Conto delle Amministrazioni Pubbliche nel secondo trimestre 2025

Nel secondo trimestre 2025 gli indicatori di finanza pubblica segnano un miglioramento rispetto al secondo trimestre 2024.
La crescita del potere d’acquisto delle famiglie rallenta, pur confermando la dinamica positiva che perdura dal primo trimestre 2023. Nello stesso arco temporale si assiste al concomitante aumento della propensione al risparmio. La quota di profitto delle società non-finanziare registra una variazione positiva, mentre il tasso di investimento è invariato.

Quanto all’indebitamento netto delle AP in rapporto al Pil è pari al -2,0% rispetto al trimestre precedente, mentre il saldo primario è positivo, con un’incidenza sul Pil del 2,4%, così come il saldo corrente (incidenza sul Pil 3,1%).
Emerge dal Conto delle Amministrazioni pubbliche (AP) nel secondo trimestre 2025 rilasciato da IPSOS.

Profitti e uscite

La quota di profitto delle società non finanziarie, stimata al 43,2%, aumenta del +0,6%, mentre il tasso di investimento delle società non finanziarie, al 22,7%, rimane invariato. Le uscite totali crescono del 2,4% rispetto al corrispondente periodo del 2024 mentre la loro incidenza sul Pil (49,5%) rimane stabile in termini tendenziali. Nei primi due trimestri 2025 l’incidenza è stimata al 49,8%.

Le uscite correnti e in conto capitale registrano un incremento, rispettivamente del 2,3% e del 3,2%. In termini tendenziali le entrate totali aumentano del 6,6% e la loro incidenza sul Pil è del 47,6%, +1,9% rispetto al corrispondente periodo del 2024.Nei primi due trimestri dell’anno, l’incidenza delle entrate totali sul Pil è del 44,8%, +1,5% rispetto al corrispondente periodo del 2024.

Incidenza delle entrate sul Pil

Rispetto al corrispondente trimestre dell’anno precedente, le entrate correnti e le entrate in conto capitale nel secondo trimestre 2025 segnano un incremento rispettivamente del 6,1% e del 110,7%.

Complessivamente, nei primi due trimestri 2025 le AP hanno registrato un indebitamento netto pari al -5,0% del Pil, in miglioramento rispetto al -5,9% del corrispondente periodo 2024. Nei primi sei mesi del 2025, in termini di incidenza sul Pil, il saldo primario è stimato negativo e pari al -0,9% (-2,0% nello stesso periodo del 2024) mentre il saldo corrente si attesta su un valore nullo (-0,9% nel corrispondente periodo del 2024). Nello stesso periodo, la pressione fiscale è pari al 39,9% del Pil, +1,0% rispetto al primo semestre 2024.

Reddito, consumi, aumento dei prezzi

Nel secondo trimestre 2025 il reddito disponibile lordo delle famiglie aumenta del +0,8% rispetto al trimestre precedente. A fronte di un aumento dei prezzi del +0,5%, il potere d’acquisto aumenta del +0,3%.
La propensione al risparmio delle famiglie è stimata al 9,5% (+0,3% rispetto al trimestre precedente). Tale aumento deriva da una crescita della spesa per consumi finali più contenuta rispetto a quella registrata per il reddito disponibile lordo, rispettivamente(+0,5% e +0,8% in termini nominali.

Il tasso di investimento delle famiglie nel secondo trimestre del 2025 è stimato all’8,8%, + 0,1% rispetto al trimestre precedente, a fronte di una crescita della spesa per investimenti fissi lordi del 2,0% e dell’aumento del reddito lordo disponibile.

Dlgs incentivi, Unioncamere: solo 1 impresa su 5 conosce le opportunità

Gli incentivi alle imprese ci sono, quello che manca è la conoscenza delle misure di sostegno. A dirlo è Unioncamere, che ha rilevato che soltanto una azienda su cinque è davvero a conoscenza delle misure disponibili per il proprio settore e territorio. Molte realtà, soprattutto le piccole e medie, vengono a sapere dell’esistenza dei bandi solo grazie al passaparola o al supporto di consulenti privati.

Il dato è stato presentato dal segretario generale Giuseppe Tripoli durante un’audizione alle commissioni Attività produttive della Camera e Industria del Senato, impegnate nell’esame del nuovo schema di decreto legislativo che introduce il codice degli incentivi.

Il ruolo delle Camere di commercio

Negli ultimi anni il sistema camerale ha cercato di colmare questo divario. Sportelli informativi, seminari, attività di supporto diretto: migliaia di imprese sono state accompagnate nel percorso di accesso alle agevolazioni. Nonostante ciò, il problema rimane. Troppe aziende, in particolare quelle medio-piccole, non riescono a orientarsi tra norme, scadenze e procedure.

“C’è un deficit di informazione e di assistenza operativa – ha sottolineato Tripoli – che rischia di escludere una parte importante del nostro tessuto produttivo”.

La proposta di un “punto di appoggio” stabile

Per Unioncamere serve una cabina di regia chiara e permanente. Tripoli ha parlato della necessità di un “last resort”: una struttura che segua l’intero percorso, dall’ideazione degli incentivi fino alla loro applicazione concreta, in grado di sostenere le imprese passo dopo passo.

“Il decreto è ben fatto, mette ordine tra le diverse priorità, ma va rafforzato nell’attuazione”, ha spiegato il segretario generale. “È fondamentale individuare un soggetto che segua l’intero ciclo di vita degli incentivi, dalla progettazione alla realizzazione. Unioncamere e il sistema camerale hanno le caratteristiche per svolgere questo compito”.

In ballo c’è la competitività delle imprese

Il tema non riguarda solo la burocrazia, ma la competitività stessa delle imprese. Per una piccola o media azienda, riuscire ad accedere a contributi e agevolazioni può significare crescere, innovare, investire in nuovi mercati. Al contrario, restare fuori da questi meccanismi rischia di frenare lo sviluppo.

Il Parlamento dovrà ora decidere come migliorare il testo del decreto e se accogliere la proposta di affidare a Unioncamere un ruolo centrale. 

Consumi: detassazione e tredicesime “regalano” 4 miliardi agli italiani

Dove incertezza e inflazione stanno condizionando la ripresa dei consumi, ferma a +0,4%, il taglio sulla mensilità aggiuntiva è la strada giusta per dare impulso alla ripresa. Un intervento immediatamente percepibile e dall’impatto positivo anche sulla crescita del Pil (+0,3%).

La detassazione della tredicesima sarebbe quindi un intervento che agirebbe direttamente anche sulle tasche dei lavoratori, in grado di dare respiro ai bilanci familiari, spingere i consumi e contribuire alla crescita. In particolare, il taglio di 6 miliardi dell’Irpef sulla mensilità aggiuntiva si trasformerebbe in una spinta alla spesa delle famiglie di circa 4 miliardi di euro in termini reali.
Un alleggerimento di questo tipo potrebbe invertire il trend di un autunno che si preannuncia ‘freddo’ per i consumi. A stimarlo è CER per Confesercenti.

Potere d’acquisto versus aumento delle spese primarie

Nel 2025 la crescita della spesa dovrebbe fermarsi poco sotto quota +0,4% (+3,8 miliardi), con una variazione congiunturale nulla tra il secondo e il primo semestre e un incremento tendenziale limitato allo 0,1%.
Rispetto alla stima diffusa prima dell’estate (+0,7%) si tratta di una crescita quasi dimezzata: mancano all’appello circa 3,7 miliardi di spesa delle famiglie.

A pesare, il recupero ancora troppo lento del potere d’acquisto e l’aumento del peso delle spese primarie, dalle bollette agli alimentari.
Incide, però, anche il prelievo fiscale. I dati di contabilità nazionale sul 2024 hanno delineato un aumento delle entrate correnti di 55 miliardi, di cui 21 da imposte dirette, 18 da indirette e 11,4 dai contributi.

“Recuperare parte dell’aumento del prelievo fiscale”

È una dinamica che sembra proseguire. Secondo la previsione di Confesercenti, il saldo tra entrate e spese correnti dovrebbe essere positivo anche nel 2025, con un aumento di +8 miliardi sull’anno precedente.

“I consumi interni restano il motore principale della crescita economica, soprattutto in una fase in cui le tensioni internazionali e i dazi rischiano di rallentare il commercio estero – spiega Nico Gronchi, Presidente di Confesercenti -. Per rimettere in moto la domanda però occorre rafforzare la capacità di spesa alle famiglie, recuperando parte dell’aumento del prelievo fiscale registrato nell’ultimo anno”.

“È ora di restituire qualcosa alle famiglie”

“Ci rendiamo conto che la coperta è corta e che gli obblighi europei ci impongono di uscire dalla procedura di infrazione – prosegue Gronchi -. Anche se non è quindi un tesoretto da utilizzare a piacimento, l’aumento del gettito resta però rilevante, con effetti negativi su consumi e crescita. È ora di restituire qualcosa alle famiglie. Non bastano però interventi ‘spalmati’, tradotti in 30 o 40 euro al mese, che rischiano di non essere percepiti dai consumatori e quindi di non produrre l’effetto necessario sulla fiducia e sulla spesa. Più efficace sarebbe il taglio proposto sulle tredicesime”.

Per avere un alleggerimento fiscale sostanzioso, e subito ‘visibile’ nelle buste paga, Confesercenti propone una detassazione anche di mille euro di importo. Un aiuto concreto in un momento chiave dell’anno per i consumi.

La cucina italiana supera i 250 miliardi di valore

L’Italia alla conquista del mondo, almeno per quanto riguarda l’enogastronomia. In base all’ultimo Foodservice Market Monitor 2025 di Deloitte, il comparto ha raggiunto nel 2024 un valore complessivo di 251 miliardi di euro, con una crescita del 4,5% rispetto all’anno precedente.

La tradizione gastronomica tricolore pesa oggi il 19% del mercato mondiale dei ristoranti con servizio al tavolo, con due mercati chiave – Stati Uniti e Cina – che da soli coprono oltre i due terzi della domanda internazionale. Insomma, la nostra cucina si conferma un punto di riferimento a livello globale. 

L’Italia tra i big del foodservice

All’interno della classifica globale, l’Italia si colloca al sesto posto per valore complessivo e si distingue per la solidità dei Full Service Restaurant, dove sale al quarto posto mondiale. Anche il segmento dei Quick Service Restaurant – i locali con servizio rapido e ritiro al banco – segna una decisa crescita. Nel 2024 il settore nazionale ha toccato quota 83 miliardi di euro, in aumento del 2% e ormai oltre i livelli pre-pandemia.

Nonostante la forte frammentazione del mercato, le catene stanno conquistando spazio: dal 7% del 2019 sono arrivate al 10% del totale. Il motore di questa espansione è proprio il segmento Quick Service, cresciuto del 13,3% annuo dal 2019 al 2024, quasi il doppio del ritmo globale. Come sottolinea Tommaso Nastasi, Partner di Deloitte Italia, il settore sta vivendo una fase di normalizzazione dopo la pandemia, ma continua a offrire prospettive interessanti grazie a modelli di business scalabili e a nuove abitudini di consumo.

Un trend globale 

Nel 2024 il mercato mondiale del foodservice ha raggiunto i 2.916 miliardi di euro. Il ritmo di crescita si è stabilizzato al 4,2% annuo, il doppio rispetto al periodo pre-Covid.

A trainare la ripresa è stato il Nord America, seguito dall’Europa, mentre l’Asia-Pacifico resta l’area con le migliori prospettive di sviluppo per i prossimi anni.

Oggi i consumatori sono attenti alla sostenibilità

Cambiano però le preferenze dei consumatori: cresce l’attenzione alla sostenibilità (65% disposto a pagare di più per prodotti sostenibili) e alla riduzione del consumo di carne (76% motiva la scelta con ragioni ambientali).

La ristorazione viene sempre più vissuta come luogo di socialità, soprattutto tra i giovani della Generazione Z, che frequentano ristoranti e takeout fino a quattro volte al mese.

Dove si concentrano gli investimenti 

Qualche altro dato emerso dal rapporto: oltre la metà degli operatori ha investito in automazione e digitalizzazione, mentre il 58% ha semplificato i menù per ottimizzare i costi.

Intanto, in Italia e in Europa, aumentano le operazioni di fusione e acquisizione: il focus è su format scalabili come fast food, healthy food e pizza, che da soli rappresentano il 21% delle operazioni post-pandemia.

Marketing: sono davvero i bambini a decidere gli acquisti della famiglia? 

I bambini sono oggi gli opinion leader delle scelte familiari, e non solo in Italia. I piccoli, infatti, sembrano indirizzare i consumi e non solo per ciò che li riguarda da vicino. I bambini non si limitano più a chiedere giochi o dolci al supermercato, ma influenzano anche decisioni più complesse, come la scelta di un viaggio, un dispositivo tecnologico o l’arredamento di casa.

Lo rivela l’ultima edizione dell’osservatorio “Parents” curato da Eumetra, che ha coinvolto oltre 1.800 famiglie italiane con figli fino a 11 anni, e ha messo a confronto i dati con quelli di Regno Unito e Germania.

Le famiglie italiane si stanno trasformando in nuclei sempre più partecipativi

Secondo lo studio, in Italia i bambini sono attivamente coinvolti nelle decisioni d’acquisto in quasi tutte le categorie merceologiche considerate. Il fenomeno, noto come pester power, si manifesta non solo nelle richieste dirette, ma anche attraverso una presenza emotiva che guida i genitori verso scelte condivise e pensate per il benessere dell’intera famiglia.

Come sottolinea Matteo Lucchi, CEO di Eumetra, “le famiglie italiane si stanno trasformando in nuclei sempre più partecipativi. I figli non sono più spettatori, ma attori nelle scelte quotidiane”. Non solo giochi e tempo libero, dunque: i piccoli influenzano anche cosa si mangia, quale tecnologia entra in casa e dove si va in vacanza.

Quali sono gli altri modelli europei 

In Germania, l’influenza dei bambini è più strutturata e razionale. I piccoli tedeschi hanno un ruolo centrale nelle decisioni pratiche come la spesa alimentare (63%) o le scelte tecnologiche (45%). Un coinvolgimento che riflette un modello educativo orientato all’autonomia e alla responsabilità fin dalla tenera età.

Nel Regno Unito, invece, i figli pesano soprattutto su scelte legate al gioco (75%) e alle attività ricreative (68%), con un’influenza più episodica e legata al tempo libero.

Le indicazioni utili per i brand 

Per i brand che operano nel mondo dei consumi familiari, questi dati sono un segnale chiaro: i bambini sono sempre più protagonisti. In Italia, dove il fattore emotivo è centrale, il fatto di coinvolgerli nei messaggi pubblicitari attraverso storie, influencer, video e social può fare la differenza.

Ma attenzione: la comunicazione deve essere autentica, rispettosa e coerente con il ruolo educativo degli adulti. Insomma, il potere decisionale dei più piccoli è un elemento chiave per chi parla alle famiglie. Un trend ormai strutturale, che richiede nuove strategie e massima consapevolezza.

Aziende e crisi: due terzi dei CEO e CFO puntano sul lavoro ibrido

Nove CEO e CFO su dieci sono preoccupati per l’impatto dell’instabilità macroeconomica sulle loro attività. Di conseguenza, stanno optando per il lavoro ibrido per consentire ai dipendenti di lavorare da più sedi. Una strategia per salvaguardare le proprie attività, ridurre i costi e migliorare la resilienza operativa.

I risultati dell’ultima ricerca dell’International Workplace Group (IWG) evidenziano infatti una chiara tendenza verso l’adozione di modalità di lavoro più flessibili, poiché quattro su cinque CEO e CFO (83%) affermano che il lavoro ibrido svolge un ruolo cruciale nelle strategie di risparmio sui costi, per attenuare l’attuale turbolenza economica. Inoltre, l’86% di CEO e CFO sta implementando misure finanziarie proattive per proteggere l’azienda.

La flessibilità aiuta a gestire l’incertezza economica

I dirigenti affermano che modelli di lavoro flessibili hanno migliorato la resilienza operativa, consentendo di ridurre significativamente i costi generali, come spazi ufficio, utenze e spese (77%), liberando risorse da reinvestire in altre aree aziendali o creando una riserva contro costi imprevedibili e future fluttuazioni del mercato.

Il 74% di CEO e CFO afferma inoltre che questi modelli hanno permesso di esplorare nuove sedi aziendali, offrendo maggiore flessibilità e potenziale di crescita e un notevole aumento della produttività dei dipendenti (83%). I vantaggi significano poi che il 79% sta valutando ulteriori spazi di lavoro flessibile per contribuire a gestire l’incertezza economica.

Un obiettivo strategico per le future assunzioni

Sebbene oltre due terzi di CEO e CFO (67%) stia ridimensionando o pianificando la riduzione dei costi operativi non perde di vista le persone. Molti CEO affermano che produttività (37%), benessere dei dipendenti (23%) e rafforzamento della fidelizzazione dei talenti a lungo termine (17%) siano essenziali in periodi di crisi economica.

Nell’ambito di questa attenzione al talento, l’88% dei dirigenti aziendali afferma che il lavoro ibrido aumenta la soddisfazione dei dipendenti, rendendolo un obiettivo strategico per le future assunzioni.

Affrontare l’incertezza promuovendo l’efficienza e la crescita aziendale

“In tempi di volatilità economica, i CEO stanno valutando attentamente come affrontare l’incertezza promuovendo al contempo l’efficienza e la crescita delle proprie aziende – commenta Mark Dixon, CEO e fondatore di International Workplace Group –, e riconoscono che la flessibilità è fondamentale non solo per salvaguardare le proprie attività, ma anche per migliorare la produttività dei team”.

Consentire ai team di lavorare più vicino a casa, in spazi di lavoro e uffici locali, consente alle aziende che operano con il modello ibrido di ridurre significativamente i costi e migliorare l’equilibrio tra lavoro e vita privata dei dipendenti.

Farmacie, non solo medicine: l’evoluzione dopo l’emergenza

Non solo luoghi dove vengono dispensati i farmaci, ma dei veri e propri centri di servizi per la salute e il benessere. Dopo l’esperienza del Covid-19, le farmacie italiane si sono affermate come presidi sanitari fondamentali sul territorio. Durante la pandemia, hanno garantito accesso a tamponi, vaccini e informazioni, svolgendo un ruolo chiave nel contenimento del virus e nell’assistenza ai cittadini.

Questa funzione, seppur emersa in un momento critico, si è oggi consolidata come parte integrante del sistema sanitario nazionale.

Un punto di riferimento per milioni di italiani

Il rapporto realizzato dal Censis con il supporto di Federfarma su un campione rappresentativo della popolazione adulta conferma l’importanza attribuita alle farmacie. Il 50% degli italiani vi si reca almeno una volta al mese, e tra gli over 64 l’abitudine è ancora più frequente.

Inoltre, sei persone su dieci dichiarano di avere una farmacia “di fiducia” alla quale si rivolgono abitualmente, a prescindere da eventuali differenze di prezzo o offerta.

Salute, prevenzione e benessere

La percezione delle farmacie si è ampliata: non vengono più viste esclusivamente come luoghi per ritirare medicinali, ma come spazi in cui ricevere consigli, servizi di prevenzione e supporto per la salute generale.

Soprattutto i più giovani stanno riscoprendo la farmacia come luogo accessibile e affidabile, apprezzandone la funzione pubblica e la disponibilità continua.

Un servizio vicino, utile e di valore

Il 90% degli italiani apprezza la presenza capillare delle farmacie sul territorio e la loro facile accessibilità. Per molti, rappresentano un sostegno irrinunciabile, soprattutto per anziani e malati cronici.

Il 92% degli intervistati ne riconosce il valore sociale, non solo in termini di assistenza sanitaria ma anche come elemento di inclusione e tutela per le fasce più fragili.

Più servizi, più richieste

I cittadini chiedono di più: test diagnostici rapidi, distribuzione dei farmaci su prescrizione della ASL, possibilità di prenotare visite, ricevere medicinali a casa e accedere a nuove vaccinazioni.

Solo un terzo, però, è a conoscenza della “farmacia dei servizi”, già in fase di sperimentazione in diverse regioni. E cresce il timore che non tutte le farmacie siano strutturalmente pronte a offrire queste prestazioni in modo uniforme.

Farmacia del futuro: come sarà?

Il 76% degli italiani guarda con favore a un rafforzamento del ruolo delle farmacie nella sanità territoriale. Per realizzare questo obiettivo, sarà necessario coordinare sforzi tra istituzioni, professionisti della salute e farmacie stesse, così da garantire un accesso equo, moderno e continuativo ai servizi essenziali per tutti i cittadini.

AI meno efficace del cervello nel riconoscimento delle azioni possibili

Lo ha scoperto il dottorando Clemens Bartnik dell’università di Amsterdam insieme a un team guidato dalla neuroscienziata computazionale Iris Groen: il cervello stima le azioni possibili grazie a schemi unici.
Utilizzando una risonanza magnetica i ricercatori hanno osservato l’attività cerebrale dei partecipanti a uno studio mentre guardavano immagini di ambienti interni ed esterni.

I risultati hanno mostrato come il cervello determini le opportunità di azione quando vediamo l’immagine di un ambiente sconosciuto. Se davanti a un sentiero di montagna, una strada trafficata o un fiume sappiamo immediatamente come potremmo muoverci, ovvero, camminare, andare in bicicletta, nuotare o fermarci, il cervello umano riconosce cosa possiamo fare anche con oggetti o scenari mai osservati prima.

Le possibilità di azione vengono elaborate automaticamente

I partecipanti allo studio dovevano indicare se l’immagine suggeriva di camminare, andare in bici, guidare, nuotare, andare in barca o arrampicarsi.
I risultati della risonanza magnetica hanno rilevato come alcune aree della corteccia visiva si attivino in modo indipendente dagli oggetti visibili, indicando che il cervello elabora azioni potenziali anche senza istruzioni esplicite.
“Queste possibilità di azione vengono quindi elaborate automaticamente“, spiega Iris Groen.

I modelli di attività nella corteccia visiva cambiavano non solo in base a ciò che era visibile, ma anche a ciò che il corpo era fisicamente in grado di fare. Questa ‘firma’ neurale era evidente anche quando i volontari non stavano prendendo alcuna decisione esplicita riguardo al movimento

Cosa sono le affordance?

Ciò suggerisce che il cervello etichetta le potenziali azioni come parte del suo flusso di immagini di base, molto prima della deliberazione cosciente.
Secondo Groen, il cervello non si limita a vedere oggetti o colori, ma riconosce automaticamente anche cosa possiamo farci. Queste sono le cosiddette ‘affordance’, ovvero, le opportunità di azione.

Il concetto di affordance è stato introdotto nel 1979 dallo psicologo James Gibson, che descrisse come gli oggetti intrinsecamente suggeriscano possibili azioni. La nuova ricerca ha localizzato questa idea direttamente all’interno del cervello umano vivente, si legge su ReCcom.
Inoltre, il team guidato da Groen ha confrontato la capacità di affordance del cervello umano con quella di modelli di Intelligenza artificiale, tra cui ChatGPT.

Quanto è affidabile l’AI nei contesti reali?

I modelli di Intelligenza artificiale come GPT-4 si sono dimostrati meno efficaci nel prevedere le azioni possibili. Anche se addestrati per il riconoscimento delle azioni, non replicano gli schemi cerebrali umani. Questo dimostra che la nostra percezione è profondamente legata alla nostra esperienza fisica del mondo.

La ricerca solleva quindi interrogativi sull’affidabilità dell’AI in contesti reali, riporta AGI, come robotica o auto a guida autonoma.
Groen sottolinea anche l’aspetto sostenibile dell’AI. I metodi attuali consumano molta energia e sono accessibili solo a grandi aziende tecnologiche. Comprendere meglio il cervello umano può quindi rendere l’AI più intelligente, economica e umana.

“Minaccia” GenAI: chi è più vulnerabile ai rischi? Le donne e i bambini

Sono le donne e i bambini le categorie più esposte ai rischi dell’Intelligenza artificiale generativa (GenAI): è quanto emerge dal rapporto sulla GenAI, la prima analisi completa del Centro comune di ricerca (Jrc, Joint Research Centre) dell’Unione Europea sull’impatto tecnico e socio – economico di questa tecnologia.

Sebbene questa tecnologia possa essere molto utile ai bambini, poiché permette di personalizzare le esperienze di apprendimento, sostenere l’espressione creativa e migliorare la comunicazione dei bambini, la GenAI comporta rischi di manipolazione e problemi di privacy. E le donne rischiano di trovarsi di fronte a disuguaglianze nelle assunzioni, perché gli algoritmi di AI favoriscono i candidati uomini rispetto alle candidate donne altrettanto qualificate.

Pregiudizi e stereotipi di genere negli algoritmi?

Se la GenAI potrebbe aiutare, in particolare, i minori con disabilità, o quelli che devono affrontare barriere linguistiche, al tempo stesso i minori sono più vulnerabili ai pericoli delle false informazioni perché le loro capacità cognitive sono ancora in fase di sviluppo.

Altri rischi sono legati ai sistemi che presentano pregiudizi e stereotipi, nel caso i loro dati riflettano disuguaglianze storiche e sistemiche.
Un esperimento del Jrc ha riscontrato pregiudizi di genere nei modelli di AI utilizzati per il processo decisionale finanziario, con un divario di circa il 4% a favore degli uomini. Un risultato simile ad altri studi sui modelli utilizzati dalle banche per effettuare valutazioni del rischio.

Cina e USA dominano per investimenti. UE al terzo posto

Sempre secondo il rapporto sulla GenAI del Centro comune di ricerca, il panorama competitivo globale della GenAI è dominato dalla Cina e dagli Stati Uniti. In particolare, la Cina contribuisce per il 60% e gli Stati Uniti per il 12%.

La Ue si colloca al terzo posto, contribuendo al 7% delle attività globali di GenAI, ossia ricerca, nuovi brevetti, operazioni commerciali e investimenti nella tecnologia. 

L’Europa produce il 21% degli articoli scientifici a livello mondiale

Secondo i ricercatori, l’Europa è al secondo posto a livello globale nelle pubblicazioni di ricerca sulla GenAI, producendo il 21% degli articoli a livello mondiale, oltre 3.000 nel 2023.

Tuttavia, riporta Ansa, i brevetti depositati nella Ue rappresentano solo il 2% della quantità globale. Questo sottolinea la necessità di investimenti in soluzioni innovative di GenAI.
Inoltre, osservano gli esperti, le startup europee che si occupano di GenAI hanno difficoltà ad accedere al capitale di rischio. E con un divario notevole di finanziamenti rispetto agli Usa.

Burocrazia e rilascio di documenti personali: Italia tra i Paesi più cari d’Europa

È il paradosso della burocrazia Made in Italy: mentre l’Europa punta a rendere i servizi pubblici digitali più efficienti, in Italia la digitalizzazione non ha portato i benefici sperati. Anzi. Gli italiani devono sobbarcarsi costi tra i più alti d’Europa per il rilascio dei documenti personali.

Ad esempio, chi richiede il passaporto deve affrontare una spesa minima di 116 euro, la somma di un bollettino da 42,5 euro e un contrassegno amministrativo da 73,5 euro.
Se la richiesta viene presentata attraverso il servizio messo a disposizione da Poste Italiane, è previsto un costo aggiuntivo di 14,2 euro. E se si opta per la consegna a domicilio vanno pagati ulteriori 9,53 euro.
Lo svela un’indagine condotta da Assoutenti.

Un passaporto salato

In altri Paesi la spesa per la richiesta del passaporto è decisamente più ridotta.
In Germania per ottenere il passaporto con la procedura standard la spesa è di 70 euro per i cittadini con più di 24 anni, 37,5 euro per gli under 24.
E se si opta per la procedura espressa, il costo sale rispettivamente a 102 e 69,5 euro.

Servono invece 86 euro in Francia, e bastano appena 30 euro in Spagna.
Nel Regno Unito il costo per il rilascio del passaporto è di 94,5 sterline (circa 112 euro) con la richiesta online, 107 sterline (126,7 euro) con modulo cartaceo.

Carta di identità elettronica gratis per i francesi

Anche per il rilascio della carta di identità elettronica (CIE), in Italia la spesa a carico dei cittadini è più alta. Da noi si spendono 22,2 euro,16,79 euro a titolo di spese di emissione quantificate dal Ministero dell’Interno, oltre i diritti fissi e di segreteria applicati dai comuni.

Bastano invece 12 euro in Spagna, mentre in Francia il rilascio del documento è addirittura gratuito.
Solo in Germania la spesa risulta più elevata rispetto all’Italia, 37 euro per i cittadini over24, 22,8 euro per chi ha meno di 24 anni.
Nel Regno Unito invece non è previsto per i cittadini un documento analogo alla nostra carta di identità.

Patente: la Motorizzazione (in)Civile

Gli italiani che devono rinnovare la latente di guida spendono fino a 133 euro così suddivisi: 16 euro per la marca da bollo, 10,2 euro per i diritti della Motorizzazione Civile, 7,3 euro per le spese di spedizione della patente tramite posta assicurata, da 60 a 100 euro per la visita medica obbligatoria.

In Germania la spesa è di appena 25 euro, In Spagna 24,58 euro, cui si aggiunge il costo della visita medica (tra 20 e 40 euro), in UK 14 sterline (16,58 euro) online, 21,50 sterline (25,46 euro) in ufficio postale, 17 sterline (20,13 euro) inviando la domanda via posta.
In Francia il rinnovo della patente di guida è gratuito, tranne in caso di smarrimento, furto o deterioramento, per i quali il duplicato costa 25 euro.