Osservatorio non food: le variazioni negli acquisti non alimentari degli italiani

L’edizione 2024 dell’Osservatorio Non Food di GS1 Italy analizza il comportamento dei consumatori all’interno di 13 comparti merceologici non alimentari.
Quest’anno, “l’andamento dell’inflazione e le nuove priorità degli italiani hanno cambiato l’approccio allo shopping, con un impatto significativo sull’universo dei beni e dei servizi non alimentari – spiega Marco Cuppini, research and communication director di GS1 Italy -. I consumatori da un lato hanno ridotto la spesa, focalizzandosi sui prodotti ritenuti più indispensabili, e dall’altro hanno selezionato con maggiore attenzione i canali dove realizzare gli acquisti”.

Di fatto, nel 2024 per lo shopping natalizio occorre fare i conti con il carovita. È questo il fattore che sta cambiando l’approccio alla spesa in termini di prodotti e canali dove acquistare. 

Giro d’affari: cresce per supporti musicali, cala per home video

Nel confronto con il 2019, il 2023 indica una situazione diversificata. Il giro d’affari è in crescita annua per supporti musicali (+18,9%), profumeria/cosmesi (+11,1%), attrezzature sportive (+7,3%), prodotti di automedicazione (+4,2%), elettrodomestici bianchi (+3,5%), casalinghi (+2,8%), giocattoli (+2,7%), mobili/arredamento (+1,9%), ottica (+1,3%), tessile casa (+0,9%), libri (+0,8%), bricolage (+0,7%), piccoli elettrodomestici (+0,5%), accessori abbigliamento (+0,2%), cancelleria (+0,2%).

È invece in calo per elettrodomestici bruni (-28,7%), home video (-12,5%), multimedia storage (-10,4%), videogiochi (-8,3%), fotografia (-7,0%), hardware (-6,2%), calzature (-3,7%), telefonia (-2,3%), intimo (-1,2%), abbigliamento sportivo (-1,0%), calzature sportive (-0,9%), abbigliamento (-0,6%).

Vendite: aumentano per i libri, diminuiscono per la fotografia

Rispetto al 2019, vendite aumentate per supporti musicali (+103,2%), piccoli elettrodomestici (+29,7%), elettrodomestici bianchi (+28,0%), profumeria/cosmesi (+23,1%), prodotti di automedicazione (+16,8%), videogiochi (+14,8%), libri (+11,3%), bricolage (+10,8%), ottica (+8,2%), hardware (+6,8%), mobili/arredamento (+6,8%), telefonia (+5,9%), calzature sportive (+3,3%), abbigliamento sportivo (+3,3%), tessile casa (+2,8%), giocattoli (+0,4%).

In calo, homevideo (-45,3%), multimedia storage (-41,2%), fotografia (-28,2%), elettrodomestici bruni (-10,4%), calzature (-8,4%), attrezzature sportive (-7,6%), accessori abbigliamento (-6,7%), abbigliamento (-5,1%), intimo (-3,8%), cancelleria (-1,4%), casalinghi (-0,9%).

Un carrello della spesa con più supporti per telefonia e meno telefoni

Rispetto a 12 mesi fa, nel carrello della spesa Non Food hanno trovato più spazio abbigliamento, calzature donna da passeggio, mocassini, stivali e stivaletti, supporti per telefonia, cappe da cucina, lavatrici, lavastoviglie, asciugatrici, webcam, digital assistant, macchine per il caffè, friggitrici ad aria, elettrodomestici per cura capelli, droni, amplificatori.

E ancora, mini-serre, kit per orti da balcone, sistemi di irrigazione smart, attrezzature sportive, scarpe da trekking e da trail running, trucchi per viso e occhi, prodotti per le labbra, profumi, cosmetici per la cura del viso, solari e pigmentanti, deodoranti. Ma anche, dischi in vinile, giochi da tavola, puzzle, giocattoli educativi.
Al contrario, hanno trovato meno spazio telefoni, pc, tablet, monitor, kitchen machine, strumenti per rasatura, spazzolini elettrici e strumenti per igiene dentale, televisori, prodotti anticellulite, rassodanti, anti-età per il corpo.

GenZ e Millennials si raccontano attraverso la moda

Due generazioni anagraficamente vicine, ma con stili e scelte di consumo differenti: i Millennials più liberi nella propria espressione estetica rispetto a condizionamenti esterni, la GenZ fortemente influenzata dai social.
Ma come utilizzano l’abbigliamento per esprimere la propria autenticità?
Risponde la ricerca ‘Fashion and Identity – Vestirsi senza infrastrutture’, condotta da BVA Doxa in collaborazione con McArthurGlen per il primo Osservatorio Moda e Generazioni.

Di fatto, il 35% degli intervistati vede nel proprio look una forma d’espressione identitaria. Una percezione più diffusa tra i GenZ (37%), che scelgono l’abbigliamento per raccontare chi sono, rispetto ai Millennials (32%).
Tuttavia, sebbene il 40% preferisca mantenere un’immagine coerente di sé, il 32% talvolta si sente costretto a conformarsi ad aspettative altrui.

L’immagine personale tra espressione e adattamento

Famiglia (26%), amici (24%) e mode del momento (24%) continuano a giocare un ruolo importante nell’influenzare la costruzione dell’immagine personale anche nelle generazioni più giovani.
Emerge, anche in questo caso, una differenza generazionale. Mentre i Millennials si dichiarano più autonomi e meno condizionati (il 37%, afferma di non aver subito alcuna influenza esterna), la GenZ è fortemente influenzata da social media, pubblicità e personaggi celebri, in particolare dagli influencer (23%).

Le fonti di ispirazione stilistica principali sono ancora le vetrine dei negozi per il 46% degli intervistati, ma al mondo fisico si unisce quello digitale. Scial media (32%) e siti di brand (29%) sono rilevanti in particolare per donne e GenZ. Ma anche pubblicità e riviste di moda continuano a essere fonti di ispirazione.

L’importanza dei social come specchio e fonte d’ispirazione

I social media si confermano piattaforme fondamentali per esprimere la propria personalità (GenZ 35%, Millennials 30%) e individuare modelli atti a contribuire a costruire la propria immagine (GenZ 31%, Millennials 21%).
Instagram emerge come il canale più rilevante e stimolante: il 58% degli intervistati lo identifica come la piattaforma preferita per suggerimenti di stile. A seguire, Facebook, Youtube e TikTok.

Interessante rilevare la netta preferenza di Instagram per i GenZ (63%) e l’attualità di Facebook per il Millennials (66%).
Per la GenZ i social media rappresentano anche un punto di confronto tra identità online e reale. Il 26% percepisce una differenza tra la propria immagine virtuale e quella quotidiana.

Identità e stile: un’estetica dominata da sobrietà e originalità

Tra i nove stili identitari che rappresentano l’universo stilistico contemporaneo italiano, la ricerca conferma come cifra estetica di giovani la sobrietà. La GenZ, in particolare, si identifica fortemente nel ‘New Basic’, scelto dal 46%, mentre il campione dei Millennials si sente più vicino al ‘Neoromantico’.

Tra le tendenze emergenti, il ‘Quiet Luxury’, l’eleganza senza ostentazione, e il ‘Genderless’, stanno conquistando i più giovani, con un 34% di preferenze nella GenZ per il primo e il 24% per il secondo.
La ‘Logomania’ perde invece terreno, con solo il 13% che ne fa un elemento distintivo.

Imprese italiane, nate 15mila nuove attività durante l’estate 2024

L’estate 2024 ha mostrato segnali positivi sul fronte del sistema imprenditoriale italiano, con alcuni settori in crescita e altri che faticano a riprendersi. I servizi professionali e il turismo hanno registrato una dinamica positiva, mentre commercio, manifattura e artigianato tendono a restare in una fase di stallo. In particolare, il comparto artigiano vede una crescita delle costruzioni, ma soffre un calo nella produzione manifatturiera.

I dati del terzo trimestre: saldo positivo, ma inferiore alla media storica

Tra luglio e settembre, il Registro delle imprese ha registrato un saldo positivo di 15.227 attività, risultato di 62.599 nuove iscrizioni e 47.372 cessazioni. L’artigianato ha contribuito al saldo complessivo con 1.153 unità, frutto di 16.459 nuove imprese e 15.306 chiusure. Nonostante il bilancio attivo, il trimestre evidenzia una vitalità contenuta: il tasso di crescita nazionale è dello 0,26%, in linea con l’anno precedente, mentre per le imprese artigiane si attesta allo 0,09%, in calo rispetto allo 0,22% del 2023.

Crescita territoriale: Lombardia e grandi città in testa

Dal punto di vista geografico, tutte le regioni italiane hanno registrato una crescita, con la Lombardia che guida il trend positivo. La regione ha registrato il saldo più elevato tra nuove iscrizioni e cessazioni, con un incremento di 3.322 imprese e un tasso di crescita dello 0,35%.
Milano e Roma si distinguono per le buone performance, con tassi di crescita rispettivamente dello 0,46% e 0,44%. Anche alcune province, come Rieti (+1,44%), Latina (+0,59%) e Frosinone (+0,50%), hanno registrato significativi aumenti.

I settori trainanti: costruzioni, servizi e turismo

Il settore delle costruzioni ha segnato il saldo più alto, con 3.841 nuove imprese, anche se il tasso di crescita è leggermente inferiore rispetto al 2023. Le attività professionali (+1,09%), i servizi alle imprese (+0,79%) e il turismo (+0,65%) hanno svolto un ruolo chiave nel sostenere la crescita imprenditoriale.
In particolare, il comparto dell’alloggio e ristorazione ha beneficiato della stagione estiva, con un incremento di 3.000 unità.

Le forme societarie: prevalgono le imprese individuali e le società di capitali

Le imprese individuali rimangono la forma societaria più diffusa, con 36.000 nuove iscrizioni, anche se il saldo complessivo è limitato a poco più di 2.000 unità. Al contrario, le società di capitali hanno registrato un saldo positivo di 13.752 unità (+0,72%), mentre le società di persone continuano a perdere appeal, con un saldo negativo di 1.179 unità.

Artigianato in difficoltà

Il settore artigiano ha chiuso l’estate 2024 con un saldo positivo modesto di poco più di 1.000 unità, il dato più basso degli ultimi cinque anni. Il tasso di crescita dello 0,09% evidenzia una fase di difficoltà persistente, in calo rispetto allo 0,22% dell’anno precedente.

Terapia di coppia: il 55,4% vuole migliorare il proprio rapporto

Tra chi affronta criticità all’interno del rapporto di coppia (32,5%) e chi vive un malessere legato alla fine di una relazione (13,6%), sono le difficoltà all’interno delle relazioni di coppia la principale motivazione che spinge gli italiani a cercare un aiuto terapeutico. Tra le altre difficoltà, anche quelle legate ai rapporti familiari, con il 23,3% degli utenti che affronta conflitti intergenerazionali, incomprensioni o tensioni dovute alla gestione della quotidianità. 

L’analisi dei dati raccolti dall’Osservatorio Unobravo rivela una disparità di genere nelle richieste di sostegno terapeutico per problemi connessi alle relazioni interpersonali.
La maggior parte arriva infatti dall’universo femminile (66,5%), in particolare, le donne di età compresa tra 30 e 44 anni (46,1%), seguite dalle under30 (45,4%).

Una risorsa essenziale

La terapia di coppia, soprattutto quando le difficoltà diventano persistenti e difficili da gestire autonomamente, rappresenta una risorsa essenziale per affrontare i problemi che possono sorgere all’interno di una relazione, come infedeltà, stress legato alla nascita di un figlio, perdita del lavoro o problemi di salute.
A livello nazionale, la principale motivazione che porta le coppie italiane a ricercare aiuto è la volontà di migliorare il rapporto (55,4%), dimostrando come molti considerino la terapia non solo una soluzione ai conflitti, ma anche uno strumento di prevenzione e rafforzamento del legame.

Seguono il bisogno di affrontare un tradimento (10,2%), le interferenze delle famiglie d’origine (9,4%), la gestione dei figli (7,1%), e il desiderio di separarsi/divorziare (6,6%).

Differenze tra uomini e donne

Mentre entrambi i generi condividono come principale priorità il miglioramento del rapporto, gli uomini riportano con maggiore frequenza il bisogno di trovare strumenti per affrontare il tradimento (11,9%), mentre per la controparte femminile la questione è meno urgente (8,8%).

Le donne, al contrario, manifestano la necessità più marcata di reperire mezzi per limitare le ingerenze familiari (9,9%).
Tra le coppie di 30 e 44 anni, il tema della separazione/divorzio emerge come la principale preoccupazione (78,4%), mentre per quelle sotto 30 anni è l’influenza delle famiglie d’origine a rappresentare il problema predominante (22,4%).
Per le coppie over45, l’attenzione si sposta invece verso la gestione dei figli (23,17%).

La mappa regionale

Nelle cinque regioni con il maggior numero di domande per l’avvio di un percorso di terapia di coppia (Lombardia, Lazio, Emilia-Romagna, Veneto, Piemonte), la motivazione principale rispecchia la tendenza nazionale, con percentuali di richieste per un supporto nel miglioramento del rapporto sempre superiori al 54%. Tuttavia, analizzando le altre necessità, emergono alcune peculiarità regionali.

In Piemonte, la gestione del tradimento rappresenta una delle preoccupazioni più significative, così come in Veneto. Allo stesso tempo, l’Emilia-Romagna si distingue per avere la percentuale più alta di richieste legate a separazione o divorzio, mentre la più bassa si registra in Veneto. Nel Lazio, invece, si registra la percentuale più alta di coloro che chiedono sostegno per la gestione di una malattia.

Italiani passione Bancomat: nel 2023 prelevati 360 miliardi di euro 

Nel 2023, gli italiani hanno prelevato 360 miliardi di euro dagli sportelli automatici, un incremento di 10 miliardi rispetto al 2022 e di 18 miliardi rispetto al 2021. Questo risultato riflette una crescita significativa nel volume di contante ritirato, con una media di quasi un miliardo di euro prelevato al giorno.
Nonostante l’aumento dei pagamenti elettronici, il contante resta una scelta molto popolare tra i nostri connazionali.

Contante sì, ma crescono i pagamenti elettronici  

Anche se il contante è ampiamente utilizzato, aumentano notevolmente anche i pagamenti con carte di credito e prepagate. Nel 2023, le transazioni effettuate con carte di pagamento hanno raggiunto i 426 miliardi di euro, rispetto ai 382 miliardi dell’anno precedente, segnando un incremento del 11,5%.

Il numero totale di carte in circolazione è aumentato a oltre 120 milioni, con un incremento di 5 milioni rispetto al 2022. Questo aumento comprende carte di credito (+1,4%), di debito (+4,2%) e prepagate (+7,1%).

Italia in ritardo sui pagamenti digitali

Nonostante la crescita, l’Italia rimane indietro rispetto ad altri paesi europei nell’uso di strumenti di pagamento digitali. Gli italiani effettuano circa 200 operazioni pro capite all’anno con carte di credito, bonifici e assegni, ben al di sotto della media dell’area euro di 370 operazioni.

Paesi come la Spagna, la Germania e la Francia superano notevolmente questo valore, con rispettivamente 290, 329 e 424 operazioni pro capite. I Paesi Bassi e le nazioni del Nord Europa, come la Finlandia e l’Estonia, mostrano numeri ancora più elevati.

Il ruolo del contante per la privacy

Giovanna Ferrara, presidente di Unimpresa, sottolinea l’importanza del contante come strumento di libertà e privacy. “Il contante offre la possibilità di effettuare transazioni senza tracce digitali, garantendo maggiore controllo sulle proprie finanze,” afferma Ferrara. Aggiunge poi che l’associazione tra denaro contante ed evasione fiscale è ingiusta e va smentita, poiché il contante è una forma di pagamento legittima e non deve essere stigmatizzata.

Il modo di spendere deve essere “inclusivo” 

Secondo Ferrara, l’adozione di pagamenti digitali deve avvenire in modo volontario e consapevole, rispettando le preferenze individuali. L’innovazione tecnologica nel settore dei pagamenti deve progredire senza costringere le persone a rinunciare al contante, garantendo inclusività e libertà di scelta per tutti i cittadini.

La transizione verso strumenti digitali deve essere graduale e non coercitiva, per non escludere chi, per motivi personali o tecnologici, preferisce continuare a usare il contante.

PMI, qual è l’andamento dei contratti energetici? 

Dall’ultima rilevazione dei corrispettivi di energia al dettaglio per le PMI sul mercato libero, realizzata da Unioncamere e dalla Camera di Commercio di Milano, in collaborazione con Borsa Merci Telematica Italiana (BMTI) e REF Ricerche, emerge una chiara tendenza per il secondo trimestre 2024.

I prezzi variabili dei contratti a 12 mesi dell’energia elettrica per le PMI sono in calo rispetto al trimestre precedente, mentre quelli del gas naturale sono in lieve aumento. Tuttavia, i contratti a prezzo fisso e a 24 mesi continuano ad essere assenti, riflettendo l’incertezza sui futuri andamenti del mercato.

Calo dei prezzi dei contratti multiorari

L’analisi mostra una riduzione dei prezzi della materia prima energia nei contratti a prezzo variabile e l’assenza di contratti a prezzo fisso e a 24 mesi, dovuta alle incertezze sulle previsioni dei mercati elettrici e del gas per i prossimi mesi. In particolare, i contratti multiorari annuali a prezzo variabile, avviati ad aprile 2024, per imprese con consumi fino a 50 MWh/anno, presentano i seguenti corrispettivi: 115,11 euro/MWh nella fascia oraria diurna (F1), 130,83 euro/MWh nella fascia serale (F2) e 108,41 euro/MWh nella fascia notturna (F3). Rispetto al trimestre precedente, le variazioni sono comprese tra il -18% per la fascia F1 e il -3% per la F2.

Prezzi del gas naturale in lieve aumento

Per quanto riguarda il gas naturale, nel secondo trimestre 2024, il prezzo dei contratti annuali a corrispettivo variabile è aumentato del 4,5% rispetto al trimestre precedente, raggiungendo i 49,25 eurocent/smc per un profilo di consumo fino a 50.000 mc all’anno. Questo indica una fase di rientro dei prezzi dell’energia e del gas, dopo le forti oscillazioni al rialzo del 2022 causate dalle tensioni sui mercati all’ingrosso, seguite al crollo della domanda durante la pandemia e la conseguente riduzione dei prezzi.

Soft landing del 2024

Il primo semestre del 2024 si è concluso in linea con gli andamenti del 2023. Non tutti gli attesi miglioramenti dello scenario economico si sono verificati. Il principale sviluppo è stato il rientro dell’inflazione, dovuto alla riduzione delle tensioni nelle catene di fornitura, nonostante l’aumento del costo del lavoro abbia influenzato i prezzi dei servizi.

In Italia, il 2024 segna il primo anno di crescita dei salari reali dopo tre anni di contrazione. L’occupazione si è dimostrata resiliente nonostante il rallentamento economico, sostenendo i redditi familiari. Questo crea le condizioni per una ripresa graduale dei consumi, con i primi segnali visibili nella seconda metà dell’anno e poi nel 2025.

Credito al consumo in crescita, ma calano i mutui immobiliari 

La 56a edizione dell’Osservatorio sul Credito al Dettaglio realizzato da Assofin, CRIF e Prometeia mostra dinamiche piuttosto differenti per il credito al consumo alle famiglie e per i mutui immobiliari.

Nei primi mesi di quest’anno si conferma infatti la flessione dei mutui per l’acquisto abitazione (-11,1%), benché in attenuazione rispetto al 2023 (-37,8%).
Di contro, se nel 2023 il credito al consumo tiene, sostenuto dalla forte crescita del finalizzato auto, nei primi mesi del 2024 si registra un’accelerazione della crescita del credito al consumo (+10,1%) alla quale ha contribuito il recupero dei prestiti personali, saliti a +11,3%, dopo aver chiuso il 2023 a -1,6%, grazie alla ripresa della domanda delle famiglie al fine di realizzare i progetti di spesa rimandati.

Finanziamenti finalizzati per auto: +14,3%

Tornano in territorio positivo anche le rateizzazioni via carta di credito (+4,1%, dopo il -3,7% del 2023), trainate dalle operazioni di instalment. Inoltre, la cessione del quinto dello stipendio/pensione riduce la flessione, passando da -5,2% nel 2023 a -1,2% primo quadrimestre 2024.

Prosegue poi la crescita dei finanziamenti finalizzati per auto/moto (+14,3%) e degli altri finanziamenti finalizzati (+1,7%) sulla scorta del buon andamento dei beni durevoli.

Tendenza a ridurre l’importo medio dei prestiti

A conferma dei comportamenti cauti lato offerta e domanda, nell’ottica di definire piani di rimborso sostenibili, si rileva una tendenza verso finanziamenti di importo medio più contenuto, in particolare per quelli a maggior valore, come prestiti personali (12.800 euro), cessione del quinto dello stipendio/pensione (17.800 euro) e finalizzati per auto/moto erogati da operatori (13.000 euro).
Nel 2023, inoltre, l’attività di erogazione di mutui immobiliari alle famiglie ha segnato una decisa contrazione dei flussi (-34,2%), attenuata nei primi quattro mesi del 2024 (-7,2%). Il risultato è un impatto negativo sulle compravendite residenziali (-9,6% 2023, -7,2% primo trimestre 2024).

Nel 2023 torna in auge il tasso fisso

Analogamente ai prestiti a maggior valore del credito al consumo, anche l’importo medio erogato dei mutui d’acquisto si riduce (125.000 euro vs 138.000 nel 2022).
Dal 2023 si osserva poi un ritorno alle erogazioni a tasso fisso (86% primi mesi 2024) anche per effetto della forte ripresa delle surroghe (+69% nel 2023), che prosegue nei primi quattro mesi del 2024 (+61,3%). Per tale tipologia di mutui il valore medio erogato si porta a 143.000 euro, a indicare che vengono traslati su altri operatori, che offrono condizioni migliori, contratti a tassi variabili di recente stipula.

Inflazione in UE: in Italia è più bassa, ma la vita è più cara

Nei prossimi mesi del 2024, tra i 27 paesi che compongono l’Unione Europea solo la Finlandia (+1,4%) è destinata a ottenere un risultato migliore del nostro in merito all’inflazione (Germania +2,4%, Francia +2,5%, Spagna +3,1%). Negli ultimi sette mesi il dato dell’inflazione a livello nazionale è stato inferiore alla soglia del 2%, e secondo la Commissione Europea, quest’anno dovrebbe attestarsi al +1,6% contro il +5,9% registrato nel 2023 e il +8,7% del 2022. Un dato nettamente inferiore alla media UE, che dovrebbe attestarsi al 2,5%. 

Ma secondo l’Ufficio studi della CGIA, nell’ultimo sono state le province italiane le più colpite dal caro vita. Soprattutto Siena, Brindisi e Venezia.

Colpite le realtà territoriali a vocazione turistica

Siena, Brindisi e Venezia hanno registrato un aumento dell’inflazione dell’1,9%, seguite da Benevento (+1,8%), Napoli (+1,7%), Rimini, Parma e Trieste (+1,6%).Sono quasi tutte realtà territoriali a vocazione turistica, che hanno subito importanti incrementi di spesa delle attività riconducibili ai servizi ricettivi, di ristorazione e alla persona. Un deciso incremento di costo ha interessato anche trasporti, affitti di case/negozi e il carrello della spesa. 

Mai come in questo momento è necessario che Francoforte riduca i tassi di interesse. Con i ritocchi avvenuti tra giugno 2022 e settembre 2023 quello di riferimento è oggi al suo massimo storico, da quando in UE c’è la moneta unica (4,5%), contribuendo a ostacolare il ricorso al credito da parte delle famiglie e delle imprese di piccola dimensione. 

Scendono i prezzi dell’energia, salgono alimentari e vacanze

Sebbene la crescita dell’inflazione stia rallentando la percezione dei consumatori è che i prezzi di beni e servizi stiano salendo.
In realtà, alcune voci di spesa che incidono in misura importante sul bilancio familiare hanno subito contrazioni importanti.

Negli ultimi 12 mesi, ad esempio, i prezzi dell’energia elettrica e del gas sono scesi rispettivamente del 29,2% e del 21,6%, rendendo le bollette molto più leggere. Anche i biglietti aerei hanno registrato una decisa diminuzione, per contro, sono aumentati i prezzi delle patate (+11,9%), dei pacchetti vacanza in Italia (+17,2%) e l’olio d’oliva (+44,3%). 

Le famiglie hanno sborsato 4.000 euro in più

La fiammata inflazionistica è costata alle famiglie italiane 4.039 euro in più. Se nel 2021 la spesa media annuale ammontava a 21.873 euro, due anni dopo è salita a 25.913 euro, con l’abitazione e l’alimentare le voci di spesa che hanno contribuito maggiormente a incrementare le uscite complessive 
Analizzando la serie storica dell’inflazione in Italia tra il 1948 e il 2023, riscontriamo che tra il 1956 e il 1972 l’inflazione è stata mediamente del 4%, tra il 1973 e il 1984 il caro vita medio è stato del 16%, mentre tra il 1998 e il 2002 è crollato all’1,5%.

Solo tra il 2022 e il 2023 l’impennata dei prezzi di prodotti energetici e materie prime hanno re-infiammato l’inflazione, tornata a salire a un tasso medio del 7%. Un valore comunque inferiore di 11 punti rispetto alla media della seconda metà degli anni ‘70 del ‘900. 

Lavoro: quali sono i profili “digitali” più ricercati dalle imprese?

La mancanza di professionalità specializzate nel digitale sta mettendo a dura prova le imprese italiane, che faticano a trovare figure chiave per guidare i processi di innovazione.

Insomma, l’Italia è in ritardo nella corsa verso la digitalizzazione del capitale umano. La scarsa offerta di competenze di tipo tecnologico stride ancor di più se si pensa che la domanda di professionalità altamente innovative ammonta a circa 1 milione e 277mila l’anno, figure che rappresentano il 23,2% della domanda di lavoro espressa dalle imprese.
La sfida è evidente: solo il 45,6% della popolazione in età lavorativa possiede competenze digitali basilari, contro il 53,9% della media europea. Ma quali sono i profili digitali più richiesti?

Cercasi ingegneri elettrotecnici disperatamente

Risponde la ricerca della Fondazione studi consulenti del lavoro, dal titolo ‘Capitale umano e transizione tecnologica. L’innovazione di competenze che serve alle imprese’, basata sulle informazioni contenute nella banca dati Unioncamere Excelsior.

Tra i profili più difficili da reperire, nell’ordine, spiccano gli ingegneri elettrotecnici (90,4%), gli ingegneri dell’informazione (80,7%), i tecnici gestori di reti e sistemi telematici (74,6%), i dirigenti generali dell’industria manufatturiera (73,8%), i tecnici del risparmio energetico e energie rinnovabili (71,7%), oltre a matematici, statistici e analisti dati.

Mancano anche laureati Stem

A emergere dall’analisi, inoltre, è la significativa mancanza di laureati nelle materie Stem, con una media di soli 18,3 laureati ogni 1.000 ragazzi di età compresa tra 20-29 anni, molto al di sotto della media europea.

Questa carenza di competenze specialistiche comporta una maggiore difficoltà da parte delle imprese ad adattarsi alle esigenze di un mercato del lavoro in costante evoluzione. In mancanza di competenze interne specializzate nelle funzioni Ict, il 56,4% delle aziende si affida a figure esterne, generando così un corto circuito che rischia di indebolire ulteriormente la cultura dell’innovazione nel Paese.

In Lombardia e Lazio la domanda è più alta

A trainare poi la domanda sono soprattutto il settore del credito-assicurazioni e quello della comunicazione-informazione, dove l’incidenza di profili altamente specializzati in ambito digitale, tecnologico e informatico riguarda rispettivamente il 94,5% e il 91,7% delle assunzioni previste.

Si conferma regione leader la Lombardia, riferisce Adnkronos, con oltre 30 assunzioni di profili altamente specialistici su 100 previste dalle aziende.

Anche nel Lazio la domanda è molto alta (29,3%), mentre tra le regioni del Sud si distingue la Campania (22,4%).

Le 25 Top Companies dove costruire una carriera in Italia nel 2024

L’annuale classifica Top Companies 2024 Italia di LinkeIn identifica le 25 aziende italiane che più di altre si distinguono come luoghi di lavoro per la crescita e lo sviluppo professionale.
E quest’anno sono undici le aziende che conquistano per la prima volta un posto tra le 25 Top Companies italiane. Tra queste, Hippocrates Holding, Bayer, Campari e BIP.

Rispetto al 2023 la lista si aggiorna di nuove realtà dove poter sviluppare la propria carriera, ma il settore della consulenza aziendale risulta dominante, seguito dall’industria farmaceutica, manifattura e beni di consumo.
Nell’ambito consulenza e servizi aziendali, Accenture e Bain Company, sul podio, seguite da Intellera Consulting e Deloitte, sono tra le conferme ddel 2023, raggiunte dalle new entry Boston Consulting Group (Bcg) e BIP.

Il settore bancario-assicurativo guadagna posizioni

Al fianco della crescita del settore farmaceutico e della salute, che vede Hippocrates Holding, Bayer e Eli Lilly and Company nella Top 25, rientrano i settori manifatturiero e dei beni di consumo, con EssilorLuxottica al 10° posto, Sfk Group al 14°, Procter Gamble e Siemens al 22° e 23°.

Rispetto allo scorso anno, guadagnano posizioni gli operatori del settore bancario-assicurativo, con Intesa Sanpaolo che conquista la vetta della classifica, Unicredit che si conferma stabile (al 7° posto) e Bnp Paribas che si posiziona al 15° posto.
Inoltre, The Heineken Company (19°) e Campari Group (20°) sono per la prima volta portabandiera del settore Food Beverage. 

Da Intesa Sanpaolo a BIP

Ecco la lista completa delle Top Companies Italia 2024: Intesa Sanpaolo (1°), Accenture (2°), Bain Company (3°), KONE (4°), Hippocrates Holding (5°), Ferrovie dello Stato (6°), Unicredit (7°), Intellera Consulting (8°), Antares Vision (9°), EssilorLuxottica (10°), STMicroelectronics (11°), LyondellBasell (12°), Bayer (13°) SKF Group (14°), BNP Paribas (15°), Deloitte (16°), Iveco Group (17°), Eli Lilly and Company (18°), The Heineken Company (19°), Campari Group (20°), Cisco (21°), Procter Gamble (22°), Siemens (23°), Boston Consulting Group (BCG, 24°), BIP (25°).

Non solo stabilità, anche diversità di genere e crescita delle competenze

LinkedIn Top Companies 2024 è stata realizzata esaminando azioni e percorsi di carriera di milioni di professionisti sulla piattaforma tra gennaio e dicembre 2023, utilizzando una metodologia che include non solo la stabilità, ma anche la diversità di genere di ciascuna azienda, nonché la crescita delle competenze e la capacità di avanzare internamente ed esternamente all’impresa.

Per realizzare la classifica Top Companies 2024, pubblicata dalla redazione di LinkedIn Notizie e ripresa da Adnkronos, i data scientist di LinkedIn hanno condotto un’analisi riguardo ad alcuni temi chiave (ad esempio, cosa significhi riuscire a costruirsi una buona carriera professionale), e li hanno combinati con i dati unici dalla piattaforma LinkedIn.