Lavoro: a giugno 566 mila assunzioni previste dalle imprese

Secondo le previsioni del Bollettino del Sistema informativo Excelsior, realizzato da Unioncamere e Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, a giugno sono circa 566mila le opportunità lavorative offerte dalle imprese, e quasi 1,4 milioni nel trimestre giugno-agosto. Rispetto a giugno 2023 l’andamento è pressoché stabile (-0,3%), mentre sul corrispondente trimestre si rileva un leggero incremento (+0,6%).

A giugno registrano le dinamiche migliori le costruzioni (+16,6%), il commercio (+10,5%) e i servizi avanzati (+11,5%). In flessione, il comparto manifatturiero (-5,6%), che è alla ricerca nel complesso di 84mila lavoratori nel mese e 223mila nel trimestre.
Inoltre, anche a giugno sono difficili da reperire il 47,6% dei profili ricercati (+1,6% rispetto all’anno precedente).

Il turismo offre maggiori opportunità di impiego

All’interno del manifatturiero, maggiori opportunità di lavoro sono offerte dalle industrie della meccatronica, che ricercano 21mila lavoratori nel mese e 55mila nel trimestre, seguite dalle industrie metallurgiche e dei prodotti in metallo (15mila, 39mila) e da quelle alimentari, bevande e tabacco (13mila, 46mila).
D’altra parte, la domanda di lavoro proveniente dal comparto delle costruzioni si attesta su quasi 52mila assunzioni a giugno e oltre 130mila nel trimestre. Sono invece 430mila i contratti di lavoro offerti dal settore dei servizi nel mese in corso e oltre 1 milione quelli previsti tra giugno-agosto.

Ma è il turismo a offrire le maggiori opportunità di impiego, con circa 161mila lavoratori ricercati nel mese e 351mila nel trimestre, seguito dal commercio (76mila, 190mila), dal comparto dei servizi alle persone (71mila, 169mila).

Al Sud saldo tendenziale più consistente

Sotto il profilo territoriale, il Mezzogiorno registra il saldo tendenziale più consistente (+3,8mila giugno, +19mila trimestre) sostenuto, in particolare, dalla dinamica positiva di costruzioni e commercio.

La flessione del manifatturiero penalizza le altre aree geografiche, soprattutto il Nord Est (complessivamente -4,4mila nel mese, -10,3mila nel trimestre). Più stabili, sempre rispetto a un anno fa, Nord Ovest e Centro.
Le maggiori opportunità sono segnalate dalle imprese di medie dimensioni con circa 196mila contratti previsti a giugno.

Profili difficili da reperire e manodopera straniera

Sono circa 270mila le assunzioni per cui le imprese hanno dichiarato di aver incontrato difficoltà nel reperire il profilo adatto. Il Borsino delle professioni del Sistema Informativo Excelsior segnala tra le professioni tecniche e a elevata specializzazione di difficile reperimento i tecnici in campo ingegneristico (66,7%), mentre tra le figure degli operai specializzati fonditori, saldatori, lattonieri, calderai, montatori di carpenteria metallica (75,1%) e operai specializzati addetti alle rifiniture delle costruzioni (73,1%).

Si mantiene elevata la domanda di lavoratori immigrati, con 104mila ingressi programmati nel mese, il 18,4% del totale.
Tra i settori che ricorrono maggiormente alla manodopera straniera si confermano i servizi operativi di supporto a imprese e persone, servizi di trasporto, logistica e magazzinaggio, metallurgia e costruzioni.

Inflazione in UE: in Italia è più bassa, ma la vita è più cara

Nei prossimi mesi del 2024, tra i 27 paesi che compongono l’Unione Europea solo la Finlandia (+1,4%) è destinata a ottenere un risultato migliore del nostro in merito all’inflazione (Germania +2,4%, Francia +2,5%, Spagna +3,1%). Negli ultimi sette mesi il dato dell’inflazione a livello nazionale è stato inferiore alla soglia del 2%, e secondo la Commissione Europea, quest’anno dovrebbe attestarsi al +1,6% contro il +5,9% registrato nel 2023 e il +8,7% del 2022. Un dato nettamente inferiore alla media UE, che dovrebbe attestarsi al 2,5%. 

Ma secondo l’Ufficio studi della CGIA, nell’ultimo sono state le province italiane le più colpite dal caro vita. Soprattutto Siena, Brindisi e Venezia.

Colpite le realtà territoriali a vocazione turistica

Siena, Brindisi e Venezia hanno registrato un aumento dell’inflazione dell’1,9%, seguite da Benevento (+1,8%), Napoli (+1,7%), Rimini, Parma e Trieste (+1,6%).Sono quasi tutte realtà territoriali a vocazione turistica, che hanno subito importanti incrementi di spesa delle attività riconducibili ai servizi ricettivi, di ristorazione e alla persona. Un deciso incremento di costo ha interessato anche trasporti, affitti di case/negozi e il carrello della spesa. 

Mai come in questo momento è necessario che Francoforte riduca i tassi di interesse. Con i ritocchi avvenuti tra giugno 2022 e settembre 2023 quello di riferimento è oggi al suo massimo storico, da quando in UE c’è la moneta unica (4,5%), contribuendo a ostacolare il ricorso al credito da parte delle famiglie e delle imprese di piccola dimensione. 

Scendono i prezzi dell’energia, salgono alimentari e vacanze

Sebbene la crescita dell’inflazione stia rallentando la percezione dei consumatori è che i prezzi di beni e servizi stiano salendo.
In realtà, alcune voci di spesa che incidono in misura importante sul bilancio familiare hanno subito contrazioni importanti.

Negli ultimi 12 mesi, ad esempio, i prezzi dell’energia elettrica e del gas sono scesi rispettivamente del 29,2% e del 21,6%, rendendo le bollette molto più leggere. Anche i biglietti aerei hanno registrato una decisa diminuzione, per contro, sono aumentati i prezzi delle patate (+11,9%), dei pacchetti vacanza in Italia (+17,2%) e l’olio d’oliva (+44,3%). 

Le famiglie hanno sborsato 4.000 euro in più

La fiammata inflazionistica è costata alle famiglie italiane 4.039 euro in più. Se nel 2021 la spesa media annuale ammontava a 21.873 euro, due anni dopo è salita a 25.913 euro, con l’abitazione e l’alimentare le voci di spesa che hanno contribuito maggiormente a incrementare le uscite complessive 
Analizzando la serie storica dell’inflazione in Italia tra il 1948 e il 2023, riscontriamo che tra il 1956 e il 1972 l’inflazione è stata mediamente del 4%, tra il 1973 e il 1984 il caro vita medio è stato del 16%, mentre tra il 1998 e il 2002 è crollato all’1,5%.

Solo tra il 2022 e il 2023 l’impennata dei prezzi di prodotti energetici e materie prime hanno re-infiammato l’inflazione, tornata a salire a un tasso medio del 7%. Un valore comunque inferiore di 11 punti rispetto alla media della seconda metà degli anni ‘70 del ‘900. 

Digital economy: rischi e opportunità di un settore in espansione

I numeri parlano chiaro. Secondo un rapporto del World Economic Forum, entro il 2025 l’economia digitale globale potrebbe raggiungere un valore di 23 trilioni di dollari, rappresentando una fetta significativa del prodotto interno lordo globale. Questo fenomeno non riguarda solo le economie avanzate, ma anche quelle emergenti, dove la digitalizzazione sta contribuendo a una crescita inclusiva e sostenibile, si legge su Timevision.it.

Considerate tutte le opportunità di sviluppo delle nuove tecnologie la crescita dell’economia digitale è un dato di fatto, e sembra inarrestabile. La digital economy ha infatti ormai superato l’economia tradizionale nel suo insieme, ma un aspetto da non sottovalutare sono i rischi connessi a questo sviluppo. 

E l’Italia? In terz’ultima posizione: appena sopra il 4%

Bisogna fare attenzione ai rischi legati all’utilizzo delle nuove tecnologie legate al mondo virtuale, a cominciare dal rispetto della privacy e dei potenziali danni per la salute mentale.

È questo il messaggio fondamentale contenuto all’interno delle ‘Prospettive dell’economia digitale 2024’, pubblicate dall’Ocse, l’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico. Il report vede però il nostro Paese fanalino di coda nello sviluppo dell’economia digitale. In pratica, l’Italia è terz’ultima nella graduatoria dei 27 Paesi Ocse, con un tasso di crescita del 4,05%.
In pratica, facciamo meglio solo di Grecia (3,98%) e Repubblica slovacca (3,15%). Almeno, per quanto riguarda questo particolare settore in espansione al livello mondiale.

In dieci anni le Tecnologie dell’Informazione e delle Comunicazioni crescono tre volte tanto le economie tradizionali

Inoltre, sempre secondo lo studio, il settore delle Tecnologie dell’Informazione e delle Comunicazioni (TIC/ICT) tra il 2013 e il 2023, ovvero nell’ultimo decennio, si è sviluppato mediamente del 6,3%, quasi tre volte più velocemente dell’insieme delle attività economiche dei 27 Paesi Ocse presi in esame.

Il primo volume dell’Oecd Digital Economic Outlook, questo il titolo inglese del documento disponibile sul sito web dell’Ocse, mostra inoltre come la crescita del settore delle Tecnologie delle Comunicazioni sia rimasto sostenuto nel 2023, con un tasso medio di crescita pari al 7,6% a livello dei Paesi Ocse.

Il 2023 è l’anno dei record, Regno Unito in testa con quasi il 12% di crescita

In numerosi Stati aderenti all’organizzazione internazionale con sede a Parigi, riporta una notizia Ansa, il 2023 è stato l’anno dei record.

Cinque Paesi realizzano addirittura una crescita a due cifre, superiore al 10%, ma sul podio si piazzano il Regno Unito (11,96%), seguito al secondo posto dal Belgio (11,52%) e al terzo posto, dalla Germania (10,98%).

Lavoro: quali sono i profili “digitali” più ricercati dalle imprese?

La mancanza di professionalità specializzate nel digitale sta mettendo a dura prova le imprese italiane, che faticano a trovare figure chiave per guidare i processi di innovazione.

Insomma, l’Italia è in ritardo nella corsa verso la digitalizzazione del capitale umano. La scarsa offerta di competenze di tipo tecnologico stride ancor di più se si pensa che la domanda di professionalità altamente innovative ammonta a circa 1 milione e 277mila l’anno, figure che rappresentano il 23,2% della domanda di lavoro espressa dalle imprese.
La sfida è evidente: solo il 45,6% della popolazione in età lavorativa possiede competenze digitali basilari, contro il 53,9% della media europea. Ma quali sono i profili digitali più richiesti?

Cercasi ingegneri elettrotecnici disperatamente

Risponde la ricerca della Fondazione studi consulenti del lavoro, dal titolo ‘Capitale umano e transizione tecnologica. L’innovazione di competenze che serve alle imprese’, basata sulle informazioni contenute nella banca dati Unioncamere Excelsior.

Tra i profili più difficili da reperire, nell’ordine, spiccano gli ingegneri elettrotecnici (90,4%), gli ingegneri dell’informazione (80,7%), i tecnici gestori di reti e sistemi telematici (74,6%), i dirigenti generali dell’industria manufatturiera (73,8%), i tecnici del risparmio energetico e energie rinnovabili (71,7%), oltre a matematici, statistici e analisti dati.

Mancano anche laureati Stem

A emergere dall’analisi, inoltre, è la significativa mancanza di laureati nelle materie Stem, con una media di soli 18,3 laureati ogni 1.000 ragazzi di età compresa tra 20-29 anni, molto al di sotto della media europea.

Questa carenza di competenze specialistiche comporta una maggiore difficoltà da parte delle imprese ad adattarsi alle esigenze di un mercato del lavoro in costante evoluzione. In mancanza di competenze interne specializzate nelle funzioni Ict, il 56,4% delle aziende si affida a figure esterne, generando così un corto circuito che rischia di indebolire ulteriormente la cultura dell’innovazione nel Paese.

In Lombardia e Lazio la domanda è più alta

A trainare poi la domanda sono soprattutto il settore del credito-assicurazioni e quello della comunicazione-informazione, dove l’incidenza di profili altamente specializzati in ambito digitale, tecnologico e informatico riguarda rispettivamente il 94,5% e il 91,7% delle assunzioni previste.

Si conferma regione leader la Lombardia, riferisce Adnkronos, con oltre 30 assunzioni di profili altamente specialistici su 100 previste dalle aziende.

Anche nel Lazio la domanda è molto alta (29,3%), mentre tra le regioni del Sud si distingue la Campania (22,4%).

Fenomeno phishing, perchè è così pericoloso per le aziende?

Aziende sotto attacco, anche da parte del cybercrime. In particolare, il phishing rappresenta una delle tecniche più efficaci utilizzate dai criminali informatici per colpire le imprese, mettendo a rischio la sicurezza dei dati sensibili. Kaspersky ha condotto un’analisi dettagliata per comprendere meglio questa minaccia e fornire alle aziende strumenti efficaci per difendersi.

La posta elettronica nel mirino degli attacchi

Secondo il report “The State of Email Security 2023” di Mimecast, l’83% dei CISO considera la posta elettronica la principale fonte di attacchi informatici. Il caso recente del Pepco Group, con una perdita di 15,5 milioni di euro a causa di un attacco di phishing in Ungheria, evidenzia le gravi conseguenze di tali attacchi.

Le principali motivazioni dei criminali informatici

I criminali informatici sono motivati da guadagni economici, spesso acquisendo illegalmente informazioni sensibili come dati finanziari o di accesso. Alcuni agiscono per motivazioni politiche, ideologiche o di spionaggio. In ogni caso, gli attacchi di phishing rappresentano una seria minaccia per le aziende.

Come iniziano gli attacchi?

Gli attacchi di phishing iniziano con la creazione di e-mail fraudolente, spesso imitando comunicazioni legittime. Gli aggressori utilizzano tecniche come lo spoofing degli indirizzi e la riproduzione del marchio aziendale per aumentare la credibilità delle e-mail.

Contenuti e tecniche ingannevoli

Le e-mail di phishing sfruttano tecniche di manipolazione psicologica, costringendo le vittime ad agire senza valutare la legittimità dell’e-mail. Utilizzano falsi pretesti, social engineering e link dannosi per ottenere risposte desiderate.

Le tattiche per eludere il rilevamento

I criminali informatici adottano costantemente nuove tattiche per eludere il rilevamento da parte dei sistemi di sicurezza. Utilizzano tecniche di offuscamento e crittografia per aumentare l’efficacia degli attacchi.

Quali sono le conseguenze degli attacchi?

Gli attacchi di phishing possono causare gravi danni alle aziende, tra cui accesso non autorizzato ai dati, perdite finanziarie e danni alla reputazione. Gli account compromessi possono essere sfruttati per ulteriori attacchi informatici.

Strategie di mitigazione

Per proteggersi dagli attacchi di phishing, le aziende devono implementare misure di sicurezza avanzate e formare i dipendenti sull’identificazione e la gestione degli attacchi. Soluzioni come Kaspersky Security for Mail Server offrono protezione contro le minacce informatiche, inclusi gli attacchi di phishing basati sull’intelligenza artificiale.

Per concludere

In un contesto di crescente complessità delle minacce informatiche, è essenziale che le aziende adottino soluzioni di sicurezza efficaci per proteggere i propri dati sensibili e garantire la continuità operativa.

Le 25 Top Companies dove costruire una carriera in Italia nel 2024

L’annuale classifica Top Companies 2024 Italia di LinkeIn identifica le 25 aziende italiane che più di altre si distinguono come luoghi di lavoro per la crescita e lo sviluppo professionale.
E quest’anno sono undici le aziende che conquistano per la prima volta un posto tra le 25 Top Companies italiane. Tra queste, Hippocrates Holding, Bayer, Campari e BIP.

Rispetto al 2023 la lista si aggiorna di nuove realtà dove poter sviluppare la propria carriera, ma il settore della consulenza aziendale risulta dominante, seguito dall’industria farmaceutica, manifattura e beni di consumo.
Nell’ambito consulenza e servizi aziendali, Accenture e Bain Company, sul podio, seguite da Intellera Consulting e Deloitte, sono tra le conferme ddel 2023, raggiunte dalle new entry Boston Consulting Group (Bcg) e BIP.

Il settore bancario-assicurativo guadagna posizioni

Al fianco della crescita del settore farmaceutico e della salute, che vede Hippocrates Holding, Bayer e Eli Lilly and Company nella Top 25, rientrano i settori manifatturiero e dei beni di consumo, con EssilorLuxottica al 10° posto, Sfk Group al 14°, Procter Gamble e Siemens al 22° e 23°.

Rispetto allo scorso anno, guadagnano posizioni gli operatori del settore bancario-assicurativo, con Intesa Sanpaolo che conquista la vetta della classifica, Unicredit che si conferma stabile (al 7° posto) e Bnp Paribas che si posiziona al 15° posto.
Inoltre, The Heineken Company (19°) e Campari Group (20°) sono per la prima volta portabandiera del settore Food Beverage. 

Da Intesa Sanpaolo a BIP

Ecco la lista completa delle Top Companies Italia 2024: Intesa Sanpaolo (1°), Accenture (2°), Bain Company (3°), KONE (4°), Hippocrates Holding (5°), Ferrovie dello Stato (6°), Unicredit (7°), Intellera Consulting (8°), Antares Vision (9°), EssilorLuxottica (10°), STMicroelectronics (11°), LyondellBasell (12°), Bayer (13°) SKF Group (14°), BNP Paribas (15°), Deloitte (16°), Iveco Group (17°), Eli Lilly and Company (18°), The Heineken Company (19°), Campari Group (20°), Cisco (21°), Procter Gamble (22°), Siemens (23°), Boston Consulting Group (BCG, 24°), BIP (25°).

Non solo stabilità, anche diversità di genere e crescita delle competenze

LinkedIn Top Companies 2024 è stata realizzata esaminando azioni e percorsi di carriera di milioni di professionisti sulla piattaforma tra gennaio e dicembre 2023, utilizzando una metodologia che include non solo la stabilità, ma anche la diversità di genere di ciascuna azienda, nonché la crescita delle competenze e la capacità di avanzare internamente ed esternamente all’impresa.

Per realizzare la classifica Top Companies 2024, pubblicata dalla redazione di LinkedIn Notizie e ripresa da Adnkronos, i data scientist di LinkedIn hanno condotto un’analisi riguardo ad alcuni temi chiave (ad esempio, cosa significhi riuscire a costruirsi una buona carriera professionale), e li hanno combinati con i dati unici dalla piattaforma LinkedIn.

La Generazione Alpha italiana si preoccupa per l’ambiente

Il GoStudent Future Education Report 2024 è l’annuale report elaborato in collaborazione con Edelman Data e Intelligence, e condotto su oltre 5000 genitori/tutori e più di 5000 giovani tra 10 e 16 anni, in 6 Paesi europei tra cui l’Italia.

E secondo i risultati del report, il 78% dei ragazzi italiani della Generazione Alpha si dice preoccupato per l’ambiente, e il 76% vuole contribuire attivamente nella costruzione di una società più equa e sostenibile per tutti. 
Sostenibilità e educazione climatica occupano il secondo posto tra le principali dieci aree tematiche che gli studenti italiani vorrebbero approfondire, appena dopo lo sviluppo tecnologico.

Matematica, disciplina fondamentale per il futuro delle professioni tech

Sebbene il dato possa sorprendere, i dati hanno rilevato come le due materie preferite dagli studenti sono matematica e inglese, storicamente le più detestate, a dimostrazione di un cambio radicale nella cultura e nel tessuto sociale nazionale.

Un mondo sempre più interconnesso, globale e digitalizzato richiede alla Gen Alpha di comprendere l’importanza di acquisire competenze scientifiche e linguistiche. La matematica, infatti, è stata considerata la disciplina fondamentale per il futuro delle professioni orientate alla tecnologia e alla sostenibilità. Le materie Stem (Scienza, tecnologia, ingegneria e matematica) occupano un ruolo cruciale nell’offrire le competenze necessarie per affrontare le sfide globali e cogliere opportunità nel mondo moderno.

Emerge anche l’esigenza di coltivare competenze trasversali

Il 74% dei giovani italiani chiede un maggior supporto nella scelta della giusta direzione per il proprio futuro (70% media europea). Per affrontare le sfide future, però, sorprende l’esigenza di coltivare competenze trasversali, tra cui problem solving, creatività e resilienza allo stress. Ma solo un terzo dei giovanissimi in Italia ritiene che la scuola fornisca gli strumenti necessari a intraprendere la carriera dei propri sogni.

Secondo la Commissione europea, il 77% delle imprese ha difficoltà ad assumere lavoratori con le capacità richieste. Non a caso, 8 genitori italiani su 10 ritengono essenziale stabilire una maggiore interdipendenza tra le materie studiate a scuola e la realtà quotidiana (83% vs 81% media europea) e chiedono un’istruzione che riesca a coniugare le materie didattiche con attività extracurricolari come sport, musica o volontariato (82%).

Un mondo più inclusivo, sostenibile, equo

“Abbiamo ascoltato le opinioni di migliaia di ragazzi e dei loro genitori, oltre che degli insegnanti di tutta Europa, desiderosi di vedere l’apprendimento evolversi per adattarsi al mondo di oggi e del futuro – afferma Felix Owshald, ceo e co-fondatore di GoStudent -. Quello che abbiamo capito è che, se aiutati e guidati nelle sfide quotidiane, i ragazzi hanno il potenziale per rendere il mondo un posto migliore, più attento ai temi dell’inclusività, della sostenibilità e dell’equità sociale”.

Addio Apple ID? Come potrebbe cambiare l’accesso ai servizi della Mela con l’aggiornamento iOS18

La notizia è stata riportata da Mark Gurnman di Bloomberg, il quale ha suggerito che questo cambiamento potrebbe avvenire entro la fine dell’anno.
Secondo le ultime indiscrezioni, sembra che Apple potrebbe presto apportare una significativa modifica alla denominazione del suo servizio di identificazione, noto come Apple ID.

Con il prossimo rilascio del nuovo ed epocale aggiornamento iOS 18, l’azienda di Cupertino potrebbe infatti optare per una nuova denominazione, rinominando appunto il tradizionale Apple ID in Apple Account.
iOS 18 potrebbe essere l’aggiornamento software più importante nella storia della Mela, con nuove funzionalità, cambiamenti di design e un occhio di riguardo per l’Intelligenza artificiale.

Obiettivo: adottare una denominazione più intuitiva e coerente con gli standard del settore

Se confermato, il termine Apple ID potrebbe essere gradualmente eliminato e sostituito con Apple Account su tutti i dispositivi Apple compatibili.

Sebbene i motivi di questa modifica non siano ancora stati ufficialmente comunicati da Apple, si ipotizza che l’azienda stia cercando di semplificare l’esperienza degli utenti, adottando una denominazione più intuitiva e coerente con gli standard del settore.
Questo aggiornamento potrebbe infatti rendere più chiaro il concetto di identità digitale per gli utenti Apple, rendendo più agevole la gestione delle proprie informazioni personali e delle impostazioni di account.

Il cambiamento verrà annunciato ufficialmente a giugno o settembre 

La presunta decisione di rinominare Apple ID in Apple Account potrebbe essere annunciata ufficialmente durante la prossima Conferenza Mondiale degli Sviluppatori, prevista per il mese di giugno 2024.

Inoltre, si prevede che tale cambiamento potrebbe diventare effettivo con il lancio del nuovo sistema operativo iOS 18, previsto per settembre, insieme al debutto della serie iPhone 16.

In arrivo (forse) anche funzionalità avanzate e un ulteriore livello di personalizzazione per gli AirPods

Ma le indiscrezioni riguardanti l’aggiornamento iOS 18 non si limitano alla modifica del nome dell’account. C’è infatti anche la possibilità che Apple introduca una nuova ‘modalità per apparecchi acustici’ con questo aggiornamento, fornendo agli utenti un ulteriore livello di personalizzazione e funzionalità avanzate per gli AirPods, riferisce una notizia Adnkronos.

Ora come ora non si conoscono le motivazioni della scelta di voler prendere in considerazione questo cambiamento su iOS 18, ma sembrano esserci comunque delle concrete possibilità anche se non la certezza effettiva. 
In ogni caso, si legge su Pcprofessionale.it, sono emerse anche informazioni sulla compatibilità di iOS 18 con diversi modelli di iPhone, e sembrerebbe che Apple possa tagliare il supporto di alcuni modelli.

Un Paese divergente: la società italiana nel 2024 secondo Ipsos

Il rapporto Flair 2024 di Ipsos, dal titolo ‘Un Paese divergente. Una società contrassegnata dalle fratture sociali, oscillante tra spinte solidali e brame egoiste’, restituisce l’immagine di un Paese che si distingue per le sue contrapposizioni.
L’Italia oggi attraversa un periodo di profonde trasformazioni, segnate da passioni inquiete e un senso di instabilità che oscilla tra dinamismo e retromarce, radicalismo e difensive.

Crisi ambientali, economiche, sociali, finanziarie e sanitarie hanno lasciato il segno nel tessuto sociale del Paese. Una situazione che appare come il riflesso della complessità delle dinamiche sociali che caratterizzano l’attuale panorama italiano.

Crisi e trasformazioni acuiscono le distanze sociali

Negli ultimi cinque anni abbiamo assistito a una accelerazione dei processi di transizione che stanno modellando i cambiamenti.
Tale accelerazione è stata alimentata da una serie di crisi che si sono incrociate e susseguite. Nonostante alcuni segnali economici positivi, come l’aumento dell’occupazione e la diminuzione del timore di perdere il posto di lavoro, la società italiana rimane profondamente divisa. Il 52% degli italiani ritiene che le distanze sociali siano aumentate negli ultimi anni.

Il dato è particolarmente preoccupante quando si considera l’aumento delle differenze tra giovani e adulti.
Un fenomeno che mette in luce un problema fondamentale della società: la crescente disuguaglianza tra le diverse generazioni.

GenZ tra incertezze e delusione  

Per il 73% degli italiani il rischio che i giovani vivano in una situazione di maggiore povertà rispetto ai loro genitori è molto alto. 
I giovani, a differenza degli adulti, si sentono più delusi (34% vs media del 29%), più insicuri (35% vs 26%), più angosciati (25% vs 18%), più confusi (20% vs 15%).

Nonostante l’ampio uso delle connessioni social, il 47% dei ragazzi e delle ragazze fra 25 e 34 anni e del 46% dei 18-24enni avverte come più fragili le relazioni con gli altri. La media nazionale si ferma al 38%. 
Le dinamiche più incerte di fronte al futuro per i giovani sono la stabilità lavorativa (39% vs 12% adulti), la rete di amici e relazioni (20% vs 10%), il bagaglio di conoscenze ritenuto inadeguato (32% vs 23%).
Gli aspetti della società contemporanea che i giovani reputano maggiormente sbagliati sono mancanza di stabilità nel lavoro (32%), ridotto livello delle prospettive future (43%), individualismo autorefenziale (24%) e differenze di genere (26%). 

L’impatto dell’AI sulle retribuzioni

L’AI sta entrando sempre più nella vita quotidiana, ma solo il 5% degli italiani si dichiara molto informato. Circa 1 italiano su 3 ritiene che l’AI stia già oggi rivoluzionando il mondo del lavoro, e fra 5 o 10 anni la maggioranza è concorde che l’impatto sarà importante.

Tuttavia, è ancora presto per comprendere quale sarà il bilanciamento tra vantaggi e svantaggi prospettati. E relativamente alle retribuzioni, emerge il timore che si accentui ancor più la frattura retributiva, incrementando ulteriormente le disuguaglianze nel Paese.

Il 42% delle grandi aziende italiane utilizza sistemi di automazione dei processi

Il 42% delle grandi aziende italiane utilizza sistemi di automazione dei processi, una percentuale che si alza al 60% tra le grandissime imprese, ovvero quelle con oltre 1.000 addetti. Tuttavia, solo il 15% di queste organizzazioni ha avviato progetti di automazione intelligente dei processi, combinando tecniche tradizionali con funzioni di intelligenza artificiale. Anche in questo caso, la percentuale sale al 34% se ci si concentra solo sulle grandissime imprese, mentre scende al 10% se si restringe l’analisi alle realtà grandi (250-999 addetti).

Nonostante il 61% delle grandi aziende abbia avviato un qualche progetto di Intelligenza Artificiale almeno in fase sperimentale, questi dati dimostrano che la gran parte dei progetti di AI in Italia sono volti a costruire sistemi di supporto alle decisioni che non si traducono in automazione. Inoltre, i progetti di AI sono in molti casi in stato di sperimentazione, non ancora integrate nei processi aziendali a regime.

Le funzioni maggiormente coinvolte in progetti di Intellingent Automation

La ricerca dell’Osservatorio Intelligent Business Process Automation della School of Management del Politecnico di Milano ha evidenziato che solo il 15% delle grandi aziende italiane ha formalizzato il know-how per renderlo fruibile a sistemi automatici supportati dall’IA. La funzione aziendale più coinvolta in progetti di Intelligent Automation è l’Accounting, Finanza e Controllo, seguita da Operations, Sales e Customer Service. La ricerca ha censito 501 aziende internazionali attive nell’ambito della Process Automation che hanno ricevuto finanziamenti negli ultimi 20 anni, raccogliendo in totale 15 miliardi di dollari.

Nel periodo 2014-2020, si è osservato un aumento progressivo nel numero di aziende finanziate e nei valori dei finanziamenti, con l’82% del totale raccolto tra il 2018 e il 2022. Questi dati evidenziano l’affermazione della Robotic Process Automation come nuovo comparto nell’offerta software.

L’adozione della business process automation

L’adozione della business process automation può avvenire a tre livelli incrementali: task-level, business process e business process reengineering. Le soluzioni tecnologiche per l’automazione dei processi includono la Robotic Process Automation, le tecnologie low-code e no-code, e l’integrazione dell’Intelligenza Artificiale. Tuttavia, l’adozione delle tecnologie di process intelligence (task mining, process mining) è ancora limitata, e l’80% delle aziende che hanno automatizzato alcuni processi non ha utilizzato tali tecnologie.

L’utilizzo dell’Intelligenza Artificiale

L’Artificial Intelligence trova opportunità di applicazione in tutte le fasi di gestione e automazione dei processi aziendali. È possibile identificare cinque categorie: business process management (AI4BPM), sviluppo e funzionamento dell’automazione, interazione con l’automazione, automazione del processo, orchestrazione di più processi. L’AI4BPM prevede l’utilizzo dell’Artificial Intelligence a supporto dell’analisi e modellazione del processo. L’AI può essere utilizzata per comprendere e anticipare colli di bottiglia e inefficienze nei processi, può supportare la ricostruzione del processo end-to-end, e può fornire suggerimenti di esecuzione del processo.