraverso azioni specifiche e mirate in occasione di iniziative di promozione su scala nazionale e internazionale come eventi, meeting, conferenze, convegni, fiere, campagne di comunicazione ed editoria. Azioni queste realizzate in collaborazione con Promos Italia, il Sistema Camerale lombardo e nella collaborazione istituzionale tra Regione Lombardia e gli Enti della diplomazia economica italiana ed estera.
“Grazie a questo progetto oggi in Lombardia gli investitori italiani ed esteri hanno a disposizione dei servizi qualificati di supporto alle loro decisioni, con un unico punto di accesso e una piattaforma telematica dedicata che raccoglie le opportunità di investimento. – ha dichiarato Gian Domenico Auricchio Presidente di Unioncamere Lombardia. È con queste azioni concrete che vogliamo intercettare la ripartenza economica per consolidare l’attrattività del nostro territorio e contribuire così a creare nuovi insediamenti economici nella nostra regione.”
“Da anni la Lombardia ha saputo fare sistema – ha spiegato Giovanni Da Pozzo, Presidente di Promos Italia – enti ed istituzioni regionali collaborano tra loro e con omologhi nazionali ed internazionali con l’obiettivo di sviluppare progetti e politiche in grado di favorire l’attrattività. Non è un caso che la regione lombarda sia la più attrattiva d’Italia, con circa 200 progetti di investimento estero atterrati nell’ultimo triennio, e nel 2021 sono già 30 i progetti di investimento estero annunciati in Lombardia”.