Per il 90% degli italiani l’agricoltura è il motore della sostenibilità

La sostenibilità ambientale e delle comunità resta per il 95,5% degli italiani una priorità, e per il 90,6% è l’agricoltura il motore della sostenibilità ambientale. Agricoltura e sostenibilità sono strettamente legate, e per gli italiani gli agricoltori (50%) sono il soggetto che più di tutti rende sostenibile il nostro sistema di produzione alimentare, più di industria alimentare (47%), governo nazionale (45%), amministrazioni regionali (35%) e istituzioni europee (31%). Si tratta di alcune evidenze tratte dal secondo Osservatorio sul mondo agricolo, dal titolo L’agricoltura nella seconda ondata, tra resistenza e rilancio, a cura del Censis e della Fondazione Enpaia, l’Ente Nazionale di Previdenza per gli Addetti e per gli Impiegati in Agricoltura.

Mangiare bene vuol dire “sano e sostenibile”

Di fatto, per il 60% degli italiani l’agricoltura finora ha dato un contributo importante nella lotta al cambiamento climatico. Inoltre, secondo il 93% degli intervistati è decisiva per le aree rurali. Del resto, attualmente l’agricoltura consente agli italiani di mangiare sostenibile con prodotti nutrienti e salutari (51%), non trattati con pesticidi (40%), di origine locale (28%), dal prezzo per tutti accessibile (22%), realizzati con metodi e tecniche a basso impatto ambientale (19%). I criteri con cui gli italiani scelgono gli alimenti esprimono i valori che il cibo deve rispettare, quindi, i requisiti di produzione e distribuzione a cui devono attenersi i soggetti della filiera.

Favorire gli investimenti in economia verde e circolare

Con la caduta a due cifre delle variabili economiche dovute all’emergenza sanitaria sono aumentati sia la spesa alimentare domestica (+2,3%) sia gli acquisti nei negozi di vicinato. Gli italiani quindi hanno dosato i criteri funzionali per mettere in tavola cibo sano e sostenibile, riferisce Askanews. Se la seconda ondata di Covid-19 rende i ristori statuali vitali per tante imprese, nel post-pandemia gli italiani vogliono più finanziamenti per le imprese che fanno meglio delle altre. Così, il 93,7% degli italiani è favorevole a dare aiuti alle imprese agricole che investono in sostenibilità, intesa come tutela dell’ambiente e delle comunità. E il 92,3% dice sì a ridurre le tasse alle imprese per favorire gli investimenti in economia verde e circolare.

La crisi della ristorazione minaccia anche l’agricoltura

Meno 40%: è questo il buco di fatturato atteso dalla ristorazione a fine anno, tra lockdown e seconda ondata di Covid. La crisi della ristorazione minaccia però anche l’agricoltura, minandone la tenuta mostrata finora. Carenza di manodopera a causa delle restrizioni, taglio dei fatturati per il calo di vendite dei settori collegati, crisi degli agriturismi sono solo alcuni dei moltiplicatori degli effetti economici sul mondo agricolo. Dai dati emerge però che se nel primo semestre 2020 il valore aggiunto per l’agricoltura è sceso del -3,8% reale rispetto al 2019 per l’industria è sceso del -18,9% e del -10% per i servizi. E se nel secondo trimestre 2020 l’agricoltura registra un -8% di rapporti di lavoro attivati rispetto al 2019 sul totale dell’economia il calo è stato del -44,5%.

La pandemia cambia il wellness, meno palestra più meditazione

Aumenta il numero di chi si dedica alla meditazione o ad attività all’aria aperta alternative alla palestra, perché con la crisi da Covid il 64% dei cittadini globali ritiene che il benessere emotivo sia più importante di quello fisico. Alcuni mettono in atto anche piccole strategie fai da te per far calare l’ansia, utilizzando tecniche che vanno dalla respirazione alla musicoterapia fino ai bagni in acqua ghiacciata. In calo vertiginoso, invece, gli allenamenti collettivi nei templi del fitness e il ricorso ai personal trainer. Lo attesta un’indagine condotta da Vice Media Group su oltre 4.000 persone dai 16 ai 39 anni di 30 paesi pubblicata dal Global Wellness Institute.

Millennial e Gen Z più attenti al benessere da quando è scoppiata la pandemia

Insomma, Michelle Obama, che ha dichiarato di soffrire di una forma lieve di depressione causata dal lockdown e dal clima sociale e politico, è in buona compagnia. Oltre il 50 % degli americani afferma infatti che il Covid sta mettendo a dura prova il loro benessere mentale. Ma il sondaggio getta uno sguardo anche su come il Covid-19 stia stimolando nuovi atteggiamenti da parte dei Millennial e della Gen Z. “I ragazzi – si legge – riferiscono di essere molto più dediti al loro benessere da quando è scoppiata la pandemia di quanto non lo fossero prima”. Il 60 % dei Millennial e dei giovanissimi della Gen Z riferisce infatti di credere che il modo in cui ci prendiamo cura della nostra salute sarà il cambiamento sociale più duraturo dopo questa pandemia.

Cresce l’attenzione per il fitness in chiave rilassante

Il 52% degli intervistati afferma poi che dedicherà più tempo ad allenarsi, e il 20% di voler spendere di più per farlo, ma il 47% si eserciterà a casa, evitando a lungo palestre e personal trainer, oppure all’aperto. Tra le attività più gettonate nei prossimi mesi quelle semplici, con il 64% che preferirà la camminata e la corsa, il 38% la bicicletta e il 35% l’escursionismo. Sono infatti queste le attività al centro della propria routine di allenamento post-pandemia. Ma la controprova di tanta fame di metodi per curare l’ansia è anche l’aumento di coloro che cercano di alleviare l’intensità delle proprie emozioni negative ricorrendo a soluzioni che invece le peggiorano, riporta Ansa. Come, procrastinare, non prendere decisioni, mangiare male o bere troppo, fino all’abuso di droghe.

Strategie fai da te per fronteggiare i problemi emotivi

Gli esperti del Global Wellness Institute suggeriscono però alcune tecniche semplici, salutari ed efficaci in grado di aumentare il senso di controllo e padronanza. Si tratta di piccole strategie fai-da-te che chiunque può sperimentare. Non sono una cura, sottolineano, ma offrono meccanismi psicologici di coping, ovvero di adattamento, in grado di aiutarci a fronteggiare problemi emotivi e di stress. Come respirare in modo consapevole e controllato, praticare tecniche di mindfulness e di meditazione, abbassare la temperatura corporea immergendo tutto o parte del corpo in acqua fredda, e ascoltare musica rilassante.

Gli italiani e la scienza prima e dopo il lockdown

L’Italia è più diffidente rispetto a un anno fa, ma al tempo stesso più convinta del ruolo della scienza nelle decisioni politiche. Quello tra gli italiani e la scienza è un rapporto consolidato, anche se la pandemia ha cambiato la sfera delle aspettative, sia sul sapere scientifico sia sulle applicazioni pratiche immediate. Secondo i risultati della ricerca che Yakult Italia ha commissionato ad AstraRicerche, la scienza incuriosisce la maggioranza degli italiani (84%), molti dei quali (69%) cercano di tenersi aggiornati sulle ultime scoperte, soprattutto seguendo documentari o programmi di divulgazione scientifica, o attraverso riviste cartacee e online. Restano comunque 2 su 5 gli italiani che nonostante la massiccia presenza mediatica di scienziati e medici degli ultimi mesi considerano le informazioni scientifiche troppo difficili da capire.

A chi e a cosa crediamo

Aumenta infatti di oltre il 10% la quota di chi dichiara di non sapere quali scoperte scientifiche ritenere valide, date le frequenti contraddizioni. Il periodo trascorso ha avvalorato negli italiani la convinzione che si dovrebbero ascoltare gli scienziati prima di prendere decisioni sul futuro dei Paesi e del Pianeta. D’altra parte, il continuo confronto del Governo con il mondo scientifico durante questi ultimi mesi ha fatto sì che diminuisse la quota di chi teme che in futuro la politica dia poco ascolto alla comunità scientifica (-10% circa rispetto al 2019).

La fake news resta dietro l’angolo

Nonostante il 73% degli intervistati affermi che la credibilità di una notizia scientifica sia legata a pubblicazioni approvate dalla comunità scientifica, il fattore che sembra dare maggiore credibilità a una notizia è quello della vicinanza. Si tende infatti a credere a scienziati, istituzioni e notizie con cui sentiamo di avere qualcosa in comune: la voce di un’università nota pesa più di quella di organismi internazionali come l’OMS. E circa metà degli intervistati dichiara di credere a una notizia se conferma qualcosa che già sa, o se la sente da uno scienziato molto visto sui media. Solo 1 italiano su 2 effettua inoltre una qualche forma di fact-checking, e solo 1 su 3 controlla se la notizia riporta una fonte.

Risposte chiare, ma in quanto tempo?

Ma quanto tempo serve, secondo gli italiani, perché la scienza dia risposte chiare davanti a un nuovo fenomeno? Meno di un anno per quasi 1 italiano su 2 (in particolare gli uomini, i 25-34enni e gli appartenenti alla classe con maggiori risorse), e addirittura meno di 6 mesi per 1 intervistato su 5.

“Probabilmente – commenta Cosimo Finzi, direttore di AstraRicerche – l’attesa pressante di un vaccino contro il Coronavirus è una ‘molla’ che spinge molto in alto le aspettative sulla rapidità dei tempi, nonostante lo stesso mondo scientifico abbia più volte avvisato della necessità di tempi ben maggiori”.

La politica riconquista i Tg, quasi il 30% dei titoli

Le drammatiche cifre delle vittime e del contagio, che per quasi due mesi hanno tiranneggiato le edizioni del prime time, con l’avvicinarsi della Fase 2 scivolano a metà edizione. La politica, insomma, riconquista il suo ruolo dominante nell’agenda mediatica, con 14 aperture e il 29% dei titoli dei telegiornali.

Nella settimana fino al 1 maggio, caratterizzata da forti scambi tra Governo e opposizioni, i Tg hanno comunque dedicato buona parte della pagina politica alle tensioni tra Governo, Regioni e Comuni in vista dell’imminente ripartenza, con molti governatori che procedono “in ordine sparso”. E i Tg Mediaset che si sono concentrati sulle iniziative portate avanti dai governatori di centrodestra, Attilio Fontana, Luca Zaia e la calabrese Jole Santelli.

Le tensioni tra le forze politiche attirano l’interesse dei telegiornali

Le tensioni tra le forze politiche hanno attirato l’interesse soprattutto di Tg La7, che martedì 28 aprile ha dato molta enfasi all’intervento di Matteo Renzi contro il premier Conte. A entrare nel merito della presunta “deriva autoritaria” sono stati Tg4 e Tg5. La testata di Clemente Mimun (Tg5), martedì ha interpellato due giornalisti, Luciano Fontana, direttore del Corriere della Sera, e Maurizio Molinari, neo direttore de La Repubblica. Entrambi hanno rifiutato la lettura di un Conte “populista”, lamentando un’opposizione sulle barricate e un Premier che “agisce in solitudine”. Anche sul Tg4 buona parte dei commentatori ha riconosciuto che il Premier non sta “operando al di fuori della Costituzione”. Ed è il Tg2 la testata che sembra sposare le posizioni “bellicose” di Matteo Salvini e Giorgia Meloni, ma anche di Renzi.

Scarsa l’attenzione alla politica estera

Scarsa invece l’attenzione agli esteri, per lo più dedicata agli sviluppi dell’epidemia nel contesto europeo. Il Tg2 è la sola testata a lanciare, fin dai titoli, le accuse del presidente Donald Trump contro la Cina, anche se nei servizi è emerso che le dichiarazioni del presidente Usa, per il quale il Covid sarebbe stato “fabbricato” dai cinesi, non sono sostenute da prove. Il dramma della Libia è tornato mercoledì 29 aprile nei servizi del Tg3, il quale segnala che, anche in piena emergenza Covid, i missili di Hassad non hanno smesso di colpire Tripoli.

Un “insolito primo maggio” per il Tg1

Grande spazio, venerdì 1 maggio, alle celebrazioni per questo “insolito primo maggio” (Tg1), con il discorso del Presidente Mattarella in apertura per i Tg Rai e quelli delle 20. Il varo dell’ultima campata del nuovo ponte di Genova hanno galvanizzato martedì tutte le testate (apertura per Tg2), con Tg1 e la redazione di News Mediaset che hanno intervistato l’architetto Renzo Piano. Su tutto ha dominato l’ansia per la ripartenza, che ha introdotto anche i tanti interrogativi sul dopo Covid-19. Non sono mancate le testimonianze dalla società civile, con grandi apprezzamenti al personale medico.