Impianto ad osmosi inversa IWM

L’acqua è una risorsa essenziale per la vita, sia del nostro pianeta sia per tutti gli esseri viventi. Dall’utilità molteplice, senza questo elemento tutto andrebbe incontro al deperimento rapido, fino anche alla morte, laddove un organismo ne fosse privato. Questo vale soprattutto per l’uomo ma anche per le piante e gli animali. Per l’uomo l’acqua è necessaria per mantenere la giusta idratazione che serve per il corretto svolgimento delle funzioni organiche, fondamentale per espellere tutte le sostanze nocive e le tossine dal proprio organismo, per evitare che i reni siano sovraccaricati nel compito di eliminare, filtrando il sangue, le scorie, le quali, depositandosi, provocano la formazione di calcoli; fondamentale per ripristinare i sali minerali persi dopo un affaticamento, altrettanto come coadiuvante nel trattamento finanche delle allergie di stagione. Anche le piante sono fatte di acqua, ne costituisce la linfa; in quanti hanno notato tuttavia che, pur innaffiate regolarmente, non crescono come ci si aspetterebbe? Tutto dipende da che tipo di acqua diamo loro. Infatti per ottenere i massimi benefici da questo preziosissimo elemento, è necessario che sia un’acqua pura e ricca dei minerali essenziali alla salute, con un determinato pH e priva di tutte le scorie nocive che inevitabilmente la inquinano.

Ma quanto può costare l’approvvigionamento di questa risorsa essenziale, pur di essere sicuri di non nuocere a noi stessi e a ciò a cui teniamo? si pensi che la spesa stimata per il consumo di acqua imbottigliata è di circa 400 € al metro cubo. La soluzione ideale è quella di installare un purificatore d’acqua che consenta di avere in casa acqua pura come se sgorgasse direttamente da una sorgente, dunque con le stesse benefiche qualità. Ma non un purificatore qualsiasi, quanto un prodotto che davvero garantisca l’eccellenza e soprattutto che consenta un risparmio (ben 0,4 € al metro cubo) per chi acquista ed il beneficio affatto trascurabile di immettere nell’ecosistema meno plastica.

Oggi l’eccellenza ha un nome: IWM, International Water Machines, azienda leader nel trattamento delle acque potabili. Un’azienda premiata per l’impianto osmosi inversa domestico tecnologicamente più avanzato al mondo, producendo un’acqua dal pH elevato, biologicamente pura, leggera, alcalina e arricchita di tutti i sali minerali necessari al benessere del proprio organismo, dei nostri amici animali e delle nostre piante.Sul sito dell’ azienda si possono trovare molte altre informazioni, altrimenti basta chiamare il numero verde: 800 800 813 per avere a propria disposizione gentilezza, efficienza e celerità, nonché competenza.

La qualità  ed il design delle proposte Leon Louis

Oggi più che mai i giovani sono particolarmente attenti nello scegliere cosa indossare, perché dall’abbigliamento dipende buona parte della prima impressione che gli altri si fanno di noi al primo sguardo. Per questo motivo si tende sempre più ad indossare capi che richiamino in qualche maniera il proprio stile di vita nonché la personalità, così da comunicare a chi ci osserva tratti del nostro modo di fare e di essere semplicemente comunicandolo tramite ciò che si indossa. Ecco il motivo per il quale le nuove generazioni sono sempre più selettive nel decidere quali capi d’abbigliamento acquistare, pur non rinunciando alla qualità di tessuti e lavorazioni. Leon Louis è uno di quei marchi in grado di abbinare stile e design ad una eccezionale qualità generale del prodotto, e riscuote da anni un successo che continua a registrare numeri al rialzo tanto da collocare questo prestigioso marchio in cima alle preferenze di giovani e meno giovani.

Presente sul mercato dal 2010, anno in cui Leon Louis presentò ufficialmente le sue collezioni al mondo, questo prestigioso marchi è oggi un punto di riferimento per giovani e meno giovani, i quali hanno precise idee in fatto di stile e design e accolgono favorevolmente un brand che consenta loro di ottenere esattamente l’impronta stilistica desiderata senza alcun compromesso. Puoi farti un’idea delle creazioni Leon Louis su www.revolutionconceptstore.it, e visionare in dettagli tantissime proposte in fatto di bermuda, pantaloni, giubbini e tanti altri capi selezionati appositamente per offrire una risposta concreta a quanti amano vestire in maniera ricercata e particolare. Ogni articolo è accompagnato da ampia galleria fotografica grazie alla quale è possibile scoprire in anteprima ogni dettaglio, e verificare la qualità della lavorazione. Aggiunta la merce al carrello ed effettuato il pagamento, si riceverà il proprio ordine direttamente a casa entro un paio di giorni lavorativi.

Gli italiani ed il rituale del caffè

La passione che gli italiani hanno per il caffè è un qualcosa che va ben oltre il semplice apprezzare il gusto di una buonissima bevanda: è a tutti gli effetti un rituale di piacere e benessere da concedersi anche più volte al giorno, da soli o in compagnia per scambiare due chiacchiere. Che sia al mattino appena svegli, in ufficio, al bar nel corso della giornata o a casa dopo cena, ogni momento è quello adatto per concedersi l’amata tazzina, magari con le persone alle quali teniamo di più. Oggi esistono capsule con miscele e aromi di ogni tipo, ma bisogna assicurarsi che la qualità del prodotto che si va a scegliere sia veramente elevata, se si desidera provare ogni volta quella piacevole sensazione che è possibile vivere quando si prende un caffè al bar. Ad influire è certamente la qualità della materia prima, la miscela, la tostatura e l’intero processo di lavorazione. Soltanto il caffè di prima scelta, lavorato secondo la più antica delle tradizioni, può dare vita ad un prodotto di assoluta qualità, in grado di regalare piacevoli sensazioni ad ogni sorso.

La capsule Lavazza a Modo Mio by Cialdamia sono le più amate dagli italiani proprio per l’indiscutibile qualità delle miscele adoperate, tangibilmente di altissimo livello ed in grado di soddisfare i desideri di ciascuno grazie alla grande varietà di scelta. Scegliendo queste ottime capsule, si avrà la possibilità di provare miscele dal gusto più intenso o delicato in base ai propri gusti, tantissime miscele appositamente selezionate ed in grado di stupire sorso dopo sorso. La loro assoluta convenienza inoltre, rende queste cialde ancora più oggetto del desiderio agli occhi di ogni intenditore: gusto, qualità e convenienza quindi, per un prodotto in grado di regalare piacevoli sensazioni al palato sorso dopo sorso, tazzina dopo tazzina.

Consigli per la tua casa: cucine Pedrazzini Arreda

Oggi in casa trascorriamo tantissimo tempo all’interno della cucina. A differenza di ciò che avveniva sino a qualche decennio fa, quando questo ambiente era perlopiù destinato alla servitù e serviva unicamente alla preparazione dei pasti, oggi la cucina ha assunto un ruolo decisamente diverso nella considerazione collettiva. Oggi è qui che si ricevono gli ospiti, si fa conversazione e si consumano i pasti, è qui che si sperimentano nuove ricette in presenza degli amici ed è qui che si beve un buon bicchiere di vino. Proprio dal ruolo che questo ambiente domestico ha assunto nel tempo, ed in relazione alla grande importanza che riveste nella società odierna, nasce l’esigenza di fare della cucina un ambiente elegante e raffinato, in cui chi cucina possa sentirsi a proprio agio e soprattutto un luogo in cui sia un piacere invitare gli ospiti, che garantisca comfort in un ambiente moderno ed accogliente.

Le cucine Pedrazzini sono tutto questo e molto di più: eleganza e raffinatezza, unite ad una facilità d’uso che ti consentirà di fare della tua nuova cucina un vero e proprio ambiente polivalente, un ambiente in cui creare piatti nuovi e intrattenere gli ospiti. Pedrazzini Arreda, con sede trova in Via Leone Tolstoi 81 a San Giuliano Milanese, è esclusivista di zona per i marchi Veneta Cucine e Arredo 3, e ti offre tutta la qualità e l’affidabilità di questi prodotti, destinati inevitabilmente a durare nel tempo. Il personale ti seguirà in tutte le fasi del processo d’acquisto, consigliandoti al meglio e risolvendo ogni dubbio legato alla fattibilità o all’effetto di ogni singola soluzione, aiutandoti ad individuare quella perfettamente in grado di incontrare i tuoi desideri e soddisfare le tue esigenze. Visita di persona lo showroom così da verificare di persona la qualità delle cucine Milano proposte, e la grande competenza che da sempre distingue Pedrazzini Arreda nel settore.

Consumi alimentari e ambiente, vegani e vegetariani salveranno il pianeta?

Le sorti del pianeta dipendono da noi, e i consumi alimentari, così come tutto ciò che ruota attorno a essi, sono uno dei fattori che più impattano sull’ambiente. Aumentano quindi i segnali di attenzione verso la salute nostra e dell’ecosistema, e si afferma la consapevolezza nel valutare gli stili di vita anche in base alla loro ecosostenibilità. L’allevamento intensivo, ad esempio, è una delle principali fonti di inquinamento terrestre e determina importanti alterazioni del clima. Vegani vegetariani, e flexitariani, il movimento che applica una dieta che abbina alle proteine vegetali anche quelle animali, ma in percentuale molto ridotta, riusciranno a salvare il mondo?

Tutti i settori sono chiamati in causa

Secondo un’analisi di FutureBrand in Italia il numero di vegetariani e vegani è cresciuto del 7,3% rispetto al 2018. La domanda di piatti sani e sostenibili cresce, e i brand stanno già sperimentando prodotti e soluzioni per conquistare vegani, vegetariani e flexitariani.  A cambiare, però, non sono solo i consumi alimentari. Si impongono cambiamenti anche ad altri settori come, ad esempio, la moda. Orange Fiber, una startup italiana, produce tessuto ricavato dalla fibra delle arance di scarto, riporta Ansa. E in Thailandia alcuni supermercati hanno sostituito la plastica usata per confezionare i prodotti nel reparto ortofrutta con le foglie di banano. L’elenco di iniziative ecosostenibili è lungo e mostra come tutti i settori siano chiamati in causa.

Mangiare sano non è sufficiente

Ma tornando al settore alimentare basta la drastica diminuzione dei consumi di carne per salvare il pianeta? Per nulla. Mangiare sano non è sufficiente, anzi, può addirittura essere controproducente per l’ambiente. Usando il calcolatore sviluppato da BBC, si scopre quanto costa in termini di inquinamento addentare, per esempio, una mela. In termini di produzione di gas serra equivale a 51 km percorsi in auto in un anno, al riscaldamento per due giorni di un appartamento e ben 5.245 litri di acqua. L’attenzione è ancora interamente rivolta a equazioni tipo superfood uguale benefici per la salute, ma si omette di dire ad esempio, che le preziose bacche di Gojji per arrivare sulla nostra tavola hanno viaggiato dalla Cina e sono state imballate con materiale accoppiato non riciclabile.

I consumatori sono pronti a cambiare abitudini, ma i brand devono fare la loro parte

Servono quindi acquisti più consapevoli, e i brand devono fare la loro parte. Alcune risposte concrete arrivano dalla grande distribuzione, come in Francia, dove ha fatto scuola l’esperimento di Intermarché con la linea Moche, frutta e verdura buona ma salvata dalla pattumiera per sensibilizzare sullo spreco di cibo.  Secondo un’indagine dell’Osservatorio Giovani (Istituto Giuseppe Toniolo) l’80% degli intervistati si dichiara pronto a cambiare le proprie abitudini per contenere l’impatto dei cambiamenti climatici, ed è disponibile a ridurre al minimo gli sprechi alimentari. I giovani sono pronti a fare la loro parte, ma hanno bisogno di strumenti. Qualsiasi gesto pro-ecosistema, se ben comunicato, può produrre effetti positivi anche sul business. Oltre che su Madre Natura.

L’export italiano cresce, Milano è prima con 10,7 miliardi

Nei primi tre mesi del 2019 sono stati raggiunti 115 miliardi di euro di export, il 2,0% in più rispetto allo stesso periodo del 2018. Prima regione italiana per export è la Lombardia, con 31 miliardi, e in testa alla classifica delle città si piazza Milano, con 10,7 miliardi, pari all’1,0% di crescita. Seguono Torino, Vicenza, Brescia e Bergamo, ma nella top 20 anche Varese, Monza Brianza e Mantova. Le maggiori destinazioni sono la Germania, la Francia, e gli USA. E i nostri prodotti più esportati all’estero sono macchinari e apparecchiature, autoveicoli, prodotti della metallurgia, prodotti chimici, prodotti farmaceutici di base e preparati farmaceutici.

La top 5 delle città che esportano di più

Emerge da un’elaborazione della Camera di commercio di Milano Monza Brianza Lodi e di Promos Italia, la struttura del sistema camerale italiano a supporto dell’internazionalizzazione delle imprese: l’Italia nel primo trimestre del 2019 ha esportato prodotti per 114,7 miliardi, pari a 2,3 miliardi in più rispetto allo stesso periodo del 2018 (+ 2,0%). La top 5 delle città in classifica, dopo Milano, con 10,7 miliardi di euro circa (+1,0%), vede Torino, con 4,5 miliardi, Vicenza, con 4,4 miliardi, Brescia, con 4,1 miliardi, e Bergamo con 4 miliardi circa. Intorno ai 3 miliardi anche Bologna, Firenze, Treviso e Modena. Mentre fra le prime 20 anche le lombarde Varese e Monza Brianza, con oltre 2 miliardi, Mantova, con 2 miliardi.

L’Unione Europea copre il 57,6% del totale

Tra le regioni la Lombardia raggiunge quasi i 31 miliardi, un valore pari a oltre un quarto del totale italiano, ed è seguita dal Veneto e l’Emilia Romagna, con circa 16 miliardi. L’export italiano raggiunge soprattutto l’Unione Europea, con 63 miliardi, pari al 57,6% del totale (+1,5%). In particolare, all’interno dell’Unione si esporta soprattutto in Germania (14 miliardi) e in Francia (12 miliardi). Oltreoceano invece è l’America settentrionale, con gli Stati Uniti a guidare la classifica (11 miliardi), seguiti dal Canada (1 miliardo).

L’export italiano è guidato dal settore manifatturiero, soprattutto da macchinari, seguito dall’abbigliamento e i tessili, i mezzi di trasporto e i prodotti in metallo. Più nel dettaglio, tra i più esportati gli autoveicoli e i medicinali.

Quasi 107 miliardi di import, di cui con 8 dalla Cina

L’import nazionale, sempre nel periodo considerato, invece è di quasi 107 miliardi, per una crescita del +2,0%. Anche per quanto riguarda l’import prima regione la Lombardia, con 34 miliardi, seguita da Veneto, con 13 miliardi, Emilia Romagna, con 9 miliardi, Lazio con 9 miliardi, e Piemonte con 8 miliardi. Si distingue Milano, con 18 miliardi (+2%), seguita da Roma, con 5 miliardi, e Torino con 4 miliardi. Tra i primi prodotti importati i mezzi di trasporto, in particolare, gli autoveicoli, ma anche i prodotti dell’estrazione, soprattutto petrolio greggio, metalli e prodotti chimici.

Tra i maggiori partner, l’Unione Europea (58 miliardi), con Germania (17 miliardi) e Francia (8 miliardi), ma anche la Cina, con 8 miliardi.

Rivoluzione digitale e Risorse Umane: il futuro è agile e collaborativo

La rivoluzione digitale cambia le imprese e la gestione dei dipendenti. La direzione del cambiamento è quella del lavoro agile, tanto che nelle organizzazioni cosiddette agili a essere più motivato rispetto al proprio lavoro è l’85% dei dipendenti. Il triplo delle organizzazioni a gestione più tradizionale. Lo dimostra uno studio dell’Osservatorio Hr Innovation Practice della School of Management del Politecnico di Milano, secondo il quale il 54% delle direzioni Hr (Human Resources) delle aziende italiane ha una strategia mirata proprio in questa direzione.

“Un passaggio che tutte le realtà dovranno compiere per poter affrontare il futuro”

“La trasformazione verso modelli organizzativi più agili è un passaggio che tutte le realtà dovranno compiere per poter affrontare il futuro”, spiega Mariano Corso, responsabile scientifico dell’Osservatorio HR Innovation Practice. Uno scenario che non sfugge all’amministratore delegato di Q8 Italia, Giuseppe Zappalà che, intervistato dall’Adnkronos, sostiene che “in un mondo di profonda trasformazione con il digitale, l’innovazione, la competizione internazionale che incombono, le aziende ritengono sempre meno importante l’asset fisico, ma sempre più importante le persone”. Sono infatti proprio le persone che consentono di mantenere il contatto con il cliente, e i “veri patrimoni di un’azienda sono la clientela e le persone che riescono a soddisfarla”, aggiunge Zappalà.

Creare un ecosistema in cui condividere le idee

Per coniugare i tasselli strategici dell’organizzazione le aziende italiane iniziano quindi a orientarsi verso un’organizzazione più agile. E che la trasformazione digitale coinvolga gli uffici delle Risorse Umane ne è convinta anche la responsabile delle Hr di P&G South Europe, Francesca Sagramora. “Noi non pensiamo più di sviluppare piani di formazione interni – commenta – ma abbiamo aperto collaborazioni con università o startup, spesso realizzate da giovanissimi, creando un ecosistema in cui condividiamo idee. In un certo modo ci ‘contaminiamo’ – continua Sagramora – e, attraverso formule nuove, ci facciamo aiutare e condividiamo idee per trovare nuove soluzioni”.

La collaborazione resta al centro della strategia

In un mondo del lavoro in costante trasformazione tecnologica, secondo il direttore delle Risorse Umane di Microsoft Italia, Pino Mercuri, la componente strategica da mettere al centro è la collaborazione. E questo, evidenzia, “vale sia per il personale junior sia senior” visto che si lavora sempre di più con team virtuali, gruppi di lavoro collegati fra loro “da ogni parte del mondo”. Ma anche per il colosso dell’informatica, ai primi posti al mondo nei processi automatizzati, rimane la valorizzazione dell’elemento umano.

“Siamo produttori di tecnologia e siamo utilizzatori di tecnologia, ma – sottolinea Mercuri – crediamo in un mondo in cui la componente umana sarà sempre collegata alla componente digitale. Non crediamo a un’alternativa tra le due”.

Arrivano le nuove banconote da 100 e 200 euro: indistruttibili, “sopravvivono” anche alla lavatrice

Non hanno paura quasi di niente. Possono sopportare la centrifuga in lavatrice, l’asciugatura al sole e anche una passata di ferro da stiro: no, non si tratta di un tessuto, ma delle nuove banconote da 100 e 200 euro appena messe in circolazione. I nuovi biglietti, svelati a settembre 2018, andranno a completare l’emissione della serie ‘Europa’, “che offre una migliore protezione dalla falsificazione, rendendo le banconote in euro ancora più sicure”, si legge sul sito di Bankitalia. La loro resistenza, soprattutto, farà sì che ci sia la necessita di sostituirle con meno frequenza, a tutto vantaggio dei costi e dell’impatto ambientale. La Banca Centrale Europea, in un video, ha dimostrato come possano “sopravvivere” anche a trattamenti hard come lavaggi in lavatrice, abrasioni, esposizione alla luce del sole.

Quante e come sono

Le banconote da 100 e 200 euro sono ampiamente utilizzate sia come mezzo di pagamento sia come riserva di valore. A fine giugno 2018, riporta AdnKronos, circolavano 2,7 miliardi di banconote da 100 (13% di tutti i biglietti in euro in circolazione) contro 2,5 miliardi di banconote da 10 euro (12% circa del totale). In termini di valore la banconota da 100 è il secondo taglio più importante dopo quello da 50 e rappresenta quasi un quarto (23%) del valore di tutti i biglietti circolanti. Le banconote da 200 euro rappresentano invece l’1% del numero di biglietti in euro in circolazione e il 4% del valore totale. Come nuova caratteristica di sicurezza, queste banconote hanno un ologramma con satellite (apposto nella parte superiore della striscia argentata): muovendole appare il simbolo € che ruota attorno al numero. Simbolo che si distingue più chiaramente se esposto a luce diretta. Altra novità il numero verde smeraldo: muovendo una banconota, la cifra brillante nell’angolo inferiore sinistro produce l’effetto di una luce che si sposta in senso verticale; il numero inoltre cambia colore, passando dal verde smeraldo al blu scuro.

Riconoscibili anche per le persone ipovedenti

Infine, nella nuova serie Europa la Bce ha voluto tenere conto delle persone con problemi di vista, con le quali ha collaborato per crearle. Ecco perché ha messo a punto banconote dotate di caratteristiche particolari: i biglietti presentano grandi cifre in caratteri più marcati con tonalità maggiormente contrastanti per facilitarne il riconoscimento in base al colore. Ancora, lungo il bordo delle banconote sono stati predisposti dei segnali percepibili al tatto diversificati a seconda del taglio, 100 o 200 euro.

PA e interazione digitale, Italia agli ultimi posti in Europa

Se il valore medio dell’interazione digitale fra cittadini e Pubblica Amministrazione nell’Unione Europea è del 52%, in Italia nel 2018 solo il 24% dei cittadini dichiarava di aver interagito con la PA per via telematica, contro il 92% dei danesi, il 71% dei francesi, e il 57% degli spagnoli. Peggio di noi solo Bulgaria e Romania. Ma quali sono le ragioni di questo ritardo? Lo rivela il nuovo rapporto Agi-Censis realizzato nell’ambito del programma pluriennale Diario dell’Innovazione della Fondazione per l’Innovazione Cotec, che indaga la reazione degli italiani di fronte ai processi innovativi.

La trasformazione digitale è iniziata, ma gli italiani sono diffidenti

Secondo lo studio il rapporto tra cittadini e PA sta migliorando, ma indagando sui singoli servizi si scopre una scarsa conoscenza dei processi in atto: la popolazione italiana detiene un livello di competenze digitali decisamente basso, e una quota significativa di italiani vive in un mondo completamente “analogico”, riporta Adnkronos.

“La trasformazione digitale della PA è iniziata ed è possibile – commenta il direttore Agi Riccardo Luna -. Ma l’indagine registra anche una diffidenza degli italiani verso il nuovo che avanza: più che la curiosità, in molti vince la nostalgia. E non è un paradosso in un Paese in cui l’indice di vecchiaia è cresciuto di 25 punti percentuali in 10 anni, toccando il nuovo record storico”.

“Meno siti e tessere di plastica e molta più intelligenza”

“Da oltre trent’anni l’Italia spende tanta energia e moltissimi soldi per la digitalizzazione della Pubblica Amministrazione, più di qualsiasi altro Paese europeo. Abbiamo aperto, per primi, cantieri innovativi su qualsiasi terreno digitale – spiega il segretario generale del Censis Giorgio De Rita -. Il risultato è sotto gli occhi di tutti e questi dati rimarcano ancora una volta il gravissimo ritardo d’innovazione nelle piattaforme digitali pubbliche e nel funzionamento della burocrazia”. Secondo De Rita l’errore che ripetiamo inesorabilmente è puntare tutto sull’ultimo passo dei processi amministrativi, “il più visibile e spendibile sul fronte del consenso politico”, e rinunciamo a ogni innovazione negli schemi organizzativi e che traduca la complessità burocratica in interazioni semplici per imprese e cittadini. “Gli italiani si aspettano meno siti e tessere di plastica e molta più intelligenza”, aggiunge De Rita.

“Siamo solo all’inizio di un percorso lungo, ma decisivo”

“I dati del rapporto Agi-Censis documentano l’errore di chi nel passato sosteneva che la rivoluzione digitale nella PA fosse già avvenuta – commenta Giulia Bongiorno, Ministro per la Pubblica Amministrazione -. Quando mi sono insediata eravamo all’anno zero e sono stata costretta a emanare una circolare per sollecitare la nomina dei Responsabile per la Transizione al Digitale (RTD). Siamo quindi solo all’inizio di un percorso lungo, ma decisivo, per trasformare la Pubblica Amministrazione”.

Gli errori fanno bene: come sbagliare e avere successo

Sbagliando si impara e solo chi non fa non sbaglia. Sono massime consolatorie e luoghi comuni, che però regalano un briciolo di speranza a chi colleziona fallimenti e sconfitte. D’altronde, la consolazione arriva anche dall’esempio di falliti celebri del passato, come Henry Ford, che fu cacciato dalle industrie automobilistiche prima di costruire la prima Ford, Steve Jobs, licenziato agli albori, o Albert Einstein, pessimo studente. Per realizzarsi, nella vita professionale quanto in amore, ci vuole una profonda riflessione dedicata ai passaggi che portano all’errore che, per sua natura, si ripeterà. Tanto che gli errori divengono parte di un “metodo scientifico e didattico” secondo cui sbagliare diventa il punto di forza per una filosofia di vita che punta… al successo.

Il fallimento positivo

L’errore non porta a un vicolo cieco se analizzato in profondità. Al contrario, conduce a una nuova strada. Insomma, ognuno di noi ha un piano che, sbagli inclusi, prima o poi funzionerà. Non bisogno quindi rinunciare, ma guardare “dentro” a questi errori. Ma come? Le chiavi del fallimento positivo sono il fulcro del libro Elogio del fallimento. Perché sbagliare fa bene (Sperling & Kupfer) di Francesca Corrado, economista, ricercatrice ed ex-fallita, che nel 2017 a Modena ha fondato la Scuola di Fallimento.

“Guardare ai propri fallimenti significa lavorare sulla propria consapevolezza, sui propri sogni e obiettivi per fare accadere ciò che si ritiene abbia valore – spiega Francesca Corrado -. Il metodo del fallimento punta a fare emergere le potenzialità delle persone, rafforzandole col tempo”.

Ingranaggi rotti che si possono riparare

Insomma, il fallimento è un feedback per ripensare a ciò che si vuole davvero. “L’errore fa tornare indietro – continua Corrado – rivivere i vari passaggi vissuti, in modo scientifico, e aiuta a proseguire con più tenacia”.

Si può scoprire, ad esempio, di commettere sempre gli stessi errori, basati su una nostra debolezza, o una svista. Semplici ingranaggi rotti che però si possono riparare, e lavorare sull’errore fa diminuire la probabilità di un’ennesima sconfitta futura.

Un piano A, uno B e un piano Z

Per non rinunciare ai propri sogni inoltre è bene disporre contemporaneamente di un piano A, un piano B, e uno Z, riporta Ansa. Se il primo è l’obiettivo da raggiungere il secondo non è un piano alternativo se il primo fallisce, ma lo stesso piano da seguire cambiando le strategie. E il piano Z? È un piano a breve termine, che ha lo scopo di far recuperare le forze e le idee per elaborare un nuovo piano A se i primi due dovessero risultare fallimentari.

Avere un piano Z, quindi, consente di convivere con l’incertezza dei primi due. La cultura (sana) del fallimento, insomma, è la strada vincente per realizzarsi.

Facebook punta sulla privacy interpiattaforma

Facebook preme l’acceleratore sulla privacy, e da social network dove gli utenti possono inviare informazioni a un ampio gruppo di persone punta a diventare un “luogo” un po’ meno pubblico. Ovvero, una piattaforma in cui è possibile comunicare con gruppi più ristretti di persone, e vedere il proprio contenuto sparire dopo un breve periodo di tempo.

I sei pilastri su cui si basa questa svolta verso la privacy sono quindi le interazioni private, il criptaggio, la riduzione dei tempi di permanenza dei contenuti, la sicurezza, l’interoperabilità e l’archivio sicuro dei dati.

“L’interoperabilità offre vantaggi di privacy e sicurezza”

Mark Zuckerberg ha illustrato la sua nuova “visione” di Facebook: un social network in cui proprio la privacy e il criptaggio saranno centrali, così come lo sarà una maggiore interoperabilità fra i servizi di comunicazione della piattaforma. “Renderemo possibile l’invio dei messaggi ai propri contatti usando ognuno dei nostri servizi – spiega il papà di Facebook – Vogliamo offrire la possibilità di scegliere come raggiungere i propri amici fra le piattaforme, come MessengerhatsAp p e Inst, W agram, da qualsiasi app si preferisce”.

Secondo Zuckerberg infatti l’interoperabilità offre vantaggi di privacy e sicurezza. “Con la possibilità di inviare messaggi fra i nostri servizi, si sarà in grado di inviare messaggi criptati a un numero di telefono su WhatsApp da Messenger”.

“La libertà di essere se stessi e di connettersi in modo più naturale”

Le comunicazioni quindi saranno più semplici, agevoli e private. “Quando penso al futuro di internet, ritengo che una piattaforma di comunicazione focalizzata sulla privacy diventerà ancora più importante di quanto non siano le piattaforme aperte ora – aggiunge Zuckerberg -. La privacy concede alla gente la libertà di essere se stessi e di connettersi in modo più naturale, che è il motivo per cui vengono sviluppati i social network”.

Ammettendo come al momento la reputazione del social network non è delle migliori per la tutela degli amici, Zuckerberg però rilancia: “abbiamo dimostrato più volte di poter evolvere e creare quei servizi che la gente vuole”.

Molti governi si oppongono al criptaggio, e Facebook rischia il blocco in alcuni paesi

Non è la prima volta che Zuckerberg si impegna sul fronte della privacy, senza grandi risultati visto il susseguirsi degli scandali. E forse il riferimento è proprio alla pioggia di critiche piovute su Facebook, e al calo della fiducia degli utenti nei confronti del social network.

Allo scetticismo di fronte all’impegno di Zuckerberg si sommano però i rischi in cui una tale politica potrebbe incorrere. Fra questi, riferisce Ansa, il fatto che molti governi si oppongono al criptaggio, e Facebook potrebbe finire con l’essere bloccata in alcuni paesi stranieri. Come lo stesso Zuckerberg ha più volte ammesso.

 

Rottamazione-ter, più possibilità per chiudere la partita col fisco

Chi vuole chiudere la partita con il fisco per le cartelle dal 2000 al 2017 ha nuove possibilità. Il cosiddetto Decreto semplificazioni, il decreto legge 135/2018, amplia infatti le possibilità ai contribuenti che vogliano aderire alla definizione agevolata per il periodo in questione, con novità anche per le domande di adesione al Saldo e stralcio. In particolare, ricorda Fisco Oggi, la rivista telematica dell’Agenzia delle Entrate, “con la legge 12/2019 – di conversione del Dl – rientrano nella ‘rottamazione-ter’ anche i contribuenti che non sono in regola con i pagamenti della ‘rottamazione-bis’, ovvero coloro che non avevano saldato le prime rate in scadenza entro il 7 dicembre scorso”.

L’Agenzia ha adeguato alle novità normative i modelli di adesione

Questi contribuenti potranno quindi usufruire dei benefici della rottamazione-ter, nella quale rientreranno anche tutte le domande di adesione al Saldo e stralcio, che per mancanza dei requisiti non potranno rientrare nel provvedimento. L’Agenzia, si legge ancora su Fisco Oggi, “ha adeguato alle novità normative i modelli di adesione che sono già disponibili sul sito internet e agli sportelli dell’ente (modelli DA-2018 e SA-ST)”. Presentando il modello, è possibile “l’accesso alla cosiddetta ‘rottamazione-ter’ anche per i contribuenti che non hanno provveduto al pagamento, previsto entro il 7 dicembre 2018, delle rate della rottamazione-bis (Dl 148/2017) scadute nei mesi di luglio, settembre e ottobre 2018”.

Versare l’importo a rate o in un’unica soluzione entro il 31 luglio 2019

Per tali debiti “l’importo dovuto potrà essere suddiviso fino a un massimo di 10 rate di pari importo con scadenza 31 luglio e 30 novembre 2019 e, poi, per i due anni a seguire, 2020 e 2021, febbraio, maggio, luglio e novembre. Mentre è prevista anche la possibilità di versare le somme dovute a titolo di definizione agevolata in un’unica soluzione entro il 31 luglio 2019”.

Ma ci sono cambiamenti anche per chi aderirà al Saldo e stralcio (definizione agevolata dei debiti a favore delle persone fisiche che si trovano in una situazione di grave e comprovata difficoltà economica, ovvero con Isee inferiore a 20mila euro),

Aderire alla ‘ter’ compilando e inviando le richieste online

“Nel caso di inammissibilità della domanda per il ‘Saldo e stralcio’ – ricorda Fisco Oggi – anche le cartelle non in regola con i pagamenti del 7 dicembre rientrano automaticamente nell’ambito della ‘rottamazione-ter’ con ripartizione del debito in 9 rate”. Un’altra novità, riporta Adnkronos, riguarda “l’allineamento delle scadenze della definizione agevolata 2018 per le risorse Ue e per l’imposta sul valore aggiunto riscossa all’importazione a quelle della ‘rottamazione-ter’ (18 rate in 5 anni)”.

I contribuenti che intendono aderire alla ‘ter’ possono compilare e inviare le richieste direttamente online dal sito di Agenzia delle Entrate-Riscossione con il servizio Fai D.A. te, disponibile sia in area pubblica, senza pin e password, ma allegando il proprio documento di identità, sia nell’area riservata per chi accede utilizzando Spid o le proprie credenziali.

A 10 anni dall’inizio della crisi l’Italia non recupera

Dal 2007, l’ultimo anno prima dello scoppio della crisi globale, l’Italia deve ancora recuperare 4,2 punti percentuali di Pil e 19,2 punti di investimenti. A più di 10 anni dall’inizio della crisi poi i consumi delle famiglie sono inferiori di 1,9 punti, e il loro reddito disponibile è in calo di 6,8%. In materia di lavoro, inoltre, l’occupazione è aumentata dell’1,7%, mentre il tasso di disoccupazione è cresciuto dell’84,4%. Se, infatti, nel 2007 il tasso di coloro che era alla ricerca di un’occupazione si attestava al 6,1% nel 2018 è salito al 10,5%. È quanto emerge da una analisi dell’Ufficio Studi della Cgia di Mestre, che segnala però la tenuta dell’export: a distanza di un decennio le vendite all’estero sono cresciute del 13,9%.

Crollo degli investimenti, diminuzione dei consumi e disoccupazione

Alla base del calo del Pil, spiega la Cgia, ci sono soprattutto il crollo degli investimenti pubblici e privati e la diminuzione dei consumi delle famiglie, che costituiscono il 60% circa dell’intera ricchezza prodotta dal Paese ogni anno. Un trend sul quale ha pesato l’aumento dei disoccupati, riferisce Adnkronos, ed è compensato solo in piccola parte dall’aumento dell’occupazione. Nel 2018 il numero degli occupati presenti in Italia (23,3 milioni) ha superato il livello del 2007 (22,9 milioni). Tuttavia, è crollato il numero delle ore lavorate sceso a 43,2 miliardi (-6,1%, che in termini assoluti equivalgono a -2,7 miliardi di ore). Inoltre, nonostante si sia superato il numero del 2007, sono cresciuti in misura rilevante i lavoratori dipendenti con contratti a termine (+22,4 per cento rispetto al 2007), ovvero un aumento netto dei precari.

Difficile fare previsioni a breve termine

Quanto all’immediato futuro, la Cgia di Mestre ammette come diversi elementi (il rallentamento dell’economia mondiale, la Brexit e la fine del Quantitative easing) rendano estremamente difficile prevedere come andrà l’economia italiana. L’associazione prevede per l’anno in corso una crescita dello 0,8%, grazie, in particolar modo, all’incremento dell’1,9% degli investimenti e la crescita del +1,1% dei consumi delle famiglie, che dovrebbero far scendere la disoccupazione dello 0,2% e aumentare gli occupati dello 0,4%. Non è da escludere, inoltre, il varo di una manovra correttiva già prima dell’estate.

“Siamo meno ricchi, spendiamo meno e abbiamo più disoccupati”

Come sottolinea il coordinatore dell’Ufficio studi Paolo Zabeo “sebbene negli ultimi 5 anni il Pil sia tornato a crescere, rispetto l’anno pre-crisi siamo meno ricchi, sono franati gli investimenti, spendiamo meno e abbiamo più disoccupati. L’unica cosa veramente positiva è che il nostro made in Italy vola, e continua a conquistare i mercati stranieri. Stando alle previsioni di crescita che nel triennio saranno ben al di sotto dell’1% annuo, molto probabilmente il nostro Paese recupererà i 4 punti di Pil persi dal 2007 non prima del 2024: praticamente 17 anni dopo”.