Oggi le imprese italiane cercano personale, ma quasi una posizione su due resta scoperta. Allo stesso tempo, cresce il numero di giovani che potrebbero lavorare e non lo fanno. Lo rivelano dati recenti. Il secondo Report di CNEL e Unioncamere, realizzato con Istat e basato anche sul Sistema Informativo Excelsior del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, mette nero su bianco un paradosso difficile da ignorare.
Nel secondo semestre del 2025 le imprese hanno programmato 2,589 milioni di ingressi. Un numero importante, anche se in leggero calo rispetto all’anno precedente. Eppure il 46% dei contratti previsti è considerato difficile da coprire. In alcuni settori si superano queste percentuali.
Giovani: meno occupati, più inattivi
Intanto, sul fronte giovanile, i numeri raccontano un’altra storia. L’occupazione tra i giovani cala del 3,5% su base annua. La disoccupazione scende, è vero, ma non perché tutti trovino lavoro: cresce l’inattività, +4%. Significa che molti ragazzi non lavorano e non cercano nemmeno più un impiego. Alcuni proseguono gli studi, altri si scoraggiano, altri ancora restano intrappolati in percorsi poco chiari.
Il calo colpisce soprattutto i laureati, in particolare nelle regioni del Centro e del Nord. Va meglio per i diplomati, segno che il sistema produttivo oggi chiede soprattutto profili tecnici e operativi, specie nei servizi e nel commercio.
C’è poi il divario di genere: il tasso di disoccupazione maschile giovanile scende al 9,6%, quello femminile sale all’11,4%. Un segnale grave, soprattutto se si considera l’aumento della disoccupazione di lunga durata tra le giovani donne.
Competenze che non si incontrano
Le imprese faticano a trovare personale soprattutto nelle costruzioni, nell’industria metalmeccanica ed elettronica e nei servizi informatici e nelle telecomunicazioni. In questi ambiti, più della metà delle posizioni è difficile da coprire. I tempi medi di ricerca arrivano a quattro mesi e mezzo, con punte che superano i sei.
È il famoso mismatch: competenze disponibili che non combaciano con quelle richieste. Un disallineamento che rischia di rallentare interi settori.
Ma c’è anche un ulteriore dato da considerare: tra i giovani occupati, circa l’80% si dice soddisfatto del proprio lavoro. Non entusiasta, forse, ma soddisfatto sì.