L’automobile si cambia 5 volte nel corso della vita

Nell’arco della propria vita gli italiani sostituiscono la propria auto 5 volte. In media, ne acquistano una nuova ogni 7 anni e mezzo.
Un’indagine commissionata da Facile.it e MiaCar agli istituti di ricerca mUp Research e Norstat ha scoperto che a livello nazionale il 15% degli automobilisti cambia l’auto ogni 5-6 anni, e il 12,5% ogni 7-8 anni. Il 5,3% degli automobilisti dichiara invece di sostituire la propria vettura con maggior frequenza, ovvero, al massimo ogni 2 anni, mentre il 19% lo fa non prima che siano trascorsi almeno 10 anni.

L’automobile nuova si acquista più spesso nel Nord Italia 

I dati rilevati dalla ricerca però variano a seconda del genere e dell’area geografica di residenza degli automobilisti. Gli uomini, ad esempio, cambiano l’auto ogni 6 anni e mezzo, più frequentemente rispetto alle donne, che invece tendono a sostituire il proprio veicolo solo dopo 8 anni e mezzo. A livello territoriale, invece, emerge che gli automobilisti residenti nel Nord Italia cambiano l’auto più spesso, in media, prima del suo settimo compleanno, mentre al Sud e nelle Isole ogni 7 anni e mezzo, e nel Centro Italia addirittura ogni 8 anni e 3 mesi. 

L’età del mezzo è la ragione principale per sostituirlo 

In generale, la prima ragione che spinge gli italiani ad acquistare un nuovo modello è l’età del mezzo. Il 55% dei rispondenti dichiara infatti di cambiare la propria auto solo quando questa diventa vecchia. Il 36% degli intervistati, invece, spiega di aver sostituito l’auto perché la precedente aveva fatto troppi chilometri, mentre il 25,6% perché non era più adatta alle esigenze familiari. E se il 17,6% ha dovuto comprare un nuovo veicolo perché il precedente si era danneggiato a causa di un sinistro, non mancano coloro che cambiano l’auto abitualmente solo dopo pochi anni perché vogliono guidare un mezzo sempre nuovo (10,8%).

In media la prima auto si compra a 26 anni e mezzo

Se è vero che la patente di guida si prende normalmente intorno ai 20 anni, e che all’inizio molti utilizzano un veicolo di famiglia, per l’acquisto della prima auto gli italiani attendono, in media, fino a 26 anni e mezzo. Sebbene non vi siano differenze significative tra uomini e donne l’età varia in modo più marcato a livello territoriale. Nel Nord la prima vettura si acquista a 25 anni, nel Centro dopo i 26 anni e al Sud e nelle Isole addirittura solo dopo il 27 anni. In media, poi, questo veicolo lo si cambia dopo 8 anni e mezzo, con differenze tra uomini e donne. I primi cambiano la prima auto, in media, dopo 7 anni e 4 mesi, mentre le donne solo dopo quasi 10 anni.  A livello geografico, invece, la prima auto dura più nel Centro Italia (9 anni e 8 mesi) e al Sud e nelle Isole (poco più di 8 anni e 7 mesi), mentre nel Nord viene sostituita, in media, prima degli 8 anni di età.

L’effetto della pandemia sulla retribuzione media annua

Come conseguenza dell’ampio ricorso alla cassa integrazione durante la pandemia da Covid-19 nel 2020 le retribuzioni medie annue risultano profondamente influenzate dalla riduzione delle giornate retribuite dal datore di lavoro. Le vicende drammatiche del 2020 hanno avuto un impatto dirompente sulle retribuzioni dei lavoratori, e condizionano pesantemente l’analisi della dinamica. È uno degli aspetti che emergono dal XX Rapporto annuale dell’Inps. Non si può spiegare altrimenti, spiegano dall’Inps, sia la caduta della retribuzione media annua dei dipendenti, scesa da 24.140 euro nel 2019 a 23.091 euro nel 2020 (-4,3%), corrispondente a una perdita di poco più di 1.000 euro, sia la crescita contemporanea delle retribuzioni medie annue dei dipendenti full year (passate da 32.668 a 36.448 euro, +11,6%) e dei dipendenti part year (passate da 12.698 euro a 14.698 euro, +15,8%).

Una modifica nella distribuzione dei dipendenti per continuità di impiego

Secondo il XX Rapporto annuale Inps si tratta di una dinamica che sottintende fenomeni di selezione settoriale e professionale che rispetto all’anno precedente hanno ridotto e modificato la composizione dei dipendenti full year, e specularmente, aumentato e modificato quella dei dipendenti part year. È evidente, dunque, che il risultato complessivo finale di vistosa contrazione della retribuzione media annua è condizionato soprattutto dall’eccezionale modifica nella distribuzione dei dipendenti per continuità di impiego. Questo a causa della consistenza e della diffusione delle sospensioni dal lavoro causate dalla pandemia.

La riduzione dei contratti part time, dell’apprendistato e dei contratti a termine

Non a caso sono solo le retribuzioni del settore pubblico a evidenziare dinamiche nettamente più contenute, allineate con quanto usualmente si osserva di anno in anno, perché in pratica non ‘viziate’ dalle variazioni straordinarie delle giornate effettivamente lavorate. Analoghe considerazioni, spiega l’Inps, si possono proporre a proposito delle retribuzioni medie giornaliere. Anche in tal caso hanno influito le dinamiche eccezionali del 2020, con la riduzione, nella composizione della domanda di lavoro effettiva, sia dei contratti part time sia dell’apprendistato e dei contratti a termine.

Rimangono mediamente più stabili le retribuzioni nel settore pubblico

È per questo motivo, si legge ancora nel XX Rapporto annuale Inps ripreso da Adnkronos, che la retribuzione media giornaliera è aumentata per l’insieme dei dipendenti, passando da 96 euro a 98 euro (+2,8%). Anche l’incremento della retribuzione media dei dipendenti part year, passata da 73 euro a 79 euro (+7,5%) è effetto delle dinamiche già indicate. Rimangono mediamente più stabili, e rispetto al settore privato più alte, le retribuzioni nel settore pubblico.

Conoscersi online: il difficile rapporto tra gli italiani e le app di dating

Il 38% degli italiani ha paura di usare le app di incontri perché teme di poter essere raggirato da truffatori, mentre il 37% non si fida delle persone incontrate tramite queste applicazioni. Insomma, nel nostro Paese la ricerca dell’anima gemella online è ancora percepita all’insegna dell’incognita e del pericolo, come dimostrano i dati raccolti da Kaspersky. La nota azienda russa specializzata in cyber sicurezza ha infatti commissionato un sondaggio globale per indagare sul ruolo delle app di incontri e della tecnologia nelle relazioni amorose.

Dall’amore… alla truffa

Le persone che utilizzano app di incontri e social media per trovare un partner sono ormai milioni in tutto il mondo. Spesso però quello che trovano non è l’amore, ma malintenzionati che mirano al loro denaro. I criminali informatici sfruttano questi servizi perché sono consapevoli del fatto che la ricerca di legami interpersonali sia un fattore su cui si può facilmente fare leva per raggiungere i loro obiettivi. Tra i diversi tipi di truffe che si possono trovare nelle app di incontri, gli utenti italiani hanno riscontrato più spesso il catfishing (54%) seguito da link o allegati dannosi (20%) e furto d’identità (18%).

I consigli per non cadere nella rete

Dall’indagine è emerso come prestare attenzione e conoscere le tattiche dei truffatori aiuti gli utenti a non cadere nel tranello di malintenzionati. Ad esempio, non lasciarsi convincere a versare del denaro ha evitato al 54% degli italiani di essere truffato mentre prestare attenzione e rendersi conto che il profilo fosse falso ha evitato brutte sorprese al 47% degli intervistati. Il 43%, invece, non ha dato seguito ai messaggi sospetti mentre il 9% ha dubitato di fronte al rifiuto di fare una videochiamata.
Per evitare truffe durante gli incontri online, Kaspersky consiglia di controllare sempre le impostazioni sulla privacy dei propri account social media e app di incontri, per assicurarsi che i dati sensibili, come l’indirizzo di casa o il luogo di lavoro, non siano resi pubblici.
Un’altra buona dritta da seguire è quella di utilizzare una soluzione di sicurezza efficace che offra una protezione avanzata su diversi dispositivi, gestendo nel modo più veloce e sicuro le autorizzazioni e proteggendo dal phishing e da altre minacce.
Infine, è sempre meglio non condividere il proprio numero di telefono o il contatto di un’app di messaggistica. È più sicuro utilizzare le piattaforme di messaggistica integrate nelle app di incontri, almeno finché non si è sicuri di potersi fidare della persona con cui si sta chattando.

Assenza di privacy?

Un ulteriore problema per le app di incontri è l’assenza di privacy. Il 23% degli intervistati italiani, infatti, teme che i propri dati personali vengano diffusi online mentre il 14% degli utenti ha rimosso il proprio profilo dall’app di dating per mantenere private le proprie informazioni personali.

Giochi Olimpici e frodi online: ecco i rischi

Della serie: non si può mai stare tranquilli. Un evento bello e tanto atteso (solo adesso si possono svolgere le Olimpiadi estive di Tokyo 2020) porta inevitabilmente con sé dei rischi legati all’online. Il fatto che i Giochi siano senza pubblico ha sì ridotto il pericolo di contagi e di “furti” attraverso i Wi-Fi pubblici, ma non ha certo azzerato le insidie legate alla mediaticità della competizione e quindi ai rischi di pishing sul web. Insomma, anche quando si parla di Giochi Olimpici bisogna stare attenti, avvisano gli esperti di Kaspersky: gli analisti hanno infatti individuato pagine web false che offrono la visione di vari eventi olimpici in streaming, siti che vendono biglietti per competizioni che non avranno spettatori, finti giveaway e persino la prima valuta virtuale falsa dei Giochi Olimpici.

Tecniche sempre più sofisticate

 “I criminali informatici sfruttano gli eventi sportivi popolari come esca per i loro attacchi. Quest’anno le Olimpiadi non avranno spettatori, quindi non ci aspettiamo un gran numero di attacchi correlati. Tuttavia, sappiamo che i truffatori non hanno limiti quando si tratta di trovare nuovi modi per trarre dei vantaggi. Ad esempio, quest’anno abbiamo scoperto un’interessante pagina di phishing che vende il token ufficiale dei Giochi Olimpici. Non esistono altre truffe simili, il che significa che i criminali informatici non usano sempre le stesse tecniche, ma elaborano anche nuove idee più sofisticate”, ha commentato Olga Svistiunova, security expert di Kaspersky.

Dove si nasconde il pericolo

Dirette streaming, biglietti falsi, entità legate ai Giochi, omaggi e token: sono questi i principali ambiti in cui i criminali informatici si sono sbizzarriti. Ad esempio, per quanto concerne le dirette, gli esperti avvisano che esistono varie pagine di phishing che offrono la visione dei Giochi Olimpici in streaming. Alcune di queste pagine richiedono una registrazione prima di poter guardare la diretta. Di solito, una volta che l’utente immette le proprie credenziali, viene reindirizzato a una pagina contenente file dannosi che hanno l’obiettivo di installare malware sui dispositivi degli utenti e permettere ai criminali informatici di acquisire le loro informazioni personali e utilizzarle per scopi fraudolenti o venderle nel Dark Web. Ancora, sebbene non siano previsti spettatori dal vivo, c’è già un commercio di biglietti falsi e di altrettanto falsi rimborsi legati a ticket già venduti. Per non parlare dei siti fraudolenti che in realtà sono pagine di phishing mascherate da organizzazioni olimpiche ufficiali come ad esempio un sito web ufficiale per le Olimpiadi di Tokyo 2020 e una finta pagina del Comitato Olimpico Internazionale. Ma la creatività si è spinta fino alla possibilità di vincere omaggi legati ai Giochi (come una TV che non arriverà mai a casa del presunto vincitore) così come una valuta virtuale inventata ad hoc, spacciata come un fondo (ovviamente falso) a sostegno degli atleti olimpici.

Come proteggersi 

Le regole sono poche e sono sempre le stesse: gli utenti dovrebbero, oltre a installare sistemi di sicurezza sui loro dispositivi, controllare sempre le URL dei siti sospetti e soprattutto verificare l’autenticità dei siti Web prima di inserire i dati personali.

Lombardia, dalla Regione un nuovo impulso agli investimenti esteri

Obiettivo, convogliare sul territorio importanti investimenti esteri. Ha questo preciso scopo il nuovo passo effettuato dalla giunta, che ha recentemente definito i criteri della manifestazione di interesse per la mappatura delle opportunità di insediamento e di investimento in Regione. 
“La Lombardia – ha spiegato l’assessore allo Sviluppo Economico di Regione Lombardia, Guido Guidesi – è la Regione più attrattiva d’Italia e vogliamo continui ad essere meta privilegiata per gli investitori esteri. Questa iniziativa vuole dare un’opportunità concreta a chi vuole venire ad investire in Lombardia. Rispetto al passato abbiamo voluto introdurre importanti novità: la prima riguarda l’inclusione della tipologia di offerta progetti di riqualificazione e/o sviluppo urbano, la seconda l’ampliamento della platea di soggetti destinatari, oltre ai Comuni, anche Unioni di Comuni, Comunità Montane, Province e Città Metropolitane”.

Due diverse tipologia di offerta: opportunità di insediamento e riqualificazione

Le opportunità di insediamento e i progetti di investimento con le funzioni d’uso ammesse verranno pubblicati sulla piattaforma digitale, nuova e userfriendly www.investinlombardy.com. In merito alle tipologie di offerta, queste sono due, ben distinte fra loro: “La prima riguardante le aree edificabili ed edifici esistenti quali opportunità di insediamento per attività di tipo prevalentemente economico e comprendenti sia le aree pronte all’uso sia le aree e gli immobili dismessi. La seconda rivolta a progetti di riqualificazione e/o di sviluppo urbano strategici per il territorio quali opportunità di investimento. Per entrambe le tipologie di offerta potranno essere candidate opportunità di proprietà pubblica e/o privata, in questo secondo caso previa attivazione di una procedura ad evidenza pubblica” spiega una nota della Regione.

I vantaggi dell’investimento

L’ammissione alla manifestazione d’interesse offre i seguenti vantaggi: pubblicazione sulla piattaforma www.investinlombardy.com di una scheda informativa sull’opportunità di insediamento/progetto di investimento. Ed inoltre: la promozione delle opportunità di insediamento e dei progetti di investimento attraverso azioni specifiche e mirate in occasione di iniziative di promozione su scala nazionale e internazionale come eventi, meeting, conferenze, convegni, fiere, campagne di comunicazione ed editoria. Azioni queste realizzate in collaborazione con Promos Italia, il Sistema Camerale lombardo e nella collaborazione istituzionale tra Regione Lombardia e gli Enti della diplomazia economica italiana ed estera.
“Grazie a questo progetto oggi in Lombardia gli investitori italiani ed esteri hanno a disposizione dei servizi qualificati di supporto alle loro decisioni, con un unico punto di accesso e una piattaforma telematica dedicata che raccoglie le opportunità di investimento. – ha dichiarato Gian Domenico Auricchio Presidente di Unioncamere Lombardia. È con queste azioni concrete che vogliamo intercettare la ripartenza economica per consolidare l’attrattività del nostro territorio e contribuire così a creare nuovi insediamenti economici nella nostra regione.”
“Da anni la Lombardia ha saputo fare sistema – ha spiegato Giovanni Da Pozzo, Presidente di Promos Italia – enti ed istituzioni regionali collaborano tra loro e con omologhi nazionali ed internazionali con l’obiettivo di sviluppare progetti e politiche in grado di favorire l’attrattività. Non è un caso che la regione lombarda sia la più attrattiva d’Italia, con circa 200 progetti di investimento estero atterrati nell’ultimo triennio, e nel 2021 sono già 30 i progetti di investimento estero annunciati in Lombardia”.

Con l’Intelligenza Artificiale Facebook migliora l’e-commerce

Durante il Facebook AI Innovation Summit, l’evento annuale del Facebook AI Researche, che ha avuto luogo a Parigi il 30 giugno, il colosso dei social media ha presentato le novità che riguardano l’impiego dell’AI nelle funzionalità della piattaforma. Tra queste, Facebook ha mostrato anche gli strumenti pensati per rendere più semplice la proposta di prodotti sul web e l’acquisto da parte dei consumatori. Questa edizione del Summit si è svolta all’insegna del tema Costruire un mondo migliore grazie all’AI, e migliorare i suggerimenti per gli acquisti online è proprio uno degli obiettivi dichiarati di Facebook in relazione all’e-commerce.
Più in particolare, due sono le novità principali che interessano le inserzioni pubblicate su Facebook, sia quelle inserite all’interno di gruppi ad-hoc sia quelle inserite direttamente sulle pagine delle aziende, ovvero, il miglioramento del product match e il tagging assistito dall’Intelligenza artificiale. 

Il miglioramento del product match

Quanto alla prima novità, il miglioramento del product match, si tratta della tecnologia basata appunto sull’Intelligenza Artificiale, con cui Facebook riconosce un prodotto e ne consiglia agli utenti di simili. Il team di sviluppo di Facebook ha infatti aggiunto nuove componenti di classificazione delle immagini rilevate, arrivando a identificare anche elementi quali la marca dell’oggetto e le scritte presenti su un’eventuale confezione per aggregarlo meglio in determinate categorie.
Questo dovrebbe permettere sia risultati più attinenti sia durante la ricerca di oggetti da acquistare sia in fase di suggerimento di prodotti simili.

L’AI identifica i prodotti non taggati e suggerisce i tag in base al catalogo

La seconda novità, ovvero il tagging assistito dall’IA invece, permette a un venditore che pubblica un’immagine di un prodotto sulla propria pagina Facebook senza inserire i tag di avvalersi dell’AI per l’aggiunta di tag. In pratica, l’AI aiuta a identificare gli articoli non taggati e suggerisce i tag in base al catalogo dei prodotti dell’azienda. Nel momento in cui l’utente sta visualizzando un post non taggato, il sistema suggerisce prodotti simili sotto il post, presi dal catalogo del venditore stesso.

Su Instagram presto arriverà la ricerca visiva nella sezione ‘shop’

Le novità annunciate al Summit, riporta Ansa, non interessano solo Facebook, ma anche Instagram. Come ha spiegato il team di Facebook AI, sul “social delle foto” anch’esso di proprietà di Facebook, presto arriverà la ricerca visiva nella sezione ‘shop’, in modo che gli utenti possano trovare prodotti simili semplicemente cliccando su un’immagine.

Telefonia mobile, la spesa media in Italia è di 126 euro l’anno

Qual è la spesa media in Italia per la telefonia mobile? Risponde alla domanda, indicando come valore medio pro capite 126 euro l’anno, la ricerca che Facile.it ha commissionato agli istituti di ricerca mUp Research e Norstat, realizzata su un campione rappresentativo della popolazione nazionale. Analizzando più da vicino il campione emerge che il 17% dei rispondenti, pari a circa 5,1 milioni di italiani, spende decisamente meno, vale a dire 72 euro l’anno; solo per il 5% dei clienti il costo supera i 240 euro annui.

I giovani campioni di risparmio
Come evidenzia la ricerca, il prezzo medio varia a seconda della fascia anagrafica. La bolletta più pesante è quella dei 65-69enni (156 euro l’anno) e quella dei 70-74enni (138 euro l’anno). Chi spende meno, invece, sono i 25-34enni e i 35-44enni; in media, rispettivamente, 119 euro e 115 euro l’anno. Per quanto riguarda il traffico dati, emerge che gli italiani in media  possono contare su 41,7 GB al mese. E se, da un lato, l’11% del campione dispone di solo 5 o meno GB al mese, dall’altro ci sono 3,4 milioni di italiani che hanno offerte con traffico dati superiore ai 70 GB mensili. Nonostante un volume di dati mediamente importante, non sempre i GB a disposizione sono sufficienti. Infatti, il 20% dei rispondenti, pari a poco meno di 6 milioni di individui, ha detto di fare fatica ad arrivare a fine mese con la propria offerta, dovendo così centellinare l’uso dei dati, per evitare di finirli. 

Il primo telefonino a 12 anni 

L’indagine ha messo in luce come negli ultimi 20 anni, cioè da quando i telefonini sono diventati prodotti di massa, l’età in cui se ne entra in possesso sia continuamente calata. Se i quarantacinquenni di oggi – per forza di cose – hanno ricevuto il primo cellulare intorno ai 23-24 anni, i venticinquenni lo hanno avuto a 14 anni e i diciottenni addirittura a 12 anni. Facile immaginare che l’età media continuerà ad abbassarsi in futuro.

In media 1,3 telefonini a testa

L’amore degli italiani per gli smartphone è cosa nota e l’indagine realizzata per Facile.it da mUp Research e Norstat lo conferma: in media ogni italiano ha 1,3 telefoni cellulari a testa. Il che significa che la quasi totalità della popolazione è dotata di un dispositivo mobile e che ci sono addirittura 7,3 milioni di italiani che ne hanno 2. Ancora, ben 1,7 milioni che ne possiedono 3 o più. 

L’e-commerce domina il mercato, e la crescita non rallenta

Prosegue in Italia una crescita record per l’e-commerce, trainata soprattutto dal settore dell’Elettronica. Secondo l’ultima rilevazione di Idealo il mercato digitale italiano è dominato dagli acquirenti abituali, che rappresentano il 61,1% del campione intervistato, anche se a questa percentuale va aggiunto il 23,9% di acquirenti intensivi, coloro che acquistano almeno una volta a settimana. Di fatto, nei primi sei mesi del 2021 5 italiani su 6 fanno acquisti sul web una volta al mese, pari al 5% in più di acquirenti digitali rispetto al 2020. Il 15,0% degli intervistati, poi, dichiara di fare shopping online una volta ogni trimestre o meno, rientrando così nella fascia degli acquirenti digitali sporadici.

I consumatori digitali comparano i prezzi e acquistano articoli di elettronica

Più della metà dei consumatori digitali italiani poi fa una comparazione dei prezzi e acquista online un prodotto di Elettronica.
Sulla base dell’andamento delle intenzioni di acquisto (score da 0 a 100) registrate sul portale di Idealo, nel 2020 gli articoli di Elettronica sono stati infatti i più cercati (score 100,0). Seguono la Moda & Accessori (44,9), Arredamento & Giardino (37,8), Sport & Outdoor (28,2), Salute, Bellezza & Drogheria (27,9), Bambini & Neonati (17,3), Auto & Moto (16,7), Giocattoli & Gaming (15,0), Mangiare & Bere (3,8) e Prodotti per animali (1,5).

I più cercati sono gli smartphone

Per quanto riguarda i prodotti più cercati online in Italia nel 2020, al primo posto figurano gli Smartphone (100,0), seguiti da Sneakers (53,0), Televisori (28,7), Smartwatch (23,2), Scarpe da corsa (21,1), Notebook (19,6), Console di gioco (15,8), Cuffie (15,4), Tablet (15,4) e Frigoriferi (14,1). Nel 2020 i prodotti sui quali acquistando nel periodo più conveniente si è potuto risparmiare di più nell’arco di un anno sono stati invece Disinfettanti (-49,7%), Tablet (-40,4%), Stampanti multifunzione (-32,2%), Notebook (-21,7%), Televisori (-21,5%), Aspirapolvere (-21,3%), Smartwatch (-18,5%), Console di gioco (-16,8%), Frigoriferi (-16,4%) e Avvitatori (-14,8%).

La pandemia rende popolari nuovi prodotti

Anche se nel 2020 i consumatori digitali italiani hanno cercato e confrontato principalmente i prezzi di smartphone e di prodotti legati all’elettronica di consumo, la pandemia ha reso ‘popolari’ nuovi prodotti, come ad esempio i gel disinfettanti. Le macrocategorie con la maggiore crescita di interesse online rispetto al 2019, riporta Adnkronos, sono state Arredamento & Giardino (+190,5%), Drogheria & Salute (+164,7%), Mangiare & Bere (+159,2%), Prodotti per animali (+116,5%), Elettronica (+96,7%), Sport & Outdoor (+96,3%), Bambini & Neonati (+91,5%), Giocattoli & Gaming (+88,7%), Auto & Moto (+83,6%), Salute & Bellezza (+80,8%) e Moda & Accessori (+72,7%).

Italiani scettici e impreparati per la sostenibilità digitale

Qual è il livello di consapevolezza degli italiani sui temi sostenibilità e digitale? E qual è il loro punto di vista sul ruolo della digitalizzazione come strumento di sviluppo sostenibile? A queste domande risponde la ricerca Italiani e Sostenibilità Digitale: cosa ne sanno, cosa ne pensano, realizzata dal Digital Transformation Institute, la prima Fondazione di Ricerca italiana per la sostenibilità digitale. Con Next Generation EU, l’Italia potrà infatti investire nei prossimi anni 191 miliardi di euro nel Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR). Un piano basato appunto su due assi, digitalizzazione e sostenibilità ambientale e sociale.

La percezione dell’urgenza delle scelte sostenibili
L’80% degli italiani afferma di avere una conoscenza abbastanza o molto precisa della sostenibilità. Tuttavia, le persone interpretano tale concetto in una dimensione ideologica, priva di un reale impatto nei comportamenti o nelle azioni. Ciò emerge con forza a partire dalle priorità percepite: il 46% degli italiani ritiene prioritarie le scelte ambientali e il 38% quelle orientate al benessere dell’individuo, con un 16% che mette al primo posto le scelte economiche. Allo stesso tempo una parte significativa degli italiani (62%) non è in grado di correlare la visione di sostenibilità che ritiene prioritaria con le scelte economiche e sociali che dovrebbero essere coerenti con essa.

La strada per la sostenibilità digitale è in salita
Anche per quanto attiene la tecnologia i contrasti sono molto forti. Il 92% ritiene infatti che il digitale sia fonte di opportunità, ma il 65% sostiene anche che sia fonte di diseguaglianza, perdita di posti di lavoro e ingiustizia sociale. La strada per la sostenibilità digitale, ovvero l’uso della tecnologia come strumento di sostenibilità ambientale, sociale ed economica, è quindi in salita. Inoltre, benché la maggioranza degli italiani abbia chiara l’urgenza di affrontare problemi come il cambiamento climatico (74%) e l’inquinamento (76%), la gran parte nella pratica quotidiana non fa quanto potrebbe per usare la tecnologia come strumento di sostenibilità. Sono infatti solo il 10% gli italiani che utilizzano regolarmente applicazioni a supporto della riduzione dei consumi, mentre il 13% le usa raramente, e il 27% dichiara di non conoscerne l’esistenza. Ma il dato più significativo è rappresentato da un 49% che pur specificando di conoscerne l’esistenza, comunque non le adotta. 

Manca la consapevolezza dell’impatto della tecnologia sull’ambiente

Inoltre, se da una parte le persone non usano il digitale come strumento di sostenibilità, dall’altra non si rendono conto di quanto davvero impatti sull’ambiente. Più della metà degli intervistati sostiene che l’impatto ambientale della digitalizzazione sia forte (61%), tuttavia sono solo il 13% coloro che riescono a quantificare correttamente il consumo effettivo di un’ora a settimana di streaming video, ovvero, pari a quello di due frigoriferi collegati 24h. Insomma, non solo non sfruttiamo appieno la tecnologia digitale come risorsa per lo sviluppo sostenibile, ma non ci rendiamo nemmeno pienamente conto di quale sia il suo reale impatto ambientale.

Il mercato immobiliare tiene, ma la qualità energetica non migliora

Nonostante la pandemia, nel 2020 l’introduzione del nuovo regime di incentivi fiscali per gli interventi di efficienza energetica e antisismici degli edifici e del Superbonus al 110% hanno contribuito alla tenuta generale del mercato immobiliare italiano. Un risultato positivo, purtroppo non bilanciato dai dati relativi al miglioramento della qualità energetica degli edifici. È quanto emerge dall’analisi sul monitoraggio delle dinamiche del mercato immobiliare in funzione delle caratteristiche energetiche degli edifici, frutto della collaborazione tra l’ENEA, l’Istituto per la Competitività (I-Com) e la Federazione Italiana degli Agenti Immobiliari Professionisti (FIAIP).

Efficienza energetica, un dato largamente insoddisfacente

“La tenuta del mercato immobiliare anche rispetto alla dimensione dell’efficienza energetica è un dato molto positivo se si considera che il 2020 è stato un anno particolare, segnato da consistenti arretramenti di molti indicatori economici e di benessere sociale causati alla pandemia – sottolinea Franco D’Amore, vicepresidente I-Com -. Se però guardiamo agli obiettivi per l’efficienza energetica al 2030 e ancor di più, alla prospettiva della decarbonizzazione del parco immobiliare al 2050, il dato è largamente insoddisfacente”.

La compravendita maggiore è ancora per gli immobili di classe G 

L’indagine evidenzia come la percentuale di immobili appartenenti alla classe energetica G risulti ancora la maggiore nel corso del 2020, nel quale però non si è ancora vista un’accelerazione della qualità energetica in linea con le prospettive indicate dall’Unione europea. Per il comparto del nuovo e del ristrutturato si assiste invece a un sostanziale consolidamento dei dati rispetto al 2019, mentre raggiunge quasi un valore di saturazione la percentuale degli immobili compravenduti nuovi nelle classi energetiche A1-4 e B, pari all’80%. La dimostrazione che gli obblighi di legge sugli standard minimi hanno inciso notevolmente sui trend di mercato per questa tipologia di immobili. Quanto ai dati relativi alla percentuale di edifici e alle classi energetiche maggiormente ricercate, quattro classi in termini di performance energetiche (G-D) coprono una percentuale che va dall’85% dei monolocali al 74% delle villette a schiera. In particolare, le villette a schiera crescono di 6 punti percentuali rispetto al 2019.

Il 2021 potrebbe rappresentare l’anno di svolta

Dal report risulta invece leggermente in calo il dato relativo agli immobili di migliore qualità energetica sottoposti a ristrutturazione e immessi sul mercato, che passa dal 36% del 2019 al 30% del 2020. La ristrutturazione rappresenta quindi un’importante finestra di opportunità per incidere sulla qualità energetica degli edifici, anche alla luce dell’impatto delle misure del Superbonus 110%. La speranza è quindi che il 2021 possa rappresentare l’anno di svolta. “Qualificazione della domanda immobiliare, effetti delle misure del Superbonus 110% ed entrata a pieno regime delle norme sugli edifici a emissione quasi zero – sottolinea D’Amore – potrebbero essere l’innesco di un salto radicale nelle dinamiche del mercato immobiliare rispetto al tema dell’efficienza energetica”.