Perchè l’Italia ha conquistato e mantiene la leadership nel biologico?

L’Italia si afferma come leader europeo nel settore del biologico, grazie alle 84.000 aziende agricole attive sul territorio nazionale. Questo numero è più del doppio rispetto alla Germania e un terzo in più rispetto alla Francia, come evidenziato dall’analisi di Coldiretti basata su dati Sinab. Durante l’Expo Agricoltura di Siracusa, in occasione della Giornata Europea del Biologico, è stato presentato un focus sull’agricoltura biologica italiana, che ora copre 2,5 milioni di ettari (+4,5% rispetto al 2022).

Questo dato rappresenta un ettaro su cinque della superficie agricola nazionale, avvicinandosi al target del 25% stabilito dalla Strategia Europea Farm to Fork per il 2030.

L’aumento delle importazioni può essere una minaccia

Nonostante i progressi, il settore bio italiano è minacciato dall’aumento delle importazioni di prodotti biologici dall’estero, che nel 2023 sono cresciute del 40%, in controtendenza rispetto alla media europea. Gli arrivi di cibo bio extra UE in Italia sono passati da 177 milioni di chili nel 2022 a 248 milioni nel 2023, secondo i dati della Commissione Europea.
Questo aumento ha riguardato principalmente cereali, ortaggi e olio d’oliva. Coldiretti segnala il rischio che questi prodotti finiscano sul mercato italiano con il marchio biologico, senza garantire la stessa qualità del prodotto nazionale.

Consumi e difesa dei prodotti italiani

Nel 2023, i consumi di prodotti biologici in Italia hanno raggiunto un valore di 3,8 miliardi di euro nella grande distribuzione organizzata (GDO). Per proteggere i consumatori e salvaguardare il vero prodotto biologico italiano, Coldiretti Bio ha elaborato un decalogo con consigli pratici per evitare frodi e scegliere la qualità.

Tra le raccomandazioni principali, si consiglia di verificare la presenza del logo europeo del biologico (la “foglia bianca” su sfondo verde) e di preferire prodotti con origine italiana, acquistando direttamente dalle aziende agricole o nei mercati contadini di Campagna Amica.

Promozione della sostenibilità

Acquistare prodotti biologici locali e di stagione non solo favorisce il consumo sostenibile, ma contribuisce anche alla preservazione della biodiversità. È consigliato optare per prodotti che recuperano varietà tradizionali e razze animali autoctone, riducendo al minimo i processi di trasformazione. Inoltre, Coldiretti promuove un packaging essenziale ed ecocompatibile per ridurre l’impatto ambientale.

Maria Letizia Gardoni, presidente di Coldiretti Bio, sottolinea la necessità di stabilire regole di reciprocità tra prodotti bio comunitari e quelli importati da Paesi terzi. Solo così si potrà fermare la concorrenza sleale e valorizzare il vero biologico italiano, creando filiere trasparenti e sostenibili dal campo alla tavola.

Italiani passione Bancomat: nel 2023 prelevati 360 miliardi di euro 

Nel 2023, gli italiani hanno prelevato 360 miliardi di euro dagli sportelli automatici, un incremento di 10 miliardi rispetto al 2022 e di 18 miliardi rispetto al 2021. Questo risultato riflette una crescita significativa nel volume di contante ritirato, con una media di quasi un miliardo di euro prelevato al giorno.
Nonostante l’aumento dei pagamenti elettronici, il contante resta una scelta molto popolare tra i nostri connazionali.

Contante sì, ma crescono i pagamenti elettronici  

Anche se il contante è ampiamente utilizzato, aumentano notevolmente anche i pagamenti con carte di credito e prepagate. Nel 2023, le transazioni effettuate con carte di pagamento hanno raggiunto i 426 miliardi di euro, rispetto ai 382 miliardi dell’anno precedente, segnando un incremento del 11,5%.

Il numero totale di carte in circolazione è aumentato a oltre 120 milioni, con un incremento di 5 milioni rispetto al 2022. Questo aumento comprende carte di credito (+1,4%), di debito (+4,2%) e prepagate (+7,1%).

Italia in ritardo sui pagamenti digitali

Nonostante la crescita, l’Italia rimane indietro rispetto ad altri paesi europei nell’uso di strumenti di pagamento digitali. Gli italiani effettuano circa 200 operazioni pro capite all’anno con carte di credito, bonifici e assegni, ben al di sotto della media dell’area euro di 370 operazioni.

Paesi come la Spagna, la Germania e la Francia superano notevolmente questo valore, con rispettivamente 290, 329 e 424 operazioni pro capite. I Paesi Bassi e le nazioni del Nord Europa, come la Finlandia e l’Estonia, mostrano numeri ancora più elevati.

Il ruolo del contante per la privacy

Giovanna Ferrara, presidente di Unimpresa, sottolinea l’importanza del contante come strumento di libertà e privacy. “Il contante offre la possibilità di effettuare transazioni senza tracce digitali, garantendo maggiore controllo sulle proprie finanze,” afferma Ferrara. Aggiunge poi che l’associazione tra denaro contante ed evasione fiscale è ingiusta e va smentita, poiché il contante è una forma di pagamento legittima e non deve essere stigmatizzata.

Il modo di spendere deve essere “inclusivo” 

Secondo Ferrara, l’adozione di pagamenti digitali deve avvenire in modo volontario e consapevole, rispettando le preferenze individuali. L’innovazione tecnologica nel settore dei pagamenti deve progredire senza costringere le persone a rinunciare al contante, garantendo inclusività e libertà di scelta per tutti i cittadini.

La transizione verso strumenti digitali deve essere graduale e non coercitiva, per non escludere chi, per motivi personali o tecnologici, preferisce continuare a usare il contante.

Ferie: perchè è un diritto non sempre facile da esercitare?

Per molti lavoratori italiani, agosto è il mese dedicato alle vacanze, un’occasione preziosa per staccare dalla routine lavorativa e godersi un po’ di meritato riposo. Tuttavia, non sempre richiedere ferie è un processo semplice.

Secondo un sondaggio di The Adecco Group, riferisce Adnkronos, ben il 58% degli intervistati ha sperimentato almeno una volta il fenomeno del Vacation Shaming. Questo fenomeno colpisce in modo particolare i Millennials e la Gen Z, che temono ripercussioni lavorative e tensioni con colleghi o superiori nel momento in cui chiedono giorni di vacanza.

Cos’è il Vacation Shaming?

Il Vacation Shaming si manifesta quando i lavoratori sono scoraggiati dal richiedere ferie a causa del timore di giudizi negativi o di senso di colpa. Tra le cause principali, il 28% degli intervistati ha indicato il carico di lavoro, che spesso impedisce di staccare la spina, mentre il 17% teme il giudizio negativo del proprio capo. Inoltre, il 13% rinuncia alle ferie per il senso di colpa nei confronti dei colleghi, sentendosi quasi in dovere di non gravare sugli altri membri del team.

L’importanza di un ambiente di lavoro sano

Monica Magri, direttore delle risorse umane di The Adecco Group Italia, sottolinea come il timore e i sensi di colpa siano sentimenti particolarmente diffusi tra le nuove generazioni di lavoratori. Per contrastare questi problemi, è fondamentale promuovere un ambiente di lavoro aperto al dialogo e implementare modelli di business sostenibili.

Solo attraverso azioni concrete si può creare una cultura aziendale che tuteli il benessere psicofisico dei dipendenti, favorendo la collaborazione e un’organizzazione del lavoro che permetta di evitare dinamiche tossiche e di trovare un equilibrio tra vita personale e professionale.

Il peso dello stress e le soluzioni possibili

Secondo il rapporto “Global Workforce of the Future” condotto da The Adecco Group nel 2023, oltre un terzo dei lavoratori italiani ha dichiarato di aver vissuto uno stress lavorativo estremo, spesso causato da un eccessivo carico di lavoro e responsabilità superiori al proprio ruolo. Per tutelare la propria salute mentale, il 18% dei lavoratori considera fondamentale il rispetto dei periodi di ferie, mentre il 34% ritiene importante il riconoscimento degli obiettivi raggiunti, sia individuali che di squadra.

Altri aspetti cruciali includono una gestione realistica delle aspettative lavorative (20%) e un forte senso di appartenenza all’azienda (19%). Infine, il 48% dei lavoratori attribuisce ai manager la principale responsabilità nel garantire il benessere dei dipendenti, seguiti da coloro che ritengono fondamentale il contributo personale, governativo e sindacale.

PMI, qual è l’andamento dei contratti energetici? 

Dall’ultima rilevazione dei corrispettivi di energia al dettaglio per le PMI sul mercato libero, realizzata da Unioncamere e dalla Camera di Commercio di Milano, in collaborazione con Borsa Merci Telematica Italiana (BMTI) e REF Ricerche, emerge una chiara tendenza per il secondo trimestre 2024.

I prezzi variabili dei contratti a 12 mesi dell’energia elettrica per le PMI sono in calo rispetto al trimestre precedente, mentre quelli del gas naturale sono in lieve aumento. Tuttavia, i contratti a prezzo fisso e a 24 mesi continuano ad essere assenti, riflettendo l’incertezza sui futuri andamenti del mercato.

Calo dei prezzi dei contratti multiorari

L’analisi mostra una riduzione dei prezzi della materia prima energia nei contratti a prezzo variabile e l’assenza di contratti a prezzo fisso e a 24 mesi, dovuta alle incertezze sulle previsioni dei mercati elettrici e del gas per i prossimi mesi. In particolare, i contratti multiorari annuali a prezzo variabile, avviati ad aprile 2024, per imprese con consumi fino a 50 MWh/anno, presentano i seguenti corrispettivi: 115,11 euro/MWh nella fascia oraria diurna (F1), 130,83 euro/MWh nella fascia serale (F2) e 108,41 euro/MWh nella fascia notturna (F3). Rispetto al trimestre precedente, le variazioni sono comprese tra il -18% per la fascia F1 e il -3% per la F2.

Prezzi del gas naturale in lieve aumento

Per quanto riguarda il gas naturale, nel secondo trimestre 2024, il prezzo dei contratti annuali a corrispettivo variabile è aumentato del 4,5% rispetto al trimestre precedente, raggiungendo i 49,25 eurocent/smc per un profilo di consumo fino a 50.000 mc all’anno. Questo indica una fase di rientro dei prezzi dell’energia e del gas, dopo le forti oscillazioni al rialzo del 2022 causate dalle tensioni sui mercati all’ingrosso, seguite al crollo della domanda durante la pandemia e la conseguente riduzione dei prezzi.

Soft landing del 2024

Il primo semestre del 2024 si è concluso in linea con gli andamenti del 2023. Non tutti gli attesi miglioramenti dello scenario economico si sono verificati. Il principale sviluppo è stato il rientro dell’inflazione, dovuto alla riduzione delle tensioni nelle catene di fornitura, nonostante l’aumento del costo del lavoro abbia influenzato i prezzi dei servizi.

In Italia, il 2024 segna il primo anno di crescita dei salari reali dopo tre anni di contrazione. L’occupazione si è dimostrata resiliente nonostante il rallentamento economico, sostenendo i redditi familiari. Questo crea le condizioni per una ripresa graduale dei consumi, con i primi segnali visibili nella seconda metà dell’anno e poi nel 2025.

Il prossimo quinquennio UE secondo gli italiani: energia e democrazia le priorità

Secondo l’ultimo sondaggio realizzato da ISPI e Ipsos, gli italiani ritengono che nei prossimi cinque anni l’Unione Europea debba concentrarsi su due temi principali: ridurre il costo della vita, soprattutto per quanto riguarda l’energia, e difendere la democrazia e lo stato di diritto. Quasi un italiano su tre indica la riduzione del costo dell’energia come priorità, mentre il 28% sottolinea l’importanza di proteggere la democrazia.

Inoltre, il 22% degli intervistati considera essenziale accelerare la transizione verde, a conferma dell’importanza delle questioni climatiche. Sorprendentemente, solo il 13% degli italiani ritiene prioritario difendere l’industria europea dalla concorrenza estera.

L’influenza dell’Italia in Europa

In merito all’influenza dell’Italia in Europa dopo le elezioni europee, il 40% degli italiani crede che il paese abbia mantenuto la stessa influenza di prima. Tuttavia, oltre il 30% ritiene che l’Italia abbia perso peso politico. Questo nonostante il ruolo della premier Giorgia Meloni nella nomina dei nuovi vertici europei e la presenza significativa del Partito Democratico nel gruppo dei Socialisti e Democratici (S&D).

Elezioni USA: cosa può accadere in Europa?

Il ritorno di Donald Trump alla Casa Bianca è visto negativamente dagli italiani: l’80% di coloro che hanno un’opinione pensa che i rapporti tra Stati Uniti e UE peggiorerebbero. Tuttavia, il 50% ritiene che ciò potrebbe rendere l’UE più coesa, mentre il 29% prevede una maggiore divisione interna.

Resta alta l’incertezza su cosa accadrebbe durante un secondo mandato di Trump, con il 42% degli intervistati che non sa rispondere.

Dall’America all’Ucraina

L’incertezza regna anche riguardo all’Ucraina: il 37% degli italiani non sa prevedere le conseguenze di una rielezione di Trump. Solo il 15% crede che gli Stati Uniti continuerebbero ad aiutare Kiev, mentre il 37% pensa che una riduzione degli aiuti favorirebbe l’avanzata russa. Una parte consistente degli italiani (48%) ritiene che l’Ucraina sarebbe costretta a cedere territorio, piuttosto che la Russia si ritiri.

Priorità diverse fra UE e Italia

Gli italiani vedono differenze nelle priorità regionali tra UE e Italia. Per l’Europa, la Russia è la seconda priorità, mentre per l’Italia è solo quarta, superata da Asia orientale e Africa. Questo riflette una posizione italiana più orientata verso il Mediterraneo e l’Africa rispetto all’orientamento dell’UE.

Africa: aiuti e opportunità

Quasi il 90% degli italiani ritiene giusti gli aiuti allo sviluppo destinati all’Africa, ma le motivazioni variano. Il 55% vede in questi aiuti un interesse nazionale, sia per limitare l’immigrazione che per aprire nuovi mercati. Il 32% li considera un dovere morale. La Cina è vista come l’attore più influente in Africa dal 39% degli italiani, ma l’Occidente, sommando le ex potenze coloniali, Stati Uniti e UE, è percepito come ancora più influente.

In sintesi, gli italiani hanno chiare aspettative sulle priorità dell’UE nei prossimi anni, con un’attenzione particolare ai costi energetici e alla democrazia, e vedono differenze significative nelle priorità regionali tra UE e Italia.

Abitudini e preferenze di spesa: generazioni a confronto in Europa

Lo studio ‘Abitudini di spesa in Europa: confronto tra generazioni’, a cura della banca online N26, mette a confronto le abitudini di spesa delle diverse generazioni in Europa.
Lo studio rileva come nel 2023 in tutti i Paesi considerati (Austria, Germania, Spagna, Francia e Italia) l’aumento della spesa media per il cibo cresca in proporzione all’aumentare dell’età.

L’Italia, in particolare, si distingue come ‘leader’ nella spesa alimentare per tutte le generazioni. I Boomers infatti spendono il 6,51% della spesa media totale in questa categoria, la GenX il 6,20%, i Millennials il 5,38%, e la GenZ il 4,34%.
In generale, però, in Italia e in Europa, è quella dei viaggi la categoria in cui tutte le generazioni spendono di più.

Viaggi: i Boomers italiani guidano la classifica

Per quanto riguarda la categoria dei viaggi, i Boomers italiani guidano la spesa (30,50%), seguiti dalla GenX (29,64%) e dai Millennials (27,85%), mentre la GenZ destina ai viaggi solo il 24,81% della propria spesa media totale. Un dato che riflette possibili vincoli economici e stili di vita differenti.
Anche in Europa la spesa per i viaggi cresce all’aumentare dell’età, con l’Austria che registra la spesa più elevata tra i Boomers (34,38%), mentre la Francia mostra la spesa inferiore in questa categoria (27,2%), con la GenZ francese che spende più in formazione (23,5% vs 21,9%).

Formazione: la GenZ spagnola spende oltre il 32% 


In Italia la GenZ è la più attenta ai temi della formazione continua, a cui dedica il 23,50% della propria spesa totale. Questo dato supera quello dei Millennials (20,57%), mentre Boomers (15,66%) e GenX (19,37%) si posizionano più distanti.

Tale tendenza riflette l’impegno delle nuove generazioni a migliorarsi e acquisire nuove competenze anche negli altri Paesi europei, dove i giovani italiani sono superati dagli spagnoli, che investono un considerevole 32,63% in questo ambito. Dopo gli italiani, i giovani francesi (23,48%), tedeschi (22,45%) e austriaci (23,45%).

Shopping e pet, ancora due passioni giovanili

Anche nel settore dello shopping, le generazioni più giovani in Italia sono le più attive. La GenZ destina il 13,38% della propria spesa media totale a questa categoria, seguita dai Millennials (11,98%).
Le generazioni più anziane, Boomers e GenX, spendono rispettivamente l’11,09% e l’11,34%.

Tendenza confermata anche a livello europeo, dove la GenZ austriaca primeggia (16,75%), mentre in Spagna si registra il dato più contenuto per questa fascia d’età (12,75%).
I più attenti agli amici a quattro zampe sono invece i giovani i francesi. Se gli italiani destinano il 14,18% della propria spesa totale ai loro pet, seguiti da Millennials (13,65%), Boomers (13,35%) e GenX (12,45%), i Boomers, la GenX e i Millennials francesi dedicano rispettivamente il 15,75%, il 14,6% e il 15,47%, superando tutte le altre nazioni europee.

Credito al consumo in crescita, ma calano i mutui immobiliari 

La 56a edizione dell’Osservatorio sul Credito al Dettaglio realizzato da Assofin, CRIF e Prometeia mostra dinamiche piuttosto differenti per il credito al consumo alle famiglie e per i mutui immobiliari.

Nei primi mesi di quest’anno si conferma infatti la flessione dei mutui per l’acquisto abitazione (-11,1%), benché in attenuazione rispetto al 2023 (-37,8%).
Di contro, se nel 2023 il credito al consumo tiene, sostenuto dalla forte crescita del finalizzato auto, nei primi mesi del 2024 si registra un’accelerazione della crescita del credito al consumo (+10,1%) alla quale ha contribuito il recupero dei prestiti personali, saliti a +11,3%, dopo aver chiuso il 2023 a -1,6%, grazie alla ripresa della domanda delle famiglie al fine di realizzare i progetti di spesa rimandati.

Finanziamenti finalizzati per auto: +14,3%

Tornano in territorio positivo anche le rateizzazioni via carta di credito (+4,1%, dopo il -3,7% del 2023), trainate dalle operazioni di instalment. Inoltre, la cessione del quinto dello stipendio/pensione riduce la flessione, passando da -5,2% nel 2023 a -1,2% primo quadrimestre 2024.

Prosegue poi la crescita dei finanziamenti finalizzati per auto/moto (+14,3%) e degli altri finanziamenti finalizzati (+1,7%) sulla scorta del buon andamento dei beni durevoli.

Tendenza a ridurre l’importo medio dei prestiti

A conferma dei comportamenti cauti lato offerta e domanda, nell’ottica di definire piani di rimborso sostenibili, si rileva una tendenza verso finanziamenti di importo medio più contenuto, in particolare per quelli a maggior valore, come prestiti personali (12.800 euro), cessione del quinto dello stipendio/pensione (17.800 euro) e finalizzati per auto/moto erogati da operatori (13.000 euro).
Nel 2023, inoltre, l’attività di erogazione di mutui immobiliari alle famiglie ha segnato una decisa contrazione dei flussi (-34,2%), attenuata nei primi quattro mesi del 2024 (-7,2%). Il risultato è un impatto negativo sulle compravendite residenziali (-9,6% 2023, -7,2% primo trimestre 2024).

Nel 2023 torna in auge il tasso fisso

Analogamente ai prestiti a maggior valore del credito al consumo, anche l’importo medio erogato dei mutui d’acquisto si riduce (125.000 euro vs 138.000 nel 2022).
Dal 2023 si osserva poi un ritorno alle erogazioni a tasso fisso (86% primi mesi 2024) anche per effetto della forte ripresa delle surroghe (+69% nel 2023), che prosegue nei primi quattro mesi del 2024 (+61,3%). Per tale tipologia di mutui il valore medio erogato si porta a 143.000 euro, a indicare che vengono traslati su altri operatori, che offrono condizioni migliori, contratti a tassi variabili di recente stipula.

Lavoro: a giugno 566 mila assunzioni previste dalle imprese

Secondo le previsioni del Bollettino del Sistema informativo Excelsior, realizzato da Unioncamere e Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, a giugno sono circa 566mila le opportunità lavorative offerte dalle imprese, e quasi 1,4 milioni nel trimestre giugno-agosto. Rispetto a giugno 2023 l’andamento è pressoché stabile (-0,3%), mentre sul corrispondente trimestre si rileva un leggero incremento (+0,6%).

A giugno registrano le dinamiche migliori le costruzioni (+16,6%), il commercio (+10,5%) e i servizi avanzati (+11,5%). In flessione, il comparto manifatturiero (-5,6%), che è alla ricerca nel complesso di 84mila lavoratori nel mese e 223mila nel trimestre.
Inoltre, anche a giugno sono difficili da reperire il 47,6% dei profili ricercati (+1,6% rispetto all’anno precedente).

Il turismo offre maggiori opportunità di impiego

All’interno del manifatturiero, maggiori opportunità di lavoro sono offerte dalle industrie della meccatronica, che ricercano 21mila lavoratori nel mese e 55mila nel trimestre, seguite dalle industrie metallurgiche e dei prodotti in metallo (15mila, 39mila) e da quelle alimentari, bevande e tabacco (13mila, 46mila).
D’altra parte, la domanda di lavoro proveniente dal comparto delle costruzioni si attesta su quasi 52mila assunzioni a giugno e oltre 130mila nel trimestre. Sono invece 430mila i contratti di lavoro offerti dal settore dei servizi nel mese in corso e oltre 1 milione quelli previsti tra giugno-agosto.

Ma è il turismo a offrire le maggiori opportunità di impiego, con circa 161mila lavoratori ricercati nel mese e 351mila nel trimestre, seguito dal commercio (76mila, 190mila), dal comparto dei servizi alle persone (71mila, 169mila).

Al Sud saldo tendenziale più consistente

Sotto il profilo territoriale, il Mezzogiorno registra il saldo tendenziale più consistente (+3,8mila giugno, +19mila trimestre) sostenuto, in particolare, dalla dinamica positiva di costruzioni e commercio.

La flessione del manifatturiero penalizza le altre aree geografiche, soprattutto il Nord Est (complessivamente -4,4mila nel mese, -10,3mila nel trimestre). Più stabili, sempre rispetto a un anno fa, Nord Ovest e Centro.
Le maggiori opportunità sono segnalate dalle imprese di medie dimensioni con circa 196mila contratti previsti a giugno.

Profili difficili da reperire e manodopera straniera

Sono circa 270mila le assunzioni per cui le imprese hanno dichiarato di aver incontrato difficoltà nel reperire il profilo adatto. Il Borsino delle professioni del Sistema Informativo Excelsior segnala tra le professioni tecniche e a elevata specializzazione di difficile reperimento i tecnici in campo ingegneristico (66,7%), mentre tra le figure degli operai specializzati fonditori, saldatori, lattonieri, calderai, montatori di carpenteria metallica (75,1%) e operai specializzati addetti alle rifiniture delle costruzioni (73,1%).

Si mantiene elevata la domanda di lavoratori immigrati, con 104mila ingressi programmati nel mese, il 18,4% del totale.
Tra i settori che ricorrono maggiormente alla manodopera straniera si confermano i servizi operativi di supporto a imprese e persone, servizi di trasporto, logistica e magazzinaggio, metallurgia e costruzioni.

Inflazione in UE: in Italia è più bassa, ma la vita è più cara

Nei prossimi mesi del 2024, tra i 27 paesi che compongono l’Unione Europea solo la Finlandia (+1,4%) è destinata a ottenere un risultato migliore del nostro in merito all’inflazione (Germania +2,4%, Francia +2,5%, Spagna +3,1%). Negli ultimi sette mesi il dato dell’inflazione a livello nazionale è stato inferiore alla soglia del 2%, e secondo la Commissione Europea, quest’anno dovrebbe attestarsi al +1,6% contro il +5,9% registrato nel 2023 e il +8,7% del 2022. Un dato nettamente inferiore alla media UE, che dovrebbe attestarsi al 2,5%. 

Ma secondo l’Ufficio studi della CGIA, nell’ultimo sono state le province italiane le più colpite dal caro vita. Soprattutto Siena, Brindisi e Venezia.

Colpite le realtà territoriali a vocazione turistica

Siena, Brindisi e Venezia hanno registrato un aumento dell’inflazione dell’1,9%, seguite da Benevento (+1,8%), Napoli (+1,7%), Rimini, Parma e Trieste (+1,6%).Sono quasi tutte realtà territoriali a vocazione turistica, che hanno subito importanti incrementi di spesa delle attività riconducibili ai servizi ricettivi, di ristorazione e alla persona. Un deciso incremento di costo ha interessato anche trasporti, affitti di case/negozi e il carrello della spesa. 

Mai come in questo momento è necessario che Francoforte riduca i tassi di interesse. Con i ritocchi avvenuti tra giugno 2022 e settembre 2023 quello di riferimento è oggi al suo massimo storico, da quando in UE c’è la moneta unica (4,5%), contribuendo a ostacolare il ricorso al credito da parte delle famiglie e delle imprese di piccola dimensione. 

Scendono i prezzi dell’energia, salgono alimentari e vacanze

Sebbene la crescita dell’inflazione stia rallentando la percezione dei consumatori è che i prezzi di beni e servizi stiano salendo.
In realtà, alcune voci di spesa che incidono in misura importante sul bilancio familiare hanno subito contrazioni importanti.

Negli ultimi 12 mesi, ad esempio, i prezzi dell’energia elettrica e del gas sono scesi rispettivamente del 29,2% e del 21,6%, rendendo le bollette molto più leggere. Anche i biglietti aerei hanno registrato una decisa diminuzione, per contro, sono aumentati i prezzi delle patate (+11,9%), dei pacchetti vacanza in Italia (+17,2%) e l’olio d’oliva (+44,3%). 

Le famiglie hanno sborsato 4.000 euro in più

La fiammata inflazionistica è costata alle famiglie italiane 4.039 euro in più. Se nel 2021 la spesa media annuale ammontava a 21.873 euro, due anni dopo è salita a 25.913 euro, con l’abitazione e l’alimentare le voci di spesa che hanno contribuito maggiormente a incrementare le uscite complessive 
Analizzando la serie storica dell’inflazione in Italia tra il 1948 e il 2023, riscontriamo che tra il 1956 e il 1972 l’inflazione è stata mediamente del 4%, tra il 1973 e il 1984 il caro vita medio è stato del 16%, mentre tra il 1998 e il 2002 è crollato all’1,5%.

Solo tra il 2022 e il 2023 l’impennata dei prezzi di prodotti energetici e materie prime hanno re-infiammato l’inflazione, tornata a salire a un tasso medio del 7%. Un valore comunque inferiore di 11 punti rispetto alla media della seconda metà degli anni ‘70 del ‘900. 

Digital economy: rischi e opportunità di un settore in espansione

I numeri parlano chiaro. Secondo un rapporto del World Economic Forum, entro il 2025 l’economia digitale globale potrebbe raggiungere un valore di 23 trilioni di dollari, rappresentando una fetta significativa del prodotto interno lordo globale. Questo fenomeno non riguarda solo le economie avanzate, ma anche quelle emergenti, dove la digitalizzazione sta contribuendo a una crescita inclusiva e sostenibile, si legge su Timevision.it.

Considerate tutte le opportunità di sviluppo delle nuove tecnologie la crescita dell’economia digitale è un dato di fatto, e sembra inarrestabile. La digital economy ha infatti ormai superato l’economia tradizionale nel suo insieme, ma un aspetto da non sottovalutare sono i rischi connessi a questo sviluppo. 

E l’Italia? In terz’ultima posizione: appena sopra il 4%

Bisogna fare attenzione ai rischi legati all’utilizzo delle nuove tecnologie legate al mondo virtuale, a cominciare dal rispetto della privacy e dei potenziali danni per la salute mentale.

È questo il messaggio fondamentale contenuto all’interno delle ‘Prospettive dell’economia digitale 2024’, pubblicate dall’Ocse, l’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico. Il report vede però il nostro Paese fanalino di coda nello sviluppo dell’economia digitale. In pratica, l’Italia è terz’ultima nella graduatoria dei 27 Paesi Ocse, con un tasso di crescita del 4,05%.
In pratica, facciamo meglio solo di Grecia (3,98%) e Repubblica slovacca (3,15%). Almeno, per quanto riguarda questo particolare settore in espansione al livello mondiale.

In dieci anni le Tecnologie dell’Informazione e delle Comunicazioni crescono tre volte tanto le economie tradizionali

Inoltre, sempre secondo lo studio, il settore delle Tecnologie dell’Informazione e delle Comunicazioni (TIC/ICT) tra il 2013 e il 2023, ovvero nell’ultimo decennio, si è sviluppato mediamente del 6,3%, quasi tre volte più velocemente dell’insieme delle attività economiche dei 27 Paesi Ocse presi in esame.

Il primo volume dell’Oecd Digital Economic Outlook, questo il titolo inglese del documento disponibile sul sito web dell’Ocse, mostra inoltre come la crescita del settore delle Tecnologie delle Comunicazioni sia rimasto sostenuto nel 2023, con un tasso medio di crescita pari al 7,6% a livello dei Paesi Ocse.

Il 2023 è l’anno dei record, Regno Unito in testa con quasi il 12% di crescita

In numerosi Stati aderenti all’organizzazione internazionale con sede a Parigi, riporta una notizia Ansa, il 2023 è stato l’anno dei record.

Cinque Paesi realizzano addirittura una crescita a due cifre, superiore al 10%, ma sul podio si piazzano il Regno Unito (11,96%), seguito al secondo posto dal Belgio (11,52%) e al terzo posto, dalla Germania (10,98%).