Facebook punta sulla privacy interpiattaforma

Facebook preme l’acceleratore sulla privacy, e da social network dove gli utenti possono inviare informazioni a un ampio gruppo di persone punta a diventare un “luogo” un po’ meno pubblico. Ovvero, una piattaforma in cui è possibile comunicare con gruppi più ristretti di persone, e vedere il proprio contenuto sparire dopo un breve periodo di tempo.

I sei pilastri su cui si basa questa svolta verso la privacy sono quindi le interazioni private, il criptaggio, la riduzione dei tempi di permanenza dei contenuti, la sicurezza, l’interoperabilità e l’archivio sicuro dei dati.

“L’interoperabilità offre vantaggi di privacy e sicurezza”

Mark Zuckerberg ha illustrato la sua nuova “visione” di Facebook: un social network in cui proprio la privacy e il criptaggio saranno centrali, così come lo sarà una maggiore interoperabilità fra i servizi di comunicazione della piattaforma. “Renderemo possibile l’invio dei messaggi ai propri contatti usando ognuno dei nostri servizi – spiega il papà di Facebook – Vogliamo offrire la possibilità di scegliere come raggiungere i propri amici fra le piattaforme, come MessengerhatsAp p e Inst, W agram, da qualsiasi app si preferisce”.

Secondo Zuckerberg infatti l’interoperabilità offre vantaggi di privacy e sicurezza. “Con la possibilità di inviare messaggi fra i nostri servizi, si sarà in grado di inviare messaggi criptati a un numero di telefono su WhatsApp da Messenger”.

“La libertà di essere se stessi e di connettersi in modo più naturale”

Le comunicazioni quindi saranno più semplici, agevoli e private. “Quando penso al futuro di internet, ritengo che una piattaforma di comunicazione focalizzata sulla privacy diventerà ancora più importante di quanto non siano le piattaforme aperte ora – aggiunge Zuckerberg -. La privacy concede alla gente la libertà di essere se stessi e di connettersi in modo più naturale, che è il motivo per cui vengono sviluppati i social network”.

Ammettendo come al momento la reputazione del social network non è delle migliori per la tutela degli amici, Zuckerberg però rilancia: “abbiamo dimostrato più volte di poter evolvere e creare quei servizi che la gente vuole”.

Molti governi si oppongono al criptaggio, e Facebook rischia il blocco in alcuni paesi

Non è la prima volta che Zuckerberg si impegna sul fronte della privacy, senza grandi risultati visto il susseguirsi degli scandali. E forse il riferimento è proprio alla pioggia di critiche piovute su Facebook, e al calo della fiducia degli utenti nei confronti del social network.

Allo scetticismo di fronte all’impegno di Zuckerberg si sommano però i rischi in cui una tale politica potrebbe incorrere. Fra questi, riferisce Ansa, il fatto che molti governi si oppongono al criptaggio, e Facebook potrebbe finire con l’essere bloccata in alcuni paesi stranieri. Come lo stesso Zuckerberg ha più volte ammesso.

 

Rottamazione-ter, più possibilità per chiudere la partita col fisco

Chi vuole chiudere la partita con il fisco per le cartelle dal 2000 al 2017 ha nuove possibilità. Il cosiddetto Decreto semplificazioni, il decreto legge 135/2018, amplia infatti le possibilità ai contribuenti che vogliano aderire alla definizione agevolata per il periodo in questione, con novità anche per le domande di adesione al Saldo e stralcio. In particolare, ricorda Fisco Oggi, la rivista telematica dell’Agenzia delle Entrate, “con la legge 12/2019 – di conversione del Dl – rientrano nella ‘rottamazione-ter’ anche i contribuenti che non sono in regola con i pagamenti della ‘rottamazione-bis’, ovvero coloro che non avevano saldato le prime rate in scadenza entro il 7 dicembre scorso”.

L’Agenzia ha adeguato alle novità normative i modelli di adesione

Questi contribuenti potranno quindi usufruire dei benefici della rottamazione-ter, nella quale rientreranno anche tutte le domande di adesione al Saldo e stralcio, che per mancanza dei requisiti non potranno rientrare nel provvedimento. L’Agenzia, si legge ancora su Fisco Oggi, “ha adeguato alle novità normative i modelli di adesione che sono già disponibili sul sito internet e agli sportelli dell’ente (modelli DA-2018 e SA-ST)”. Presentando il modello, è possibile “l’accesso alla cosiddetta ‘rottamazione-ter’ anche per i contribuenti che non hanno provveduto al pagamento, previsto entro il 7 dicembre 2018, delle rate della rottamazione-bis (Dl 148/2017) scadute nei mesi di luglio, settembre e ottobre 2018”.

Versare l’importo a rate o in un’unica soluzione entro il 31 luglio 2019

Per tali debiti “l’importo dovuto potrà essere suddiviso fino a un massimo di 10 rate di pari importo con scadenza 31 luglio e 30 novembre 2019 e, poi, per i due anni a seguire, 2020 e 2021, febbraio, maggio, luglio e novembre. Mentre è prevista anche la possibilità di versare le somme dovute a titolo di definizione agevolata in un’unica soluzione entro il 31 luglio 2019”.

Ma ci sono cambiamenti anche per chi aderirà al Saldo e stralcio (definizione agevolata dei debiti a favore delle persone fisiche che si trovano in una situazione di grave e comprovata difficoltà economica, ovvero con Isee inferiore a 20mila euro),

Aderire alla ‘ter’ compilando e inviando le richieste online

“Nel caso di inammissibilità della domanda per il ‘Saldo e stralcio’ – ricorda Fisco Oggi – anche le cartelle non in regola con i pagamenti del 7 dicembre rientrano automaticamente nell’ambito della ‘rottamazione-ter’ con ripartizione del debito in 9 rate”. Un’altra novità, riporta Adnkronos, riguarda “l’allineamento delle scadenze della definizione agevolata 2018 per le risorse Ue e per l’imposta sul valore aggiunto riscossa all’importazione a quelle della ‘rottamazione-ter’ (18 rate in 5 anni)”.

I contribuenti che intendono aderire alla ‘ter’ possono compilare e inviare le richieste direttamente online dal sito di Agenzia delle Entrate-Riscossione con il servizio Fai D.A. te, disponibile sia in area pubblica, senza pin e password, ma allegando il proprio documento di identità, sia nell’area riservata per chi accede utilizzando Spid o le proprie credenziali.

A 10 anni dall’inizio della crisi l’Italia non recupera

Dal 2007, l’ultimo anno prima dello scoppio della crisi globale, l’Italia deve ancora recuperare 4,2 punti percentuali di Pil e 19,2 punti di investimenti. A più di 10 anni dall’inizio della crisi poi i consumi delle famiglie sono inferiori di 1,9 punti, e il loro reddito disponibile è in calo di 6,8%. In materia di lavoro, inoltre, l’occupazione è aumentata dell’1,7%, mentre il tasso di disoccupazione è cresciuto dell’84,4%. Se, infatti, nel 2007 il tasso di coloro che era alla ricerca di un’occupazione si attestava al 6,1% nel 2018 è salito al 10,5%. È quanto emerge da una analisi dell’Ufficio Studi della Cgia di Mestre, che segnala però la tenuta dell’export: a distanza di un decennio le vendite all’estero sono cresciute del 13,9%.

Crollo degli investimenti, diminuzione dei consumi e disoccupazione

Alla base del calo del Pil, spiega la Cgia, ci sono soprattutto il crollo degli investimenti pubblici e privati e la diminuzione dei consumi delle famiglie, che costituiscono il 60% circa dell’intera ricchezza prodotta dal Paese ogni anno. Un trend sul quale ha pesato l’aumento dei disoccupati, riferisce Adnkronos, ed è compensato solo in piccola parte dall’aumento dell’occupazione. Nel 2018 il numero degli occupati presenti in Italia (23,3 milioni) ha superato il livello del 2007 (22,9 milioni). Tuttavia, è crollato il numero delle ore lavorate sceso a 43,2 miliardi (-6,1%, che in termini assoluti equivalgono a -2,7 miliardi di ore). Inoltre, nonostante si sia superato il numero del 2007, sono cresciuti in misura rilevante i lavoratori dipendenti con contratti a termine (+22,4 per cento rispetto al 2007), ovvero un aumento netto dei precari.

Difficile fare previsioni a breve termine

Quanto all’immediato futuro, la Cgia di Mestre ammette come diversi elementi (il rallentamento dell’economia mondiale, la Brexit e la fine del Quantitative easing) rendano estremamente difficile prevedere come andrà l’economia italiana. L’associazione prevede per l’anno in corso una crescita dello 0,8%, grazie, in particolar modo, all’incremento dell’1,9% degli investimenti e la crescita del +1,1% dei consumi delle famiglie, che dovrebbero far scendere la disoccupazione dello 0,2% e aumentare gli occupati dello 0,4%. Non è da escludere, inoltre, il varo di una manovra correttiva già prima dell’estate.

“Siamo meno ricchi, spendiamo meno e abbiamo più disoccupati”

Come sottolinea il coordinatore dell’Ufficio studi Paolo Zabeo “sebbene negli ultimi 5 anni il Pil sia tornato a crescere, rispetto l’anno pre-crisi siamo meno ricchi, sono franati gli investimenti, spendiamo meno e abbiamo più disoccupati. L’unica cosa veramente positiva è che il nostro made in Italy vola, e continua a conquistare i mercati stranieri. Stando alle previsioni di crescita che nel triennio saranno ben al di sotto dell’1% annuo, molto probabilmente il nostro Paese recupererà i 4 punti di Pil persi dal 2007 non prima del 2024: praticamente 17 anni dopo”.

Italia, l’e-commerce è ancora un mondo da uomini

L’e-commerce non si è ancora colorato di rosa. Almeno non in Italia. Nel nostro paese, infatti, le attività di vendita e acquisto on line nel corso del 2018 sono state prevalentemente effettuate da mani maschili. Uomini soprattutto di età compresa fra i 35 ed i 44 anni. Lo rivela una recente indagine realizzata da Idealo e anticipata da Adnkronos. Insomma, le donne comprano ancora relativamente poco in rete.

Pneumatici e accessori da moto le scelte clou

Gli uomini attivi on line hanno comprato prevalentemente pneumatici per motocicli e per fuoristrada, pneumatici invernali ed estivi e stivali da moto. Ma anche le signore, seppure in numeri minori, hanno fatto la loro parte. Lo afferma la ricerca, segnalando che se nel 2018 le intenzioni di acquisto registrate sul portale italiano di idealo sono aumentate del 20% rispetto allo stesso periodo del 2017, tra le categorie di prodotti maggiormente cresciute rispetto allo scorso anno ci sono quelle destinate ad un pubblico prettamente femminile come orecchini, prodotti solari, prodotti per la cura di viso e corpo e make up. E’ questo un settore di mercato che ha registrato un balzo in aventi del 200% settore che è aumentato ben del 200%, colorando un po’ più di rosa i trend dell’e-commerce tricolore.

Salute e bellezza un comparto in crescita

“Per il 2019 ci aspettiamo anche un aumento dell’utilizzo della comparazione prezzi da parte delle donne” ha detto all’Adnkronos Fabio Plebani, Country Manager per l’Italia della piattaforma Idealo. “Prevediamo, infatti, una crescita anche nei settori Salute & Bellezza, da sempre di maggiore interesse per il pubblico femminile”. Il 2019, aggiunge Plebani, “sarà comunque un anno interessante sotto diversi punti di vista anche per il settore degli smartphone con nuovi player come Xiaomi e Oppo che, secondo le previsioni, conquisteranno una buona fetta di mercato italiano”.

Smartphone e moda sempre nel carrello

Nel corso del prossimo anno la curiosità dei consumatori italiani online si concentrerà ancora sui prodotti hi-tech come gli smartphone anche se, secondo gli analisti di Idealo, “l’interesse nei confronti dei cellulari ha già registrato nel 2018 una leggera diminuzione rispetto al 2017”. Oltre agli smartphone, gli italiani punteranno a comprare sul web prodotti legati al settore dell’elettronica di consumo come tablet, notebook, cuffie. E non solo. L’e-commerce tricolore si baserà anche sui capi di abbigliamento come sneakers e scarpe da corsa o da allenamento, un settore che nell’anno che sta per chiudersi è stato particolarmente cercato. Tirando ancora il bilancio del 2018, tra le categorie più desiderate in assoluto rimangono smartphone, sneakers e televisori. A registrare invece una diminuzione di interesse sono stati nel 2018 prodotti di riscaldamento e ventilazione, maglioni da uomo, case per bambole e biciclette.

Calo delle nascite: i neonatologi lanciano l’allarme

Più morti che nuovi nati. A 464.000 nati in Italia nel 2017 corrispondono 647.000 decessi. Questo è il quadro delineato dall’Istat, e i neonatologi italiani lanciano l’allarme. “In Italia nascono sempre meno bambini, un numero nettamente inferiore rispetto ai decessi, meno anche rispetto agli anni della prima e seconda Guerra Mondiale. Perdiamo ogni anno circa 180.000 persone, è come se città come Modena o Reggio Calabria fossero azzerate”. Lo afferma il presidente della Società Italiana di Neonatologia (SIN) Fabio Mosca, in occasione del Convegno Indagine Famiglie 2.0 che ha avuto luogo a Roma, in Città del Vaticano.

Un paese che invecchia

“L’Italia è tra i paesi che fanno meno figli al mondo – continua Mosca -. L’indice di fecondità, il numero di figli per donna in età fertile, è 1,34, siamo con la Spagna il fanalino di coda in Europa”. Sulla base dei trend attuali, secondo le ultime previsioni Eurostat, nel 2050 nasceranno appena 375 mila bambini, e il rischio è che la famiglia italiana verrà completamente ridefinita. Tre quinti dei nostri bambini non avrà infatti fratelli, cugini, zie e zii, ma solo genitori, nonni e bisnonni. “Stiamo diventando un Paese con prevalenza della popolazione anziana: già oggi per 161 persone di età maggiore di 64 anni – aggiunge Mosca – ci sono solo 100 bambini di età inferiore a 15 anni. Di questo passo il welfare diventerà insostenibile, già oggi il rapporto tra la popolazione in età inattiva su quella attiva è del 55%”.

Come invertire la tendenza?

Bisogna invertire quindi questa tendenza. Ma come incentivare la natalità? Per poterlo fare occorre ricostruire un tessuto sociale e introdurre più facilitazioni per le famiglie, che in Italia oggi non risultano sufficienti. “Non è un caso che nelle regioni del Sud ormai da più di 10 anni la natalità sia più bassa che al nord”, sottolinea Mosca.

Il problema però non è solo economico, ma anche culturale. In Italia il figlio è visto “come un vincolo, un limite alla libertà, all’autonomia e all’affermazione personale, il nuovo stile di vita è individuale, ‘child free’ – spiega ancora Mosca. -. Ma una società senza figli è una società senza futuro”.

“Migliorare le politiche per la conciliazione tra casa e lavoro”

Non basta quindi ridare autonomia ai giovani e renderli indipendenti: per togliere incertezza e precarietà è necessario creare le condizioni per favorire decisioni familiari riproduttive. È opportuno “migliorare le politiche per la conciliazione tra casa e lavoro, rendendo l’organizzazione più adatta alle madri lavoratrici e offrendo asili e servizi numericamente ed economicamente adeguati – puntualizza Mosca -. È ormai non più rimandabile adottare politiche che privilegino le donne, garantendo lavoro e stabilità, partendo dalla consapevolezza che oggi le donne che lavorano fanno più figli”.

Incidenti sul lavoro, meno infortuni ma più morti

Gli infortuni sui luoghi di lavoro sono fortunatamente in diminuzione ma, d’altro canto e purtroppo, sono aumentate le morti sul lavoro. La mappa di queste tragedie è il frutto di un lavoro di raccolta dati dell’Inail. Tra gennaio e settembre 20178, infatti, sono state presentate all’Istituto 469.008 denunce di infortunio sul lavoro (-0,5% rispetto allo stesso periodo del 2017), 834 delle quali con esito mortale (+8,5%). Le patologie di origine professionale denunciate sono state 44.083 (+1,8%).

L’effetto del crollo del ponte Morandi

Come riporta una nota diffusa da Askanews, le denunce di infortunio sul lavoro con esito mortale presentate all’Istituto nei primi nove mesi di quest’anno sono state 834,65 in più rispetto alle 769 denunciate nel 2017 tra gennaio e settembre (+8,5%). L’aumento è dovuto soprattutto all’elevato numero di decessi avvenuti lo scorso mese di agosto rispetto all’agosto 2017 (109 contro 65). Diversi di questi sono stati causati da quelli che vengono definiti “incidenti plurimi”, cioè quegli incidenti che provocano contemporaneamente la morte di due o più lavoratori. Nel solo mese di agosto, infatti, si è contato lo stesso numero di vittime (36) in incidenti plurimi dell’intero periodo gennaio-settembre 2017. Tra gli eventi responsabili di questo tragico “bollettino”, quest’anno si registrano in particolare modo il crollo del ponte Morandi a Genova e gli incidenti stradali avvenuti a Lesina e a Foggia, in cui hanno perso la vita numerosi braccianti. Allargando l’analisi dei dati ai primi nove mesi, nel 2018 tra gennaio e settembre si sono verificati in totale 18 incidenti plurimi che sono costati la vita a 66 lavoratori, rispetto ai 12 incidenti plurimi del 2017, che hanno causato 36 morti.

Più incidenti nel Nord Italia e nel settore Industria

In base ai dati Inail rilevati al 30 settembre, appare evidente a livello nazionale un incremento sia dei casi avvenuti in occasione di lavoro, che sono passati da 551 a 581 (+5,4%), sia di quelli occorsi in itinere, in aumento del 16,1% (da 218 a 253). Nei primi nove mesi di quest’anno si è registrato un incremento di 67 casi mortali (da 648 a 715) nella gestione Industria e servizi e di cinque casi in Agricoltura (da 100 a 105), a fronte di un decremento di sette casi nel Conto Stato (da 21 a 14).

L’analisi territoriale evidenzia un incremento di 40 casi mortali nel Nord-Ovest (da 183 a 223), di 15 nel Nord-Est (da 196 a 211) e di 14 al Sud (da 165 a 179). Leggeri cali si rilevano al Centro (da 158 a 156) e nelle Isole (da 67 a 65). Ci sono differenze anche a livello regionale: 20 casi in più del Veneto (da 70 a 90) e 19 in più in Lombardia (da 94 a 113). Decremento netto invece in Abruzzo (da 38 a 22) e nelle Marche (da 28 a 15).

Tra le vittime più uomini che donne

L’aumento rilevato nel confronto tra i primi nove mesi del 2017 e del 2018 è legato prevalentemente alla componente maschile, i cui casi mortali denunciati sono stati 64 in più (da 696 a 760), mentre quella femminile ha registrato un decesso in più (da 73 a 74). L’incremento ha interessato sia le denunce dei lavoratori italiani (da 649 a 698), sia quelle dei lavoratori extracomunitari (da 84 a 97) e comunitari (da 36 a 39).

Nuova maturità in arrivo. Cosa cambia?

Da quest’anno scolastico entra in vigore la nuova maturità. L’Esame di Stato conclusivo della scuola secondaria di II grado subisce infatti alcune modifiche, e una circolare inviata alle scuole dal Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca fornisce un quadro preciso a docenti e studenti. Tra le novità, due prove scritte al posto di tre, più la prova orale. E più attenzione al percorso svolto dai ragazzi nell’ultimo triennio, con un punteggio maggiore assegnato al credito scolastico.

Nuovi requisiti per l’accesso all’esame

Quest’anno né la partecipazione durante l’ultimo anno di corso alla prova Nazionale Invalsi né lo svolgimento delle ore di Alternanza Scuola-Lavoro varranno come requisiti di accesso, riporta Adnkonos. Per poter essere ammessi alle prove bisognerà aver frequentato almeno i tre quarti del monte ore previsto, avere il 6 in ciascuna disciplina, avere la sufficienza nel comportamento. Il Consiglio di classe potrà deliberare l’ammissione anche con una insufficienza in una disciplina, o gruppo di discipline valutate con un unico voto, ma dovrà motivare la propria scelta.

Più peso al percorso di studi nella valutazione finale

Il voto finale continuerà a essere espresso in centesimi, ma da quest’anno si darà più peso al percorso di studi. Il credito maturato nell’ultimo triennio varrà fino a 40 punti su 100, invece degli attuali 25. Alla commissione spettano poi fino a 60 punti, massimo 20 per ciascuna delle due prove scritte e 20 per il colloquio. Il punteggio minimo per superare l’esame resta fissato in 60 punti. La Commissione d’esame può motivatamente integrare il punteggio, fino a un massimo di 5 punti, ove il candidato abbia ottenuto un credito scolastico di almeno 30 punti e un risultato complessivo nelle prove di esame di almeno 50 punti.

Due prove scritte al posto di tre

Per la prima prova scritta (italiano), in programma il prossimo 19 giugno, i maturandi dovranno produrre un elaborato scegliendo tra 7 tracce riferite a 3 tipologie di prove in ambito artistico, letterario, filosofico, scientifico, storico, sociale, economico e tecnologico.

Per l’analisi del testo la novità principale riguarda il numero di tracce proposte: gli autori saranno due, anziché uno come accadeva fino ad ora. Questo per coprire ambiti cronologici, generi e forme testuali diversi, e potranno essere proposti testi letterari dall’Unità d’Italia a oggi. La seconda prova scritta del 20 giugno riguarderà invece una o più discipline caratterizzanti i percorsi di studio.

A gennaio saranno comunicate agli studenti le materie della seconda prova. A febbraio, con largo anticipo rispetto al passato, sarà pubblicata l’ordinanza relativa agli esami di Stato.

Viaggi d’affari e sicurezza dei dati: il 65% dei viaggiatori non si sente al sicuro

Solo il 35% dei viaggiatori d’affari si sente molto sicuro di non compromettere la sicurezza dei dati della propria azienda durante la trasferta. E se i viaggiatori americani risultano molto più tranquilli (46%) rispetto a quelli dell’Asia Pacifico (28%) o dell’Europa (27%), la percentuale scende addirittura al 22% per i viaggiatori d’affari italiani. Secondo il CWT Safety & Security Study, una ricerca ideata da Carlson Wagonlit Travel e condotta da Artemis Strategy Group sui viaggi d’affari e la sicurezza dei dati, c’è ancora molto da fare per educare i viaggiatori su come proteggere i dati della loro azienda.

Solo il 3% degli intervistati provenienti dal nostro Paese si preoccupa

Solo il 3% degli intervistati italiani si dichiara preoccupato, ma la loro percezione del problema è abbastanza simile a quella dei colleghi stranieri. In generale le tre situazioni percepite come più pericolose dagli intervistati sono il furto o la perdita dei computer portatili o di altri dispositivi mobili (29%), l’uso di un Wi-Fi pubblico (21%), e il lavoro sul proprio laptop o dispositivo in luoghi non protetti (9%). A queste fanno seguito la condivisione involontaria di documenti aziendali (9%), l’accesso alle e-mail aziendali (8%), l’apertura di un file o di un sito non consentito (8%) e la disponibilità di documenti cartacei (6%).

Quasi la metà dei viaggiatori d’affari ha vissuto una violazione della sicurezza

Quasi la metà dei viaggiatori d’affari (46%) ha vissuto una violazione della sicurezza, percentuale che si riduce al 37% per i viaggiatori d’affari della Penisola. Inoltre, il 37% degli intervistati (36% per gli italiani) ha ammesso di aver scaricato file da mittenti non identificati, e la stessa percentuale ha aperto un’email di phishing (27% per gli italiani).

Fortunatamente, la maggior parte dei viaggiatori ha preso provvedimenti quando è venuta a conoscenza di una violazione della sicurezza o dei dati. Il 37% degli intervistati italiani ha notificato tempestivamente l’evento al dipartimento IT e il 31% ha spento subito il dispositivo, mentre il 25% ha riportato tutto all’azienda. Il 67% degli intervistati italiani inoltre ha confermato di saper segnalare un’email di phishing in modo appropriato.

“Consapevolezza e la formazione sono fondamentali per difendersi dalle violazioni”

“La consapevolezza e la formazione sono fondamentali per difendersi da possibili violazioni della sicurezza”, dichiara Andrew Jordan, Executive Vice President e Chief Technology Officer di CWT. Ma, sempre secondo la ricerca, meno del 20% dei viaggiatori d’affari ha dichiarato di aver ricevuto dalla propria azienda diverse comunicazioni formali o indicazioni sulla sicurezza dei dati e di Internet. E appena il 34% ha ricevuto alcune indicazioni su cosa non fare.

Per l’Italia quest’ultima percentuale sale al 41%, mentre si riduce all’11% quella di chi dichiara di ricevere comunicazioni formali e frequenti.

Come sopravvivere in ufficio quando tutti sono in vacanza

Se Facebook trabocca di foto di amici al mare, i colleghi sono partiti e la città è semideserta: rimanere al proprio posto dietro la scrivania può essere frustrante. In estate è difficile riuscire a mantenere la concentrazione al lavoro, soprattutto se il capo o i colleghi sono già partiti per le vacanze. Ma niente paura: a prestare soccorso a chi deve affrontare la permanenza in ufficio nei mesi più caldi c’è Hays Response, la divisione della societá di ricerca e selezione del personale dedicata ai profili junior.

Concedersi una work routine più leggera

Hays Response ha elaborato 5 consigli utili per chi deve lavorare durante i mesi estivi. Il primo è concedersi una work routine più leggera e organizzare le proprie giornate lavorative in modo più rilassato. Magari pianificando una to-do-list che includa solo le attività che devono essere portate a termine entro la giornata, e concedendosi pause di relax tra un compito e l’altro.

Anche organizzare una pausa pranzo diversa dal solito. (2) può essere utile. Anziché pranzare in ufficio meglio uscire a prendere una boccata d’aria, magari mangiando al parco, o scegliendo ristoranti che abbiano un dehors o una terrazza. Una pausa pranzo all’aperto migliora l’umore e aiuta ad affrontare il pomeriggio lavorativo.

Ricaricarsi durante il weekend

Se il proprio lavoro lo permette, è utile staccare la spina e rilassarsi durante il weekend (3) dimenticando gli impegni professionali. Se possibile, quindi, è bene spegnere il telefono aziendale, non controllare la posta elettronica ed evitare di portarsi a casa il lavoro nel fine settimana. Questo permetterà di rientrare il lunedì in ufficio con le batterie ricaricate e affrontare al meglio la settimana lavorativa.

Fare sport e adottare un abbigliamento più casual

Fare sport o meditazione prima di andare in ufficio (4) sarebbe certamente d’aiuto per arrivare al lavoro con una marcia in più. Una corsa o una nuotata al mattino, infatti, libera le endorfine e aiuta a ottenere un umore migliore.

Per i meno dinamici, può essere efficace anche la meditazione, utile per liberare la mente e ricaricarsi in vista di una nuova giornata in ufficio. Ma anche solo adottare un abbigliamento più casual (5) può essere utile. Pur mantenendo un dress code adatto al proprio ambiente lavorativo d’estate ci si può concedere un look più casual, senza cravatta per gli uomini e scarpe più comode per le donne.

Un abbigliamento confortevole ci fa sentire più a nostro a proprio agio. E ci fa affrontare meglio la calura estiva in città.

La qualità  ed il design delle proposte Leon Louis

Oggi più che mai i giovani sono particolarmente attenti nello scegliere cosa indossare, perché dall’abbigliamento dipende buona parte della prima impressione che gli altri si fanno di noi al primo sguardo. Per questo motivo si tende sempre più ad indossare capi che richiamino in qualche maniera il proprio stile di vita nonché la personalità, così da comunicare a chi ci osserva tratti del nostro modo di fare e di essere semplicemente comunicandolo tramite ciò che si indossa. Ecco il motivo per il quale le nuove generazioni sono sempre più selettive nel decidere quali capi d’abbigliamento acquistare, pur non rinunciando alla qualità di tessuti e lavorazioni. Leon Louis è uno di quei marchi in grado di abbinare stile e design ad una eccezionale qualità generale del prodotto, e riscuote da anni un successo che continua a registrare numeri al rialzo tanto da collocare questo prestigioso marchio in cima alle preferenze di giovani e meno giovani.

Presente sul mercato dal 2010, anno in cui Leon Louis presentò ufficialmente le sue collezioni al mondo, questo prestigioso marchi è oggi un punto di riferimento per giovani e meno giovani, i quali hanno precise idee in fatto di stile e design e accolgono favorevolmente un brand che consenta loro di ottenere esattamente l’impronta stilistica desiderata senza alcun compromesso. Puoi farti un’idea delle creazioni Leon Louis su www.revolutionconceptstore.it, e visionare in dettagli tantissime proposte in fatto di bermuda, pantaloni, giubbini e tanti altri capi selezionati appositamente per offrire una risposta concreta a quanti amano vestire in maniera ricercata e particolare. Ogni articolo è accompagnato da ampia galleria fotografica grazie alla quale è possibile scoprire in anteprima ogni dettaglio, e verificare la qualità della lavorazione. Aggiunta la merce al carrello ed effettuato il pagamento, si riceverà il proprio ordine direttamente a casa entro un paio di giorni lavorativi.