Le aziende investono in trasformazione digitale? Ecco cosa pensano gli imprenditori italiani

Secondo il 50% degli imprenditori intervistati dalla survey EY Tech Horizon le aziende italiane hanno avviato importanti trasformazioni digitali. La spinta verso la transizione digitale del Paese e dell’ecosistema produttivo ha visto infatti una netta accelerazione negli ultimi due anni. Una transizione che genera valore di natura finanziaria, ma anche sociale sia per l’organizzazione sia per gli utenti. Tra i fattori della trasformazione, sempre secondo EY Tech Horizon, quelli principali risultano l’adozione o il consolidamento di nuove tecnologie quali data&analytics, machine learning, Intelligenza artificiale, Internet of Things (IoT) e cloud.

Tecnologia come fattore abilitante per creare valore

Le imprese italiane, quindi, saranno sempre più data-centriche e digitali per poter programmare al meglio le decisioni, i processi e le interazioni con tutti gli interlocutori. La tecnologia è il fattore abilitante per una trasformazione in grado di creare valore, ma soltanto se utilizzata in una combinazione sinergica di diversi strumenti, e allineata agli obiettivi strategici delle aziende.
Tra le tecnologie su cui puntare, data&analytics viene indicata dal 22% degli intervistati come principale trend di investimento per i prossimi due anni. Seguono, l’Internet of Things, indicato dal 20%, il cloud, dal 18%, l’Intelligenza artificiale e il machine learning dal 15%.

Costi elevati delle infrastrutture e cybersecurity gli ostacoli principali

Gli ostacoli principali al proseguimento di questa trasformazione per gli imprenditori riguardano i costi elevati delle infrastrutture e i rischi legati alla cybersecurity. I fattori trainanti per superare queste barriere sono le partnership strategiche con expertise tecnologiche complementari, e l’upskilling delle competenze. La combinazione tra tecnologie diverse, in particolare data analytics e Intelligenza artificiale, è indicata dal 45% degli intervistati, anche come fattore chiave per migliorare la customer experience. Questa maggiore apertura verso le nuove tecnologie è emblematica della fase di accelerazione in innovazione digitale in cui si trova il nostro Paese, anche grazie alla spinta rappresentata dalle risorse stanziate dal Pnrr.

Valutare i gap di competenze per comprendere dove investire

Per contro, le maggiori criticità emerse nei confronti del ruolo della trasformazione dei dati riguardano per il 15% la difficoltà alla scalabilità di prodotti e servizi data-driven, e per l’11% la carenza di competenze dei dipendenti. Per questo motivo, le aziende sono sempre più impegnate nel valutare i gap di competenze per comprendere dove investire e offrire programmi di formazione obbligatoria, upskilling e reskilling per rafforzare le competenze digitali e tecnologiche. In particolare, dando priorità a tematiche come data analytics, cloudification, IoT, cybersecurity e privacy.

Il digitale migliora la vita, ma gli italiani temono le cyber-minacce 

Per gli italiani il digitale migliora la vita, e le piattaforme web oggi rappresentano una componente irrinunciabile della vita quotidiana dei nostri connazionali. Quanto al grande tema del 5G, la maggioranza degli italiani è favorevole alla sua implementazione. Al contempo, però, aumentano anche le cyber-paure, e 6 italiani su 10 temono per la propria sicurezza informatica. È quanto emerge in sintesi dal secondo Rapporto sul valore della connettività in Italia, focalizzato su Vivere e valutare la digital life, e realizzato dal Censis in collaborazione con Windtre. Il Rapporto è stato presentato alla Camera, discusso e introdotto da Roberto Basso, Director External Affairs and Sustainability Windtre.

Immersi nella digital life e connessi sempre e ovunque

Quanto al diritto alla connessione nella digital life, emerge che gli italiani fanno da soli. Immersi nella digital life, gli utenti ricorrono alla combinazione di infrastrutture fisse e mobili per garantirsi l’accesso sempre, ovunque e comunque. Il 71,5% dei cittadini dotati di una connessione a internet utilizza sia la rete fissa sia la rete mobile, il 17,7% solo la linea mobile, e il 10,8% solo la rete fissa.
Agli operatori di rete sono richieste connessioni veloci, con un’alta qualità e fluidità dei contenuti (51,6%), connessioni affidabili, senza incorrere in interruzioni (41,7%), un servizio di assistenza rapido e facilmente accessibile in caso di guasti o di problemi amministrativi (31,1%).

Aumentano le cyber-paure

Inoltre, il 43,9% degli italiani, e il dato sale al 51,5% tra i laureati e al 55,0% tra i giovani, pagherebbe qualcosa in più pur di avere la connessione con i requisiti indicati. Ma il Rapporto rileva inoltre che le cyber-paure sono ormai al primo posto della vita degli italiani digitale. Il lato oscuro della digital life, sottolinea la ricerca, oggi ha il volto delle cyber-minacce. Il 56,6% degli italiani, e ben il 61,9% dei giovani, riporta Adnkronos, ha paura per la propria sicurezza informatica, ad esempio, quando svolge operazioni bancarie online.

I cyber-attacchi insidiano il diritto alla connessione

Insomma, i cyber-attacchi insidiano il diritto alla connessione, che per gli italiani va tutelato garantendo adeguate protezioni dalle minacce. I ripetuti attacchi informatici a istituzioni, imprese e cittadini fanno presa sul corpo sociale e spaventano più di quanto si tema il libero accesso alla rete da parte dei minori (34,7%), i rischi di dipendenza dal web e le minacce alla salute mentale (23,7%), e gli hater che aggrediscono le persone sul web (22,0%).

Chi si rivolge alle agenzie investigative di solito?

Rivolgersi ad un investigatore privato non è più una faccenda che riguarda soltanto grandi aziende o persone che sospettano che il coniuge possa tradirle.

Questo tipo di servizi, sebbene facciano parte tutt’oggi del lavoro quotidiano di un’agenzia investigativa, rappresentano in realtà soltanto l’aspetto cinematografico di questo lavoro.

Oggi infatti, sono tantissime la persone comuni che si rivolgono ad un esperto in investigazioni private per risolvere problemi grandi e piccoli che riguardano la sfera personale, così come quella lavorativa.

In base al tipo di sospetto o necessità di portare alla luce determinate situazioni, possono infatti essere sia i privati che varie realtà imprenditoriali ad aver necessità di contattare un investigatore privato.

Come sempre, a fare la differenza sonol’esperienza e le risorse a disposizione dei professionisti cui ci si affida. Per questo motivo è bene scegliere con cura l’agenzia investigativa alla quale richiedere di far luce sulla situazione che ci interessa.

I servizi di un’agenzia investigativa per i privati

Ci sono ad esempio persone che hanno necessità di rivolgersi ad un investigatore privato per capire cosa facciano e chi frequentino i propri figli quando non si trovano in casa.

Il controllo dei minori, e dunque verificare le frequentazioni che questi intrattengono quando sono con i coetanei, è esattamente uno dei motivi principali per i quali le persone si rivolgono agli investigatori privati.

Ci sono poi le indagini legate ad episodi di molestie o veri e propri stalker che rendono difficile la vita della vittima, la quale decide di rivolgersi ad un investigatore privato così che questi possa produrre tutte le prove necessarie da portare poi in tribunale.

Un altro caso tipico per il quale oggi le persone si rivolgono ad un investigatore privato sono quelle indagini mirate alla revisione dell’assegno di mantenimento. Non è raro infatti, che il coniuge obbligato a versare all’altra parte un assegno mensile riesca in qualche modo a celare il proprio reddito o patrimonio, in maniera tale da andare a corrispondere un assegno mensile dall’importo più basso.

I servizi di un’agenzia investigativa per le aziende

Tipicamente, le aziende si rivolgono ad un’agenzia investigativa quando hanno il sospetto che potenziali dipendenti infedeli possano assentarsi in maniera arbitraria e ingiustificata dal luogo di lavoro, creando un danno all’azienda stessa. In questo caso l’investigatore va a mettere in atto tutta una serie di strategie volte a verificare cosa facciano effettivamente i dipendenti durante l’orario di lavoro e se questi si assentino o meno in maniera ingiustificata.

Ci sono poi i casi in cui si sospettano furti e altri comportamenti inadeguati da parte dei dipendenti, con lo scopo di sottrarre materiale e altre risorse senza alcuna autorizzazione o tipo di permesso da parte dell’azienda.

Anche in questo caso le indagini sono volte ad individuare il responsabile al fine di riuscire a produrre tutte le prove necessarie che hanno lo scopo di poter procedere anche al licenziamento per giusta causa.

Anche la concorrenza sleale è uno dei motivi che spingono aziende di ogni tipo a rivolgersi ad agenzie investigative, dato che questo tipo di fenomeno può arrecare danni non indifferenti a qualsiasi realtà lavorativa.

Si parla ad esempio di casi di contraffazione di un marchio, di diffusione di notizie false e denigratorie o manipolazione di dipendenti e collaboratori.

Conclusione

Dunque le ragioni per le quali ci si può rivolgere ad un’agenzia investigativa sono veramente numerose e riguardano sia la sfera personale, e dunque quella privata, che aziende ed imprese di ogni tipo.

Rivolgersi ad un’agenzia con esperienza nel settore è importante perché può fare la differenza sia nella raccolta delle prove che nella discrezione necessaria in questi casi.

Cosa fare quando le tapparelle di casa non funzionano?

Quando in casa c’è un dispositivo che non funziona, solitamente andiamo nel panico perché non sappiamo come fare senza poterne usufruire.

In particolar modo, quando il dispositivo in questione è particolarmente importante o di utilizzo quotidiano, avvertiamo la necessità di ricevere rapidamente le prestazioni di un esperto che possa porre rimedio e consentire di ripristinare la normalità.

Ciò vale ad esempio per le tapparelle di casa, della cui importanza di rendiamo conto solo quando per un motivo particolare queste non funzionano bene.

Le tapparelle di casa infatti, quando vengono azionate, sono soggette ad una forza meccanica in grado di usurare nel tempo ingranaggi e componenti.

I problemi tipici delle tapparelle di casa

Non è raro per questo riscontrare problemi al rullo che rendono difficoltoso il riuscire ad aprirle o chiuderle, nonché casi in cui si verifica la rottura di un componente nonché la classica tapparella che esce fuori dai binari.

Sono solitamente questi i problemi che interessano le tapparelle di casa, e provvedere alla loro riparazione non sempre è semplice soprattutto nel caso di rottura della cinghia, dato che si rende necessario aprire il cassettone e sistemarne accuratamente una nuova facendo attenzione da fissarla in maniera corretta così da consentirle di azionare regolarmente il meccanismo di apertura e chiusura.

Altrettanto delicata è l’operazione che riguarda un eventuale guasto al rullo e dei suoi leganti, o della tapparella bloccata a causa di un perno che è uscito dal suo alloggio originale magari a causa della rottura dei supporti.

Le soluzioni a nostra disposizione

Riuscire a porre rimedio autonomamente appare complicato, soprattutto per coloro i quali non hanno mai affrontato una riparazione simile e non hanno dimestichezza con le tapparelle. L’inesperienza può infatti giocare brutti scherzi, sia dal punto di vista tecnico che per quel che riguarda l’ambito economico.

Meglio evitare dunque di tentare una riparazione casalinga perché il rischio è quello di peggiorare la situazione compromettendo anche altri elementi il cui ripristino potrebbe essere poi più costoso.

Meglio dunque rivolgersi ad un tecnico specializzato nella riparazione tapparelle, che conosca perfettamente i vari componenti e meccanismi e che possa per questo apportare efficacemente tutti gli interventi necessari che consentano di ripristinare il corretto funzionamento delle tapparelle.

I vantaggi di rivolgersi ad un professionista

Sia che si tratti della riparazione delle tapparelle relative alla tua abitazione, che quelle di un ufficio, negozio, garage o capannone industriale, un professionista preparato sarà in grado di individuare la natura del guasto e porre rimedio nel minore tempo possibile, dato che un guasto alle tapparelle crea un disagio non indifferente a tutti coloro i quali vivono o lavorano in quel determinato ambiente.

Questo vale sia per tapparelle di tipo tradizionale che per tapparelle motorizzate che presentano problemi al motore o ad altre parti elettriche, le quali sono particolarmente complesse da gestire e che necessitano per questo di un intervento di un tecnico che sappia come gestirle data la loro particolare struttura.

Grazie alle prestazioni di un professionista del settore, ogni riparazione potrà essere apportata nel minore tempo possibile e facendo in modo che le tapparelle possano tornare immediatamente a svolgere il loro lavoro e permettendo a tutti di poterle azionare senza fare fatica e senza il timore che queste possano cedere nuovamente.

Un esperto è infatti in grado di individuare rapidamente il problema che interessa le tapparelle del nostro appartamento, e dispone di tutti i pezzi di ricambio che sono necessari per effettuare la riparazione in questione.

Avremmo così la nostra serranda o tapparella nuovamente funzionante al meglio nel minore tempo possibile. Se il  problema è urgente puoi usufruire di un servizio di pronto intervento 24 grazie al quale poter trovare rapidamente il professionista di cui hai bisogno.

Stangata in bolletta per luce e gas: le contromosse per risparmiare 

Il 2022 si è aperto con una vera e propria stangata sui budget familiari degli italiani a causa dei forti rincari di luce e gas. E già nel 2021 si era registrati aumenti per le forniture energetiche. Insomma, si tratta di costi importanti che peseranno e non poco sui conti domestici. Ovvio che, con queste premesse, gli italiani stiano cercando di risparmiare qualcosa mettendo in campo contromosse come spegnere le luci o rinunciare agli abbonamenti alle piattaforme streaming.

Gli aumenti che ci attendono

Secondo la stima dell’Arera, l’Autorità di regolazione per Energia Reti e Ambiente, le nuove tariffe si tradurranno in una spesa per la famiglia-tipo di: +68% per la bolletta elettrica (circa 823 euro); +64% per la bolletta del gas (circa 1560 euro). Un caro bollette che si fra sentire sull’economia familiare: secondo un’indagine condotta da Condexo, azienda che si occupa di gestioni condominiali, che ha deciso di sondare l’opinione delle famiglie alle prese con gli aumenti dei costi di elettricità e gas, l’aumento peserà “molto” per il 75% degli intervistati; “abbastanza” per il restante 25%. Tra quanti hanno risposto al sondaggio, il 60% dichiara che sarà l’elettricità la voce più pesante.

Prove di risparmio

Per risparmiare e compensare gli aumenti, il 50% degli italiani intervistati sceglie di tenere meno luci accese in casa; il 44% farà invece un uso minore degli elettrodomestici, per far fronte al caro bollette meno lavatrici e lavastoviglie. Tra i rimedi il 25% degli intervistati ha dichiarato che sostituirà le vecchie lampadine con quelle a basso consumo; il 6% pensa invece di sostituire i vecchi elettrodomestici; il 3% l’impianto di riscaldamento. Solo il 19% è disposto ad abbassare le temperature dei termosifoni sotto i 22° nonostante ad ogni grado in meno rispetto a questo livello corrisponda un risparmio compreso tra i 6% e il 10% sul consumo. Per il 44% meglio optare per la minor dispersione del calore in casa: infissi ben chiusi, ambienti isolati e porte serrate, niente panni sui termosifoni da sottoporre a manutenzione insieme alla caldaia. Rincari che si ripercuotono anche sulle abitudini. Per far fronte alle maggiori spese per luce e gas il 65% degli intervistati da Condexo rinuncerà a pranzi e cene fuori; il 36% alla colazione al bar dove i rincari hanno fatto schizzare in alto il prezzo del caffè: secondo i calcoli di Assoutenti in alcuni casi raggiunge il prezzo di 1,50 euro la tazzina, con un rincaro del 37,6%. Il 33% taglierà su eventi sportivi dal vivo, quindi partite viste allo stadio o nei palazzetti dello sport. Il 25% rinuncerà agli abbonamenti a piattaforme streaming, stessa percentuale per chi dirà no a gite fuoriporta e piccoli viaggi o eventi culturali come cinema, teatro e mostre. Infine, un 8% ha dichiarato che taglierà le sigarette.

Nel 2022 più rischi cyber per aziende, Vip e IoT

A tracciare un quadro dei rischi cyber nel 2022 sono gli esperti dell’azienda di sicurezza Yarix: “Nel 2022 ci aspettiamo che continuino gli attacchi ransomware basati su un modello di estorsione a quattro livelli: rendere inutilizzabili i dati della vittima chiedendo un riscatto per riottenerne l’accesso, minacciare di divulgare i dati e rendere pubblica la violazione, minacciare di colpire i clienti della vittima e attaccare la supply chain – sostengono gli esperti -, cioè i suoi fornitori di tecnologia con l’obiettivo di manipolare e compromettere l’infrastruttura e il codice sorgente del software”.
Ma secondo gli esperti Yarix, se nel 2021 gli hacker hanno usato sempre più ransomware per colpire aziende, infrastrutture critiche e la sanità, nel 2022 le aggressioni con richiesta di riscatto si amplieranno, e a queste si affiancheranno il furto di dati ai Vip, le intrusioni nel cloud, lo sfruttamento di vulnerabilità sconosciute nei sistemi e la compromissione dei dispositivi IoT. 

Rubare i dati e colpire gli ambienti cloud

Il furto di dati, secondo i ricercatori, rimarrà uno degli aspetti critici nel prossimo anno, con eventi che riguarderanno figure apicali o di spicco (Vip e influencer) in quanto più esposte pubblicamente, allo scopo di ampliare il fenomeno mediatico. Ma con la migrazione sempre più massiccia verso ambienti cloud (secondo Gartner la spesa globale per questi servizi aumenterà del 54% rispetto al 2020), i cybercriminali tenteranno sempre più l’accesso con l’uso di email di phishing per rubare le credenziali, ma verrà sfruttata anche la potenza di calcolo del cloud per fabbricare illecitamente criptovalute.

Le vulnerabilità ‘zero day’ dei software e l’IoT

Altra minaccia che diventerà più massiccia nel 2022 è quella relativa allo sfruttamento di vulnerabilità cosiddette zero day, ovvero falle nei software sconosciute anche agli stessi sviluppatori. L’ultima in ordine di tempo è quella chiamata Log4Shell, tanto che recentemente anche l’Agenzia italiana di cybersicurezza ha lanciato un allarme.
“Per i produttori di software il tempo utile per far fronte alle vulnerabilità con aggiornamenti sarà sempre più ridotto a una questione di giorni, se non di ore”, sottolineano gli esperti.
Nel corso del 2022, inoltre, i cybercriminali utilizzeranno i dispositivi connessi (Internet of Things) “come una comoda base di attacco per la loro attività criminale o come mezzo per muoversi lateralmente all’interno di una rete – spiegano gli esperti -. Altro fronte critico è quello delle auto connesse, diventate ormai un business in forte espansione, e come tale, oggetto di attenzione da parte della criminalità informatica”.

Un approccio ‘zero trust’ per intercettare e neutralizzare le minacce

Come riporta Ansa, “La sfida di oggi, per le aziende evolute, è intercettare e neutralizzare le minacce informatiche – osservano i ricercatori di Yarix -. Per mantenere applicazioni e ambienti sicuri, è indispensabile un approccio ‘zero trust’, nel quale qualsiasi utente o dispositivo che tenti di connettersi alle applicazioni e ai sistemi deve essere verificato prima di ottenere l’accesso. Per le aziende sarà inoltre strategico ‘pensare come i criminali’, e iniziare ad avere maggiore visibilità di quello che avviene nel surface web e nel dark web”.

Accordo Ue sullo stop del roaming a pagamento fino al 2032

Le istituzioni Ue hanno raggiunto l’accordo politico per estendere l’abolizione del roaming a pagamento fino al 2032. Il nuovo regolamento, in vigore dal 1° luglio 2022, prolungherà quindi per altri dieci anni il sistema esistente ‘Roam Like Home’, in scadenza il 30 giugno 2022, consentendo quindi ai cittadini europei di continuare a usare i propri telefoni cellulari quando si recano all’estero senza costi aggiuntivi rispetto alle tariffe nazionali. Ovviamente, all’interno del territorio della Ue.
I consumatori avranno anche diritto alla medesima qualità e velocità di connessione all’estero come nel proprio Paese, ovunque siano disponibili reti equivalenti.

Accesso senza alcun costo aggiuntivo ai servizi di emergenza

Tra le novità previste dall’intesa, rientra anche l’accesso senza alcun costo aggiuntivo ai servizi di emergenza, sia tramite chiamata sia tramite sms, inclusa la trasmissione delle informazioni sulla posizione di chi chiama. Gli operatori delle Tlc saranno inoltre tenuti a fornire informazioni sul numero di emergenza europeo 112. Sono stati quindi risolti, seppur in parte, i nodi più delicati del negoziato, ovvero le chiamate intra-Ue e le tariffe di roaming all’ingrosso. Durante le trattative, gli eurodeputati hanno infatti spinto per eliminare i supplementi e rendere gratuite le chiamate intra-Ue effettuate dai cittadini europei a numeri di telefono di altri Paesi Ue, attualmente limitate a 19 centesimi al minuto. Un punto fortemente contestato dagli operatori.

Limitate le tariffe di roaming all’ingrosso

Inoltre, l’accordo con gli Stati membri prevede che la Commissione esamini la situazione e valuti se sia necessaria una ulteriore riduzione dei massimali. Le tariffe di roaming all’ingrosso, relative ai prezzi che gli operatori si addebitano a vicenda quando i loro clienti utilizzano altre reti durante il roaming nella Ue, dal 2022 saranno invece limitate a 2 euro per Gigabyte (Gb) progressivamente fino a 1 euro nel 2027. Se i consumatori superano i limiti del contratto durante i loro viaggi, eventuali costi aggiuntivi non potranno essere superiori a queste soglie, riferisce Ansa.

Un mercato del roaming più equo

“Viaggiare all’estero senza doversi preoccupare delle bollette telefoniche è una parte tangibile dell’esperienza del mercato unico della Ue – ha commentato il commissario Ue responsabile, Thierry Breton -. Stiamo garantendo una migliore qualità dei servizi e una maggiore trasparenza per tutti i cittadini della Ue”. Soddisfazione anche da parte del Parlamento europeo: “Stiamo creando un mercato del roaming più equo, concentrandoci in particolare sugli operatori più piccoli, riducendo in modo significativo i massimali all’ingrosso – ha aggiunto l’eurodeputata Angelika Winzig -. In qualità di capo negoziatore del Parlamento europeo, il mio obiettivo era migliorare significativamente la situazione per i consumatori”.

TikTok, indagine fra i giovani: più informazione contro le sfide “bufala”

I ragazzi prima di partecipare alle challenge on line vorrebbero saperne di più: è questo ciò che emerge da una recente ricerca commissionata da TikTok e pubblicata con il titolo ‘Analisi di efficaci risposte educative per la prevenzione delle sfide online pericolose’. L’indagine, condotta per promuovere la sicurezza della community, ha messo in luce che circa la metà dei giovani intervistati (il 46%) vorrebbe “maggiore disponibilità di informazioni valide sui rischi” e “sulle attività estreme”. Anche perchè, si scopre sempre dalla ricerca che ha convolto 10 mila persone (adolescenti, genitori ed educatori anche italiani), parte delle challenge on line sono delle vere e proprie bufale. 

Sfide pericolose

Secondo i risultati dell’agenzia indipendente Praesidio Safeguarding, lo 0,3% degli utenti intervistati, tra i 13 e i 19 anni, ha dichiarato di aver preso parte ad una sfida che considerava pericolosa, riporta Ansa. Per quasi la metà (48%), le sfide individuate sull’app sono state percepite come sicure e divertenti; al 32% è stato associato un certo rischio, ma ancora basso; il 14% è stato descritto come rischioso e pericoloso. Soltanto il 3% è stato definito molto pericoloso, con lo 0,3% che ha preso effettivamente parte alle prove, da postare in diretta. Dalla ricerca è inoltre emerso che, prima di parteciparvi, gli adolescenti utilizzano una serie di metodi per comprendere i rischi delle challenge online: guardare video di altri partecipanti, leggere i commenti e parlarne con gli amici.

Le “sfide bufala”, cosa sono

Una sottocategoria di challenge emersa dalla ricerca  quella delle cosiddette sfide bufala, ovvero false sfide legate a suicidio/autolesionismo, come Galindo/ Blue Whale e Momo. Le sfide bufala “propagano un’informazione falsa, cioè che esista un soggetto malintenzionato che spinge gli utenti (di solito giovanissimi) a svolgere una serie di attività dannose che si intensificano, terminando con atti di autolesionismo o suicidio. Queste sono spesso espresse sotto forma di ‘sfida’. In realtà queste ‘sfide bufala’ – sottolinea lo studio – sono storie costruite per diffondere e perpetuare la paura e l’ansia senza alcun elemento autentico di partecipazione o di sfida”. Proprio per questo, e per fornire una migliore informazione su challenge e potenziali contenuti ingannevoli ad adolescenti, genitori ed educatori, TikTok ha sviluppato nuove risorse dedicate nel suo centro sicurezza. In particolare, un nuovo messaggio incoraggia i membri della community a visitare il Centro Sicurezza per saperne di più e a segnalare sfide pericolose.

Cos’è il Phubbing e perché è decisamente poco apprezzato

Sebbene il termine ‘Phubbing’ non sia molto noto, a contrario, si tratta di fenomeno fin troppo diffuso, e decisamente poco apprezzato. Ma cos’è il Phubbing? Dall’inglese ‘Phone’ e ‘Snubbing’, il termine descrive l’atto di trascurare con intenzione i propri interlocutori reagendo istantaneamente a qualsiasi notifica proveniente dallo smartphone, o semplicemente, navigando su Internet nel bel mezzo di una conversazione. In pratica il Phubbing è un comportamento che viola non solo la netiquette (dal vocabolo inglese network, rete, e da quello francese étiquette, buona educazione), ovvero l’insieme di regole informali che disciplinano il buon comportamento di un utente su Internet, ma anche quelle della buona educazione nel mondo reale.

Un comportamento che irrita chi lo subisce

Quando viene subìto il Phubbing è ritenuto un comportamento irritante dalla quasi totalità degli intervistati (81%) da una survey realizzata da Wiko. Eppure, oltre il 70% ammette di aver ceduto a questa cattiva abitudine almeno una volta. Il 23% degli intervistati afferma addirittura di ‘snobbare’ il prossimo frequentemente, lanciando continue occhiate distratte al telefono mentre è in compagnia di una o più persone. Un dato che non stupisce, considerando che il 68% degli utenti controlla il proprio smartphone più di 50 volte al giorno. D’altronde, il device mobile è ormai l’oggetto che mantiene tutti costantemente in contatto e aggiornati, è usato per lavorare, studiare, controllare le notizie, anticipare i cambiamenti del meteo e per socializzare. A quanto pare, però, non con chi ci sta davanti.

Rifugiarsi nello schermo dello smartphone anche in compagnia

Tra le motivazioni più comuni per distrarsi con lo smartphone c’è la noia. Il 78% dei partecipanti alla survey dichiara di controllare il display più spesso se si annoia. Occhio quindi a mantenere le conversazioni sempre brillanti, pena l’essere ignorati. Il restante 22%, invece, cede alla distrazione solo in caso di particolare agitazione. Se l’argomento è spinoso o l’interlocutore mette in soggezione, rifugiarsi nello schermo dello smartphone pare funzionare come un ottimo antistress.

Aumenta la possibilità di fraintendimenti, discussioni e malumori

Per quanto odiato, la maggioranza, comunque, ritiene il Phubbing giustificato se la causa della distrazione digitale è l’attesa di un messaggio importante (61%). E il 39% ha una soglia di tolleranza perfino più alta: il semplice controllo di notifiche ed e-mail vince sulla buona etichetta. Questioni di priorità, insomma. Nonostante quasi tutti siano d’accordo che il Phubbing contribuisca a rendere secondaria l’interazione con gli altri, aumentando la possibilità di fraintendimenti, discussioni e malumori, sembra proprio che alcuni non riescano a fare a meno di avere lo smartphone sempre a portata di mano. Il 30% degli intervistati, infatti, avrebbe grosse difficoltà a lasciare il telefono in tasca per il tempo di una intera conversazione.

Rapporto Ue: le rinnovabili prime nella produzione dell’energia elettrica

Il 2020 non è stato solo l’anno del Covid-19. Almeno nell’Unione europea, ha anche rappresentato un vero e proprio giro di boa sul fronte dell’energia sostenibile. Per la prima volta nel 2020, infatti, le energie rinnovabili hanno superato i combustibili fossili come fonte numero uno per la generazione di energia elettrica nell’Ue. È uno dei dati che emergono dal “Rapporto sullo stato dell’Unione dell’energia per il 2021”, da poco pubblicato dalla Commissione europea. A quasi due anni dal lancio del Green Deal europeo, il rapporto fa il punto sui progressi che l’Ue sta compiendo sul fronte della transizione verso l’energia pulita.

Sulla strada della neuralità climatica

“Sebbene vi siano una serie di tendenze incoraggianti –  si legge in una nota della Commissione – saranno necessari maggiori sforzi per raggiungere l’obiettivo del 2030 di ridurre le emissioni nette di almeno il 55% e raggiungere la neutralità climatica entro il 2050, e i dati dovranno essere analizzati attentamente il prossimo anno per le tendenze post-Covid di più lungo periodo”. In base ai dati contenuti nel rapporto, nel 2020 le energie rinnovabili hanno generato il 38% dell’elettricità dell’Ue, rispetto al 37% prodotto con l’uso dei combustibili fossili. L’obiettivo del 2030 è di arrivare al 65% di elettricità generata dalle rinnovabili. Ad oggi, nove Stati membri hanno già completato l’eliminazione graduale del carbone, 13 si sono impegnati a farlo entro una data definita e infine altri quattro stanno valutando possibili scadenze.

Dal 2019 al 2020, meno sussidi, consumi ed emissioni

Nel 2020, i sussidi ai combustibili fossili sono leggermente diminuiti, mentre sono aumentate le sovvenzioni per le energie rinnovabili e per l’efficienza energetica. Ma il dato fondamentale, nel confronto tra i due anni, è quello del minor consumo: nel 2020, infatti, il consumo di energia primaria è diminuito dell’1,9% e il consumo di energia finale dello 0,6%. Tuttavia, sottolinea la Commissione, entrambe le cifre sono al di sopra della traiettoria necessaria per raggiungere gli obiettivi dell’Ue per il 2020 e per il 2030. Da notare che proprio quest’ultimo punto  contraddice le conclusioni di un rapporto dall’Agenzia europea dell’Ambiente (Aea) appena pubblicato, secondo cui invece gli obiettivi di efficienza energetica per il 2020 sarebbero stati raggiunti proprio l’anno scorso, grazie ai lockdown imposti dal Covid-19.  Non cambiano tuttavia le raccomandazioni finali. Infatti, anche l’Aea conclude che è necessario aumentare l’efficienza energetica per raggiungere gli obiettivi del 2030. Insomma, vietato allentare la presa: gli Stati membri devono continuare a impegnarsi per migliorare l’efficienza energetica.