Gli italiani e la scienza prima e dopo il lockdown

L’Italia è più diffidente rispetto a un anno fa, ma al tempo stesso più convinta del ruolo della scienza nelle decisioni politiche. Quello tra gli italiani e la scienza è un rapporto consolidato, anche se la pandemia ha cambiato la sfera delle aspettative, sia sul sapere scientifico sia sulle applicazioni pratiche immediate. Secondo i risultati della ricerca che Yakult Italia ha commissionato ad AstraRicerche, la scienza incuriosisce la maggioranza degli italiani (84%), molti dei quali (69%) cercano di tenersi aggiornati sulle ultime scoperte, soprattutto seguendo documentari o programmi di divulgazione scientifica, o attraverso riviste cartacee e online. Restano comunque 2 su 5 gli italiani che nonostante la massiccia presenza mediatica di scienziati e medici degli ultimi mesi considerano le informazioni scientifiche troppo difficili da capire.

A chi e a cosa crediamo

Aumenta infatti di oltre il 10% la quota di chi dichiara di non sapere quali scoperte scientifiche ritenere valide, date le frequenti contraddizioni. Il periodo trascorso ha avvalorato negli italiani la convinzione che si dovrebbero ascoltare gli scienziati prima di prendere decisioni sul futuro dei Paesi e del Pianeta. D’altra parte, il continuo confronto del Governo con il mondo scientifico durante questi ultimi mesi ha fatto sì che diminuisse la quota di chi teme che in futuro la politica dia poco ascolto alla comunità scientifica (-10% circa rispetto al 2019).

La fake news resta dietro l’angolo

Nonostante il 73% degli intervistati affermi che la credibilità di una notizia scientifica sia legata a pubblicazioni approvate dalla comunità scientifica, il fattore che sembra dare maggiore credibilità a una notizia è quello della vicinanza. Si tende infatti a credere a scienziati, istituzioni e notizie con cui sentiamo di avere qualcosa in comune: la voce di un’università nota pesa più di quella di organismi internazionali come l’OMS. E circa metà degli intervistati dichiara di credere a una notizia se conferma qualcosa che già sa, o se la sente da uno scienziato molto visto sui media. Solo 1 italiano su 2 effettua inoltre una qualche forma di fact-checking, e solo 1 su 3 controlla se la notizia riporta una fonte.

Risposte chiare, ma in quanto tempo?

Ma quanto tempo serve, secondo gli italiani, perché la scienza dia risposte chiare davanti a un nuovo fenomeno? Meno di un anno per quasi 1 italiano su 2 (in particolare gli uomini, i 25-34enni e gli appartenenti alla classe con maggiori risorse), e addirittura meno di 6 mesi per 1 intervistato su 5.

“Probabilmente – commenta Cosimo Finzi, direttore di AstraRicerche – l’attesa pressante di un vaccino contro il Coronavirus è una ‘molla’ che spinge molto in alto le aspettative sulla rapidità dei tempi, nonostante lo stesso mondo scientifico abbia più volte avvisato della necessità di tempi ben maggiori”.

La politica riconquista i Tg, quasi il 30% dei titoli

Le drammatiche cifre delle vittime e del contagio, che per quasi due mesi hanno tiranneggiato le edizioni del prime time, con l’avvicinarsi della Fase 2 scivolano a metà edizione. La politica, insomma, riconquista il suo ruolo dominante nell’agenda mediatica, con 14 aperture e il 29% dei titoli dei telegiornali.

Nella settimana fino al 1 maggio, caratterizzata da forti scambi tra Governo e opposizioni, i Tg hanno comunque dedicato buona parte della pagina politica alle tensioni tra Governo, Regioni e Comuni in vista dell’imminente ripartenza, con molti governatori che procedono “in ordine sparso”. E i Tg Mediaset che si sono concentrati sulle iniziative portate avanti dai governatori di centrodestra, Attilio Fontana, Luca Zaia e la calabrese Jole Santelli.

Le tensioni tra le forze politiche attirano l’interesse dei telegiornali

Le tensioni tra le forze politiche hanno attirato l’interesse soprattutto di Tg La7, che martedì 28 aprile ha dato molta enfasi all’intervento di Matteo Renzi contro il premier Conte. A entrare nel merito della presunta “deriva autoritaria” sono stati Tg4 e Tg5. La testata di Clemente Mimun (Tg5), martedì ha interpellato due giornalisti, Luciano Fontana, direttore del Corriere della Sera, e Maurizio Molinari, neo direttore de La Repubblica. Entrambi hanno rifiutato la lettura di un Conte “populista”, lamentando un’opposizione sulle barricate e un Premier che “agisce in solitudine”. Anche sul Tg4 buona parte dei commentatori ha riconosciuto che il Premier non sta “operando al di fuori della Costituzione”. Ed è il Tg2 la testata che sembra sposare le posizioni “bellicose” di Matteo Salvini e Giorgia Meloni, ma anche di Renzi.

Scarsa l’attenzione alla politica estera

Scarsa invece l’attenzione agli esteri, per lo più dedicata agli sviluppi dell’epidemia nel contesto europeo. Il Tg2 è la sola testata a lanciare, fin dai titoli, le accuse del presidente Donald Trump contro la Cina, anche se nei servizi è emerso che le dichiarazioni del presidente Usa, per il quale il Covid sarebbe stato “fabbricato” dai cinesi, non sono sostenute da prove. Il dramma della Libia è tornato mercoledì 29 aprile nei servizi del Tg3, il quale segnala che, anche in piena emergenza Covid, i missili di Hassad non hanno smesso di colpire Tripoli.

Un “insolito primo maggio” per il Tg1

Grande spazio, venerdì 1 maggio, alle celebrazioni per questo “insolito primo maggio” (Tg1), con il discorso del Presidente Mattarella in apertura per i Tg Rai e quelli delle 20. Il varo dell’ultima campata del nuovo ponte di Genova hanno galvanizzato martedì tutte le testate (apertura per Tg2), con Tg1 e la redazione di News Mediaset che hanno intervistato l’architetto Renzo Piano. Su tutto ha dominato l’ansia per la ripartenza, che ha introdotto anche i tanti interrogativi sul dopo Covid-19. Non sono mancate le testimonianze dalla società civile, con grandi apprezzamenti al personale medico.