Ristrutturare il bagno a Milano: idee per un ambiente funzionale e di design

Milano, città simbolo di design e dinamismo, offre prospettive stimolanti quando si tratta di rinnovare gli spazi domestici.

Tra questi la ristrutturazione del bagno, un intervento significativo e mirato a trasformare un ambiente di servizio in un’oasi di benessere che rifletta il gusto personale e risponda alle esigenze pratiche della vita urbana.

Investire in un bagno ben progettato non solo migliora la qualità della vita, ma può anche accrescere il valore immobiliare in un mercato competitivo come quello milanese, come vedremo a breve.

Comprendere la propria visione: definire esigenze, stile e budget

Prima di immergersi nell’entusiasmante mondo del design e delle finiture, è importante  dedicare tempo a definire chiaramente le proprie esigenze funzionali.

Bisogna considerare dunque chi utilizzerà il bagno e con quale frequenza, valutando necessità presenti e future.

 Testimonianze di chi ha già affrontato questa trasformazione a Milano sottolineano come la definizione precisa delle proprie necessità sia il punto di partenza per un progetto di successo .  

Anche la scelta dello stile è un aspetto da considerare con priorità. Si può optare per un moderno minimalismo, caratterizzato da linee pulite e colori neutri, in linea con le tendenze contemporanee.

Oppure si può preferire un’eleganza classica, magari con accenti in marmo, che richiami la tradizione signorile della città .

Non mancano le suggestioni di uno stile industrial chic, che trae ispirazione dagli spazi urbani riqualificati, o di un’atmosfera stile SPA, pensata per creare un rifugio di relax nella frenesia della vita metropolitana.

Un elemento imprescindibile nella fase iniziale è la definizione di un budget realistico.

I costi per la ristrutturazione di un bagno a Milano possono variare significativamente in base a diversi fattori, tra cui le dimensioni dell’ambiente, la qualità dei materiali scelti e la complessità degli interventi .

Alcuni fornitori propongono soluzioni di “ristrutturazioni chiavi in mano” con prezzi interessanti e che offrono al cliente la libertà di non dover pensare a niente.

Idee di design ispiratrici per i bagni a Milano

Milano, capitale della moda e del design, è un terreno fertile per la creatività anche nella ristrutturazione del bagno.

Lo stile moderno minimalista, con le sue linee essenziali e i colori neutri, è una scelta molto diffusa, soprattutto per ottimizzare gli spazi contenuti tipici degli appartamenti milanesi .

In questo contesto, sanitari sospesi e mobili contenitori integrati sono delle soluzioni intelligenti per massimizzare lo spazio .  

Per chi ama un’eleganza senza tempo, lo stile classico può essere reinterpretato in chiave contemporanea, magari con l’utilizzo di marmi pregiati e rubinetteria sofisticata .

Quando lo spazio è limitato, come spesso accade negli appartamenti milanesi, è fondamentale adottare soluzioni salvaspazio.

Posizionare la vasca sul fondo di un bagno stretto e lungo o optare per una doccia può fare una grande differenza .

Sanitari sospesi e mobili lavabo compatti con spazio contenitivo sono alleati preziosi . L’utilizzo di colori chiari, grandi specchi e un’illuminazione ben studiata può contribuire a creare un’illusione di maggiore ampiezza .  

Sebbene i materiali di provenienza locale non siano esplicitamente menzionati, l’attenzione alla qualità dei materiali italiani e al design raffinato può essere considerata un modo per integrare lo stile milanese nel progetto di ristrutturazione .  

Navigare la burocrazia: permessi e regolamenti a Milano

Prima di iniziare i lavori di ristrutturazione del bagno a Milano, è importante informarsi sui permessi e le normative edilizie vigenti presso lo Sportello Unico per l’Edilizia del Comune di Milano .

In generale, gli interventi di manutenzione ordinaria come la sostituzione di sanitari o la riparazione di tubazioni rientrano nell’edilizia libera e non richiedono permessi specifici.

Anche il rifacimento delle piastrelle, purché non comporti modifiche strutturali, e la sostituzione degli impianti, nel rispetto delle configurazioni preesistenti, solitamente non necessitano di autorizzazioni .  

Ad ogni modo interventi più significativi come la demolizione di pareti o modifiche strutturali, potrebbero richiedere la presentazione di una CILA (Comunicazione Inizio Lavori Asseverata) o di una SCIA (Segnalazione Certificata di Inizio Attività).

La CILA è generalmente richiesta per interventi di manutenzione straordinaria “leggera”, mentre la SCIA è necessaria per interventi più consistenti che trasformano l’edificio senza modificarne la volumetria o la destinazione d’uso.

Conclusione: realizzare il bagno dei sogni a Milano

Ristrutturare il bagno a Milano richiede certamente attenzione e qualche conoscenza di base, così da trasformare questo spazio in un ambiente funzionale, esteticamente appagante ed in linea con lo stile di vita milanese.

Non bisogna dimenticare infine di informarsi sulle normative locali e sulle opportunità di risparmio offerte dalle agevolazioni fiscali.

Contenuti digitali: in testa video intrattenimento e informazione, Podcast in crescita

Negli ultimi anni la Smart TV si è affermata come l’ultima frontiera dell’intrattenimento domestico, trasformando il modo in cui gli utenti accedono ai contenuti digitali, e diventando uno strumento essenziale per la fruizione di video, musica, giochi e informazione. Video intrattenimento e informazione restano le categorie più apprezzate, mentre il podcast mostra un buon potenziale di crescita.

Di fatto, nel 2024 la spesa dei consumatori italiani per contenuti digitali d’informazione e intrattenimento ha raggiunto 3,7 miliardi di euro, registrando un incremento di circa 200 milioni rispetto all’anno precedente.
Lo rivela la ricerca dal titolo ‘Il settore dei contenuti digitali in Italia: spesa, consumo e trend innovativi nel 2024, dell’Osservatorio Digital Content del Politecnico di Milano, per cui BVA Doxa ha curato l’analisi dei comportamenti dei consumatori.

Quasi 9 utenti su 10 utilizzano la Smart TV per accedere ai servizi online

Questo risultato positivo è stato trainato dall’aumento medio dei prezzi e dalla crescita del numero di abbonati. Parallelamente, anche il mercato pubblicitario ha mostrato segnali positivi, grazie all’evoluzione delle abitudini di fruizione e al ruolo sempre più centrale della Smart TV e dell’Audio Advertising, che hanno contribuito ad ampliare le quote di mercato.

Secondo l’indagine condotta da BVA Doxa, la Smart TV continua a diffondersi e viene comunemente utilizzata per accedere ai servizi online, con quasi 9 utenti su 10 che ne sfruttano le funzionalità connesse alla rete.
Nonostante il ruolo crescente di questo strumento, però, si registra un calo generale nel consumo di contenuti digitali negli ultimi 12 mesi, ad eccezione di videogiochi ed eBook, che mostrano una tenuta positiva.

La tendenza è aumentare il tempo di fruizione

Nonostante questa flessione, il 95% degli utenti ha fruito di almeno un contenuto digitale, con i video di intrattenimento e l’informazione che restano le categorie più apprezzate, seguite da audiolibri, eBook e podcast, che pur essendo meno diffusi mostrano un buon potenziale di crescita futura.

Guardando ai prossimi 12 mesi, la maggior parte dei consumatori italiani dichiara di voler mantenere invariato il tempo dedicato ai contenuti digitali, mentre tra coloro che prevedono una variazione, la tendenza prevalente è un aumento del consumo, con i podcast che raccolgono il più alto numero di utenti intenzionati a incrementarne la fruizione.

Contenuti a pagamento o gratuiti: cambia il modello di spesa

Anche il modello di spesa per i contenuti digitali sta subendo alcune trasformazioni.
Nel 2024 si è osservata una diminuzione degli utenti che fruiscono di contenuti a pagamento, con i video di intrattenimento on demand che si confermano la voce di spesa più comune.

Insieme a eBook e audiolibri, i video di intrattenimento on demand rappresentano le uniche categorie in cui la fruizione a pagamento è più frequente di quella gratuita.
Sebbene la maggioranza degli utenti intenda mantenere costante il proprio budget mensile, emerge comunque una tendenza generale a un leggero aumento della spesa per i contenuti digitali.

PMI: per il 90% l’Intelligenza artificiale fa crescere i ricavi

A livello globale, il 75% delle Piccole e medie imprese ha introdotto o sperimentato l’Intelligenza artificiale, riconoscendone i benefici in termini di ricavi, efficienza operativa e miglioramento dell’esperienza cliente.

In Italia, il 73% delle Pmi sta già utilizzando o testando strumenti di AI. Di queste, il 90% segnala un aumento dei ricavi.
Il 75% delle Pmi ritiene infatti che migliorando la qualità dei dati aziendali si possano incrementare i ricavi.

In un contesto segnato dalla rapida ascesa degli agenti autonomi, le Piccole e medie imprese italiane più innovative stanno adottando l’Intelligenza artificiale per sostenere la loro crescita. Emerge dal report di Salesforce, dal titolo Small & Medium Business Trends, condotto in 26 Paesi, tra cui l’Italia.

Il timore di non tenere il passo con il progresso

I 3 principali casi d’uso dell’AI nelle Pmi italiane riguardano gli strumenti di ricerca in linguaggio naturale, l’uso di insight automatizzati sulle campagne, e a pari merito, le previsioni predittive per le vendite.

Ma il 57% degli imprenditori italiani teme di non riuscire a tenere il passo con i progressi tecnologici dell’AI. L’espansione delle soluzioni tecnologiche pone una crescente pressione sulle Pmi, che devono gestire in maniera efficace infrastrutture digitali sempre più complesse.
In Italia il 71% dei responsabili delle Pmi considera sfidante stare al passo con l’evoluzione tecnologica. E il 49% segnala una mancanza di tempo per padroneggiare pienamente gli strumenti digitali.

Dare priorità a partnership affidabili 

Le 3 principali preoccupazioni delle Pmi legate all’Intelligenza artificiale riguardano i problemi di sicurezza, la mancanza di strategia o casi d’uso a cui fare riferimento, e questioni etiche.

Di fatto, la fiducia dei consumatori è al punto più basso degli ultimi anni.
Per fare fronte a questo nuovo contesto, dominato da maggiori rischi per la sicurezza e rapidi cambiamenti tecnologici, le Pmi scelgono di dare priorità a partnership affidabili. E in Italia, il 77% degli imprenditori è disposto a investire di più se le tecnologie sono offerte da fornitori di fiducia.

È dimostrato: i vantaggi sono significativi

“Sappiamo bene, soprattutto nel nostro Paese, che le Piccole e medie imprese possono contare su team ridotti, ma hanno un grande impatto sull’economia – commenta Giovanni Crispino, ESMB Leader di Salesforce -. Grazie all’Intelligenza artificiale, le Pmi hanno ora un’opportunità unica per ottimizzare le operazioni e competere con aziende di dimensioni maggiori. Gli agenti AI autonomi possono automatizzare attività come la gestione dei clienti e i processi di back-office, consentendo anche alle aziende più piccole di massimizzare le risorse disponibili. I dati di questa ricerca dimostrano chiaramente che chi adotta queste tecnologie sta ottenendo vantaggi significativi, tra cui maggiore produttività, personalizzazione dell’esperienza cliente e un sostanziale incremento dei ricavi”.

Export alimentare italiano: sfreccia verso 57 miliardi a fine 2024

Dopo un 2023 in cui l’export dell’industria alimentare italiana ha raggiunto quota 52,2 miliardi, raddoppiando in dieci anni il suo valore, oggi conferma la sua spinta vigorosa per l’intera economia nazionale. A fine 2024, con una quota aggiuntiva di 4,8 miliardi, l’export alimentare potrebbe infatti toccare 57,0 miliardi di euro.
Un risultato straordinario in un contesto internazionale debole, in cui il commercio esprime un modesto +1,6% sull’anno precedente.

Del resto, dai formaggi ai dolci, dal vino ai salumi, il nostro Paese continua a conquistare i palati di tutto il mondo. E se sarà confermato il trend dei primi sette mesi dell’anno (+9,3%), l’export di settore raggiungerà a fine 2024 un nuovo record assoluto.

Vino, dolci, formaggi suo podio dei più graditi all’estero

Se le stime saranno confermate dall’andamento di fine anno, sommando ai 57,0 miliardi dell’industria alimentare gli 11 miliardi prevedibili per il settore primario, l’export agroalimentare 2024 potrebbe raggiungere la quota complessiva di 68 miliardi, avvicinando il grande traguardo di 70 miliardi.

Nel periodo da gennaio a luglio 2024, fra i prodotti più ricercati all’estero emergono quelli enologici, con 5,0 miliardi di euro di export, dolciari (4,3 miliardi), lattiero-caseari (3,4 miliardi), olearii (2,6 miliardi), pastai (2,5 miliardi), trasformazione degli ortaggi (2,5 miliardi).  

USA: un mercato che cresce del +19,7% in un anno

Mangiare italiano è sinonimo di qualità, raffinatezza, gusto. Sono doti che mettono d’accordo tanti Paesi di tutto il mondo.
Tra i mercati che amano in modo speciale i nostri prodotti, svettano su tutti gli Stati Uniti.

La crescita di questo mercato nei primi sette mesi dell’anno è molto significativa, con un valore di prodotti agroalimentari esportati di oltre 4,4 miliardi di euro, un + 19,7% sullo stesso periodo 2023, e una quota del mercato estero di settore pari al 13,5 %.

Un settore che salvaguarda i valori iconici del Made in Italy

A primeggiare è comunque ancora la Germania, che continua a guidare la classifica, con 4,6 miliardi (+5,3% sui primi sette mesi 2023) e una quota di mercato del 14,2%.
Le esportazioni di settore 2024 si consolidano anche nei Paesi a ridosso dei primi due, e cioè in Spagna (+9,2%), nel Regno Unito (+7,0%), e in Francia (+4,0%).  

Non si tratta di un risultato casuale, ma premia un settore che salvaguarda e riunisce in sé i valori iconici di un patrimonio inestimabile di cultura, qualità e bontà del Made in Italy.

Perchè l’Italia ha conquistato e mantiene la leadership nel biologico?

L’Italia si afferma come leader europeo nel settore del biologico, grazie alle 84.000 aziende agricole attive sul territorio nazionale. Questo numero è più del doppio rispetto alla Germania e un terzo in più rispetto alla Francia, come evidenziato dall’analisi di Coldiretti basata su dati Sinab. Durante l’Expo Agricoltura di Siracusa, in occasione della Giornata Europea del Biologico, è stato presentato un focus sull’agricoltura biologica italiana, che ora copre 2,5 milioni di ettari (+4,5% rispetto al 2022).

Questo dato rappresenta un ettaro su cinque della superficie agricola nazionale, avvicinandosi al target del 25% stabilito dalla Strategia Europea Farm to Fork per il 2030.

L’aumento delle importazioni può essere una minaccia

Nonostante i progressi, il settore bio italiano è minacciato dall’aumento delle importazioni di prodotti biologici dall’estero, che nel 2023 sono cresciute del 40%, in controtendenza rispetto alla media europea. Gli arrivi di cibo bio extra UE in Italia sono passati da 177 milioni di chili nel 2022 a 248 milioni nel 2023, secondo i dati della Commissione Europea.
Questo aumento ha riguardato principalmente cereali, ortaggi e olio d’oliva. Coldiretti segnala il rischio che questi prodotti finiscano sul mercato italiano con il marchio biologico, senza garantire la stessa qualità del prodotto nazionale.

Consumi e difesa dei prodotti italiani

Nel 2023, i consumi di prodotti biologici in Italia hanno raggiunto un valore di 3,8 miliardi di euro nella grande distribuzione organizzata (GDO). Per proteggere i consumatori e salvaguardare il vero prodotto biologico italiano, Coldiretti Bio ha elaborato un decalogo con consigli pratici per evitare frodi e scegliere la qualità.

Tra le raccomandazioni principali, si consiglia di verificare la presenza del logo europeo del biologico (la “foglia bianca” su sfondo verde) e di preferire prodotti con origine italiana, acquistando direttamente dalle aziende agricole o nei mercati contadini di Campagna Amica.

Promozione della sostenibilità

Acquistare prodotti biologici locali e di stagione non solo favorisce il consumo sostenibile, ma contribuisce anche alla preservazione della biodiversità. È consigliato optare per prodotti che recuperano varietà tradizionali e razze animali autoctone, riducendo al minimo i processi di trasformazione. Inoltre, Coldiretti promuove un packaging essenziale ed ecocompatibile per ridurre l’impatto ambientale.

Maria Letizia Gardoni, presidente di Coldiretti Bio, sottolinea la necessità di stabilire regole di reciprocità tra prodotti bio comunitari e quelli importati da Paesi terzi. Solo così si potrà fermare la concorrenza sleale e valorizzare il vero biologico italiano, creando filiere trasparenti e sostenibili dal campo alla tavola.

Il prossimo quinquennio UE secondo gli italiani: energia e democrazia le priorità

Secondo l’ultimo sondaggio realizzato da ISPI e Ipsos, gli italiani ritengono che nei prossimi cinque anni l’Unione Europea debba concentrarsi su due temi principali: ridurre il costo della vita, soprattutto per quanto riguarda l’energia, e difendere la democrazia e lo stato di diritto. Quasi un italiano su tre indica la riduzione del costo dell’energia come priorità, mentre il 28% sottolinea l’importanza di proteggere la democrazia.

Inoltre, il 22% degli intervistati considera essenziale accelerare la transizione verde, a conferma dell’importanza delle questioni climatiche. Sorprendentemente, solo il 13% degli italiani ritiene prioritario difendere l’industria europea dalla concorrenza estera.

L’influenza dell’Italia in Europa

In merito all’influenza dell’Italia in Europa dopo le elezioni europee, il 40% degli italiani crede che il paese abbia mantenuto la stessa influenza di prima. Tuttavia, oltre il 30% ritiene che l’Italia abbia perso peso politico. Questo nonostante il ruolo della premier Giorgia Meloni nella nomina dei nuovi vertici europei e la presenza significativa del Partito Democratico nel gruppo dei Socialisti e Democratici (S&D).

Elezioni USA: cosa può accadere in Europa?

Il ritorno di Donald Trump alla Casa Bianca è visto negativamente dagli italiani: l’80% di coloro che hanno un’opinione pensa che i rapporti tra Stati Uniti e UE peggiorerebbero. Tuttavia, il 50% ritiene che ciò potrebbe rendere l’UE più coesa, mentre il 29% prevede una maggiore divisione interna.

Resta alta l’incertezza su cosa accadrebbe durante un secondo mandato di Trump, con il 42% degli intervistati che non sa rispondere.

Dall’America all’Ucraina

L’incertezza regna anche riguardo all’Ucraina: il 37% degli italiani non sa prevedere le conseguenze di una rielezione di Trump. Solo il 15% crede che gli Stati Uniti continuerebbero ad aiutare Kiev, mentre il 37% pensa che una riduzione degli aiuti favorirebbe l’avanzata russa. Una parte consistente degli italiani (48%) ritiene che l’Ucraina sarebbe costretta a cedere territorio, piuttosto che la Russia si ritiri.

Priorità diverse fra UE e Italia

Gli italiani vedono differenze nelle priorità regionali tra UE e Italia. Per l’Europa, la Russia è la seconda priorità, mentre per l’Italia è solo quarta, superata da Asia orientale e Africa. Questo riflette una posizione italiana più orientata verso il Mediterraneo e l’Africa rispetto all’orientamento dell’UE.

Africa: aiuti e opportunità

Quasi il 90% degli italiani ritiene giusti gli aiuti allo sviluppo destinati all’Africa, ma le motivazioni variano. Il 55% vede in questi aiuti un interesse nazionale, sia per limitare l’immigrazione che per aprire nuovi mercati. Il 32% li considera un dovere morale. La Cina è vista come l’attore più influente in Africa dal 39% degli italiani, ma l’Occidente, sommando le ex potenze coloniali, Stati Uniti e UE, è percepito come ancora più influente.

In sintesi, gli italiani hanno chiare aspettative sulle priorità dell’UE nei prossimi anni, con un’attenzione particolare ai costi energetici e alla democrazia, e vedono differenze significative nelle priorità regionali tra UE e Italia.

Lavoro: a giugno 566 mila assunzioni previste dalle imprese

Secondo le previsioni del Bollettino del Sistema informativo Excelsior, realizzato da Unioncamere e Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, a giugno sono circa 566mila le opportunità lavorative offerte dalle imprese, e quasi 1,4 milioni nel trimestre giugno-agosto. Rispetto a giugno 2023 l’andamento è pressoché stabile (-0,3%), mentre sul corrispondente trimestre si rileva un leggero incremento (+0,6%).

A giugno registrano le dinamiche migliori le costruzioni (+16,6%), il commercio (+10,5%) e i servizi avanzati (+11,5%). In flessione, il comparto manifatturiero (-5,6%), che è alla ricerca nel complesso di 84mila lavoratori nel mese e 223mila nel trimestre.
Inoltre, anche a giugno sono difficili da reperire il 47,6% dei profili ricercati (+1,6% rispetto all’anno precedente).

Il turismo offre maggiori opportunità di impiego

All’interno del manifatturiero, maggiori opportunità di lavoro sono offerte dalle industrie della meccatronica, che ricercano 21mila lavoratori nel mese e 55mila nel trimestre, seguite dalle industrie metallurgiche e dei prodotti in metallo (15mila, 39mila) e da quelle alimentari, bevande e tabacco (13mila, 46mila).
D’altra parte, la domanda di lavoro proveniente dal comparto delle costruzioni si attesta su quasi 52mila assunzioni a giugno e oltre 130mila nel trimestre. Sono invece 430mila i contratti di lavoro offerti dal settore dei servizi nel mese in corso e oltre 1 milione quelli previsti tra giugno-agosto.

Ma è il turismo a offrire le maggiori opportunità di impiego, con circa 161mila lavoratori ricercati nel mese e 351mila nel trimestre, seguito dal commercio (76mila, 190mila), dal comparto dei servizi alle persone (71mila, 169mila).

Al Sud saldo tendenziale più consistente

Sotto il profilo territoriale, il Mezzogiorno registra il saldo tendenziale più consistente (+3,8mila giugno, +19mila trimestre) sostenuto, in particolare, dalla dinamica positiva di costruzioni e commercio.

La flessione del manifatturiero penalizza le altre aree geografiche, soprattutto il Nord Est (complessivamente -4,4mila nel mese, -10,3mila nel trimestre). Più stabili, sempre rispetto a un anno fa, Nord Ovest e Centro.
Le maggiori opportunità sono segnalate dalle imprese di medie dimensioni con circa 196mila contratti previsti a giugno.

Profili difficili da reperire e manodopera straniera

Sono circa 270mila le assunzioni per cui le imprese hanno dichiarato di aver incontrato difficoltà nel reperire il profilo adatto. Il Borsino delle professioni del Sistema Informativo Excelsior segnala tra le professioni tecniche e a elevata specializzazione di difficile reperimento i tecnici in campo ingegneristico (66,7%), mentre tra le figure degli operai specializzati fonditori, saldatori, lattonieri, calderai, montatori di carpenteria metallica (75,1%) e operai specializzati addetti alle rifiniture delle costruzioni (73,1%).

Si mantiene elevata la domanda di lavoratori immigrati, con 104mila ingressi programmati nel mese, il 18,4% del totale.
Tra i settori che ricorrono maggiormente alla manodopera straniera si confermano i servizi operativi di supporto a imprese e persone, servizi di trasporto, logistica e magazzinaggio, metallurgia e costruzioni.

Fenomeno phishing, perchè è così pericoloso per le aziende?

Aziende sotto attacco, anche da parte del cybercrime. In particolare, il phishing rappresenta una delle tecniche più efficaci utilizzate dai criminali informatici per colpire le imprese, mettendo a rischio la sicurezza dei dati sensibili. Kaspersky ha condotto un’analisi dettagliata per comprendere meglio questa minaccia e fornire alle aziende strumenti efficaci per difendersi.

La posta elettronica nel mirino degli attacchi

Secondo il report “The State of Email Security 2023” di Mimecast, l’83% dei CISO considera la posta elettronica la principale fonte di attacchi informatici. Il caso recente del Pepco Group, con una perdita di 15,5 milioni di euro a causa di un attacco di phishing in Ungheria, evidenzia le gravi conseguenze di tali attacchi.

Le principali motivazioni dei criminali informatici

I criminali informatici sono motivati da guadagni economici, spesso acquisendo illegalmente informazioni sensibili come dati finanziari o di accesso. Alcuni agiscono per motivazioni politiche, ideologiche o di spionaggio. In ogni caso, gli attacchi di phishing rappresentano una seria minaccia per le aziende.

Come iniziano gli attacchi?

Gli attacchi di phishing iniziano con la creazione di e-mail fraudolente, spesso imitando comunicazioni legittime. Gli aggressori utilizzano tecniche come lo spoofing degli indirizzi e la riproduzione del marchio aziendale per aumentare la credibilità delle e-mail.

Contenuti e tecniche ingannevoli

Le e-mail di phishing sfruttano tecniche di manipolazione psicologica, costringendo le vittime ad agire senza valutare la legittimità dell’e-mail. Utilizzano falsi pretesti, social engineering e link dannosi per ottenere risposte desiderate.

Le tattiche per eludere il rilevamento

I criminali informatici adottano costantemente nuove tattiche per eludere il rilevamento da parte dei sistemi di sicurezza. Utilizzano tecniche di offuscamento e crittografia per aumentare l’efficacia degli attacchi.

Quali sono le conseguenze degli attacchi?

Gli attacchi di phishing possono causare gravi danni alle aziende, tra cui accesso non autorizzato ai dati, perdite finanziarie e danni alla reputazione. Gli account compromessi possono essere sfruttati per ulteriori attacchi informatici.

Strategie di mitigazione

Per proteggersi dagli attacchi di phishing, le aziende devono implementare misure di sicurezza avanzate e formare i dipendenti sull’identificazione e la gestione degli attacchi. Soluzioni come Kaspersky Security for Mail Server offrono protezione contro le minacce informatiche, inclusi gli attacchi di phishing basati sull’intelligenza artificiale.

Per concludere

In un contesto di crescente complessità delle minacce informatiche, è essenziale che le aziende adottino soluzioni di sicurezza efficaci per proteggere i propri dati sensibili e garantire la continuità operativa.

Un Paese divergente: la società italiana nel 2024 secondo Ipsos

Il rapporto Flair 2024 di Ipsos, dal titolo ‘Un Paese divergente. Una società contrassegnata dalle fratture sociali, oscillante tra spinte solidali e brame egoiste’, restituisce l’immagine di un Paese che si distingue per le sue contrapposizioni.
L’Italia oggi attraversa un periodo di profonde trasformazioni, segnate da passioni inquiete e un senso di instabilità che oscilla tra dinamismo e retromarce, radicalismo e difensive.

Crisi ambientali, economiche, sociali, finanziarie e sanitarie hanno lasciato il segno nel tessuto sociale del Paese. Una situazione che appare come il riflesso della complessità delle dinamiche sociali che caratterizzano l’attuale panorama italiano.

Crisi e trasformazioni acuiscono le distanze sociali

Negli ultimi cinque anni abbiamo assistito a una accelerazione dei processi di transizione che stanno modellando i cambiamenti.
Tale accelerazione è stata alimentata da una serie di crisi che si sono incrociate e susseguite. Nonostante alcuni segnali economici positivi, come l’aumento dell’occupazione e la diminuzione del timore di perdere il posto di lavoro, la società italiana rimane profondamente divisa. Il 52% degli italiani ritiene che le distanze sociali siano aumentate negli ultimi anni.

Il dato è particolarmente preoccupante quando si considera l’aumento delle differenze tra giovani e adulti.
Un fenomeno che mette in luce un problema fondamentale della società: la crescente disuguaglianza tra le diverse generazioni.

GenZ tra incertezze e delusione  

Per il 73% degli italiani il rischio che i giovani vivano in una situazione di maggiore povertà rispetto ai loro genitori è molto alto. 
I giovani, a differenza degli adulti, si sentono più delusi (34% vs media del 29%), più insicuri (35% vs 26%), più angosciati (25% vs 18%), più confusi (20% vs 15%).

Nonostante l’ampio uso delle connessioni social, il 47% dei ragazzi e delle ragazze fra 25 e 34 anni e del 46% dei 18-24enni avverte come più fragili le relazioni con gli altri. La media nazionale si ferma al 38%. 
Le dinamiche più incerte di fronte al futuro per i giovani sono la stabilità lavorativa (39% vs 12% adulti), la rete di amici e relazioni (20% vs 10%), il bagaglio di conoscenze ritenuto inadeguato (32% vs 23%).
Gli aspetti della società contemporanea che i giovani reputano maggiormente sbagliati sono mancanza di stabilità nel lavoro (32%), ridotto livello delle prospettive future (43%), individualismo autorefenziale (24%) e differenze di genere (26%). 

L’impatto dell’AI sulle retribuzioni

L’AI sta entrando sempre più nella vita quotidiana, ma solo il 5% degli italiani si dichiara molto informato. Circa 1 italiano su 3 ritiene che l’AI stia già oggi rivoluzionando il mondo del lavoro, e fra 5 o 10 anni la maggioranza è concorde che l’impatto sarà importante.

Tuttavia, è ancora presto per comprendere quale sarà il bilanciamento tra vantaggi e svantaggi prospettati. E relativamente alle retribuzioni, emerge il timore che si accentui ancor più la frattura retributiva, incrementando ulteriormente le disuguaglianze nel Paese.

Incidenti informatici? L’errore umano è il primo colpevole

Un recente studio globale commissionato da Kaspersky evidenzia come gli errori umani siano responsabili di quasi due terzi di tutti gli incidenti informatici verificatisi negli ultimi due anni. Nel contesto della cybersicurezza, oltre il 50% dei professionisti ammette di aver commesso errori all’inizio della propria carriera a causa della mancanza di conoscenze teoriche o pratiche.

Tale percentuale aumenta al 60% tra coloro che hanno un’esperienza nel settore compresa tra i due e i cinque anni.

Imprese, almeno un incidente informatico negli ultimi due anni

Nell’arco degli ultimi due anni, le organizzazioni e le aziende hanno subito almeno un incidente informatico a causa della carenza di personale qualificato in materia di sicurezza informatica. Nonostante la ricerca di personale preparato sembri la soluzione più facile, la realtà dei fatti è molto diversa. Reperire professionisti delle sicurezza informatica è una vera e propria sfida, nonostante il bisogno occupazionale tocchi 4 milioni circa di addetti.

Gli errori più comuni

Il gap di competenze in cybersecurity è spesso attribuibile alle lacune teoriche e pratiche dei neoassunti nel settore, che si confrontano con difficoltà iniziali e commettono errori come il mancato aggiornamento dei software (43%), l’uso di password deboli (42%), e la mancata esecuzione di backup tempestivi (40%). I professionisti della cybersicurezza riconoscono di non avere avuto le competenze e l’esperienza necessarie all’inizio della loro carriera.

Tuttavia, la ricerca di personale qualificato è resa ancor più difficile dalla necessità di sostenere tre o più colloqui prima di essere selezionati per un ruolo InfoSec, come dichiarato dal 34% degli intervistati.

Servono programmi di formazione costanti  

Marina Alekseeva, Chief Human Resources Officer di Kaspersky, sottolinea l’importanza di un processo di onboarding completo e di un costante aggiornamento delle competenze per affrontare le sfide degli esperti di cybersicurezza. Il 46% dei professionisti InfoSec impiega più di un anno per sentirsi a proprio agio nel ruolo ricoperto, mentre un altro 10% dichiara che tale traguardo è stato raggiunto in tre anni.

Le misure  preventive e reattive per affrontare il gap di conoscenze sono essenzialmentel’aggiornamento dei programmi di formazione in collaborazione con attori della cybersicurezza, stage per acquisire esperienza pratica e investimenti aziendali in programmi di formazione per il personale.

Per concludere

In conclusione, il rapporto completo fornisce approfondimenti sul percorso formativo degli esperti di cybersicurezza e sulle difficoltà iniziali che hanno affrontato nella loro carriera. La carenza di personale qualificato rimane una sfida importante per le imprese, che richiede sforzi congiunti per colmare il gap esistente e garantire una forza lavoro preparata ed efficiente nel settore della sicurezza informatica.