L’Italia più innovativa? E’ quella green 

Il nostro Paese, spesso un po’ bistrattato, scopre invece di avere un talento nascosto ma solidissimo: l’innovazione ambientale.

Il nuovo rapporto “Competitivi perché sostenibili”, firmato da Fondazione Symbola e Unioncamere, fotografa un’Italia che, lontano dai riflettori, si è piazzata tra i primi tre Paesi europei per numero di brevetti green e terza per quota di imprese brevettatrici: 16,5 ogni mille aziende. Fanno meglio solo Germania e Austria.

Il manifatturiero è la culla dei brevetti ambientali

L’innovazione “vera” non nasce nei laboratori, come invece tendiamo a pensare un po’ tutti. Il motore principale dei brevetti ambientali è il manifatturiero, che da solo pesa per il 59%. Seguono ricerca scientifica, tecnologie digitali, commercio all’ingrosso e costruzioni.

In pratica, sono le imprese – titolari di oltre l’80% delle domande – a trasformare idee e intuizioni in soluzioni concrete.

Il Nord fa incetta di brevetti

La geografia dell’innovazione vede Lombardia, Emilia-Romagna, Veneto e Piemonte ai vertici  della classifica grazie a un mix ben rodato di industria, ricerca e capacità di fare rete. Qui la sostenibilità è già una leva competitiva.

L’Italia eccelle in tecnologie verdi

Ci sono settori in cui il contributo italiano pesa più della media europea: mobilità sostenibile, efficienza energetica negli edifici, gestione delle acque e dei rifiuti. E poi l’ICT applicato al clima, cresciuto addirittura del 270% in dieci anni.

Segnali di un ecosistema innovativo che lavora spesso sotto traccia ma produce risultati concreti.

Imprese green più forti e produttive

Il dato che fa drizzare le antenne agli economisti è un altro: le aziende che brevettano tecnologie verdi non sono solo più sostenibili, sono anche più competitive. Fatturano in media molto di più, esportano di più, attraggono capitali stranieri e hanno personale più qualificato.
In sostanza, innovare in chiave ambientale non è un costo etico: è una strategia industriale.

Le voci dei protagonisti

Secondo Ermete Realacci, presidente di Symbola, l’Italia possiede tutte le carte per diventare leader europeo dell’innovazione verde, ma serve un salto di scala negli investimenti e nel trasferimento tecnologico.

Sulla stessa linea il segretario generale di Unioncamere, Giuseppe Tripoli, che ricorda come ogni brevetto nasca da ricerca e capitali, ma acquisti valore reale solo se protetto e riconosciuto anche dal sistema finanziario.