Retail ed e-commerce: quali sono i nuovi rischi online?  

Comprare online è diventato un gesto automatico, alla stregua di mandare una mail o leggere le notizie. Si sceglie un prodotto, si paga in pochi secondi e si aspetta il corriere. Tutto semplice, almeno in apparenza. Dietro questa comodità, però, si agita un microcosmo di pericoli che nel 2025 ha mostrato tutta la sua vitalità.

A raccontarlo è il Security Bulletin 2025 di Kaspersky, che analizza cosa succede davvero nel mondo della sicurezza informatica legata a retail ed e-commerce, tra utenti poco attenti e criminali sempre più organizzati.

I dati degli attacchi

Nel corso del 2025, oltre il 14% degli utenti del settore retail è stato esposto a minacce provenienti dal web, mentre più di uno su cinque ha subito attacchi direttamente sui propri dispositivi. Per quanto riguarda le imprese, l’8,25% delle aziende retail ed e-commerce ha dovuto fare i conti con attacchi ransomware.

Ancora più netto il dato che riguarda il B2B: i rilevamenti di ransomware sono cresciuti del 152% rispetto al 2023. E poi c’è il phishing, che non passa mai di moda: più di 6,7 milioni di tentativi intercettati, con i negozi online nel mirino in oltre la metà dei casi.

Fidarsi delle app non basta più

Uno degli aspetti più inquietanti emersi nel 2025 riguarda le applicazioni mobili. Anche quelle scaricate da store ufficiali possono nascondere brutte sorprese. Alcuni malware, mascherati da app per lo shopping o la consegna di cibo, sono riusciti a sottrarre dati personali e informazioni bancarie. Bisogna rimanere sempre all’erta.

Ransomware e phishing, vecchi trucchi sempre efficaci

Nel settore retail ed e-commerce, la crescita del ransomware è legata soprattutto alla diffusione di una specifica famiglia di malware, capace di sfruttare strumenti ufficiali per bloccare i sistemi delle vittime. Il phishing, invece, continua a colpire giocando sulla fretta e sulla fiducia.
I periodi di saldi e promozioni restano i momenti preferiti dagli hacker, quando email e messaggi ingannevoli si confondono facilmente con le “vere” comunicazioni.

Cosa aspettarsi dal 2026

Secondo gli esperti di Kaspersky, il futuro non sarà semplice. I chatbot diventeranno strumenti sempre più utilizzati per cercare prodotti e fare confronti, spingendo gli utenti a condividere informazioni dettagliate su gusti e abitudini. Come osserva Anna Larkina, Web Data and Privacy Analysis Expert di Kaspersky, il passaggio verso ricerche più conversazionali e visive renderà cruciale una gestione attenta dei dati per non perdere la fiducia dei consumatori.

A questo si aggiunge l’uso sempre maggiore di assistenti all’acquisto basati sull’intelligenza artificiale, spesso al di fuori delle piattaforme ufficiali.
Anche la ricerca di prodotti tramite immagini apre interrogativi sulla privacy, perché nelle foto finiscono spesso dettagli personali che non si pensa di condividere.

Controllare e ancora controllare 

La lezione è semplice, anche se scomoda: non esistono scorciatoie. Controllare link e mittenti, informarsi sui negozi online, tenere d’occhio le transazioni e proteggere i dispositivi resta l’unico modo per ridurre i rischi.

Conto delle Amministrazioni Pubbliche nel secondo trimestre 2025

Nel secondo trimestre 2025 gli indicatori di finanza pubblica segnano un miglioramento rispetto al secondo trimestre 2024.
La crescita del potere d’acquisto delle famiglie rallenta, pur confermando la dinamica positiva che perdura dal primo trimestre 2023. Nello stesso arco temporale si assiste al concomitante aumento della propensione al risparmio. La quota di profitto delle società non-finanziare registra una variazione positiva, mentre il tasso di investimento è invariato.

Quanto all’indebitamento netto delle AP in rapporto al Pil è pari al -2,0% rispetto al trimestre precedente, mentre il saldo primario è positivo, con un’incidenza sul Pil del 2,4%, così come il saldo corrente (incidenza sul Pil 3,1%).
Emerge dal Conto delle Amministrazioni pubbliche (AP) nel secondo trimestre 2025 rilasciato da IPSOS.

Profitti e uscite

La quota di profitto delle società non finanziarie, stimata al 43,2%, aumenta del +0,6%, mentre il tasso di investimento delle società non finanziarie, al 22,7%, rimane invariato. Le uscite totali crescono del 2,4% rispetto al corrispondente periodo del 2024 mentre la loro incidenza sul Pil (49,5%) rimane stabile in termini tendenziali. Nei primi due trimestri 2025 l’incidenza è stimata al 49,8%.

Le uscite correnti e in conto capitale registrano un incremento, rispettivamente del 2,3% e del 3,2%. In termini tendenziali le entrate totali aumentano del 6,6% e la loro incidenza sul Pil è del 47,6%, +1,9% rispetto al corrispondente periodo del 2024.Nei primi due trimestri dell’anno, l’incidenza delle entrate totali sul Pil è del 44,8%, +1,5% rispetto al corrispondente periodo del 2024.

Incidenza delle entrate sul Pil

Rispetto al corrispondente trimestre dell’anno precedente, le entrate correnti e le entrate in conto capitale nel secondo trimestre 2025 segnano un incremento rispettivamente del 6,1% e del 110,7%.

Complessivamente, nei primi due trimestri 2025 le AP hanno registrato un indebitamento netto pari al -5,0% del Pil, in miglioramento rispetto al -5,9% del corrispondente periodo 2024. Nei primi sei mesi del 2025, in termini di incidenza sul Pil, il saldo primario è stimato negativo e pari al -0,9% (-2,0% nello stesso periodo del 2024) mentre il saldo corrente si attesta su un valore nullo (-0,9% nel corrispondente periodo del 2024). Nello stesso periodo, la pressione fiscale è pari al 39,9% del Pil, +1,0% rispetto al primo semestre 2024.

Reddito, consumi, aumento dei prezzi

Nel secondo trimestre 2025 il reddito disponibile lordo delle famiglie aumenta del +0,8% rispetto al trimestre precedente. A fronte di un aumento dei prezzi del +0,5%, il potere d’acquisto aumenta del +0,3%.
La propensione al risparmio delle famiglie è stimata al 9,5% (+0,3% rispetto al trimestre precedente). Tale aumento deriva da una crescita della spesa per consumi finali più contenuta rispetto a quella registrata per il reddito disponibile lordo, rispettivamente(+0,5% e +0,8% in termini nominali.

Il tasso di investimento delle famiglie nel secondo trimestre del 2025 è stimato all’8,8%, + 0,1% rispetto al trimestre precedente, a fronte di una crescita della spesa per investimenti fissi lordi del 2,0% e dell’aumento del reddito lordo disponibile.

E-commerce italiano nel 2025: un business in espansione

Il settore dell’e-commerce in Italia continua a registrare una crescita costante, consolidandosi come un elemento chiave della trasformazione digitale del commercio. Secondo l’ultimo rapporto dell’Osservatorio Siti E-commerce Italiani, condotto da Netcomm in collaborazione con Cribis, il numero di aziende che operano online ha raggiunto quota 91.000, con un incremento del 3,4% rispetto all’anno precedente. Questa espansione evidenzia come sempre più imprese stiano investendo in strategie digitali per ampliare il proprio mercato e migliorare la competitività.

Parallelamente, si osserva un aumento delle società di capitale che operano nell’e-commerce, passate da 47.000 nel 2024 a 51.000 nel 2025. Questo dato suggerisce una maggiore maturità del settore, con aziende più strutturate e orientate all’innovazione tecnologica.

L’evento di riferimento per il commercio digitale

I risultati dello studio saranno presentati nel corso della ventesima edizione del Netcomm Forum, in programma il 15 e 16 aprile 2025 a Milano. L’evento rappresenta un’occasione fondamentale per discutere le tendenze del settore e affrontare le sfide future. Secondo Roberto Liscia, presidente di Netcomm, l’e-commerce sta diventando un asset strategico per le imprese italiane, ma restano ancora molte sfide da superare. Tra queste, la necessità di rafforzare la presenza del Made in Italy sui mercati internazionali e di integrare in modo più efficace le vendite online con i negozi fisici.

Anche Marco Preti, amministratore delegato di Cribis, sottolinea come l’e-commerce non sia solo un mezzo per espandere il mercato, ma anche un’opportunità per sperimentare nuovi modelli di business. Per trarre pieno vantaggio dal digitale, le aziende devono continuare a investire in tecnologia e competenze specifiche.

Geografia e caratteristiche delle imprese e-commerce

L’analisi evidenzia una forte concentrazione delle imprese e-commerce nelle regioni economicamente più sviluppate del paese. Lombardia, Lazio e Campania si confermano tra le aree con il maggior numero di attività digitali, mentre Milano, Roma e Napoli emergono come le città più attive nel settore. Tuttavia, anche il Sud e le isole registrano una crescita significativa, con una quota rilevante di società di capitale che operano online.

Per quanto riguarda la struttura delle imprese, il panorama è dominato da micro e piccole aziende, sebbene stia aumentando il numero di realtà di dimensioni più grandi. La maturità del settore è evidente anche dall’età media delle aziende, che si sta progressivamente alzando, segnalando una stabilizzazione del mercato.

Il ruolo dei social media e le prospettive future

Un aspetto centrale della strategia delle aziende e-commerce è la comunicazione digitale. La maggior parte delle imprese utilizza i social media per promuovere i propri prodotti e coinvolgere i clienti. Facebook e Instagram sono le piattaforme più utilizzate, seguite da YouTube, LinkedIn e X.

Guardando al futuro, il settore è destinato a evolversi ulteriormente. L’integrazione tra canali online e offline sarà cruciale per offrire un’esperienza d’acquisto sempre più fluida e personalizzata. Inoltre, il rafforzamento della presenza internazionale del Made in Italy rappresenta un’opportunità importante per la crescita del commercio digitale italiano. L’e-commerce si conferma così un pilastro fondamentale per l’innovazione e lo sviluppo economico del paese.

Aste online: italiani pazzi per il collezionismo 

Negli ultimi anni, le aste online hanno visto crescere fan e acquirenti attivi, diventando un vero e proprio fenomeno dei nostri tempi. Questa modalità di acquisto attira sia collezionisti esperti sia investitori alla ricerca di oggetti dal valore che potrebbe aumentare in futuro.

Secondo i dati più recenti di Catawiki, l’Italia si posiziona ai vertici del mercato europeo, con oltre 650.000 lotti acquistati nel 2024 e un incremento del 17% nel numero di nuovi partecipanti.

Le nuove tendenze del mercato delle aste

Se da un lato si confermano le passioni classiche degli italiani, come orologi di lusso e vini pregiati, dall’altro stanno emergendo nuove categorie di oggetti da collezione. In particolare, carte da collezione e manga giapponesi hanno registrato una crescita esponenziale, trainata dai più giovani.

Questo dimostra come il mondo delle aste online sia in continua evoluzione, capace di adattarsi ai gusti di diverse generazioni.

Acquisti straordinari: oggetti unici e da record

Tra gli oggetti più ambiti degli ultimi mesi, spicca la Lancia Delta di Roberto Baggio, venduta per 230.000 euro, che rappresenta l’acquisto più costoso effettuato da un italiano nel 2024. Sul fronte dell’arte, un’opera di Artemisia Gentileschi, “Cleopatra”, è stata aggiudicata per 45.000 euro. Anche tra gli oggetti venduti da utenti italiani non mancano pezzi iconici: una chitarra Gibson “Lucille” regalata da B.B. King a Papa Giovanni Paolo II è stata battuta all’asta per 45.000 euro, mentre un’opera di Banksy, “Rodeo Girl”, ha raggiunto un valore di 14.500 euro.

Vini, champagne e orologi: un mercato senza tempo

Il settore dei vini e degli champagne continua a registrare volumi di vendita impressionanti, con oltre 265.000 bottiglie acquistate nel 2024. Gli italiani rappresentano il 30% delle vendite complessive su Catawiki, percentuale che sale al 40% se si considera solo lo champagne. Anche se le etichette nazionali restano le più acquistate, le bottiglie più costose provengono dalla Francia.

Per quanto riguarda il settore degli orologi, l’Italia continua a distinguersi per numeri da capogiro, con vendite che raggiungono le otto cifre. Rolex si conferma il brand più ricercato sulla piattaforma, seguito da Omega. Insomma, anche on line l’eccellenza dell’orologeria svizzera non si discute. 

Acquisti online: la rivoluzione dell’AI è ancora per pochi

Il ricorso ai canali digitali per l’acquisto di prodotti e servizi è ormai una prassi consolidata, tanto che 4 italiani su 10 effettuano acquisti online settimanalmente, e uno su 2 ne ha aumentato la frequenza e ampliato la varietà di prodotti reperiti sul web.

Tuttavia, sebbene lo shopping online rappresenti parte integrante della vita quotidiana, con un numero crescente di prodotti acquistabili, le nuove tecnologie legate all’Intelligenza artificiale e le soluzioni innovative di e-commerce rimangono ancora di nicchia.
Lo rivela la ricerca ‘Evoluzione dell’acquisto online – comportamenti e nuove modalità di shopping’, realizzata da BVA Doxa in collaborazione con Vtex.

I nuovi modi per comprare sul web

Se nelle abitudini degli e-shopper tricolori si riscontra un’integrazione crescente tra canali fisici e digitali, al tempo stesso, emergono nuove modalità di compravendita online per rispondere alle esigenze sempre più sofisticate degli acquirenti.

Si tratta, ad esempio, del social commerce o del live shopping, o ancora, del concierge commerce e del conversational shopping.
Il loro utilizzo, nonostante offra vantaggi significativi, però è ancora poco diffuso, e rimane confinato a specifiche nicchie di consumatori, come giovani e persone con alta capacità di spesa.

Dal social shopping al conversational shopping

Solo dalla metà degli intervistati sa della possibilità di acquistare prodotti e servizi direttamente dai social media (social commerce), e solo un intervistato su 10 l’ha messa in pratica.
Idem per il live shopping (acquisto di prodotti direttamente durante la visione del video di presentazione online), modalità conosciuta dal 40%, ma utilizzata solo dal 7%.

Quanto al concierge shopping, che offre la possibilità di effettuare acquisti con un’assistenza personalizzata attraverso diversi canali, risulta noto al 35% del campione, di cui solo l’8% l’ha provato. In particolare, Millennial, single e alto spendenti.
C’è poi il conversational shopping, che offre consulenze tramite assistenti virtuali o chat. Conosciuto dal 30% degli intervistati e provato solo dal 10%.

AI e AR, VR

Oltre il 60% degli acquirenti digitali è comunque consapevole dell’utilizzo dell’AI nei processi di acquisto online, e la metà del campione ne riconosce i vantaggi, come la possibilità di ottenere risposte e assistenza in qualsiasi momento.
Emergono però alcune preoccupazioni riguardo la protezione dei dati personali e l’affidabilità delle informazioni.

Quanto alla realtà aumentata e virtuale (AR/VR), uno su 10 l’ha già provata durante il processo di acquisto, soprattutto giovani, studenti e persone con alta capacità di spesa. Se l’AI trova applicazione soprattutto nelle categorie spesa alimentare, cura della persona e salute, AR e VR sembrano più adatte ad acquisti legati alla casa, grazie alla possibilità di visualizzare i prodotti ‘inseriti’ nel proprio ambiente domestico e a quella di una personalizzazione in tempo reale.

Retail: nel 2023 aumentano gli investimenti nel digitale

Nel 2023 in Italia il valore delle vendite al dettaglio di prodotto totali (online e offline) ha registrato una crescita del +4% rispetto al 2022.
Il canale online attraversa una fase di assestamento: cresce, ma a ritmi più moderati rispetto al periodo pandemico. Il valore degli acquisti online, nella sola componente di prodotto, ha raggiunto 35 miliardi di euro, +8% rispetto all’anno precedente

L’innovazione tecnologica recupera però una posizione di rilievo nei piani di sviluppo delle aziende.
Gli investimenti in digitale da parte dei principali retailer italiani dal 2,5% del fatturato nel 2022 crescono al 3,1% nel 2023.
Queste alcune evidenze emerse dall’Osservatorio Innovazione Digitale nel Retail, promosso dalla School of Management del Politecnico di Milano.

Online stabile all’11% di incidenza sul totale vendite

L’incidenza dell’online sul totale Retail rimane stabile rispetto al 2022 ed è pari all’11%. In continuità con il passato, la dinamica del numero di punti vendita è negativa, ma il tasso di decrescita del numero di negozi è il più alto mai registrato negli ultimi cinque anni.
A fine 2022 in Italia si contavano 568.933 esercizi commerciali di prodotto, con un calo pari al -2,2% rispetto al 2021 (il tasso medio di crescita annuo 2017-2021 era pari al -1,4%).

A destare maggiore preoccupazione è l’andamento del numero di ristoranti, che per la prima volta negli ultimi anni subisce una contrazione.
A fine 2022 in Italia sono presenti 380.328 ristoranti. Si tratta di un decremento del -0,8% rispetto all’anno precedente (tasso medio 2017-2021 pari al +1,1%).

Innovazione digitale e omnicanale

Il negozio è protagonista delle strategie di innovazione nel Retail. I retailer lavorano per semplificare e rendere autonoma l’esperienza del cliente. I sistemi di digital signage (implementati dal 44% dei top retailer) intercettano l’attenzione del cliente dal suo ingresso in negozio e i chioschi digitali (35%) favoriscono l’esplorazione dell’assortimento e l’approfondimento della conoscenza dei prodotti

Le soluzioni di self scanning (24%) rendono autonomo il cliente nella selezione dei prodotti, e grazie alla connessione con sistemi di self check-out (21%) e innovative payment (18%), aiutano a snellire la fase di pagamento.
I retailer proseguono, inoltre, nel percorso di integrazione online-offline, lavorando sull’adozione di soluzioni (in store e nel back-end) in grado di attivare e/o potenziare i modelli di vendita omnicanale.

I cantieri sperimentali

Nel 2023 i retailer hanno cercato di comprendere i principali ambiti applicativi dell’AI generativa, ad esempio, attraverso assistenti personali in grado di supportare in tempo reale i clienti e alleggerire il carico dei contact center.
Un altro ambito di sperimentazione deriva dai nuovi modelli di business ‘platform-based, che permettono di generare valore grazie all’interconnessione fra due o più attori del mercato. Come, ad esempio, i marketplace, l’erogazione di nuovi servizi e il Retail Media.

I retailer poi lavorano all’implementazione di progetti in grado di ridurre l’impatto ambientale delle proprie attività, come la trasformazione e il riciclo di scarti aziendali, l’utilizzo di packaging riciclato e l’adozione di veicoli elettrici per le spedizioni.

Italia, il commercio digitale “vola” nel terzo trimestre

A poche settimane dall’approssimarsi della stagione dello shopping natalizio, il terzo trimestre dell’anno registra un ulteriore exploit dell’e-commerce. Rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, il commercio digitale ha segnato un ulteriore incremento del 17%.
I consumatori del Belpaese confermano così il loro interesse per questa modalità di acquisto, tanto che il traffico online è aumentato del del 7%. I dati, emersi dall’ultimo Shopping Index di Salesforce,, dimostrando la propensione dei clienti italiani a utilizzare sia piattaforme digitali sia negozi fisici per soddisfare le proprie esigenze di acquisto.

L’Europa e i cambiamenti nel commercio digitale

A livello europeo, l’analisi del trimestre ha evidenziato una crescita del 9% nel commercio digitale, con un incremento del 2% nelle unità per transazione. Tuttavia, il volume complessivo degli ordini è diminuito del 3%, principalmente a causa dell’aumento dei prezzi, con un incremento medio dell’11% nei costi di vendita.
Continua a crescere, invece, l’utilizzo del mobile per tutte le fasi e le esperienze legate ai processi di acquisto online. A livello globale, lo share degli ordini provenienti da mobile ha raggiunto la quota del 65%. E il valore è destinato ad aumentare ancora.

L’intelligenza artificiale nell’e-commerce 

Uno dei trend più significativi è l’importanza crescente dell’intelligenza artificiale nell’esperienza di acquisto online. I dati raccolti indicano che l’AI influenzerà gli acquisti online globali per un valore stimato di 194 miliardi di dollari durante le festività natalizie.
Oltre il 17% dei consumatori ha già utilizzato tecnologie di intelligenza artificiale generativa per cercare ispirazione per gli acquisti, mentre il 10% prevede di utilizzarle per compilare la propria lista dei regali.
Nel terzo trimestre, il numero di ordini in cui i consumatori hanno seguito raccomandazioni di acquisto generate dall’intelligenza artificiale è aumentato del 6% su base annua a livello globale.

L’Italia mostra dinamismo e resilienza

“Questi dati indicano chiaramente una tendenza significativa nel comportamento dei consumatori italiani”, ha commentato Maurizio Capobianco, Area Vice President di Salesforce. “L’Italia sta dimostrando un notevole dinamismo nel settore del commercio digitale, una conferma della resilienza dei consumatori italiani nonostante i cambiamenti economici globali”.

Le ultime rilevazioni confermano dunque un incremento significativo del commercio digitale in Italia e il crescente ruolo dell’intelligenza artificiale nell’orientare le scelte di acquisto dei consumatori a livello globale, con implicazioni importanti per il settore dell’e-commerce e le festività natalizie in arrivo.

L’e-commerce B2c cresce del +13% nel 2023

Gli acquisti online degli italiani sono sempre più omnicanale, e nel 2023 crescono del +13%. Entro la fine dell’anno raggiungeranno 54 miliardi di euro. Stando ai dati emersi dall’ultima indagine dell’Osservatorio eCommerce B2c Netcomm della School of Management del Politecnico di Milano, la penetrazione dell’online sul totale acquisti Retail è del 12%. In particolare, i Prodotti segnano +8% rispetto al 2022, e varranno 35,2 miliardi, mentre i Servizi toccheranno quota 18,8 miliardi (+22%). I comparti più dinamici, con incrementi di circa il +10%, sono Abbigliamento, Beauty e Informatica, mentre frena il Food&Grocery (+1%). Tra i Servizi, continua la crescita di Turismo e Trasporti (+27%) e Ticketing per eventi.

Il profilo degli acquirenti online si avvicina a quello dell’intera popolazione

Sebbene nel 2023 non sia prevista una crescita del numero degli acquirenti online (stabili intorno ai 33 milioni) il trend degli ultimi 10 anni porta a interpretare questo dato più come un riassorbimento del boom della pandemia piuttosto che un arresto. Negli ultimi tre anni gli acquirenti online abituali sono aumentati 5,5 volte rispetto gli sporadici. I primi, 24,4 milioni, effettuano il 90% delle transazioni online, con scontrini di valore generalmente superiore alla media, generando la maggior parte del valore totale degli acquisti online (93%).
Se nelle prime fasi dell’e-commerce l’età media degli acquirenti era 36 anni oggi si è alzata a 46, ma si attenua la quota degli acquirenti nei grandi centri urbani. Insomma, il profilo degli acquirenti online si sta progressivamente avvicinando a quello dell’intera popolazione.

Omnicanalità: il 40% si informa su Internet prima di comprare in negozio

L’esperienza di acquisto degli italiani è sempre più omnicanale, con il digitale che diventa una risorsa per orientare la decisione anche nel caso l’acquisto si concluda in un punto vendita fisico.
Il 40% dei consumatori si informa online prima di acquistare in negozio. Come? Attraverso la consultazione del sito di un online retailer o del prodotto/servizio, l’utilizzo di un motore di ricerca o un comparatore, o i suggerimenti reperibili via social. Al tempo stesso, anche lo store ha un ruolo nell’aiutare il consumatore a finalizzare l’acquisto online. In un caso su quattro l’acquisto online è preceduto da una visita presso un punto vendita fisico.

Smartphone e app fondamentali per gestire gli acquisti

Più della metà degli acquisti online vengono effettuati tramite un dispositivo mobile. L’incremento dell’utilizzo dello smartphone nell’e-commerce è passato dal 34% nel 2019 all’attuale 48%, soprattutto per l’aumento degli acquisti via app.
Sebbene smartphone e app non sembrino destinati a diventare l’unica modalità di acquisto online, assumono un ruolo fondamentale per la gestione smart degli acquisti. Inoltre, lo smartphone diventa l’anello di congiunzione tra retail fisico e digitale, arricchendo anche l’esperienza di acquisto nel punto di vendita. Non solo è il touchpoint digitale attivato più frequentemente prima di concludere un acquisto in negozio, ma consente ai consumatori di avere un profilo e vantaggi personalizzati, rendere l’esperienza di acquisto ‘sociale’, pagare con un ‘tap’, e ricevere assistenza nella fase post-vendita.

Gli italiani sono già phygital. E i brand?

I consumatori italiani cercano un’esperienza fluida nell’utilizzo congiunto del canale fisico e digitale per tutto il ciclo vita degli acquisti. In pratica, sono sempre più phygital. Il punto vendita fisico però è nettamente preferito per fare la spesa alimentare. Gli aspetti più graditi sono la possibilità di vedere e toccare con mano i prodotti, poterli avere subito, e poter interagire con il personale di vendita. Quanto all’assistenza post-acquisto, per quasi la metà degli italiani (47%) il bisogno di rassicurazione nel post-vendita viene soddisfatto anche dall’online, che supplisce alla mancanza di ‘fisicità’ con regole chiare e codificate. È quanto emerge da Gli italiani e le esperienze di acquisto Phygital, la ricerca di BVA Doxa in collaborazione con Salesforce Italia.

I driver di scelta per il digitale

I driver di scelta che spingono a fare spese in digitale sono la possibilità di avere prezzi migliori e offerte convenienti (61%), e la comodità di effettuare gli acquisti da casa (58%). Molto gradita anche la possibilità di orientarsi nella scelta leggendo recensioni e valutazioni di altri utenti (44%). L’acquisto online è in grado di attivare maggiormente le leve del desiderio e dell’immaginazione (45%), e solo il 7% ritiene che il canale fisico faccia viaggiare con l’immaginazione nella fase di scelta. Entrambi i canali sono in grado di far nascere il ‘colpo di fulmine’ per un prodotto, ma per il 33% il canale digitale rischia di deludere più facilmente le aspettative (9%).

Brand e retailer ancora lontani dall’offrire un buon livello di soluzioni integrate

La soluzione di acquisto integrata più richiesta è la possibilità di acquistare un prodotto online per poi scegliere la modalità di ritiro/consegna in negozio/a casa (97%). Tra le altre azioni phygital più gradite sono molto apprezzate la possibilità di guardare e confrontare i prodotti da casa (95%), e conoscere quali siano immediatamente disponibili nello store (90%). Ma se le soluzioni phygital incontrano il gradimento del 96% del campione esiste ancora una quota di consumatori che ritiene i negozi ancora non del tutto in grado di offrire questo tipo di servizi. Solo il 21% dichiara che i negozi hanno realizzato gran parte di queste soluzioni. E secondo il 65% la maggior parte di brand e retailer è ancora lontana dall’offrire un buon livello di soluzioni integrate tra canale fisico e online.

Un customer journey più comodo

Quando si considera il customer journey la maggioranza degli italiani già oggi mette in atto comportamenti phygital per gli acquisti. La diffusione di questi comportamenti di acquisto integrati è più marcata per alcune categorie di prodotti: elettronica (52%), grandi e piccoli elettrodomestici (47%) e capi di abbigliamento (43%). Tra i vantaggi individuati nel muoversi in modo soddisfacente tra online e fisico, emergono la possibilità di avere un’esperienza d’acquisto più consapevole e informata (57%), un customer journey più comodo (57%), usufruire di una soluzione in grado di adattarsi alle proprie esigenze (54%), e una maggiore sicurezza negli acquisti (51%).

Con l’Intelligenza Artificiale Facebook migliora l’e-commerce

Durante il Facebook AI Innovation Summit, l’evento annuale del Facebook AI Researche, che ha avuto luogo a Parigi il 30 giugno, il colosso dei social media ha presentato le novità che riguardano l’impiego dell’AI nelle funzionalità della piattaforma. Tra queste, Facebook ha mostrato anche gli strumenti pensati per rendere più semplice la proposta di prodotti sul web e l’acquisto da parte dei consumatori. Questa edizione del Summit si è svolta all’insegna del tema Costruire un mondo migliore grazie all’AI, e migliorare i suggerimenti per gli acquisti online è proprio uno degli obiettivi dichiarati di Facebook in relazione all’e-commerce.
Più in particolare, due sono le novità principali che interessano le inserzioni pubblicate su Facebook, sia quelle inserite all’interno di gruppi ad-hoc sia quelle inserite direttamente sulle pagine delle aziende, ovvero, il miglioramento del product match e il tagging assistito dall’Intelligenza artificiale. 

Il miglioramento del product match

Quanto alla prima novità, il miglioramento del product match, si tratta della tecnologia basata appunto sull’Intelligenza Artificiale, con cui Facebook riconosce un prodotto e ne consiglia agli utenti di simili. Il team di sviluppo di Facebook ha infatti aggiunto nuove componenti di classificazione delle immagini rilevate, arrivando a identificare anche elementi quali la marca dell’oggetto e le scritte presenti su un’eventuale confezione per aggregarlo meglio in determinate categorie.
Questo dovrebbe permettere sia risultati più attinenti sia durante la ricerca di oggetti da acquistare sia in fase di suggerimento di prodotti simili.

L’AI identifica i prodotti non taggati e suggerisce i tag in base al catalogo

La seconda novità, ovvero il tagging assistito dall’IA invece, permette a un venditore che pubblica un’immagine di un prodotto sulla propria pagina Facebook senza inserire i tag di avvalersi dell’AI per l’aggiunta di tag. In pratica, l’AI aiuta a identificare gli articoli non taggati e suggerisce i tag in base al catalogo dei prodotti dell’azienda. Nel momento in cui l’utente sta visualizzando un post non taggato, il sistema suggerisce prodotti simili sotto il post, presi dal catalogo del venditore stesso.

Su Instagram presto arriverà la ricerca visiva nella sezione ‘shop’

Le novità annunciate al Summit, riporta Ansa, non interessano solo Facebook, ma anche Instagram. Come ha spiegato il team di Facebook AI, sul “social delle foto” anch’esso di proprietà di Facebook, presto arriverà la ricerca visiva nella sezione ‘shop’, in modo che gli utenti possano trovare prodotti simili semplicemente cliccando su un’immagine.